Sidewalk. Il Cammino di una donna

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Il video Sidewalk, ovvero il Cammino di una donna, di Celia Bullwinkel, è stato premiato all’Asifa-East Animation Festival di New York e al festival di cortometraggi Lunafest. Una bambina diventa adolescente e poi donna adulta e infine anziana signora in una passeggiata per la città, passando attraverso il rapporto con il proprio corpo.
Mi sono imbattuta in questo video in rete, e mi sono prima di tutto identificata con i sentimenti descritti, come se quegli stessi passaggi della vita mi appartenessero come genere, allo stesso tempo mi ha lasciato una gran tristezza.
Nell’arco di pochi minuti ho attraversato un rapporto conflittuale con un corpo femminile che subisce cambiamenti radicali nel corso di tutta la vita. Ma è davvero questo quello che vivono le donne?
Una manciata di minuti che ci portano a riflettere profondamente sul ruolo che il corpo assume per le donne. A voi che sentimenti suscita?

PS. La musica della colonna sonora è bellissima ed è composta da Josh Moshier.

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20 COMMENTI

  1. Questo articolo uscito sull’Huffington Post (in inglese) è scritto da una mamma di quattro figli, tre maschi e una femmina. La femmina è l’ultimogenita e la mamma scrive che tutti le dicono che è ”identica a lei”. Un po’ è orgogliosa, un po’ ci sta male perché si ricorda benissimo il senso di bruttezza e inadeguatezza iniziato già a 8 anni quando alcuni cugini le hanno detto che era troppo grassa. Mi ha colpito il fatto che per i tre figli maschi il problema non si sia mai posto, e anche il fatto che – come lei scrive – i suoi genitori non le hanno mai fatto mancare né affetto, né attenzioni, né le hanno mai detto che fosse brutta, anzi. Ma ha fatto lo stesso una vita di diete e ginnastica senza divertimento, solo perché si vergognava di com’era.

    http://www.huffingtonpost.com/allison-tate/she-looks-just-like-you_b_3033392.html

  2. Poichè è così realistico, che ogni donna potrebbe identificarsi anche in una sola fase di questo “sidewalk”, la sua visione non è detto che generi sentimenti negativi. Si può dire che sia provocatoriamente positivo, soprattutto laddove riesca a far conseguire il risultato di una migliore coscienza dei condizionamenti che dall’esterno noi donne subiamo.

  3. Io di fronte a questo video provo disagio, ma non è quel disagio che provo, che ne so, di fronte a una brutta pubblicità: in quel caso associo il brand a qualcosa di negativo, sbagliato.
    In questo caso provo un disagio che viene da dentro, che potrebbe tradursi in qualcosa come “Che cos’ha il mio corpo che non va?”.

  4. io (forse coda di paglia) ci vedo una forte condanna e colpevolizzazione delle forme, le uniche felici sono quelle molto magre e/o senza forme.
    Non c’è riscatto da questo, in tutto il video.

  5. Io stranamente do al messaggio una connotazione positiva.
    Il cambiamento costante del nostro corpo è un dato di fatto; il ricavarne frustrazione non dipende solo da contingenze culturali (o presunte tali) – comunque rappresentate nel video – ma anche dal personale smarrimento di un ‘noi’ che non ci appartiene. È normale esserne travolte, se ogni dieci/vent’anni cambiamo fisico.
    Tuttavia abbiamo un alleato potentissimo: la solidarietà di altre donne. Non necessariamente che compiono il nostro stesso percorso; magari ci sono già passate, e rassicurano e permettono di accettare più serenamente la realtà del cambiamento.
    Non penso neppure sia una comunicazione rivolta solo alle donne: la riflessione su un corpo in costante divenire non è banale, e io ad esempio l’ho condivisa con mio marito che ha reagito stupito: “Non l’avevo mai pensata in questi termini”.
    Mi sembra una verbalizzazione di una sfida importante, e in quanto tale positiva.

  6. Ci sono due momenti nel video che mi hanno colpito particolarmente: il primo è quando la ragazzina vede un cartellone pubblicitario con delle figure di donne e comincia a variare il suo modo di camminare accordandolo a quello che pensa possa essere un modello; e l’altro, quando la donna malgrado,il cambiamento del suo corpo, si veste in maniera non proprio del tutto “consona” alla sua età, ma poi guardandosi allo specchio quasi si pente. Questo specchiarci di continuo in qualcosa di esterno: un cartellone pubblicitario con un corpo che non è il nostro, gli occhi degli uomini, uno specchio che rimanda la nostra immagine che ormai non è più quello che avremmo voluto che fosse o potesse essere. Grazie Serena per avercelo fatto conoscere.

  7. Sono d’accordo nel dire che mette addosso tristezza, l’inizio mi sembrava ricordare Fantasia 2000 e volevo quasi quasi mostrarlo a mia figlia… per fortuna l’ho guardato tutto prima 😉
    Mi sono identificata più o meno fino a quando la ragazza incontra un uomo, mentre la gravidanza e il post non sono state così negative per me.
    Stranissimo l’effetto della signora in età che sconvolge il vicinato cercando di essere attraente O.o
    La parte che mi ha risollevata un po’ è quella in cui la nonna si guarda allo specchio e sorride alla bambina : mi ha fatto venire in mente mia nonna che mi diceva, ormai 80enne, che quando si guardava allo specchio la mattina gli diceva “E tu chi sei?”

  8. È proprio difficile volerci bene e ricordarci che non abbiamo un corpo, ma siamo un corpo. Ecco cosa ho pensato. Facciamo fatica ad amarci. La milf un po’ colonna e appariscente mi fa molto ridere, io mi vedo proprio così

  9. Vogliamo ammettere che forse lo scopo del video è proprio quello di farci riflettere sull’oggettificazione della donna, attraverso il suo corpo, operazione che persino le donne fanno su loro stesse? Insomma se fosse una semplice provocazione?

  10. Concordo in gran parte con il commento di Caterina. Quando si descrive una donna, prima di tutto il resto si punta l’attenzione sul suo corpo, in positivo o in negativo.
    Un video del genere, con l’attenzione all’afflosciarsi o l’inturgidirsi di parti corporee con l’etá e l’effetto che produce presso gli uomini che osservano la donna, non sarebbe mai stato fatto per un uomo. Un po’ come in quel programma danese, in cui una donna completamente nuda e zitta veniva analizzata e giudicata da uomini completamente vestiti. Essi giudicavano personalitá e vissuto della donna giudicandone le parti corporee ma la voce di lei, la sua espressione intellettuale erano completamente assenti.

      • Il programma si chiamava Blachman. Qui il primo articolo che ho trovato (per dire che non me lo sono inventato 😉 ) http://sverigesradio.se/sida/artikel.aspx?programid=3940&artikel=5495409
        Traduzione:

        “martedí scorso c’é stata la prima del programma tv danese “Blachman” dove due uomini (completamente vestiti) seduti in divano commentano una donna completamente nuda che sta davanti a loro. Guarda il video se non mi credi.
        -Il corpo femminile ha sete di parole. Parole di un uomo- dice il conduttore Thomas Blachman che ha l’ambizione di cambiare l’impressione femminile di come l’uomo vede il corpo delle donne.
        Il programma ha giá avuto forti critiche, ma la redattrice Sofia Fromsberg non capisce perché la gente si senta cosí provocata. Lei pensa che sia stimolante discutere il corpo della donna che [normalmente] viene visto come oggetto sessuale oppure non se ne parla affatto.
        /Julia “

  11. Si parla solo di corpo. Tutto il resto, affetti, lavoro, passioni, non compare quasi per nulla. Avete fatto caso che le pubblicità di rimedi a problemi imbarazzanti sono sempre rivolte alle donne? Stitichezza, diarrea, pruriti, incontinenza… Le donne sono corpi. Gli uomini sono uomini

    • Mi hai fatto tornare in mente la prefazione di Pirandello ai “Sei personaggi in cerca d’autore” : il personaggio della Madre, a differenza degli altri, è descritto come privo di spirito, completamente passivo e quindi “come Natura”. E’ stata scritta nel 1925 però gira e rigira, sembra che siamo sempre lì.

  12. è da ieri che ci penso… Perché all’inizio mi sono identificata. Ma poi sono stata pervasa da un senso di nervosismo e tristezza. E non lo so se voglio condividere questa versione delle cose, o se invece voglio sperare che possa essere anche diverso di così, il difficile rapporto con la nostra fisicità.

    • In alcuni momenti ho pensato che ci sono anche momenti in cui ci sentiamo bene, vedi ad esempio in gravidanza, e che non deve essere necessariamente così cupo. Forse manca un po’ questo aspetto nel video.

  13. Concordo con Calenda, io che di anni ne ho 50 mi sono sentita più empaticamente vicina alla fase di declino e ti dirò, non mi ha fatto “senso” perchè ho cominciato ad accettare i cambiamenti legati alla menopausa. Il video mi ha portato a comprendere quanto sia delicato il nostro equilibrio di donne, perchè il nostro corpo si modifica spesso e non sempre quando siamo pronte a vederci diverse… un richiamo ad evolvere come donne 🙂

  14. Ho avuto la tua stessa reazione più o meno fino al momento in cui la bimba diventava adolescente, poi il video è diventato decisamente troppo cupo per me e non sono più riuscita a identificarmi. Forse anche perché non ho ancora raggiunto i 50-60 anni e non ho personalmente sperimentato la fase “MILF” a cui si accenna nel video. Certamente ha il merito di far riflettere, non è il video pensato per ricevere likes su Youtube.

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