Studiare (con) le olimpiadi

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In questi giorni, come tutti sapete, sono in corso le olimpiadi di Rio 2016. Forse non avete mai pensato a quanti spunti didattici, oltre a quelli strettamente sportivi, possono venire da un’olimpiade.

Ce n’è davvero per tutti i gusti: geografia, lingue, matematica, statistica, storia, educazione civica e molto altro.

Vi propongo alcuni esempi, ma gli spunti possono essere innumerevoli, continuate quindi a seguire le gare con i vostri figli, potrete sempre dire che li aiutate a fare un po’ di “compiti delle vacanze” 🙂
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La cerimonia d’apertura, ma anche le griglie di partenza delle varie gare, sono un giro del mondo alla scoperta di nazioni più o meno grandi, note o popolate; bandiere diverse; nomi dai suoni più disparati. Tenete un mappamondo a portata di mano e divertitevi a individuare i paesi e scoprirne le capitali, oppure sfidatevi a chi riconosce più bandiere. Conoscete, ad esempio, la bandiera del Kosovo, paese da poco riconosciuto dal CIO e alla sua prima partecipazione olimpica? No? Non vi resta che trovare un atleta kosovaro e sbirciare sulla sua divisa.

Per fortuna e purtroppo le olimpiadi sono la vetrina che, ogni 4 anni, ci dà la possibilità di assistere alle competizioni degli sport meno noti e praticati come il badminton, il tiro con l’arco o la pallamano. È un modo per scoprire queste discilpine, provando a capirne le regole fondamentali e come vengono assegnati i punteggi. Può rivelarsi interessante anche andare alla scoperta delle origini di ogni disciplina, magari attraverso il linguaggio tecnico. Da che lingua arriva, ad esempio, la parola judo e cosa significa? In che lingua vengono dati i comandi della “messa in guardia” nella scherma?

Seguire una gara può rivelarsi un buon esercizio di matematica. Ad esempio, si possono sommare i punteggi delle frecce di una volè di tiro con l’arco e scoprire quanti punti dovrebbe fare un arciere per superare l’avversario. Ci si può misurare con i temuti decimali contando i decimi e i centesimi che separano gli atleti al photofinish. Oppure possiamo calcolare i centimetri di differenza tra i vari salti dei saltatori in lungo. O ancora, allenarsi con le divisioni a mente calcolando quante vasche devono fare le atlete impegnate nei 400m stile libero (n.b. la vasca olimpionica misura 50 metri). Insomma, molti modi per allenarsi e ottenere una medaglia d’oro in matematica.

Tra una gara e l’altra sarà interessante ripercorrere la storia attraverso le varie edizioni delle olimpiadi. Quando non sono state disputate e perché? Quando sono state ammesse le donne? Perché gli Stati Uniti non hanno partecipato a Mosca 1980 e la Russia a Los Angeles 1984? Chi era Jesse Owens?

Anche il medagliere può offrire riflessioni: quante e quali medaglie servono all’Italia per salire in classifica? I paesi più medagliati sono i più popolosi? Tutti i paesi molto popolati hanno molte medaglie? Perché?

Infine, potrà capitarvi di incontrare un atleta che gareggia sotto una bandiera a 5 cerchi, sarà l’occasione per parlare della squadra olimpica dei rifugiati. Sappiamobene che la manifestazione sportiva non è priva di contraddizioni a livello sociale ed economico, un rovescio della medaglia su cui soffermarsi a riflettere.

Visto? Noi sportivi da divano, con le nostre maratone davanti alla tv, in realtà ci stiamo facendo una gande cultura. E non solo sportiva.

En garde, pret, allez!

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