Soli con figli in vacanza: non necessariamente un incubo

binariFamiglie s-composte significa spesso famiglie mono-stipendio, e quando parliamo di viaggi parliamo essenzialmente di due alternative: “Viaggiare what?” o “Quest’anno cosa mi invento?”.
Se il tema economico opera necessariamente una bella selezione all’ingresso del fantastico mondo dei viaggi, il tema “Io e mio figlio/i miei figli da soli per una settimana: aiuto!” fa il resto.
Molti di noi hanno però due risorse enormi: primo, viviamo in un paese splendido e per vedere qualcosa di bello non necessitiamo per forza di un volo intercontinentale; due, siamo italiani e la natura ci ha dotato di fantasia.

Credo che essere il solo adulto di casa non rappresenti solo lo svantaggio di non poter condividere la fatica di viaggiare con dei bambini: come diceva Chiara nel post “Friend-surfing: viaggiare è social”, quando si viaggia soli con bambini l’equilibrio genitore-figlio, meno complesso dell’equilibrio genitori-figli; coppia; coppia-figli, può, in definitiva, risultare più “inclusivo”, quando si passa del tempo a contatto con vecchi o nuovi amici, o comunque elementi esterni alla propria famiglia. Nel mio specifico caso, il fatto di essere l’elemento familiare “in minoranza”, mi rende anche, volente o nolente, più inclusiva nei confronti di preferenze e desideri delle mie figlie stesse.
Se il mio sogno è viaggiare senza destinazione prefissata e senza prenotare, facendo couchsurfing nei luoghi più improbabili, quello delle mie figlie è una stagione a Riccione, equamente divise tra il baby club in spiaggia e le sale giochi in viale Dante: la buona notizia è che possiamo re – inventare a quattro menti la nostra “vacanza ideale” partendo dal presupposto che i sogni personali sono in parte irrealizzabili, vuoi perché non ce li possiamo permettere, vuoi perché il resto della famiglia non li condivide. E non è necessariamente una male.

Se ognuna di noi ha una sua percezione di che cosa è bello, quando andiamo in vacanza o quando facciamo programmi per il week end, soprattutto scopriamo e condividiamo nuove cose belle.

Sono io che le porto a vedere mari, ad ascoltare musica e a trovare amici; sono loro che mi coinvolgono nelle escursioni per le colline circostanti con il loro babbo e mi fanno scoprire sentieri e paesaggi. Sono sempre loro che mi hanno fatto scoprire il teatro per bambini, e che mi hanno portato a sentire il jazz e a vedere ballare il flamenco.
Se io non fossi io forse mi sarei adattata a soluzioni estive semplici, indolori e poco costose. Una comoda opzione stessa spiaggia stesso mare: un appartamento, ehm, vintage nei pressi di una località marittima con potenzialità inesplorate. E la morte nel cuore.

Ma io non sono una da morte nel cuore. Ho deciso che essere separata con tre figlie non può rappresentare solo un sacrificio da rinfacciare alla prima occasione (a chi, poi?). Ho deciso che viaggiare in quattro con pochi soldi si può. Limitatamente, ma si può. Ho deciso che, ogni volta che è possibile, proporrò a loro quello che piace a me, e al contempo lascerò che sviluppino delle preferenze e le condividano con me.

In vacanza è il momento migliore per farlo. Con l’aiuto di airbnb, amici blogger, ricerche su internet, la tabula rasa mentale e un programma di viaggio passibile di continue variazioni, non necessariamente sul tema. E senza ansia di dover piantare troppe bandierine sulla cartina geografica, che loro si stancano e io mi frustro.

Tutto questo prevede anche che io possa, saltuariamente, concedermi qualche giorno in giro con le amiche, a piantare bandierine sulle mappe, a fare tardi o tardissimo alla sera, a consumare i pasti in orari assolutamente non child-friendly, ad uscire al mattino senza meta e con nulla dentro alla borsa se non il portafogli e lo spazzolino.

Io e le bimbe in vacanza da sole non ce la caviamo male. E sono convinta che il bello deve ancora venire.

 

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2 COMMENTI

  1. Meraviglioso e sai che ti dico, vale pure per noi, anche se siamo in due. Perché rappresentiamo comunque la minoranza. Gran post.

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