Siamo stanchi del nostro ruolo

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Siamo spesso stanchi di ripetere azioni e pensieri del ruolo sociale o familiare anche abbiamo. E se il riposo consistesse nell’assumere, per qualche ora, il ruolo dell’altro?

La stanchezza è quella cosa che abbiamo tutti anche se quando arriva ciascuno pensa di essere l’unico ad averla, e che la sua è la più grande; ma le stanchezze non sono comparabili, purtroppo. Quante discussioni nascono tra chi è stanco nel corpo per aver lavorato usando schiena e arti, e chi è stanco perché è stato in tensione tutto il giorno; tra chi è stanco per la noia di giornate sempre uguali e chi è stanco perché non trova una routine; tra chi è stanco perché non ce la fa più e chi è stanco di farcela sempre. E aggiungiamoci pure quanto fa sentire più stanchi il fatto che altri, intorno, non siano affatto stanchi, o non stanchi quanto e come noi.

Foto di Melinda Young Stuart utilizzata con licenza CC
Nell’economia familiare la stanchezza si prende più spesso la sera della mattina, e più spesso i grandi invece dei piccoli. Forse per questo spesso si sente parlare del diritto di essere stanchi, come se a qualcuno fosse negata questa possibilità, mentre invece è il riposo a essere negato. Ed è quello che succede quando non si comprende la stanchezza altrui: potremmo mai immaginare serate nelle quali le stanchezze si compensano a vicenda? Il tempo del lavoro e della scuola ci costringe a un finale di giornata comune e affaticato, la casa diventa il contenitore delle stanchezze mentre invece dovrebbe essere il luogo nel quale vengono fatte passare. Per esempio con l’impegno di ciascuno ad aiutare l’altro in ciò che è stanco di fare. Chi ha ragionato tutto il giorno usi le braccia; chi ha la schiena dolente si sieda a fare i conti. Chi ha studiato duramente si rilassi con un hobby costruttivo; chi ha gestito persone turbolente venga lasciato solo a svagarsi.

Potrebbe essere un interessante momento di scambio dei ruoli. Sì, perché la relazione genitoriale è anche una relazione con la stanchezza: spesso i ruoli stereotipati assegnano anche stanchezze tipiche, nelle quali ci si riconosce, che fanno parte di ciò che riteniamo “essere padre” (o anche “essere madre”) e scopriamo che non le vogliamo abbandonare, perché ci identificano. Siamo davvero disposti a non essere noi a occuparci dei conti di casa, per invece stirare? Sarebbe logico, dopo una giornata sedentaria davanti al pc del lavoro. Desideriamo davvero mollare la cucina per aiutare nei compiti, visto che abbiamo la mente più fresca di tutti a quest’ora, oppure la stanchezza dei fornelli ci rilassa più di altre cose?

A ben guardare il riposo spesso è solo un’altra attività, forse non meno stancante di quella “principale”. Semplicemente, ci libera da un ruolo nel quali siamo più costretti per assumerne un altro che abbiamo scelto. Riusciamo a far coincidere il nostro riposo con quelli degli altri sotto lo stesso tetto, e spenderlo in attività liberatorie della fatica precedente? Allora sì che la stanchezza non sarebbe più neanche nominata, da nessuno.

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2 COMMENTI

  1. spesso mi sento proprio così: stanca morta ed esaurita del mio ruolo di mamma all’interno della nostra famiglia. Vero è che la rabbia e la frustrazione cresce quando mi rendo conto che “è così”, nel senso che è un ruolo che, in gran parte, ho scelto io, con le condizioni e le conseguenze che ne conseguono. E’ tanto faticoso. Tanto. Ma credo che non ci sia soluzione. Vorrei smetterla però di fare un errore: prendermela con gli altri membri della famiglia per questo…:(

  2. Bellissima teoria, ma non so quanto realizzabile.
    Però mi hai dato punti di riflessione importanti.

    Anche se a leggerti mi ha assalito la stanchezza preventiva all’idea dei compiti infrasettimanali 🙂

    Ciao
    V

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