Sordità selettive

25

Mi continuo ad affannare dietro ogni cosa. E’ mattino, devo preparare la colazione ai bimbi, tirare il Vikingo fuori dal letto, vestirli e uscire di casa entro un orario ragionevole. Pollicino richiede la mia attenzione, gattona alle mie gambe e mi tira i pantaloni. “Vikiiingo? Sei ancora a lettooo? Vieni a fare colazione!” urlo dalla cucina sperando di smuovere il mio primogenito che ho svegliato già da dieci minuti buoni ed è rimasto a poltrire sotto le coperte. Nessuno risponde, ovviamente. Io infilo una tazza piena di latte nel microonde e apro lo sportello della lavastoviglie: naturalmente è da svuotare. Inizio a tirare fuori le stoviglie e lancio un altro urlo “Vikiiingo! Ci sei?” . Intanto il lamento di Pollicino diventa impossibile da ignorare, lo prendo in braccio e scopro che ha il pannolino carico. Mentre lo porto in camera per cambiarlo, mi affaccio nella stanza del Vikingo e lo vedo che gioca con i lego sul pavimento “Vikingo forza è tardi. Devi cambiarti. Prendi i vestiti da solo per favore.” Cambio Pollicino e ripasso davanti alla stanza del Vikingo mentre mi dirigo di nuovo in cucina. “Vikingo, hai sentito cosa ho detto? E’ tardi togliti il pigiama. Vestiti Forza” continuo verso la cucina dove il microonde martella il suo beep beep. Estraggo la tazza di latte caldo. Il pane è tostato. Metto Pollicino sul seggiolone con un biscotto in mano e poi torno dal Vikingo il quale è ancora impegnato nelle costruzioni. Entro nella sua stanza, apro gli scuri alle finestre e lo incito per l’ennessima volta ad agire. Intanto raccolgo un paio di calzini sporchi per terra, scavalco un dinosauro che giace sul pavimento, mi volto verso di lui e gli chiedo “Vikingo! Ma ci senti? Hai sentito che ti sto chiamando?” Mi avvicino, mi chino al suo livello, e gli tocco leggermente la spalla. Lui solleva lentamente lo sguardo verso di me e mi guarda come se solo in quel momento si fosse accorto della mia presenza.
Che mio figlio non abbia problemi di udito lo so per certo, visto che ha fatto delle prove audiometriche da poche settimane. Infatti si tratta di sordità selettiva. Ovvero, sente la mia voce ma non ritiene sia il caso prestare attenzione a quello che dico. Ora tutto questo potrebbe farmi arrabbiare, e non nego che spesso lo fa, ma mi basta osservarmi per un attimo per accorgermi che forse il problema è mio. E la domanda che mi pongo è: quanto è possibile aspettarsi da un quattrenne?
Mentre la mia voce lo sta chiamando, il linguaggio del mio corpo gli comunica tutt’altro. A parole gli comunico un’urgenza, dall’altro gli dico che la faccenda alla quale lo sto chiamando non è così importante visto che non mi prendo la briga di fargliela fare. Il messaggio è chiaramente contraddittorio. E quale dei due messaggi sceglie? Ovviamente quello che gli fa più comodo, ossia ignorare le mie richieste.

Avete anche voi la necessità di ripetere gli ordini più volte prima che i vostri figli si decidano ad ascoltarvi? A quale punto lo fanno, dopo che lo avete ripetuto 10 volte, o solo dopo che lo avete minacciato di portarlo dal medico a controllare le sue orecchie? O forse dopo che avete inziato ad urlare come aquile che se non si sbriga gliela farete pagare? E conto fino a tre! Ma poi che succede?
In un pomeriggio in cui io e Silvia abbiamo deciso temerarie di far giocare il Vikingo e il Sorcetto insieme, alla terza volta che ho inutilmente incitato il Vikingo a prepararsi per uscire, il Sorcetto (6 anni) mi ha gentilmente spiegato: “non è che non ci sente. E’ che non gli va di fare quello che gli dici, e quindi non lo fa.” Credo abbia aggiunto qualcosa del tipo “facciamo tutti così” ma non mi ricordo esattamente le parole.

Ora però a casa nostra ho deciso di cambiare. Abbiamo comunicato al Vikingo che da ora in poi le cose vogliamo dirle solo una volta. Se non lo fa subito, ci avviciniamo a lui, lo prendiamo per mano e lo accompagnamo a fare quello che gli abbiamo chiesto di fare. Perché quando gli dico di fare qualcosa, voglio dirlo non solo con le parole, ma anche con il linguaggio del corpo. Anche se questo significa dover interrompere la serie disordinata di gesti che si susseguono incessanti nel caos della mattina.
E solo smettendo di parlare e agendo posso essere certa che il messaggio arrivi forte e chiaro.

Prova a leggere anche:

25 COMMENTI

  1. Questa delle sordità selettiva, l’avevo letta e “trascurata”. E ci combatto da almeno un anno… A volte scherzando dico che terminator è autistico, (mi scusino i genitori che affrontano realmente questo problema…). Perché ci sono momenti che mi fa sgolare dal ripetere continuamente le cose, senza sortire alcun effetto, come se ci trovassimo in due mondi paralleli. Ultimamente ha anche imparato a fingere attenzione. Quando lo chiamo (credo alla decima volta…) risponde con un serafico “sii…?” continuando a fare quello che sta facendo oppure “sì, arrivo…” e non si muove da dove si trova… devo imparare il linguaggio del corpo depurato da esasperazioni e costrizioni. accidenti a me che perdo sempree la pazienza.

LASCIA UN COMMENTO