Sport pulito

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volley

Abbiamo un’amica che è una grande donna di sport, oltre che blogger Là in mezzo al mar, curatrice di Zebuk, sito imperdibile per chi ama la lettura, Nicchiona fondatrice, mamma e vera tonna (no, non è un errore di battitura, è una boutade per pochi intimi). Oggi ospitiamo un suo post che parla di sport come igiene della mente e del corpo e come occasione educativa.
Lucia, da ex nazionale di pallavolo, ci racconta il suo rapporto con lo sport.

Sono arrivata alla mia veneranda età facendomi accompagnare sempre da un amico caro che, come ogni buon amico che si rispetti, è stato amato e odiato. Ne ho sentite dire di ogni tipo su questo amico: che mi faceva bene stargli vicino, che aveva una cattiva influenza su di me, che avrebbe assorbito tutte le mie energie, che poteva essere uno stimolo prezioso, che mi avrebbe fregato le amiche, e tanto altro.

Lo sport, amico meraviglioso, è con me da tempo immemore; ho cominciato a giocare a pallavolo a sei anni e da allora posso dire di non aver mai smesso. Anche adesso che la mia massima aspirazione sportiva è fare il record del mondo di ciacola con le amiche, io mi sento pallavolista a tutti gli effetti (credici, eh!).

I commenti su questa mia passione si sono sprecati, ognuno diverso a seconda della persona che ne era l’autore. Ora farò qui una confessione pazzesca: sono tutti veri. Essere atleta a livello agonistico ha degli aspetti complessi e bellissimi, da approfondire in modo chiaro (e anche un po’ ironico).

Certamente una delle cose più importanti secondo il mio vissuto è la possibilità di rimanere puliti.

Saltiamo la parte che riguarda le docce, che si fanno ogni volta che ci si allena (si, lo so che qualche adolescente potrebbe contraddirmi, ma vi prego no… non voglio sentire). Quello su cui vorrei soffermarmi è altro, un po’ più profondo, un po’ più ampio.

Fin da bambina mi sono messa d’impegno ad andare a pallavolo, mi piaceva molto ed ero dotata fisicamente perciò sono stata fortunata. I piccoli sacrifici, saltare qualche uscita con le amiche o anche la gita scolastica non mi sono mai sembrate limitazioni troppo pesanti: certo, a ripensarci ora sono sicura che qualche mugugno lo abbia fatto, ma la soddisfazione di giocare e di condividere certe soddisfazioni (e le sconfitte) con altre ragazze che erano nella mia stessa situazione, mi dava modo di farmi una ragione per la perdita di parte della mia vita sociale. Mi pare un argomento importante a favore dello sport, molto attuale in un periodo in cui a noi “adulti” risulta facilissimo parlare dei giovani come di quegli esemplari umani privi di forza di volontà e capacità di rinunciare ai piaceri della vita, che fanno di tutto per andare a cacciarsi nei guai e non sono capaci di trovare interessi “buoni”.

Vi assicuro (perché li frequento e perché frequento persone che lavorano con loro) che una buona parte degli adolescenti di oggi, soprattutto quelli che fanno sport, hanno capacità e spirito di abnegazione da incorniciare. Avere cura di sé e rimanere puliti è più facile se condividi i tuoi dubbi con altri componenti di una squadra, se hai fiducia nell’allenatore, se puoi contare su un gruppo di dirigenti che comprende ciò che fa. Certo, il lato oscuro della medaglia è la confusa accozzaglia di pseudo-educatori che a volte si spacciano per società sportive, che purtroppo dona una brutta fama al movimento sportivo giovanile: ma su quello noi genitori possiamo essere accorti e usare il buon senso facendo sempre attenzione alla passione sportiva dei nostri figli, accompagnandoli nelle scelte, curandoci in modo serio anche di questo aspetto che non è per nulla secondario rispetto alla scuola o al volontariato sociale.

Esiste poi una questione culturale importante, che non è semplice affrontare in poche righe, ma che proverò ad accennare: essere uno sportivo è una questione soprattutto mentale, non basta sollevare due pesetti in palestra. Quando un bambino si forma all’interno della cultura sportiva diventa un adulto più attento alla salute, che significa anche essere più sensibili alle tematiche ambientali, al benessere e all’integrità morale, all’integrazione fra persone diverse.

Insomma fare sport fa bene (a parte che qualche volta ci rimetti i menischi, ma non vorrei parlare di me), essere sportivi significa essere puliti o perlomeno avere molte carte in più da giocare per diventare brave persone.

L’igiene dei figli (e dei genitori) va curata anche dal punto di vista caratteriale e mentale: non dimentichiamo mai di far fare sport ai nostri bambini.

– di Lucia Busca

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8 COMMENTI

  1. Ci sarebbe tanto da dire, in questo stesso articolo c’è troppa carne al fuoco e troppo poco spazio per “cuocerla”.

    @Silvia: il concetto di brava persona è inesorabilmente degenerato fino ad assumere il significato di “fesso”. L’idea di andare (tornare) verso una forma morale più alta mi piace da matti, lo sport può aiutare.

    @Gloria: non è necessario essere agonisti, non è necessaria la grande piazza, serve solo avere l’atteggiamento giusto.

    @Franco (!): tua figlia, come tutti i bimbi, ha un potenziale immenso, basta poco che ce vò?

    @MammaAvvocato: vincere non è fondamentale?? Ma scherziamo? 😀

    @Staccata: <3

  2. “Quando un bambino si forma all’interno della cultura sportiva diventa un adulto più attento alla salute, che significa anche essere più sensibili alle tematiche ambientali, al benessere e all’integrità morale, all’integrazione fra persone diverse.” Ecco. E vi pare poco? Grazie per questo post, Lucia.

  3. sembrerò banale ma…condivido al 100%.
    Non ho mai fatto sport al tuo livello ma ho sempre fatto sport (e ci ho rimesso una rotula e mezzo, va bè)e ho sempre pensato quello che scrivi.
    I miei erano sport individuali ma i compagni, fuori dalla pedana o dalla corsia, erano sempre compagni di avventure, sacrifici e vita.
    E credo che lo sport dia anche altri due, fondamentali, insegnamenti:
    1. per raggiungere un risultato bisogna sudare, pazientare e avere tenacia (e mi pare che il concetto ci sia anche in quello che scrivi tu);
    2. vincere non è fondamentale, migliorare perchè si è lavorato,invece, sì, perchè da molta più gioia di una vittoria “facile”.

  4. Bella Lucia, bella e “pulita”. Dal canto mio mi dispiace molto molto essere nata in un posto troppo piccolo per poter fare alcuno sport con un briciolo di decenza, chissa’ se la mia vita sarebbe stata diversa altrimenti… Volevo fare la pallavolista, ebbene si’ (Mimi e Mila c’hanno fregate a tutte, quelle della mia generazione!), e mi sono ritrovata a fare la palla!
    Io ci tengo molto all’educazione al movimento fisico, per i nostri figli, davvero tanto. Se anche non fosse sport a livello agonistico, per me e’ vitale insegnare comunque loro che sudare e’ bello, camminare e’ meraviglioso, correre ti fa bene, muoversi aiuta il cervello, arrampicarti ti apre le vedute, saltare ti regala la gioia… ad libitum.

  5. “essere sportivi significa essere puliti o perlomeno avere molte carte in più da giocare per diventare brave persone”
    Ecco, il valore delle brave persone mi è molto caro.
    Grazie Lucia

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