Sicurezza, guida o controllo?

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Quando è una questione di sicurezza, e quando diventa controllo eccessivo? Fino a che punto è corretto mettere i nostri figli in guardia sui possibili pericoli, e quando si trasforma in terrorismo paralizzante? Quanto è giusto salvarli da possibili errori e quando diventa un attentato alla loro capacità di valutare i possibili rischi?

C’è una categoria di situazioni per le quali non è una questione di opinione, e sono quelle per le quali è una scelta tra vita e morte, di cui abbiamo cercato di parlare nel corso dell’estate. Queste includono l’uso del seggiolino o delle cinture di sicurezza, il casco in bici, pericolo di ustioni, o di soffocamento, per fare giusto qualche esempio.

Ma non è sempre così evidente. Vorrei riflettere con voi su quelle zone grigie, in cui non è chiaro quando da una questione di sicurezza diventa una questione di controllo sui nostri figli perdendo quindi un po’ di significato, e soprattutto l’occasione di trasformarsi in guida verso l’autonomia e crescita dell’autostima.

La percezione del pericolo è una cosa del tutto personale e che raramente si basa su solide statistiche. Per fare un esempio ci sono molte più persone che hanno paura di prendere un aereo ma non una macchina, nonostante un aereo sia infinite volte più sicuro di una macchina. Basta guardare alle statistiche del numero di persone che perdono la vita nell’uno e nell’altro per farsene un’idea.

Parlando di bambini, soprattutto i piccoli, la differenza di percezione di pericolo tra i genitori è estremamente varia. Ci sono quelli che a 18 mesi si arrampicano di corsa sulla scaletta dello scivolo da soli e quelli che vengono aiutati da un adulto fino ai 2 anni e mezzo. Quelli che corrono saltando tra i sassi nel bosco, in salita e discesa dai 2 anni, e quelli a cui viene costantemento gridato “non correre in discesa!”
Devo dire la verità quella del non correre in discesa mi lascia sempre interdetta.
Ma voi lo dite mai?

Io sono di quelle convinte che ai bambini debba essere lasciato il diritto di cadere, sbucciarsi le ginocchia, rialzarsi, e imparare sulla propria pelle che in discesa forse è meglio procedere con un po’ di cautela.
Quella di cadere, di sbagliare, di tentare qualcosa senza avere la voce del genitore sempre li pronta a dire “NO!” “FERMO!” “PIANO!” dovrebbe essere un diritto sancito dalle Nazioni Unite. Ehi, non sto dicendo che io ci riesco sempre a trattenermi, a volte mi scappa anche a me il consiglio non richiesto!
Gli svedesi mi hanno insegnato molto in questo campo. Rimanere un po’ in disparte per osservare e seguire prima da vicino, poi sempre più distante, quello che fanno. Pronti ad intervenire se c’è bisogno, ma senza opprimere con continue correzioni la loro traiettoria.
E’ difficile, difficilissimo.

Tornando al concetto di percezione del pericolo, poi a pensarci, il segreto è tutto li. Quando noi non siamo preoccupati, perché non pensiamo che sia pericoloso, riusciamo ad essere anche molto bravi come guide. Ad esempio quando insegnamo ai nostri figli ad andare in bicicletta. Non li abbandoniamo certo sulle due ruote dandogli una bella spinta e via. Corriamo accanto a loro con la presa salda, e poi piano piano, quando vediamo che hanno la situazione sotto controllo, li lasciamo andare.
I bambini a cui viene insegnato il concetto di sicurezza, invece (o insieme) alla paura, sono quelli che scalano le montagne più alte, che compiono le imprese più difficili.
Invece di dire questa cosa è troppo pericolosa e non puoi farla, e ripetere in continuazione attento a questo e a quello, proviamo a fermarci e fare un passo indietro.
Proviamo a chiederci: sta rischiando veramente la vita? Quale è la cosa peggiore che può accadere? Quali sono le sue possibilità di successo? Cosa posso fare per insegnargli a fare questa cosa in sicurezza?

Faccio un esempio semplice per spiegarvi cosa intendo. Pollicino ama andare sullo scivolo. Si arrampica sulle scalette, si siede in cima, e si butta giù. Solo che non riesce a mantenere l’equilibrio, e rischia di cadere di lato, soprattutto su quelli un po’ alti che non hanno i bordi laterali molto contenenti. Per me è difficilissimo non intervenire, e vorrei prenderlo di peso dallo scivolo per indirizzarlo su un altro gioco. Ma tanto so che lui tornerebbe sempre li, perché è quello che gli interessa in questo momento. Oppure potrei dirgli in continuazione che è pericoloso, che non può farlo da solo, che devo aiutarlo, insinuando in lui la paura dello scivolo, o peggio un senso di insicurezza personale per non essere capace di fare una cosa da solo che pure desidera fortemente. Per risolvere la questione ho deciso di insegnargli a scendere dallo scivolo da solo in totale sicurezza, solo con la pancia in giù invece che seduto. In questo modo si diverte lo stesso, e non è pericoloso.
Ecco questo era la mia piccola sfida di mamma ansiosa (ma ne ho anche altre!)

Facciamo un esercizio di autocontrollo collettivo.
Quale è la cosa che vostro figlio vuole fare in questo periodo e che voi ritenete assolutamente troppo pericolosa, ma a pensarci meglio non lo è?
Saltare sul letto, arrampicarsi su un albero, correre in discesa, camminare in un bosco, usare un coltello, attraversare la strada, lanciarsi in discesa con uno skateboard.

Proviamo a porci insieme queste domande e aiutarci a trovare una soluzione: sta rischiando veramente la vita? Quale è la cosa peggiore che può accadere? Quali sono le sue possibilità di successo? Cosa posso fare per insegnargli a fare questa cosa in sicurezza?

Vai con l’outing di gruppo!

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19 COMMENTI

  1. Io pensavo sarei stata una mamma ansiosa e invece mi sono scoperta tutt’altro che ansiosa… ma devo fare i conti con nonno, suocera e papà che sono superansiosi!
    Infatti questo articolo è finito casualmente sotto gli occhi del marito (che è peggiorata dopo che quest’estate abbiamo messo due punti in testa a Lorenzo!).

  2. Stranamamma, anche io mi sono comportata nello stesso modo per gli attraversamenti ed il Sorcetto è stato sempre diligentissimo. Anzi, forse è anche eccessivo sull’attraversamento delle strade e finisce sempre per sgridare me perchè pare che sia troppo imprudente!!!
    In effetti mi rendo conto che ora, a sei anni, saprebbe davvero attraversare la strada da solo con cognizione di causa… ma ovviamente per adesso tengo per me questa convinzione e non glielo faccio sapere!

  3. Io sono considerata soprattutto dai nonni (e te pareva!) una madre incosciente perché, pienamente concorde con Serena, assecondo molto la voglia di esplorare del Tato. Inoltre ho sempre pensato che visto che non posso impedirgli alcune attività (non ce la farei io a limitarlo) cerco di insegnargli dove stanno i pericoli. Per esempio lui non ha mai gradito dare la mano per strada, in compenso ama correre. Da quando ha iniziato a percepire il pericolo delle auto (intorno ai 2 anni) ho cercato di dargli una sorta di libertà condizionata: “puoi andare fino alla fine di questo marciapiede (oppure altro punto di riferimento) e poi mi aspetti, se non ti fermi mi dài la mano”. Ovviamente abbiamo iniziato in luoghi non molto rischiosi. A mano a mano abbiamo allungato il tiro. Ebbene, lui, il testardo, quello che non ascolta mai si è rivelato assolutamente diligente. Ora inizia a far attenzione anche ai passi carrai. Con i nonni che concedono tutto, ma prendendono di portarlo in giro per mano son sempre tragedie e piagnistei. Ho anche notato che bimbi molto più tranquilli del mio cui la madre dice in continuo di fare attenzione sono molto più incoscienti del mio per quanto riguarda i pericoli veri.

  4. @Serena: sicure di fare la cosa giusta? Io la prima volta che la piccola è caduta dal letto ho pianto mezzora, dopo qualche minuto lei piangeva probabilmente perché piangevo io…diciamo che in media tendo per natura a essere “sprovveduta”, come dice giustamente Daniela, ma almeno nel mio caso l’eterno senso di colpa è sempre in agguato.
    La questione è che se penso ai mille modi + 1 che un bambino ha di farsi (seriamente) male resto paralizzata, quindi si va un po’ di incoscienza incrociando le dita 😉
    Buona giornata a tutti!

  5. Io generlamente lascio fare. Penso di essere una di quelle mamme un po’
    sprovvedute. Ecco, secondo me i bambini hanno in tutto un senso di autoregolazione, come per il cibo. Sul cibo tutti ne parlano, sul resto ci fidiamo meno. Io penso che se un bambino è lasciato relativamente libero di scegliere, si autoregola.
    E qui mi spiego. Ovviamente non lascio che mia figlia cammini sull’orlo di un burrone, o che salga sul davanzale della finestra, anzi, qui sta la mia paura, abitiamo al quarto piano, solo a vederla affacciarsi a una finestra mi fa venire paura! Però poi se ci penso, se c’è un burrone lei si ferma indietro, perché ha paura, alla finestra si allunga, per guardare, e non va più in là, perché ha paura. Ovvio.

    Ora, se un bambino è lasciato libero di avere paura (e non “ma dai, ma non fare il fifone, ma lo fanno tutti!) e anche di provare (invece del “piano, fai piano, ti farai male, piano che cadi!”) imparerà a far coincidere le due cose.Mia figlia non è una bimba tranquilla, ma non ha iniziato ad andare in piedi sull’altalena prima di sentirsi sicura, stessa cosa per le arrampicate, insomma, lei mi chiede “posso?” e io le dico “se te la senti si”, e le prime volte sono lì, perché magari la sicurezza c’è ma la mano ferma no, poi va da sola. Certo che tra domanda e risposta c’è quel secondo per sbirciare bene che il pericolo non sia troppo alto. Ma devo ammettere che mai e poi mai ho dovuto dirle “no non puoi” per motivi di sicurezza.

    Ecco, siamo andate in piscina qualche giorno fa e mi ha provato quel che voglio dire: scivolo dei grandi in vasca dove non tocca (e lei non sa nuotare e non vuole imparare). Le hanno chiesto se voleva andare (con un grande) e ha detto di no. Poi ha guardato, e riguardato, e non era convinta. Poi ha visto un bimbo. Avrà capito che era alla sua portata. Ha voluto provare ma tenuta in braccio da me e con i braccioli. Dopo qualche giro, studiato l’impatto all’arrivo, la velocità e tutto il resto, ha voluto provare ma solo con noi a fondo scivolo pronti a prenderla. Dopo 15 minuti appena la guardavamo.

    Ecco, credo che questo sia un po’ l’autoregolazione che hanno in tutto, col cibo, col sonno, se noi non li influenziamo troppo (spanventandoli o spingendoli a superare i loro limiti) sono loro a testare il terreno per primi. E in questo ovviamente sono più bravi tanto più sono grandi, ma lo vedo anche nella gnoma piccola, che studia ogni scalino nuovo, e lo fa e rifà, prima mettendo le mani in terra, poi allungando la mano a qualcuno per farsi aiutare, e solo quando è sicura prova da sola, che prima saliva lo scalino dello scivolo dandoci mano, poi ha provato da sola ma con qualcuno vicino, che ancora ora non sa scendere da sola, e allora si siede e allunga le mani e ci aspetta, non si butta! Certo, noi siamo lì per conto nostro, basta un piede messo male e vola giù, ma siamo lì per correggere gli errori, non per scegliere cosa può fare e per cosa non è ancora pronta.

    Chissà se mi sono spiegata 😀

    • @Daniela ti sei spiegata benissimo, e hai fatto una splendida analisi. Grazie!
      Però mi fate un po’ paura tutte quante così sicure di fare la cosa giusta, e di essere bravissime a concedere lo spazio necessario all’indipendenza. Io ho sempre pensato di essere brava, e decisamente poco ansiosa, però poi a volte crollo sul confronto con gli altri, e devo dire mi succede più spesso con gli svedesi, e mi ritrovo ad essere più apprensiva di loro 😉

  6. Io, persona ansiosa per definizione, mi scopro sempre di più madre non ansiosa. Non ne comprendo io stessa il motivo: la spinta a lasciarlo andare è sempre superiore a quella a trattenerlo…
    Il Sorcio, perciò, ha sempre fatto molto e presto. Non riesco a rispondere alla domanda di Serena… non mi viene in mente una cosa che lui vuole fare e che non si trovi un modo accettabile per fargliela provare…
    Il Sorcio, poi, è incredibilmente un tipo molto prudente, capita che sia lui stesso a provare qualcosa e poi a ritirarsi di buon grado se non si sente sicuro.

    Comunque sul correre in discesa mi unisco al coro: ho visto certe corse per certe discese che davvero facevano venire i brividi…

  7. Bellissimi entrambi i post!
    La mia Piccola Peste non è molto prudente (il prossimo che mi dice che le femmine sono più tranquille…), a poco servono i “piano!”, non li sente proprio.
    Io, in generale agitata per molte cose, in questo sarei per un approccio soft, del tipo “lasciamo che ci sbatta il naso”. In senso letterale: l’altro giorno si divertiva a far ondeggiare il seggiolino dell’altalena (di plastica). Ho provato a distoglierla ma non mi ha dato retta, col risultato che l’altalena le è arrivata in faccia.
    5 minuti di pianti e un labbro un po’ gonfio. Mi sono sentita un po’ in colpa (anche perché ti dicono: ecco, non sei stata attenta!), però adesso ha imparato e mette le mani davanti.
    Sarà che ricordo quando ero piccola io, se mi dicevano “attenta” era la volta che cadevo di sicuro…certo su altre cose sono più apprensiva, in particolare ho molta paura che batta la testa o che mi scappi per strada (anche perché non dà la mano).
    Adesso a 22 mesi siamo entrati nella fase “vediamo se riesco ad arrampicarmi”, a volte ho un tuffo al cuore quando la vedo in bilico aggrappata al copridivano o con un piede sull’inferriata del soggiorno (che somiglia a un bellissimo quadro svedese a misura di bimbo). Vedremo quando prenderà confidenza con le scale, credo che lì perderò gran parte del mio aplomb!

  8. hihihi, grazie mille!!!! mi sa che questi dubbi ci accomunano veramente, io sono una di quelle che spesso prende un pochino in giro le mamme che al parco insistono per rimettere il berrettino al bimbo che lo perde per la millesima volta, o che sono sempre lì, a dire “non fare così” anche se il “pargolo” ha magari dieci anni, però alla fin fine, non è che sia così diversa da loro… solo che riesco (almeno spero) a non esagerare, anche se la voglia di fermarli o di vietare rimane… e mi sa che peggiorerà con il tempo, quando non si tratterà più di fare solo un giro in bici, ma, per esempio, di uscire con le amiche il sabato sera, o di andare in vacanza all’estero, ecc….!!!

    • Grazie mammaemigrata! Andate a leggere quello che ha scritto mammemigrata, che è proprio quello che intendevo. Quel momento di pausa tra la richiesta di fare qualcosa e la risposta e il ragionamento che facciamo nel frattempo. E’ tutto li.

  9. @Serena: No, infatti, come sempre il trucco è prevenire!! La cosa funziona solo se glielo dico PRIMA che inizi la discesa! 😀

  10. beh, cose che mi spaventeno proprio sono appunto le posate e quando si avvicina ai fornelli. Li’ intervengo duramente. E quando si avvicina alle altalene con altri bambini che dondolano e possono colpirla (di quello non ha proprio la percezione del pericolo). E adesso stiamo inserendo la regola ferrea che per camminare per strada bisogna dare la mano a un adulto. Per il resto se fa qualcosa di azzardato cerco di avvicinarmi con calma e la aiuto a farlo (scale e scalette, mettersi in piedi sulle sedie, cose cosi’). Cerco SEMPRE di avvicinarmi con calma e le chiedo se posso aiutarla, spero di mantenere questa buona abitudine.
    Ma come tu ben sai io per tutto quello che riguarda attività fisiche all’aria aperta sono molto aperta, anzi voglio che le faccia. E’ li’ che spesso ho da discutere col Prof. D’altra parte il mio motto preferito (dal fumetto di Calvin e Hobbes, che consiglio a tutti) e’ “se le tue ginocchia non sono verdi alla fine della giornata, dovresti seriamente riconsiderare la tua vita”…

  11. Ahhh, con questo post mi inviti a nozze!! Ripensandoci, forse dovrei andare su genitorisbroccano….
    Si, perche’ il mio problema e’ la differenza di percezione del pericolo fra me, TopaGigia e il Prof (ecco, trovato soprannome per il TopoPapa’). Io mooooolto rilassata (a volte anche troppo, ma tu Serena che mi conosci bene lo sai gia’ da anni), TopaGigia sempre di corsa ma incredibilmente attenta a quello che fa, e il Prof piuttosto ansioso, e quel che e’ peggio ansioso in modo incoerente.
    Comunque, tornando sull’argomento stretto, proprio ieri abbiamo insieme urlato a TopaGigia di non correre in discesa. Pero’ abbiamo delle attenuanti: lei ha neanche 16 mesi, corre in modo piuttosto dinoccolato e incontrollato, guarda indietro mentre si scapicolla e ha questa bella discesa al parco fatta di terriccio duro e tanti bei sassetti spigolosi sopra, di quelli che se ne becco uno grandino vado giu’ pure io. Poi fa caldo e lei rigorosamente in calzoncini. Comunque, nel prato coperto di erba e anche pieno di buche puo’ correre quanto vuole, anche in discesa.
    Si, poi ha scoperto le posate e i coltelli sono bellissimi. Anche le forchette, le nostre, quelle belle appuntite che lei maneggia tipo majorette. Quando se ne impossessa con velocita’ ultrasonica, cerchiamo di sostituirle con le sue, belle arrotondate.
    Avevamo qualche problema anche coi gradini, nel senso che io glieli facevo provare e il Prof no, ma sono riuscita a portarlo sulla retta via. Ieri al parco ha salito da sola tutta la scaletta dello scivolo, con varie tecniche (mani sui corrimano salendo di lato, che non ci arriva a toccare entrambi i corrimano, una mano sul corrimano e l’altra che mi cerca disperatamente, mani sui gradini superiori etc), ma il Prof non c’era…
    Sullo scivolo va quasi da sola, fa ancora un pizzico di fatica a lanciarsi. Spesso io le tengo solo una mano, ma ce ne stiamo lentamente liberando. Non vorrei spaventarti, ma io da piccola a pancia in giu’ sono finita per terra di faccia, e non e’ stato bello.
    Ah, una riflessione sul “di necessita’ virtu'”: al nostro parco si erano rotte le altalene dei piccoli, ne erano rimaste solo due senza protezione. Bene, prima in braccio a uno di noi, poi seduta da sola con me che le tenevo le mani sulle catenelle, TopaGigia ha imparato ad andare sull’altalena dei grandi gia’ a 13 mesi, nel senso che si regge da sola e io la spingo senza tenerla. Certo, non forte, ma la spingo e non la tengo.

    • @Barbara così non vale, devi dirci qualcosa che per te è difficile accettare. Sono certa che puoi trovarla 😉 Comunque il papà più ansioso della mamma è abbastanza diffuso, e anche noi rientriamo nel quadro. Però ho notato anche che l’ansia riguarda campi un po’ diversi e normalmente ci si compensa all’interno della coppia. Per lo scivolo a pancia in giù hai ragione, ma verifico che sia uno di quelli con l’arrivo rallentato. Però mi ricordo la mia nipotina fare un volo da seduta cadendo lateralmente e…per fortuna è andata bene, ma ce la siamo vista brutta. E qui si rientra nel discorso della nostra percezione del pericolo,che dipende totalmente dall’esperienza personale.

  12. Con mio figlio (2 anni e mezzo) ho un pò il problema opposto: riesce con sicurezza a fare cose un pò “pericolose” tipo salire lo scivolo al contrario o saltare sul letto o arrampicarsi su qualunque cosa, ma essendo concentrato ed essendo una cosa che in quel momento attira la sua attenzione, so che ci riuscirà. Il problema è quando stà tranquillamente camminando (raro) o correndo che per lui sono solo momenti di “transizione” tra un’attività e l’altra per cui non è concentrato, quarda in giro, quarda indietro e SPUMM!! Cadrà in questo modo una decina di volte al giorno, ha le ginocchia completamente scartavetrate. Io sono una di quelle “non correre in discesa!!!” dopo che s’è spaccato il labbro e uscito sangue al naso DUE volte, è più forte di me. In sua difesa devo dire che dev’essere una cosa genetica perchè anch’io ho questa tendenza…:PP

    • @LaDistratta a distrazione anche il Vikingo non è affatto male. Le sue gambe le chiamiamo le cartine geografiche, visto che sono tappezzate di lividi per tutta la lunghezza. Il problema non è il fatto che uno gli dica di non correre in discesa, quanto piuttosto il fatto di urlarglielo mentre sono già in piena corsa, e puntualmente non funziona mai. Cioè mica mi dirai che tuo figlio quando gli dici così ti ascolta e non corre vero??? 😉

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