Sonnambulismo di bambini e adolescenti

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Il sonnambulismo è frequente soprattutto nei bambini e tende a scomparire con l’avanzare dell’età. Nella maggior parte dei casi, si presenta occasionalmente e con manifestazioni piuttosto contenute e non deve destare preoccupazione.

foto di Nadi0 utilizzata con licenza Flickr CC
Per chi non ha mai sperimentato episodi di sonnambulismo di qualche familiare, sembrerà un fenomeno eclatante e preoccupante, ma in realtà si tratta di un piccolo disturbo del sonno piuttosto frequente.
Si manifesta soprattutto nei bambini e si protrae fino alla pubertà, età in cui tende a scomparire, anche se a volte scompare dopo aver registrato un breve riacutizzarsi in età adolescenziale, con un picco intorno ai 12 anni. Si manifesta almeno un episodio di sonnambulismo nel 15/30% dei bambini, solo nel 6% però gli episodi sono ripetuti nel tempo e solo nel 2% della popolazione osservata si continuano ad avere episodi anche in età adulta.
Il sonnambulismo, quindi, interessa di solito la fascia di età da 4 a 12 anni, con una maggiore intensità di episodi proprio all’inizio e alla fine di questo periodo della vita.

Gli episodi accadono nella fase iniziale del sonno, intorno alle prime due ore dopo l’addormentamento, e durano pochi minuti. Raramente superano i 20 minuti, di frequente si attestano intorno ai 5.
Un bambino sonnambulo di solito non fa altro che sedersi sul letto, parlare e tenere gli occhi aperti. A volte capita che si alzi, cammini per casa e compia attività consuete (lavarsi, accendere la TV o andare dai genitori svegliandoli).
Prima di tutto bisogna rendersi conto che il bambino non è sveglio: le prime volte che accade un episodio di sonnambulismo, non è facile, perché vedrete vostro figlio che magari vi chiama, cammina per casa o è seduto e ha gli occhi aperti. Qualche indizio però può darvelo il fatto che i suoi comportamenti sembreranno inconsueti: a me è capitato che mi svegliasse mettendomi una mano in faccia (e non vi dico, in pieno sonno, quanto mi ci è voluto per riavere un battito cardiaco regolare!), cosa che di solito non farebbe; oppure mi è capitato che parlasse con un tono normale, ma pronunciando frasi incomprensibili (quando era piccolo) o comprensibili nelle parole, ma completamente senza senso (da più grande); oppure che andasse in una stanza senza motivo, visto che eravamo in piena notte. Il fatto di avere gli occhi aperti e presentare il normale aspetto di una persona sveglia, non aiuta a rendersi conto immediatamente che quello che abbiamo davanti è un piccolo sonnambulo, anche perché spesso anche noi siamo colti nel sonno e non lucidissimi.

E’ importante capire che siamo di fronte a un episodio di sonnambulismo per evitare di prendere qualche spavento noi per primi e poi per non svegliare il sonnambulo: non perché accada chissà cosa, come vorrebbe la leggenda popolare, ma perché un sonnambulo svegliato prende una gran paura (spesso finisce col piangere disperato, soprattutto se piccolo), che non farà altro che prolungare la veglia e rendere difficile riaddormentarsi per tutti.
In sonnambulo non svegliato, invece, ma riaccompagnato nel suo letto con delicatezza, di solito si riaddormenta di colpo, dopo aver esaurito l’episodio e senza ricordare nulla il giorno dopo.

Quindi le regole per il genitore del sonnambulo sono:
– reagire con calma al colpo che di sicuro vi farà prendere;
– riconoscere prima possibile l’episodio di sonnambulismo, per evitare di passare interminabili minuti in dialoghi surreali;
– prendere delicatamente per un braccio il bambino e sospingerlo verso il suo letto, in modi che si riaddormenti lì.
Il tutto senza ansia e senza agitazione.

Se il comportamento da sonnambulo fosse particolarmente “dinamico” e non si limitasse quindi a sedersi sul letto o andare da una stanza all’altra, è bene prendere qualche precauzione, come chiudere la porta di casa dall’interno in modo che non sia facile aprirla ed evitare finestre aperte o apribili troppo facilmente. Queste precauzioni vanno prese soprattutto se il bambino non è piccolo e quindi ha abilità manuali complesse, cioè se, nella “vita da sveglio”, sa aprire bene maniglie delle finestre o girare chiavi. E’ molto improbabile che lo faccia dormendo, ma non impossibile. Ovviamente, è bene evitare di far dormire chi ha avuto episodi di sonnambulismo al piano superiore di un letto a castello, o in cima a scale non protette.

Una volta superata la nottata movimentata, vi chiederete perché accade. Su questo una chiacchierata con il vostro pediatra non potrà che tranquillizzarvi.
A noi è stato spiegato che si tratta di momenti di rielaborazione del vissuto della giornata particolarmente intensi, che quindi coincidono con periodi di crescita, o con episodi significativi, con esperienze stressanti, ma anche coinvolgenti ed emozionanti. Per questo può capitare che noi genitori non percepiamo la “criticità” del periodo e ci sembra che nostro figlio non stia attraversando un momento complicato, magari neanche lui sente di vivere situazioni stressanti, ma sta solo attraversando un momento particolarmente intenso o denso di esperienze, che rielabora nel sonno. In un certo senso, per il sonnambulo la passeggiata notturna è una valvola di sfogo quando sta mettendo ordine su certe esperienze vissute.
Per questo motivo, intorno all’affacciarsi dell’adolescenza, può esserci un picco di episodi, che poi andranno in breve scemando e, di solito, spariranno per sempre. Ricordatevi solo che il sonnambulo adolescente (che magari è stato sonnambulo anni prima e vi ha fatto scordare come funziona) potrà intrattenervi in discorsi (apparentemente) di senso compiuto, che vi faranno realizzare che state parlando con un ragazzino addormentato solo dopo molto, molto tempo (no, non lo sto raccontando per sentito dire!).

Spesso, poi, il sonnambulismo è un disturbo ereditario. Può capitare che uno dei due genitori abbia avuto a sua volta episodi nell’infanzia, ma che non siano stati riconosciuti, perché più sporadici. Quindi non è detto che siate in grado di riconoscerne l’ereditarietà.

C’è da preoccuparsi? Nella maggior parte dei casi, no.
E’ indicato un intervento solo quando gli episodi sono frequentissimi (più di due volte a settimana) e/o molto ripetuti in una stessa notte e quindi tali da compromettere seriamente la qualità del sonno. Anche in caso di sonnambulo molto agitato, che può mettersi in pericolo o che si provoca forti spaventi, è bene riferire al pediatra e farsi indirizzare, se necessario, da uno specialista.

Le fonti di questo post sono:
– le conversazioni, ripetute negli anni, con la nostra pediatra di fiducia
– Alcuni articoli in rete, tra cui: istitutobeck.com/sonnambulismo, oldeconomy.org/2012/06/sonnambulismo_cause_sintomi_e_trattamento

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