Storie prima della storia

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La Staccata: Storie prima della storia è un autentico gioiellino: strutturato in brevi racconti, offre uno spaccato di vita primitiva utilissimo a introdurre i bambini allo studio dell’età paleolitica. Ne consiglio perciò la lettura in particolar modo a quelli che stanno affrontando questo argomento sui banchi di scuola, ma credo che sia un testo assolutamente apprezzabile anche dai più piccolini.

Pur affrontando argomenti distanti ormai un milione d’ anni fa, o forse due (cit.) dal nostro quotidiano, offre spunti di riflessione importantissimi. Insegna a non dare nulla per scontato, a ricordare a un’umanità ormai abituata ad avere tutto a portata di click come il processo evolutivo sia costato ai nostri antenati ingegno, inventiva e soprattutto fatica.

Intelligente e ben scritto, oltre a raccontare la genesi di alcune innovazioni ormai sperdute nella nostra memoria più remota, vanta anche il pregio di non essere sessista: parla di cavernicoli, è vero, ma non in modo troglodita. Un esempio fra tutti è l’episodio “L’archetto per il fuoco”, dove una bimba (e la vocale non l’ho scritta in grassetto tanto per) riesce a stupire lo stregone del villaggio con uno strumento di sua invenzione.

L’archetto è un geniale sistema per agevolare l’accensione del fuoco, una complicatissima operazione che il vecchio saggio aveva insegnato a tutta la tribù per anni. Una bimba, quindi, e non il solito maschio alfa del branco, cambia con un piccolo gesto la qualità della vita di tutti, adulti in primis.

I protagonisti delle varie narrazioni sono principalmente i bambini, ma il libro non è orfano di simpatici personaggi come una coppia di mammut innamorati della natura e delle stelle, anche loro impegnati a inventare, fare e mostrare al mondo cose nuove.

Storie prima della storia sviluppa anche una nuova percezione dell’intelligenza, che non si risolve nel saper utilizzare uno strumento, ma nel saperlo creare ex novo. Una nota particolare va alle illustrazioni, frutto della matita di un ottimo disegnatore: allegre, ironiche, coloratissime e assolutamente perfette per strappare un sorriso.

Decisamente consigliato a partire dai 7 anni in poi, utile anche ai bimbi più piccoli per i motivi sopra indicati.

Superboy: in questo libro mi ha incuriosito il bambino che allunga il proprio braccio con un osso di animale. E’ una sua invenzione per lanciare meglio la lancia (lanciare meglio la lanciaaaaa? Che cavolata che ho detto!!). Secondo me poteva creare un arco: prendeva un bastone ricurvo, poi prendeva una striscia di pelle di animale un po’ elastica e ogni estremità la legava a una punta del bastone, e quindi poteva lanciare la lancia (uuuuuuuh! E l’ho detto un’altra volta! Ma la lancia si “lancia”, un altro verbo non mi viene).

Però anche la sua è una buona invenzione, perché è riuscito (visto che era bassino) ad essere più furbo degli altri molto più forti e alti di lui. Ma non più furbi.
Storie prima della storia è un libro importante da leggere perché noi siamo bambini moderni e non conosciamo bene le cose della preistoria.

Mi ha fatto pensare che gli uomini primitivi erano piuttosto intelligenti per essere ancora nell’età della pietra. Loro dovevano faticare tanto per cose che, se ci pensavi uno o due minuti di più, venivano molto più sensate. E invece, niente, andavano… Andavano a prendere le cose che gli servivano faticando un botto, invece di escogitare un modo più facile. Niente, correvano e basta… (nota de La Staccata: e qui gli si è inceppato dolorosamente un circuito, spero che il concetto espresso risulti in qualche modo comprensibile).

Però, piano piano, hanno sviluppato abbastanza intelligenza e hanno creato nuove invenzioni. Secondo me un bambino deve leggerlo per capire le cose del passato e magari avere nuove idee per il futuro. Gli uomini e le donne primitive erano molto coraggiosi, perché non avendo sistemi più moderni per cacciare o per muoversi li hanno dovuti inventare uno ad uno. Noi siamo meno coraggiosi perché abbiamo tutto a portata di mano. E queste cose bisognerebbe ricordarsele.

Io lo consiglio dai 5 anni in su.

– de La Staccata

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7 COMMENTI

  1. @Elena: e che lancia sia! 🙂

    @Mammamsterdam: ma no, daaaaaaai. Nessuna ansia da “ripetizione”, figurati. E’ semplicemente figlio mio: autoironico e lievemente sciroccato. Le sue ansie sono altre, tipo il fatto che non accetti volentieri di perdere. E “non accetti volentieri” è una versione edulcorata del concetto “dà di matto come un alano con la rabbia se putacaso non arriva primo in qualcosa”.
    Ansia da prestazione, ecco, quello sì che è un problema mica cavoli. Una new entry; fino a due anni fa l’ipercompetitività non era che una piccolissima componente del suo carattere. Alè, e so’ soddisfazioni, so’:-)

  2. bello. Però, e leggiglielo tu a Superboy perchè per usare un linguaggio non consono per un bambino, spiegagli con parole tue più appropriate che non si deve fare venire l’ ansia da ripetizione, che è più che altro una sega mentale delle maestre che poi ci mettiamo una vita a toglierci. Oppure suggeriscigli grida la lancia, in fondo se si può dire lancia un grido, va bene anche il contrario no?

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