Tabù personali nell’educazione sessuale

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Quando affrontiamo l’educazione sessuale dei propri figli, e ci confrontiamo con quello che la società intorno a noi offre sia in termini di stimoli che di educazione, ci accorgiamo che il mondo è cambiato molto da quello in cui siamo cresciuti, e che se vogliamo davvero avere un impatto positivo sulla loro crescita, è arrivato il momento di affrontare i propri tabù personali.

buco-serratura (3)Qualche tempo fa, in una giornata grigia e umida dell’autunno svedese, mi è capitato di portare i miei figli al museo della città di Stoccolma. E’ un museo che non visitiamo mai, mi sembra un po’ noioso per i bimbi, ma ha una sala giochi carina, con una ricostruzione di una città e abiti per travestirsi, e quindi abbiamo fatto un salto per passare un’oretta al caldo.
Mentre attraversavamo una delle sale espositive, abbiamo notato un plastico della città vecchia, e ci siamo fermati a guardarlo per capire come si viveva a Stoccolma circa 500 anni fa. Sulle pareti della sala c’erano alcuni quadri, e ad un certo punto l’occhio mi è caduto su una tendina rossa. Nell’arco di pochi secondi ho capito che la tendina copriva uno schermo, in cui si vedeva un filmato, e ho immediatamente intuito che era meglio lasciare subito la sala. Ho esortato subito i bimbi a spostarci verso un non meglio definito “di là”, ma era già troppo tardi: all’occhio attento di mio figlio grande, all’epoca era seienne, non era sfuggito lo schermo nascosto dietro la tenda. Si era avvicinato e aveva scostato i lembi di velluto rosso, ed osservava curioso un uomo e una donna su un letto. Erano coperti, un po’ dai vestiti e in parte dalle coperte, lei era sopra e lui sotto, ma i movimenti non lasciavano dubbi in merito a cosa stesse avvenendo sotto le coperte. “Mamma, che fanno questi due?”
Ho avuto voglia di svenire, ho avuto voglia di andare a fare una scenata in biglietteria perché non mi avevano avvertito, ho avuto voglia di cambiare canale, proprio come facevano i miei, quando una scena di sesso appariva sullo schermo della TV. Non ero pronta ad affrontare il discorso, non lì, non in un museo, non senza aver prima messo in fila una paio di frasi di senso compiuto nella mia testa.

Ho chiesto ad Elena Sardo, psicologa e psicoterapeuta, con la quale abbiamo già collaborato in passato, di spiegarci in che modo la comunicazione con i nostri figli su questo tema sia condizionata da come sia stata la comunicazione con i nostri genitori. E’ possibile rompere gli schemi passati e aggiustare il tiro per il futuro?

Come racconta lo psicoterapeuta Roger Mucchielli (“Apprendere il Counselling”), un giorno in cui era particolarmente stanco gli capitò di dover trattenere uno sbadiglio durante una seduta e la cosa lo fece lacrimare lievemente; la paziente, una signora depressa, commentò così la cosa: “Vede dottore, il mio caso è così disperato, che anche a lei viene da piangere!”
Questo aneddoto ci dimostra come avesse ragione Watzlawick quando disse che non si può non comunicare (I assioma della comunicazione): per l’essere umano la comunicazione è un atto relazionale, in cui il significato del messaggio è dato anche dai toni, dalla postura, dai gesti e dalle azioni. Non dire nulla per gli esseri umani può essere un messaggio molto forte!
L’aspetto essenziale è che il controllo consapevole sul messaggio, che vogliamo trasmettere ce lo abbiamo solo in parte: i vissuti inconsci riguardanti il nostro interlocutore e la nostra relazione con lui o i nostri vissuti sull’argomento del nostro messaggio, influenzano fortemente i toni, la postura e la scelta dei termini (il cosiddetto “alone semantico”).
Per questo è fondamentale quando parliamo di sessualità, relazioni e sentimenti ai nostri figli, non soltanto pensare di costruire un messaggio pensato in base all’età del bambino e alle sue capacità cognitive, ma fare una riflessione su noi stessi e sui nostri vissuti a riguardo.
Che cosa rappresenta il sesso per noi? Ma soprattutto cosa ha rappresentato la sessualità per noi quando eravamo bambini prima, e adolescenti poi, nel dialogo con i nostri genitori?
Chi ci ha parlato “delle api e dei fiori” e come? Come hanno reagito alle nostre curiosità i nostri genitori? Come ci siamo sentiti dopo avere fatto le nostre domande?
Capita spesso di fare l’errore di riflettere sul nostro rapporto con sessualità e affettività rispetto al presente, a noi adulti in relazione con altri adulti: è una trappola micidiale, perché se non siamo consapevoli dei tabù che abbiamo ereditato e rimosso diventati adulti, rischiamo, sorpresa, di tacere le questioni in malo modo o di trovarci rossi e balbettanti di fronte alle domande dei nostri figli, che abbiano tre anni o sedici.
La conseguenza, oltre a, magari, non dare risposte adeguate, è quella di non spezzare la catena dei tabù.
Se spiego, anche in modo adeguato nei contenuti, qualcosa con tono imbarazzato o sbrigativo o aggressivo, il contenuto emotivo della mia comunicazione, determinato, appunto, dal mio tono e dal mio atteggiamento, prenderà il sopravvento sull’informazione, passando il messaggio che il tema è scottante, che sono cose di cui è meglio non parlare, facendo desistere i nostri figli dal fare domande in proposito in futuro: il tono sbagliato nella risposta al nostro figlio treenne, può compromettere fortemente la sua propensione a porci domande in futuro, quando le nostre risposte e la nostra guida saranno ancora più importanti, nell’adolescenza e nel suo ingresso nella vita sessuale attiva.
Se avremo smascherato i nostri tabù saremo in grado di parlare serenamente di qualsiasi cosa coi nostri figli, con un bel sorriso, come dovrebbe essere quando parliamo della cosa più bella che abbiamo noi esseri umani, l’affettività.
E allora riflette, ripensate, cercate di ricordare…e provate ad immaginare: come reagireste se vostro figlio/a di cinque anni vi dicesse a bruciapelo: “Che il semino incontra l’uovo nella pancia e un po’ alla volta cresce un bambino, l’ho capito: ma come ci arriva ‘sto semino nella pancia?!?”.

Elena Sardo, psicologa e psicoterapeuta

(foto credits @ kellinahandbasket )

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5 COMMENTI

  1. Monica ottimo appoggiarsi ai libri o ai film (vedi il post di oggi di Genitoricrescono!) per affrontate certi temi.
    Io a mia figlia ho risposto partendo dalle differenze anatomiche tra maschi e femmine che conosce…e lei mi fa “ah ma allora devono essere nudi l’uomo e la donna!” E mio marito “Basta con queste domande!!!!” LOL poverino…io suoi sono stati meno moderni dei miei 😛
    Comunque sappi che, quando un bimbo non ti fa più la stessa domanda, è perchè sei stata chiara ed esaustiva!

  2. Closethedoor bravissima! Hai centrato una strategia vincente: auella di esplicitare il proprio imbarazzo e spiegarlo.
    Mi hai fatto pensare a quella volta in cui mia madre mi disse “quando mi chiedi certe cose, se senti il mio tono imbarazzato nel risponderti, sappi che è perchè io di certe cose con la nonna non potevo parlare, una volta ho preso un ceffone perchè ho detto a cosa servivano le pezze che stava stendendo (ndr assorbenti) e quindi mi è rimasto quell’imbarazzo nella voce, ma nel sesso non c’è niente di male e neanche nelle tue domande!”

  3. Ecco… “l’ho capito: ma come ci arriva ‘sto semino nella pancia?!?”.” però non avevo esperti a cui chiedere.. così ho comprato un libro: http://www.giunti.it/libri/bambini/e-io-dove-stavo/ e… non ricordo a che pagina, ma posso reperirla, ho trovato una descrizione… che io non sarei mai riuscita a ripetere se non leggendola… con un tono da “lettrice disinteressata” (parole semplici e delicate, ma decisamente chiare e non ambigue): da quel giorno non mi ha più chiesto nulla. I casi sono due: o è rimasta (forse troppo) sorpresa e non ha ancora trovato le parole per dirmelo, oppure ho soddisfatto la sua curiosità…
    Eppure mia madre mi aveva detto tutto, ma tutto tutto, e per me era stata la cosa più naturale del mondo, ma mi rendevo conto che per gli amichetti non lo era affatto e il mio sapere provocava risatine, stupore, interesse e via dicendo… non ricordo bene.

  4. Dopo aver letto questo post per commentare ho dovuto prima smettere di ridere, sia per l’aneddoto ma soprattutto al ricordo riaffiorato di mio papà – paonazzo mentre mi spiegava il significato della parola ”masturbazione”: mi ero presentata da lui con il dizionario in mano 😀 Credo che l’episodio di Serena mostri se possibile un problema aggiuntivo, cioè l’espatrio in un paese in cui i tabù sul sesso sono forse minori o in ogni caso diversi dai nostri. Anche se forse un effetto del tutto analogo lo si ha con il semplice passare degli anni, rimanendo nel paese d’origine. Perché quello che io decido di spiegare ai miei figli dipende da me, ma il mondo esterno non segue i miei tempi e le mie convinzioni e può proporre degli spettacoli che per il mio pudore sono ”indecenti” e mandarmi veramente in crisi. Forse la cosa migliore è proprio dire apertamente che alcune cose ci mettono a disagio. Io so già che vivrò un’ambivalenza simile a quelle che ho visto nei miei genitori per esempio sul tema omosessualità: non sono urtata nel vedere una coppia omosessuale – come lo erano i miei genitori e ancora di più i miei nonni – ma vedere le foto delle famiglie arcobaleno, mi fa ancora un certo effetto.

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