Storia di Malala

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malalaLa Staccata: “Voglio fare politica, voglio servire questa nazione. I nostri politici sono pigri, abbiamo bisogno di leader onesti”. Queste le incredibili parole pronunciate in TV da Malala Yousafzai, la più giovane candidata al Nobel per la pace, una guerriera non bellicosa che a soli undici anni ha avuto il coraggio di alzare la voce in un Paese in cui, per una donna, è già difficile alzare gli occhi senza chiedere il permesso.
A soli quindici anni subisce un attentato: le sparano quattro colpi di pistola nel pick up bianco che la sta riportando a casa dopo una giornata di scuola, uno la colpisce alla testa; il cuore dei suoi pensieri. Il proiettile causa danni che si sono risolti soltanto grazie a mesi di neurochirurgia tra Pakistan e Inghilterra, Malala ha riacquistato l’80% della mobilita’ facciale. Quel colpo ha rischiato di spegnere per sempre il suo sorriso eppure nessuno è stato arrestato per aver tentato di ucciderla: diffonde pericolose idee occidentali contro l’Islam, è apparsa in TV truccata e ammira Obama.
Per questo meriterebbe la morte.

Malala è sopravvissuta e non è stanca di lottare contro chi vuole togliere alle donne i loro diritti, in primis quello allo studio.
L’appoggio della sua famiglia è determinante: suo padre gestisce una scuola per ragazze, sua madre è una donna forte esattamente come lei:
– Mamma, ho un nuovo sogno! – esclama un giorno.
– Devo fare politica, per servire il nostro Paese. Ci sono troppe crisi. E io voglio risolverle, per salvare il Pakistan.
– Malala – le dice la mamma con dolcezza. – Lo sai, puoi fare quello che vuoi della tua vita.

La sua battaglia comincia ad appena undici anni, quando inizia a tenere un blog per la BBC sotto pseudonimo, poi trova l’immenso coraggio di mostrare il suo volto in televisione.
– Se un talebano verrà da me, mi toglierò un sandalo e lo userò per schiaffeggiarlo – dice a una presentatrice.
– Ma lo sai che i talebani hanno bombe e pistole?- le fa notare un altro giornalista- Ti diranno che sei una ragazzina, che hai quattordici anni, quindi devi obbedire e basta.
– Mostrerò ai talebani il Corano, lo stesso libro che usano per giustificare le loro azioni. Da nessuna parte, nel Corano, c’è scritto che le ragazze non possono andare a scuola.
Alla fine del 2011, il Nobel per la pace viene assegnato a un’altra ragazza, ma il governo pachistano le dà un premio di consolazione. Lei non ha dubbi: – Papà, usiamo i soldi per comprare lo scuolabus!

Adesso vive a Birmingham con la sua famiglia, restare in Pakistan sarebbe troppo pericoloso anche per una donna (donna, sì, chiamarla ragazzina mi sembra riduttivo) coraggiosa come lei. Ha mantenuto i contatti con le sue amiche del cuore, quelle che sono state ferite assieme a lei nell’attentato. Le chiedono di tornare, ma per adesso non può, ci sono troppi rischi. Suo padre le ha promesso che un giorno rientreranno in Pakistan. Swat, per loro, è importante come l’acqua per i pesci.

Malala continua la sua battaglia, non si è certamente arresa. Il suo pensiero può essere riassunto in queste riflessioni: Se alle nuove generazioni non verranno date penne, i terroristi daranno loro le pistole. Dobbiamo far sentire la nostra voce.

Viviana Mazza, giornalista del Corriere della Sera, ha scritto questo libro senza aver mai incontrato di persona Malala e l’ha fatto egregiamente. E’ stata fra le prime, in Italia, a occuparsi della vicenda straordinaria di questa ragazza sulle pagine del suo giornale. Quello che mi è piaciuto della sua penna è che è riuscita a creare una sorta di documentario scritto destinato ai pre adolescenti, un testo a tratti poetico capace di dipingere immagini mai retoriche o troppo crude per un pubblico così acerbo. Molto apprezzabile anche il fatto che abbia ricreato molte scene del quotidiano di Malala, quadretti per molti versi simili alla nostra quotidianità anche se immersi in uno scenario che di ordinario, purtroppo, non ha assolutamente nulla.

Ho letto questo libro a mio figlio che non ha ancora compiuto dieci anni certa che ne avrebbe colto comunque il significato, o almeno buona parte di esso. Sono convinta che non sia mai troppo presto per sensibilizzare i nostri ragazzi a certe vicende, anche se sono lontane anni luce dalla loro realtà.

Un libro straordinario per insegnare ai nostri figli il coraggio, per renderli consci del fatto che esistono persone incredibili come Malala che combattono la vigliaccheria, la prepotenza e l’ignoranza anche a costo della propria vita.

Lo consiglio ai partire dagli 11 anni.

storia di malalaSuperboy: la storia di Malala è molto particolare. Una che, a undici anni, teneva un blog segreto con un nome segreto da una postazione segreta è tipo una spia, perché è tutto segreto. Però è una spia buona, senza le super armi. Anzi, lei è contro la guerra. Combatte contemporaneamente contro i Talebani e nel frattempo tenta, in qualche modo, di proteggere suo padre. Deve proteggerlo perché ha una scuola per sole ragazze e i Talebani vogliono distruggerle tutte.
Loro pensano di agire secondo le regole di Allah, mentre fanno il contrario. Il capo Maulana Fazlullah all’inizio faceva prediche generiche: raccomandava di pregare cinque volte al giorno e di non commettere peccati. Poi gli è partito “l’embolo”: guardare film e Tv. Proibito. Ascoltare musica o ballare. Peccato. Radersi, un’usanza occidentale da bandire (vuol dire: da non fare), vietato. Poi: le vaccinazioni contro la poliomielite, un complotto americano. E sono regole ingiuste, perché se non ti vaccini la poliomielite ti manda sulla sedia a rotelle. E poi la cosa peggiore: voleva vietare a tutte le ragazze di studiare, oppure avrebbe distrutto le scuole.
A scuola abbiamo studiato gli Assiri e Maulana fa la stessa cosa: nega ogni diritto e ogni libertà alle donne. Secondo me vuole vietare questo diritto alle donne perché le donne non saranno molto forti fisicamente, però sono molto determinate e se vogliono raggiungere un obiettivo quasi sempre lo raggiungono.
Quindi sono pericolose (per i Talebani, ovviamente). Secondo me Malala è così coraggiosa che se vendesse tutto il suo coraggio per un centesimo di centesimo al chilo sarebbe più ricca di Paperon de Paperoni (lo conoscete, vero?).
Io, sinceramente, a parlare in TV delle mie idee mentre i Talebani mi guardano me la farei letteralmente sotto.
Io penso che sia una specie di eroina (non la droga, mi raccomando!!! Tre punti esclamativi perché fa più impatto) e che è riuscita a sfidare una guerra parlando delle proprie idee.
Io l’ammiro tantissimo perché si è fatta persino sparare per difendere i diritti delle donne. Molte persone non lo farebbero e bisogna prendere mooolto esempio da lei.
A me piacerebbe conoscerla, se la incontrassi le direi: – Ho letto la tua storia. Sei stata coraggiosissima, bravissima e ripeto coraggiosissima – le stringerei la mano e le darei un abbraccio.
Non solo in Pakistan ci sono le ingiustizie contro le donne, ma quasi in tutto il mondo. Qui in Italia anche: per esempio, il femminicidio. Molte donne sono morte per colpa di uomini che pensano di risolvere tutto con la violenza. Picchiare una donna o un bambino è da molto deboli perché il bambino non si può proteggere e neppure una donna. Quindi non è molto da uomini, visto che dicono di essere molto duri, molto forti. Sono loro i deboli.
Un vero uomo non picchia le donne e i bambini, ma li protegge. I veri uomini fanno così. La prova di coraggio più grande per un uomo è piangere perchè mostra, oltre al fisico, anche molti sentimenti.
Tornando al libro: lo consiglio alle persone insicure, perché questo libro mi ha dato molta sicurezza. Non riesco neanche a dirlo a parole che cosa mi ha trasmesso, perché è una cosa stranissima. Più che una cosa, una sensazione: mi sono reso conto che ci sono persone che stanno mooolto peggio di noi però continuano ad esprimere le proprie idee e i propri diritti.
Questo è bello.

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11 COMMENTI

  1. Sono un’ insegnante di scuola media è mentre abbiamo letto in classe il libro su Malala le ragazzine presenti hanno cominciato a fare domande, a chiedere chiedere chiedere…Alla fine abbiamo discusso tanto sull’argomento e inevitabilmente si è parlato anche della violenza sulle donne, perché è impossibile non fare un parallelo. Sono pienamente d’accordo su ciò che è stato detto finora, soprattutto perché è un uomo che ha scritto, e non ci prendiamo in giro oggi non è sempre ovvio trovare il sesso maschile disponibile e “dalla parte” del mondo femminile. Inoltre, anche noi donne spesso dimentichiamo di avere delle “qualità”, che abbiamo paura di far vedere e che vanno ben oltre il bel viso e il bel corpo, anche se tanta pubblicità non ci rende merito!!!!!!!Purtroppo fino a quando ci saranno donne che si “vendono” per una poltrona o per uscire in televisione…di Malala ce ne saranno sempre troppo poche. Inoltre penso che i ragazzi vanno educati e sensibilizzati di più ai valori che una ragazzina di 11 anni ha dimostrato di avere, in una terra dove il terrore delle conseguenze per chi “alza la testa” è davvero senza parole…Grazie Malala la tua storia sia per noi monito a non avere paura di “parlare e gridare” le ingiustizie al mondo!

  2. Wow non tutte le donne sono così. E ovviamente sono d’accordo con lei le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini e non capisco come fanno a pensare che le donne siano inferiori agli uomini non ha senso!!!!!!!!!
    È davvero bello sapere che qualcuno lotta per i propri doveri è quello che dovrebbero fare tutti!!!!!!!!!
    QUELLA RAGAZZA HA UN CORAGGIO PAZZESCO!!!!!! NON TUTTI SONO COME LEI E SPERO CHE NON CAMBI E CHE CONTINUI A LOTTARE PER QUELLO CHE DESIDERA<3<3<3<3<3<3

  3. Secondo me ci sono tante blogger che pubblicano recensioni vere. Io ad esempio, (quando ho tempo), partecipo a un’iniziativa che va online ogni venerdì e propone libri, ognuno pubblica sul proprio blog. Certo non tutti i partecipanti scrivono allo stesso modo e quindi c’è chi, come dici tu, scrive due righe per descrivere il libro e chi invece posta delle belle riflessioni su ciò che ha letto. Naturalmente a me piacciono le recensioni vere però capita anche a me di scrivere post brevi su libri che ho letto mentre ad altri, magari quelli che hanno lasciato il segno, dedico dei post lunghi 🙂
    La vostra, mamma e figlio, naturalmente è molto originale!

  4. @Claudia: Grazie, troppo buona. Sai perché è un po’ inconsueto questo spazio rispetto a molti altri? Perché noi i libri li leggiamo sul serio 😉
    Nessuna polemica. Esiste senz’altro gente onestissima che pubblica autentiche recensioni proprio come facciamo noi, ma in linea di massima quando si è a caccia di recensioni sul web in genere si trovano copia incolla della quarta di copertina oppure riassunti della trama.
    E poi, mica per niente signoramia, ma almeno finora non mi risulta che esistano altre rubriche in tandem come la nostra, forse è il pupo recensore che aggiunge quel qualcosa in più.

  5. Ho sentito parlare di questo libro e di questa storia ma non avevo letto una recensione così bella 🙂
    Bravo superboy, per fortuna ci sono ragazzi che crescono con valori e principi come la giustizia, l’uguaglianza e il rispetto. Mi segno sicuramente il libro per il prossimo acquisto

  6. @CloseTheDoor: sei tu che hai fatto un regalo a me scrivendo questa riflessione. E lui è in coda perché il meglio, di solito, arriva sempre alla fine 😉 Lo ribadisco: sono così gradevoli le sue recensioni perché è un bambino, uno come tantissimi altri, è solo per questo che la sua opinione fa la differenza in questo spazio.
    @Camomilla: una madre incredibilmente coraggiosa. Incredibilmente, credimi. Io non so, sinceramente, se al suo posto sarei riuscita a dare una risposta del genere a mio figlio.

  7. “Malala – le dice la mamma con dolcezza. – Lo sai, puoi fare quello che vuoi della tua vita.”

    In queste poche parole tutto il significato dell’essere veramente mamma.

  8. Guarda Staccata, leggere Superboy in coda alla tua recensione, è veramente un regalo: i pensieri sono già da grande eppure in forma così strepitosamente allegra, che mi farei raccontare tutti i libri del mondo.

  9. @chiara: la maestra, suppongo, e io gli racconto che non tutti gli uomini sono misogini. La prova è la recensione che ha tirato fuori a nemmeno 10 anni. Semplice semplice, perché è un bambino, però nel suo piccolo valida a prescindere dal pregiudizio sugli Assiri.

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