“Sono mamma e ora? Come cambia la vita”, esponga il candidato…

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– Post sponsorizzato –

E’ estate? Ecco, allora si devono fare i compiti delle vacanze! Infatti vi proponiamo un tema da svolgere, tipo compito in classe. 😀 E magari, come in ogni buon compito in classe, ci suggeriamo e ci scambiamo delle idee. Che ne dite? Proviamo con un titolo su una parte di programma che sicuramente la maggior parte di noi ha già svolto :
Sono mamma e ora? Come cambia la vita.

Questo post fa parte del progetto Il Lab della nutrizione e della crescita promosso da Mellin. Quattro blog di rilievo nel settore della maternità (oltre a noi, Mammafelice, Mammaimperfetta e Periodo Fertile) insieme ai loro lettori, potranno essere co-creatori di contenuti, utili per tutti i genitori, sui temi della nutrizione e della crescita, che poi confluiranno in un sito, insieme alle voci di diversi esperti.
Mellin, dunque, ha ritenuto che i primi “esperti” nella pratica quotidiana siamo noi genitori e per questo ha pensato di promuovere un “lab” sulla nutrizione e la crescita.
Il primo degli argomenti sui quali ci confronteremo per raccogliere esperienze con l’aiuto dei vostri commenti è, appunto, il titolo del nostro “tema” di oggi.

Il “cuore” dell’iniziativa è rappresentato dall’interazione dei genitori con alcuni esperti, in modo da arricchire di spunti provenienti dalla vita concreta di chi il genitore lo fa “di mestiere”, le attività promosse da Mellin.
Tratteremo di quattro macrotemi: gravidanza, allattamento, svezzamento, bambino 1-3 anni. I vostri commenti, le vostre esperienze, ma anche i vostri dubbi, saranno l’occasione per dialogare con gli esperti, che leggeranno questo post e la conversazione che ne seguirà, e per porre loro domande.

Ed eccoci dunque al nostro tema sulla gravidanza. Appena saputo di aspettare un bambino, soprattutto il primo, cosa è successo? Quali sono stai i primi pensieri e poi quali sono stati i primi radicali cambiamenti di vita. Quando e come avete cominciato a capire che davvero qualcosa stava cambiando in modo definitivo e che ci sarebbe stato per sempre un “prima” e un “dopo”?

Saputo di essere incinta, il mio approccio è stato essenzialmente rivolto alle faccende pratiche:
Non posso mangiare prosciutto crudo per nove mesi? Ma allora era meglio se fossi stata fumatrice e avessi dovuto rinunciare alla nicotina!!“.
Niente più motorino per andare al lavoro… Niente. Più. Motorino??? E a che ora dovrei svegliarmi? (avessi saputo allora a che ora mi sarei svegliata e anche addormentata dopo!!)”.
E mentre l’Ingegnere futuro padre si organizzava il suo personale corso di laurea in ostetricia e ginecologia (perché sia mai che si deleghi totalmente a un estraneo la nascita di suo figlio: del resto un ingegnere può fare tutto e meglio degli altri!), io mi informavo su tecniche di parto, allattamento, evoluzione della gravidanza e del feto, riempiendomi la mente di quei MAI e SICURAMENTE, che poi si andarono ad infrangere contro un concentrato di energia e volontà di 53 centimetri.
La questione della responsabilità me la ponevo, ma non la temevo. Mi sentivo solida, informata e pronta al cambiamento epocale. Si… ma quale? Ecco, non avevo messo a fuoco benissimo in cosa avrebbe realmente consistito questo cambiamento.
In fondo, durante la gravidanza la mia vita non era cambiata poi molto: avevo solo un nuovo e predominante interesse, particolarmente lieto e stimolante, ma, a parte piccoli aggiustamenti (tipo il prosciutto e il motorino!), la vita scorreva simile a se stessa. Con un lavoro autonomo, non sentivo neanche le pressioni o il cambiamento di atteggiamento del contesto professionale: “Mi assenterò qualche mese, d’accordo, ma ho già organizzato tutto.
Poi il cambiamento è arrivato e non si è più fermato: è stato evoluzione continua, crescita condivisa. Un fiume in piena. Ma per fortuna, queste cose le impari solo vivendo!

Parlando di questo tema con i nostri fidi collaboratori, mi sono accorta che sentirsi mamma e sentire fortemente il cambiamento imminente in gravidanza, può manifestarsi in modi completamente diversi dal mio.
Queste le parole di Silvietta :
Ti racconto la mia: la prima volta che ho pensato di poter essere incinta (avevo 32 anni, un lavoro a tempo indeterminato, avevo comprato casa, non avevo mutuo ed ero sposata) ho pianto a fontana disperata. Non è il ‘come cambia la vita’ ad avermi fatto male ma il ‘sono mamma‘. E’ una roba impegnativa. Tipo che scegli per un altro. E il problema non è se gli metti o no le mutande in valigia. Che tanto quelle si comprano o si lavano. Hai in pancia tua un tipo che ha una vita (e una missione) da realizzare e magari ti togli lo sfizio di un’insalata e bam! Toxoplasmosi o altro. Per cui, per me è proprio il fattore ‘sono responsabile‘ ad avermi segato le gambe.
Poi c’è il fattore sociale/socio familiare. Prima la tua famiglia e quella di lui, ma anche la comunità intorno a te, non hanno questo legame così forte. Si, ci sei, cooperi, ma quando tieni in pancia un futuro grembo devi ‘stare alle leggi del branco’ o comunque sei portatore non più solo di idee, progetti, cose ma anche in qualche modo di futuro. e ognuno vorrebbe assomigliasse a sé…
“.

Ecco qui: due approcci al cambiamento imminente decisamente diversi!
E in mezzo una infinita serie di altri argomenti, sensazioni, problemi, situazioni.
Sentirsi cambiare fisicamente e vedere la considerazione sociale intorno a te che cambia: da donna a mamma.
Vedere il cambiamento nei rapporti di lavoro: l’inquietudine dei superiori, contratti che non vengono rinnovati, vero e proprio mobbing per fare in modo che la sostituzione per maternità diventi definitiva.
Sentirsi considerata come una “malata” senza comprenderne il motivo. O magari affrontare una gravidanza difficile che ti costringe davvero a vivere da “malata” un periodo così affascinante.
Stravolgere i rapporti personali: veder eclissarsi le amiche senza figli e magari recuperare il rapporto con la propria mamma, con la quale si sente una nuova condivisione che aiuta a risanare incomprensioni e conflitti.
Cominciare a pensare che, in fondo, un’altra vita è possibile, cambiando il lavoro o magari sospendendolo anche per un po’, perché restare accanto alla creaturina in arrivo può avere un senso.

Il vostro modo di affrontare il cambiamento, quale è stato?

(grazie Khaled per la foto)

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26 COMMENTI

  1. Sono stato molto contento di aver trovato questo sito. Voglio dire grazie per il vostro tempo per questa lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho già salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

  2. quando ci siamo sposati sapevamo che avremmo voluto dei figli e che sarebbero arrivati al “loro” momento giusto e non al nostro! e così è stato Pietro desiderato e arrivato subito. la verità è che mmi è sembrato tutto così normale aspettare un bambino, nel normale ciclo della vita, intorno a me am miche della mia età mamme e il ricordo di mia madre con il pancione, come se davvero fossi fatta per questo… e anche al parto ci sono andata con la fede di chi è sicura che si compirà quello che è giusto per lei e per il bambino e infatti ho un buon ricordo di fatica dolore paura e preoccupazione svaniti dopo il pianto furioso del nostro primogenito…… e così dopo meno di tre anni è arrivata l’Annina, nel momenro sbagliato per noi ma evidentemente giusto per lei! ma anche in questo caso essere incinta mi è sembrata la cosa più naturale del mondo, così come partorire allattare e allevare questa scriciolina…
    educare i figli è un’impresa, una sifda titanica una ragione di vita. non abbiamo mai pensato che potessero cambiare la nostra vita, per noi è normale non poter fare più certe cose e farne altre a misura di bambino, abbiamo una vita intera per i viaggi e le cene, sempre che siano queste le cose importanti, abbiamo scelto noi di avere dei figli sapendo coscientemente che alcune cose si sarebbero messe da parte per fare spazio ad altre sia nella casa che nella vita, anche nel rapporto di coppia
    quando sono stanca e demotivata e penso a quando mio marito ancora sbarbatello diceva “accoglieremo i figli che Dio ci darà” non riesco davvero a pensarmi senza un pancione e un’altra vita da proteggere, chissà se sarà questo il nostro progetto, non ci resta che vivere!

  3. Ci siamo sposati a maggio e a i primi di ottobre ho scoperto di essere incinta! Che emozione meravigliosa e che paura!
    Ricordo che volevo fare una sorpresa a mio marito, volevo organizzare una cena e farglielo capire, ma appena uscita dal bagno non ho resistito. Quando mi ha guardata avevo le lacrime agli occhi, ha capito e ha iniziato a sorridere.
    La mia tutto sommato è stata una bella gravidanza, mi sono presa del tempo per me e per il mio bambino. Ho fatto dei corsi all’ospedale, ho imparato a conoscere il mio corpo che cambiava piano piano.
    Ho cercato di mettermi in comunicazione con lui, di sentirlo, di ascoltarlo. Ricordo la prima volta che ho sentito il suo battito…
    Sembrava un cavallino impazzito! Ridevo e piangevo contemporaneamente!
    Il mio parto purtroppo è stato orribile e anche dopo non è andato meglio. Non ho potuto allattare al seno il mio bimbo, ma per fortuna è tutto passato. Lui è stato un bimbo bravissimo, dormiva la notte e mangiava regolarmente. Mi mancano sempre però i primi giorni della sua nascita perché non l’ho potuto tenere con me! Sarà per questo che spesso la notte gli permetto di addormentarsi vicino a me anche se ha compiuto tre anni da poco.
    E’ un bambino vivace, e molto allegro. Spesso lo guardo e mi accorgo di amarlo ogni giorno di più! La mia vita senza di lui non potrebbe più esistere! Purtroppo la brutta avventura che ho avuto dal parto al dopo parto mi ha fatto talmente male che non mi sento di avere un’altro figlio. Il mio non è egoismo ma pura paura!
    Paura che possa nuovamente accadere e che anche un’altro bimbo possa passare quello che ha passato il mio piccolino.
    Ancora oggi deve stare sotto controllo e lo dovrà fare per un po’ di anni!

  4. @Silvia: non penso per adattarmi al cambiamento, ma solo perchè sentivo di dover agire così con un senso molto molto protettivo nei confronti del mio bimbo. Ho sentito che fermarsi era la cosa migliore e ho seguito quello che forse è stato il mio “primo istinto materno”. Nonostante i pareri diversi e le critiche sono andata avanti così, seguendo quello che pensavo fosse giusto per lui :))) Tornando indietro rifarei esattamente così.

  5. Sono Raffaella Conconi e collaboro, in qualità di psicologa, al progetto il Lab della Nutrizione e della Crescita. Ho letto con interesse i vostri commenti, dai quali si comprende quanto siano diverse le esperienze di ciascuna… Una cosa è certa: madri non si nasce, ma si diventa e il percorso psicologico della gravidanza, con i suoi cambiamenti corporei, i suoi aspetti emozionali riguardano questo lento e delicato processo.
    In esso la madre sperimenta il crescere non solo fisico del bambino, ma l’immagine e il posto che questo bambino piano piano acquisisce nei suoi pensieri. La percezione dei movimenti fetali concretizza l’esistenza del figlio, che gradualmente la madre può conoscere, anche se solo nella sua fantasia, ma che faciliterà l’incontro con il bambino reale.
    Progettare, immaginare il bambino e i cambiamenti che questo apporterà nella sua vita, sono elementi importanti che segnalano la costruzione di un posto nella realtà futura della donna, che potrà unire al suo ruolo quello ormai acquisito di madre.

  6. Mi sono sposata e nel mio cuore c’era il grande desiderio di avere dei bimbi e la strisciante paura di far fatica ad averne… Sono passati già un po’ di anni e mi ricordo ancora il momento in cui mio marito ha guardato il test e mi ha detto che aspettavamo… un misto di emozione, di senso di inadeguatezza, la sensazione di affacciarsi davanti a una realtà totalmente nuova, dalla quale non sarei potuta tornare indietro. Ecco cosa ho provato quella sera, seduta sul divano, mano nella mano a mio marito.
    Era un venerdì e il week end che si prospettava davanti a noi era l’ideale: il matrimonio di una cara amica sul lago, l’albergo romantico pronto per la serata, il giorno successivo in battello. La nostra avventura di genitori è iniziata così, nel migliore dei modi. Poi sono iniziate le fatiche, dalla nausea al vomito, dalle notti insonni alle urla e ai capricci di questa splendida tredicenne che ora mi guarda con gli stessi occhi sgranati di quando l’ho vista per la prima volta e che mi sorride. tutto ciò per dire che mai avrei immaginato, quella sera sul divano, cosa volesse dire attendere, partorire, crescere ed educare un figlio. Per fortuna! Perchè, nella fatica, nello scoramento, nei “ma chi me l’ha fatto fare!!!!” ho imparato a gioire e a gustare la bellezza di questo grande dono che è la maternità. E la mia avventura da mamma, ovviamente, non si è fermata lì!

  7. Sottoscrivo l’importanza di poter scegliere in modo consapevole come vivere certi aspetti della propria gravidanza… Io ho avuto l’esperienza opposta a quella raccontata da Closethedoor, ma la conclusione è la stessa: non mi interessava l’epidurale (la sola idea di un ago nella schiena mi terrorizzava!) eppure sono stata costretta a fare un incontro con l’anestesista da un ginecologo poco simpatico che mi ha apostrofato con queste parole: “signora, dia retta a me, pensi a una bella epidurale… lei non sa a che dolori va incontro durante il parto!”. Empatico, incoraggiante… e comunque ero al terzo figlio, quindi qualche idea ce l’avevo!!!
    Interessante questo tema della gravidanza come momento di autodeterminazione… anche questo mi sembra legato al tema del cambiamento: una delle cose che cambiano im maniera più decisiva è che in gravidanza non puoi più decidere secondo i criteri che ti hanno guidato fino a quel momento… Non sei più solo un TU, sei un TU+UN ALTRO… questa è l’esperienza di maggior cambiamento in assoluto. Penso che i 9 mesi della gravidanza servano anche a prendere consapevolezza di questa trasformazione.

  8. @ Silvia, bella domanda! 😀 Dell’istinto materno ne abbiamo già parlato diverse volte, a me è piaciuta molto la sintesi mi pare di Supermambanana secondo cui già il fatto che una madre si trattenga dal gettare l’esserino urlante in braccio al primo che passa, significa che ha l’istinto materno. Ma il campanellino lo vedo piùl come una forma di intuito che tutti noi abbiamo in dotazione già prima, solo che non lo usiamo più di tanto perché non ne vediamo l’utilità; invece nel momento in cui hai la responsabilità di una persona, come diceva Silvietta, diventa una risorsa fondamentale. Mi sto trattenendo volutamente dal fare paragoni animali, che sono abusati (i paragoni), anche perché per me il paragone animale è scattato più che altro con l’esperienza delle nausee: durante la gravidanza individuavo il comparto del pesce al supermercato e le fognature di città a 15 metri di distanza, sono sicura che con una forma adeguata sarei stata in grado di trovare anche i tartufi. 😀

    Sul discorso cesarei ed epidurale, ci terrei a dire che in linea teorica sono d’accordo con Mammamsterdam, so che adesso le linee guida del cesareo consigliano ad esempio al ginecologo di mandare dallo psicologo la mamma che chiede un cesareo elettivo senza ragioni cliniche. Però. Nel mio caso ho capito -molto tempo dopo- che per me il non poter decidere nulla riguardo il mio parto mi mandava via di testa perché era l’amplificazione di una situazione esistenziale in cui vivevo da troppo tempo per via del mobbing sul lavoro.
    Forse un colloquio con lo psicologo mi avrebbe permesso prima di capirlo, o forse lo avrei vissuto come una forzatura ulteriore, per di più con l’umiliazione di essere considerata anormale? Certo è che per cambiare atteggiamento ti ci vogliono mesi mesi mesi di lavoro, non è possibile per tutte e credo che almeno l’epidurale andrebbe considerata come un’opzione su cui puntare, dato che il progresso tecnologico lo permette.

  9. Ma che bello leggervi!

    @Mammamsterdam, sai che la visione della maternità come trionfo divino mi mancava proprio!
    Però, come dicevo nel post, a me di “mai” e “di sicuro” ne son rimarsi ben pochi, quindi non sono neanche più capace di contraddire strenuamente i cesarei a la carte e tantomeno le epidurali sottoscritte (io ne ho sottoscritta una e non me ne sono affatto pentita). Sul cesareo a prescindere scoraggerei chiunque, anzi, cerco proprio di dissuadere che lo ipotizza con ogni mezzo. Però poi… ma non sarà meglio una mamma serena? E se pure quello facesse parte delle scelte che non dovrebbero essere sottratte alle donne?
    Non so, la maternità prima e l’esperienza di questo sito poi, mi hanno reso molto più… fluida.
    @Alisa, interessante la tua “pausa” di 6 settimane nella vita superimpegnata, nonostante non fosse un obbligo medico: forse è stato un modo per adattarti al cambiamento?
    @Close, il “campanello della mamma” è anche quello un cambiamento: un senso in più che si sviluppa nel momento in cui diventi madre. Forse è quello l’istinto materno?

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