Gli studenti meritano prove difficili

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Gli insegnanti esigenti rendono la vita difficile agli allievi: chiedere risultati e proporre prove difficili, può non essere popolare. Ma mettersi alla prova fa crescere, se i ragazzi non sono lasciati soli.

Foto di Joanne Johnson utilizzata con licenza Creative Commons
Foto di Joanne Johnson utilizzata con licenza Creative Commons

Ospitiamo Anna Maria Lorusso, professoressa di scuola secondaria superiore e autrice del blog Giorno per giorno, che ci offre la sua visione del rapporto con gli studenti: non persone fragili da lusingare e facilitare, ma giovani pieni di risorse che devono imparare a conoscere e sfruttare. Questo tipo di rapporto dovremmo riscoprirlo anche come genitori, senza mai togliere ai figli il gusto della sfida.

Prof, ma è difficile!
E’ l’obiezione che mi sento sollevare più spesso.

Sì, do verifiche difficili.
E non regalo voti, mai.
Lo faccio perché voglio bene ai miei alunni, a tutti e a ciascuno, perché in loro, mentre sono concentrati a lavorare, vedo gli adulti del domani, quegli adulti che dovranno affrontare il mondo, senza filtri, quegli adulti che dovranno affrontare le difficoltà che ora sono le mie, le nostre, quegli adulti che spero sappiano apprezzare tutte le gioie, anche le più piccole, anche quelle raccolte e nascoste tra i petali di un fiore, nelle gemme sugli alberi, nelle pozzanghere che riflettono il cielo:

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

(S. Quasimodo, Specchio)

Gli adulti che renderanno il mondo migliore. Gli adulti che ora sta anche a me rendere forti, combattivi, consapevoli.

C’è un grande equivoco che grava sul lavoro degli insegnanti. E sul ruolo dei genitori.
Appiattiti sul presente, siamo chiamati dall’opinione comune a semplificare, aiutare, facilitare, omogeneizzare; dobbiamo essere gli amici che dicono sempre sì, se no siamo cattivi insegnanti, cattivi genitori. Dobbiamo essere gli uomini di spettacolo che stupiscono e ammaliano il pubblico. Ma senza chiedere nulla in cambio.

Le mie verifiche invece, ragazzi, sono difficili, le mie lezioni appassionate ma complesse; uso di proposito parole che per voi sono nuove e sconosciute.

Ma vi sono accanto e quando vi ascolto, lo faccio davvero, ogni singola parola. E quando valuto, valuto solo quello che fate, come lo fate, ma con immutato affetto, rispetto e cura per ciò che siete, per ciò che ancora non sapete di essere. E quando sbagliate, ci sono, per spiegarvi cosa e come, per aiutarvi a capire e a vivere costruttivamente l’insuccesso. E se non capite, vi spiego, anche mille volte, in mille modi diversi. E impiego anche un intero pomeriggio per preparare una sola verifica; perché anche chi è dislessico, disgrafico, chi ha difficoltà di apprendimento, si senta trattato, stimato come gli altri, nella valutazione attenta della sua specificità.

Vi rendo difficile la vita, ragazzi, perché vi voglio bene e so che quello che per voi è solo distratto presente è trampolino e arco; che qui, tra i banchi, si decide come affronterete le difficoltà, si decide, ai vostri occhi, ciò che siete, quello che valete, quello che potete fare. Ed è tanto, molto più di quanto pensiate.

Per questo studiamo la storia, storia di uomini, come voi; per questo studiamo Manzoni, che degli uomini conosce e dipinge i limiti, ma invita nondimeno alla speranza combattiva. Per questo, per allargare lo sguardo, leggiamo e scaviamo nel profondo con la poesia.

Vi rendo difficile la vita, ragazzi, perché quello che conquistate sia solo vostro, sia per sempre; perché non “sfanghiate” un altro anno, ma lo viviate pienamente e ne usciate più grandi e più bravi, perché diventiate curiosi di voi stessi e del mondo.

Insisto. Anche quando sembra di lottare contro i mulini a vento, anche quando non volete ascoltare o vi rifiutate di conoscere il mondo perché è più comoda la pigrizia del pregiudizio.

Insisto, perché vi voglio bene.

– di Anna Maria Piccola Lory

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2 COMMENTI

  1. Il contenuto di questo post sembrerebbe quasi banale, eppure è davvero straordinario, la fatica pare cosa straordinaria da applicare alla vita dei nostri ragazzi.
    Mi sento sciocca al pensiero di essere l’unica della classe ad andare dalla maestra per cercare di farle alzare quella famosa asticella per mio figlio, perché siamo arrivati al 5° anno di primaria senza una sfida vera, senza fatica vera. Io non so niente sul difficile mestiere di insegnare, non so quanto possa essere complesso differenziare i programmi e tarare l’approfondimento di una materia sui ragazzi che si hanno davanti. Ho solo tanta paura che quando le sfide verranno – e sono certa che verranno – mio figlio non avrà la giusta scorza per resistere e avrà voglia di mollare tutto. E soprattutto mi spiace che stenti a provare la gioia di un successo meritato con impegno e dedizione, perché quella sensazione è la molla che ci porta oltre i nostri limiti e tutti dovrebbero avere il diritto di provarlo fin da piccoli.
    Per fortuna ci sono insegnanti come Anna Maria che indicano la strada.

  2. Bellissimo articolo! Mio padre è stato un insegnante di scuola superiore che aveva lo stesso metodo. E i suoi ragazzi all’inizio si lamentavano (lettere all’Isituto Agrario!!!!! a chi interessa?), alla fine lo amavano davvero. Io spero che i miei figli siano fortunati e incontrino insegnanti come voi 🙂

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