Telefonino, non friggermi la zucca!

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La Staccata: Di solito non proferisco frasi sul genere: “No, amore di mamma, non avvicinarti a qualsiasi diavoleria richieda un’alimentazione elettrica per funzionare, se no diventi cieco”; sono però una madre attenta a quelle forme di tecnologia che non arricchiscono le conoscenze del bambino, ma costituiscono semplicemente il frutto di un falso bisogno.

La corsa affannosa nell’imitazione dei grandi taglia via importanti porzioni di infanzia ai nostri bambini, questo è il mio personalissimo parere, e ritengo inconcepibile pretendere un cellulare quando si frequenta appena la prima elementare. Potete leggere qui , se vi va, la mia opinione sull’uso del telefonino in un’età in cui i bambini sanno a malapena allacciarsi le scarpe da soli.

Molti genitori non la pensano come me, altri si adeguano perché “così fan tutti”, altri ancora sono alla ricerca di un sistema per far comprendere ai propri figli che l’utilizzo prematuro del cellulare non rientra fra le operazioni che garantiranno la sopravvivenza della specie umana. Proprio questi ultimi potrebbero trarre giovamento dall’acquisto di “Telefonino, non friggermi la zucca!”, libro vincitore del concorso Montessori 2010.

Mentre dieci autorevolissimi scienziati di livello mondiale conducono importanti esperimenti per attestare la pericolosità di un uso indiscriminato del telefonino, i genitori del piccolo Ernesto cedono alle sue richieste insistenti e gli regalano un cellulare. Lui, invece di ascoltare le raccomandazioni di papà e mamma, inizia a utilizzarlo senza soluzione di continuità per giorni fino a spendere tutti i suoi risparmi in ricariche telefoniche.

Continua a chiamare i suoi amichetti per motivi futili anche negli orari più improponibili fin quando non inizia ad avvertire un misterioso ronzio nella testa. Il settimo giorno dopo aver ricevuto il telefonino, si accorge che le sue orecchie sono diventate enormi come parabole. Un caldo fastidioso lo affligge, apre la finestra per rinfrescarsi e un soffio di vento lo fa volare via lontanissimo, fino ad atterrare in una sorta di Paese dei Balocchi popolato di bambini con le orecchie gigantesche proprio come lui. La storia prosegue snodandosi una serie di vicissitudini che portano Ernesto, e soprattutto i suoi genitori, a rinsavire.

Il libro affronta in modo divertente i possibili danni sulla salute derivanti dall’utilizzo continuo del cellulare educando a un uso moderato e consapevole delle nuove tecnologie. Non demonizza perciò l’uso in sé, ma l’abuso. Un’altra cosa che ho apprezzato molto è il corredo di un fascicoletto per “mettere in scena” quanto si è appena letto.

Considerando che soltanto per impersonare gli scienziati occorrerebbero dieci bambini, una rappresentazione teatrale home made è abbastanza macchinosa, ma potrebbe costituire un’ottima alternativa per svecchiare i soliti testi scelti per la recita scolastica di fine anno. Comunque, se siete tipi estremamente coraggiosi e contestualmente disponete di un appartamento di proporzioni adeguate, sarebbe un’esperienza divertente da attuare con i compagni di giochi dei vostri bambini e anche, perché no, un’utile terapia di gruppo per cell addicts in erba.

Assolutamente necessario se tutti gli amichetti di vostro figlio hanno già il cellulare nello zainetto accanto alla merendina (e magari al biberon) e non avete alcuna intenzione di comprargliene uno, il libro è utile anche a scopo precauzionale, qualora il pupo/la pupa non vi abbia chiesto l’agognato orpello. State pur certi che prima o poi lo farà. Meglio ammorbidire il terreno del campo di battaglia; questo libro potrebbe rivelarsi un ottimo alleato.
Consigliato dai 6 anni in su.

Superboy: Io ho soltanto un amico di scuola che ha il cellulare, glielo ha comprato la mamma quando abbiamo finito la prima elementare. Era bellissimo e mi piaceva tanto anche a me, così ho chiesto a mia madre se me ne comprava uno uguale, ma lei mi ha detto di no. Mi ha preso un po’ in giro, mi ha fatto divertire (che poi sarebbe anche il suo mestiere far ridere la gente, e ci riesce quasi sempre) e mi ha chiesto se per caso mi serviva per telefonare ai colleghi di ufficio. Ma io avevo solo 7 anni, a 7 anni non si va a lavorare, per questo mi sono messo a ridere.

Il libro è stato davvero divertente e utile, mi ha spiegato che può essere pericoloso stare sempre appiccicati al telefonino notte e giorno. Non ci credo, però, che ti possono venire le orecchie da elefante. Sono un bambino, ma non sono mica scemo. Lo so che è solo fantasia dello scrittore, però la storia è stata utile perché scientificamente è provato che faccia male al cervello per colpa delle radiazioni o una roba del genere.

In più trovo stupido telefonare a un amico duecento volte al giorno, soprattutto un amico di scuola, perché quello che gli devo dire glielo dico di persona e risparmio pure i soldi e mi ci compro altre cose importanti tipo giornaletti, giocattoli, il piccolo chimico e cose del genere.

Va bene giocare con i videogiochi, ma non troppo. Io ci starei attaccato tutto il giorno, ma mamma e papà non vogliono. Anche se non sono proprio d’accordo, diciamo che va bene così. Lo capisco, anche se non sempre.
Va bene farsi prestare il cellulare da mamma e papà per salutare un amico, ma averne uno quando si è ancora giovane come me vuol dire solo che vuoi fare il fico, non che ti serve sul serio.

Questo libro io lo farei leggere ai bambini che hanno già il cellulare e anche ai genitori, così magari si rendono conto che è una cosa ridicola.

– de La Staccata

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11 COMMENTI

  1. Sulla precisazione: naturalmente hai ragione tu! La mia era solo una infelice (lo ammetto: infelice) trovata linguistica per sottolineare il carattere eccezionale dei lettori del blog, cosa che tu hai sempre ben messo in evidenza!
    Un caro saluto anche ai tuoi lettori!
    Ciao!
    Mario.

  2. Certamente ti è permesso segnalare dei libri a tuo avviso validi,ci mancherebbe altro! Fra parentesi confesso (mea culpa) di non conoscere Giorgia Grilli, ma rimedierò senz’altro a questa lacuna.
    PS: devo fare una doverosa precisazione, perdonami ma è importante… Non ho mai detto che i lettori di GC non siano eccezionali, tutt’altro. Ti cito cosa ho scritto: “Considerando la qualità dei lettori che seguono questo e tutte le altre rubrica…” (ahia, e qui scopro – tanto per non smentirmi mai – che sono la Regina Del Refuso. RubrichE, santo cielo, rubriche.) “…ci consideriamo degli autentici privilegiati”.
    Privilegiati, Mario, godiamo semplicemente del privilegio di essere seguiti da cotanti lettori, è questo che ci rende eccezionali, non altro.
    Ah! E nel frattempo io e Mario siamo passati al “tu”. Potere dei social network.
    Cari saluti, di nuovo.

  3. Cara Luana,
    i blog che vedono co-artefici le “mani paffute e sporche di marmellata” sono in assoluto quelli che preferisco! Sarà che anch’io -per usare una espressione della studiosa statunitense Alison Lurie- sono rimasto un “bambino per sempre”!
    Il vostro blog è davvero un gran blog, e senz’altro passerò di nuovo a trovarvi!
    Se poi mi è permesso indicare a te e ai lettori tutti del blog una serie di autorevoli testi che potrebbero alimentare una bella discussione riguardo a questi temi (infanzia e genitori nel mondo della letteratura contemporanea), vorrei suggerire gli impressionanti lavori della mia amica Giorgia Grilli (professoressa all’Università di Bologna). Poi magari sono libri che conosci già, e io -permettendomi questi suggerimenti- finisco per fare la figura del saccente e odioso saputello! In tal caso, ti prego di scusarmi!
    Con vera stima.
    Mario.
    P.s: però non dire che tu e Superboy e i lettori di questo blog non sono/non siete “eccezionali”! Per favore …

  4. @Mario Gamba: il piccolo segreto di questa rubrica è proprio la volontà di dar voce non solo a un genitore che recensisce libri, ma anche a suo figlio.
    Superboy non è un bimbo particolare, la sua unica eccezionalità consiste nell’essere ancora scevro dalle sovrastrutture mentali che affliggono noi adulti, un privilegio che spetta esclusivamente all’infanzia e proprio per questo tipico di qualsiasi marmocchio. Per questo ha la libertà di proferire frasi quali “Sono un bambino, non sono mica scemo!”, un’affermazione sicuramente dissacrante, ma autentica e involontariamente divertente.
    Grazie a lui, questa rubrica acquisisce il giusto surplus utile a farne un piccolo spazio speciale. Ma, lo ribadisco, questo accade non grazie ad Alessandro nello specifico; succede perché l’intelligenza è bambina, su questo non si discute. Qualsiasi altro bambino riuscirebbe a ottenere lo stesso effetto, semplicemente esistendo.
    Sicuramente noi grandi abbiamo tutto da imparare dai bambini, è proprio per questo che questo blog si chiama “Genitori Crescono”.
    Di lettori attenti il mondo è pieno, glielo assicuro, anche se rappresentano purtroppo una minoranza. Ciò non significa che “i pochi” non possano in qualche modo risultare più forti “dei molti”. Tribolano decisamente più della maggioranza, ma pazienza…
    Io e Superboy non siamo un’eccezione, mi creda. Siamo semplicemente una coppia che ama leggere; il fatto che una abbia partorito l’altro non è che un gradevole effetto collaterale che ha consentito di mettere in piedi questa rubrica in tandem.
    L’unica cosa davvero eccezionale è che Genitori Crescono ci ha concesso l’opportunità di esprimerci su Web in un esperimento a metà fra il serio e il faceto che ci sta regalando enormi soddisfazioni.
    Considerando la qualità dei lettori che seguono questo e tutte le altre rubriche, ci consideriamo degli autentici privilegiati. Siamo sinceramente orgogliosi di fare parte di questo blog scritto a tante mani; molte delle quali paffute e sporche di marmellata.
    Gli autentici autori dei nostri post sono i bambini che abbiamo messo al mondo. Una volta raggiunta la maggiore età temo che ci chiederanno in blocco i diritti come ghost writer, e allora saranno cavoli amari 🙂
    Seriamente: mi auguro che passerà nuovamente da queste parti, e non solo in questo spazio. Genitori Crescono offre quotidianamente spazi di riflessione e occasioni di confronto a chiunque voglia crescere con i propri figli.
    Mi permetto di suggerirle di fare un tour generale nel blog, chissà che non diventi anche lei un nostro lettore affezionato…

    @Elena: sono certissima che il libro ti piacerà. Fammi sapere!

  5. Sono pienamente d’accordo con te. E questo libro lo prenderò di sicuro. Io sono drogata di tecnologia, lo ammetto, e pure mio figlio ha la tendenza a diventarlo, ma in casa non abbiamo ne Wii ne Play station, ogni tanto lo faccio giocare con qualche giochino sul mio computer o sul mio smartphone, ma molto raramente e per ora ancora non me lo chiede spesso. Ama i libri anche lui e disegnare e colorare, quindi trovo giusto la moderazione come te, assolutamente vietato ai ristoranti. Sono ancora scioccata da una scena in un ristorante nella quale ho visto una comitiva di genitori e figli. I genitori da una parte e i fgli dall’altra tutti e dico tutti e 10 con psp in mano e non si sono guardati in faccia per tutta la cena, o dell’altra lobotomizzata davanti a un dvd portatile mentre i genitori pranzavano..

  6. Gentilissima Luana,
    naturalmente il Superboy Alessandro deve assolutamente scusarmi per non averlo citato e ringraziato nel mio precedente commento!
    Dica ad Alessandro, da parte mia, che ho molto apprezzato la sua recensione, per via della freschezza e della sincerità che traspare con grande evidenza!
    Dica anche ad Alessandro che io so benissimo che lui è “un bambino, ma mica uno scemo”. E io mi adeguo alla lezione di Gianni Rodari (ma anche di Calvino): quella di non trattare MAI un bambino come uno stupidotto!!! Penso che gli adulti abbiano molto da imparare anche dai bambini!
    Dica ad Alessandro (ma sono sicuro che lo sappia già!) quanto è fortunato ad avere genitori così: genitori che, tra le altre cose, riscoprono il valore della oralità e leggono libri assieme ai figli! Penso che tutto ciò sia splendido.
    Purtroppo, nei miei libri ( e nei libri che il mio amico Simone scrive) i genitori fanno spesso la figura degli sciocchi (molto più dei bambini!).
    Dica ad Alessandro ancora una cosa, per finire: che probabilmente è il piccolo Ernesto ad essere un “clone” letterario del Superboy. E’ pensando ai bambini come Alessandro (ma anche ai meno fortunati di lui) che abbiamo scritto questo libro. Siamo genitori anche noi!
    Cara Luana, penso di capire benissimo il malinteso di cui Lei parla al punto uno. E penso anche che non siano tanti i “lettori attenti” a cui Lei fa riferimento al punto due. Naturalmente, sono lettori attenti quei genitori che seguono il vostro blog, ma penso anche che voi siate -tutto sommato- un’eccezione!
    Cara Luana, Stefano Bordiglioni, l’autore di “Storie prima della storia”, è un GRANDE scrittore!
    Ritoccando la battuta di “Non ci resta che piangere”, rivolgo a Lei e a Superboy un grosso “Grazie Alessandro e Luana!”
    Con affetto.
    Mario Gamba (e Simone Fornara).

  7. Gentilissimo Mario ( mi consente, spero, di rivolgermi a lei con il nome di battesimo? Il perché di questa piccola deroga alle regole della buona creanza lo comprenderà alla fine della mia replica),
    le assicuro che la stima è reciproca e che leggere qui un suo commento alla nostra recensione è davvero una gradevole sorpresa.
    Concordo al 100% con i concetti che ha espresso, domanda retorica in primis, altrimenti non sarei rimasta così piacevolmente colpita dalla sua opera.

    Credo di averne colpito appieno il significato per due motivi:

    1) Spesso vengo tacciata di eccessivo rigore nei confronti della tecnologia… Tradotto in soldoni: sarei una mamma fanatica che impedisce a priori a suo figlio di approcciarsi alle nuove tecnologie, ma non è affatto così. Sono semplicemente un genitore che vuole porre i giusti paletti a un bambino che non possiede ancora sufficiente maturità per evitare l’assefuazione a certi strumenti.
    Pur essendo affascinato da intrattenimenti decisamente all’antica (tipo smontare giocattoli per poi rimontarli in bizzarre combinazioni a mo’ di novello Dott.Frankenstein, oppure costruire oggetti strampalati con materiali da riciclo) è potenzialmente un clone del piccolo Ernesto, giusto per capirci 🙂
    Proprio perché affronto quotidianamente questo malinteso, ho pensato fosse utile sdoganare “Telefonino non friggermi la zucca” da qualsiasi possibile fraintendimento sui suoi reali messaggi. Il vecchio adagio “un libro non si giudica dalla copertina” potrebbe essere applicato anche a “un libro non si giudica dal titolo”, ma come lei ben saprà ciò non accade così di frequente.

    2)A un lettore attento non può assolutamente sfuggire il senso delle sue intenzioni in tandem con il Sig.Fornara. Di lettori disattenti e approssimativi il mondo è pieno, sarà forse merito della “sovrabbondanza ipertecnologica del presente?” (e qui sì, rispondo alla sua domanda retorica).

    Riprendo in qualche modo il discorso anche in un’altra recensione appena pubblicata, questa: http://genitoricrescono.com/storie-prima-della-storia/
    Le assicuro che ho comprato “Storie prima della storia” immediatamente dopo “Telefonino non friggermi la zucca” non per semplice coincidenza.

    Concludo questa lunga replica svelandole finalmente perchè mi sono rivolta a lei chiamandola semplicemente per nome.
    Di libri con contenuti intelligenti come “Telefonino non friggermi la zucca” che ne vorrebbero a pacchi.
    Sono lieta di averlo acquistato e soprattutto felice che l’abbia letto mio figlio, il Superboy che cura assieme a me questo spazio di recensioni.

    Prendendo in prestito una battuta di “Non ci resta che piangere”, le rivolgiamo entrambi un meritatissimo: “Grazie Mario!!!”

  8. Gentile signora,
    mi è capitato del tutto casualmente di arrivare sul suo sito e di leggere le belle parole con cui Lei ha commentato il mio libro, scritto assieme all’amico Simone Fornara.
    Mi permetta di dirle che Lei ha colto perfettamente lo spirito del lavoro: non si tratta di demonizzare l’uso del cellulare, ma il suo eventuale abuso (cito quasi alla lettera le sue parole).
    Da heideggeriano quale sono, penso anch’io che “Sarebbe folle slanciarsi ciecamente contro il mondo della tecnica, sarebbe miope condannarlo in blocco come opera del diavolo” ma penso anche che “Si tratterà di lasciar entrare nel nostro mondo di tutti i giorni i prodotti della tecnica e allo stesso tempo di lasciarli fuori […] come qualcosa che non è niente di assoluto” (Martin Heidegger, L’ABBANDONO, 1955).
    Ecco, penso che il cellulare non sia “niente di assoluto”, e che l’errore del mio piccolo Ernesto (e soprattutto dei genitori) sia nell’aver assolutizzato il suo valore.
    GRAZIE PER IL SUO BEL COMMENTO.
    Concludo sottoponendo a me stesso e ad alta voce una domanda (ampiamente retorica): chissà perchè tra i libri che ho scritto (sempre assieme a Fornara) questo è quello meno reclamizzato? Certo, tutti i nostri lavori per ragazzi e bambini si occupano del tema della sovrabbondanza ipertecnologica del presente (così è anche nell’ultimo libro dedicato al Natale, e ai genitori ancor più che ai figli), ma questo -più di tutti- è esplicitamente diretto contro l’abuso di UN prodotto tecnologico specifico ampiamente utilizzato e venduto. Meglio non parlare di questi problemi, e soprattutto ai bambini, formidabili acquirenti potenziali. E’ così?
    Con stima.
    Mario Gamba.

  9. @Mammamsterdam: bisogna vedere quanto gli dura ‘sto periodo di grazia. Comunque sì, volentieri. In Olanda non ci siamo mai stati.

    @Alfonsina: sostanzialmente sono d’accordo con te, anche se definire “arma di distruzione di massa un I-pad” penso sia un po’ eccessivo.
    Ecco, è l’eccesso il punto. Trovare il giusto equilibro per i nostri figli, evitare che “pendano” troppo in un verso o nell’altro. Di base detesto vedere mio figlio appiccicato a videogames e compagnia bella, gli ho vietato di toccarli fino alla “veneranda” età di 6 anni abbondanti.
    Questo perché, di base, è un drogato di tecnologia e non comprende il concetto “mezz’ora, non di più”.
    Ora, con lotte intestine che non sto neppure a spiegarti, siamo riusciti a raggiungere un discreto equilibrio fra lettura dei libri/creazione di bizzarri oggetti con i rotoli di cartaigienica/devastazione della cameretta con l’aiuto dei compagnucci di merenda/partitelle furiose a calcetto/bici e/o nuoto e naturalmente videogames.
    Insomma: benissimo i libri, ottimo i giochi con gli amici (la risorsa umana fondamentale per chiunque, grande o piccolo che sia), stimolante il costruire strane invenzioni con i materiali da riciclo, fantastico e sano lo sport, ma anche un po’ di Playstation può starci.
    Un po’, che sia chiaro.

    Anch’io rimango sconvolta quando, ad esempio a cena in un ristorante, mi si para davanti la scenetta dei famigliola con figli ancora piccolissimi il cui massimo dialogo consiste nel “passami l’acqua” perchè a far da protagonista è l’I-pad et simili.
    E’ difficile dire “no”, è un gran lavoro gestire questi attrezzi, proprio come dici tu.
    Però, e questo s’intenda come il mio semplice e modesto parere, se siamo noi adulti i primi a non farci accalappiare sarà più semplice fornire ai nostri figli la chiave per liberarsi da certe schiavitù.

  10. Meglio avvantaggiarsi, no? I miei hanno 2 e 5 anni, ma amano molto i libri e anche le rappresentazioni teatrali.
    Qualche giorno fa è venuto in casa nostra un nostro amico con l’I-pad. Mi ha sconvolto vedere in che modo i miei figli (ma anche noi adulti) siamo stati accalappiati, ipnotizzati da quest’arma di distruzione di massa!
    Credo sarà un gran lavoro gestire questi attrezzi e insegnare ai nostri figli a padroneggiare la tecnologia e a non farsene accalappiare.

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