Sì, sono tutti suoi!

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Il nome del blog è geniale e azzeccatissimo: “Sì, sono tutti miei!” invoglia chiunque a scoprire quanti sono esattamente… Ve lo dico io: Cristina è mamma di 5 bambini dagli 11 ai 2 anni e da poco ha saputo di aspettare il sesto!
E se, come dice giustamente Polly, alla boa del secondo figlio si fa di necessità virtù e l’autonomia dei figli e la collaborazione di tutti diventano pilastri fondamentali la salute mentale della famiglia, io ho voluto sapere da questa mamma come fa. Ma soprattutto come riesce a fare tutto col sorriso…

Ci racconti la vostra scelta di avere una famiglia molto numerosa?
A dire il vero non si è trattata di una scelta “a priori”. Quando ci siamo sposati, non avevamo in mente altro che iniziare la nostra vita insieme, ma non ci eravamo fatti immagini particolari di come sarebbe stato. Certo, sapevamo di condividere il desiderio di accogliere i figli che sarebbero arrivati, ma non avevamo mai parlato esplicitamente del numero. Tra l’altro, tutti e due siamo figli unici!!
A dire il vero, comunque, durante la cerimonia, il sacerdote ci ha chiesto esplicitamente quanti figli avevamo intenzione di generare, e inaspettatamente (per me) mio marito ha fatto “sette” con le dita. Ai tempi ne avevamo riso, ora comincio a pensare che fosse profetico (o forse, visto che ci siamo sposati in un santuario mariano, la Madonna l’ha preso sul serio!!).

Da mamma, spesso esaurita, di due bambini ti chiedo: come fai con cinque (quasi sei)? Che organizzazione serve per non stramazzare dopo una giornata così “affollata”?
Tantissime volte mi sento chiedere “ma come fai?”. Ultimamente ho iniziato a rispondere: non ce la faccio. Nel senso che, anzitutto, quasi tutte le sere stramazzo nel letto (mio marito – quel sant’uomo – dice che mi addormento mentre appoggio la testa sul cuscino, non appena la appoggio, proprio durante il tragitto). Poi, come racconto nel blog, la sorpresa quotidiana sta proprio nel constatare che non si tratta di una mia capacità, ma la realtà è veramente amica, e meno la temo, meno mi difendo (meno ho paura di fare fatica), e più le soluzioni alle varie problematiche si presentano, per così dire, da sole.
Poi, certo, nel tempo abbiamo sviluppato quelle che io chiamo “abitudini virtuose” (tipo apparecchiare la tavola per la colazione la sera prima), che ci permettono di non sprofondare nel caos. Ma questo è molto più semplice di quel che sembra, anche perché ai bambini è molto utile la regolarità, li rassicura e li mantiene sereni.
Non posso non dire, infine, che sono stata benedetta con dei figli davvero bravi, molto obbedienti e pronti ad aiutarmi. Essere in tanti aiuta a guardare l’essenziale, e probabilmente loro, che ne sono “costretti” fin da piccoli, lo sanno fare meglio di me!

Il titolo del tuo blog è indicativo delle risposte che dovrai dare più spesso: quali sono le domande più particolari che ti hanno fatto? (io per esempio da crassa ignorante ti chiederei se siete miliardari o se la vostra macchina è un autobus…)
Oltre alla classica “sono tutti tuoi?”, la prima domanda che mi viene sempre in mente (dopo il “come fai?” di cui sopra) è: “ma non avete la televisione?”. Effettivamente, noi abbiamo staccato l’antenna tanti anni fa. Però, quando me lo chiedono, mi domando sempre se davvero chi ha la televisione riesce a farsi distrarre tanto da non ricordarsi più della moglie (o del marito). A noi non accadrebbe comunque.
Una mamma, mentre eravamo in fila dal pediatra, mi ha fatto proprio ridere, chiedendomi: “ma non usate niente?”. Volevo rispondere: “più che usare, condividiamo!”. Ci sono le domande sulla macchina (no, non abbiamo un pullmino, giriamo con due macchine – con quel che costa di questi tempi!!).
Quelle di natura economica: “come fate a mantenerli tutti?”. C’è una intera sezione del blog sui consigli di contabilità domestica, perché davvero non navighiamo nell’oro.
Però nessuno mi ha mai chiesto: “ma siete contenti?”. Forse si vede così tanto che non c’è bisogno di chiedere…

Come fai a dare spazio alle esigenze e alle attitudini di ogni figlio?
Questa sì che è una bella domanda, soprattutto è la domanda che mi faccio sempre io. Cerchiamo sempre, io e mio marito, di ritagliare qualche momento “uno a uno”, secondo le età e le inclinazioni di ognuno. Che sia andare a fare la spesa, fare qualche commissione, giocare, disegnare, o semplicemente fare due passi. Certo, ogni giorno ascolto molto, e per fortuna ho di mio una grande memoria (anche solo per i compiti, i fatti accaduti a scuola, le amicizie, le preoccupazioni…). Ovviamente non arriviamo a “fare tutto”. Spesso sbagliando, come tutti, cerchiamo però di non tralasciare nulla di quello che ci sembra davvero importante, soprattutto di importante per loro.
Penso che dentro ad ogni “desiderio” puntuale (quando mi chiedono di comprare qualcosa, di fare qualcosa insieme, di andare da qualche parte) stia una esigenza più profonda, che condividiamo tutti quanti: l’esigenza della realizzazione di sé. L’avere spesso risorse limitate, invece che costringerci ad “accontentarci”, fa emergere, quasi come sorpresa, che i nostri desideri sono davvero più grandi. Così impariamo a guardare all’essenziale, non come a qualcosa di meno di quello che potremmo avere, se i figli non fossero così tanti, ma come una vera liberazione dalla schiavitù delle nostre “voglie” (e qui parlo per me esattamente come per loro). A questo livello, onestamente, io sto imparando più di loro.
Tra l’altro, guardando così le cose, ci stiamo accorgendo che sempre più spesso riusciamo ad avere davvero quello che desideriamo, perché non siamo “ingombrati” dalle soddisfazioni di poco conto.

– di Chiaradinome

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20 COMMENTI

  1. Mi fa davvero piacere trovare la storia di Cristina anche qui: come le ho già detto altrove, seguo la sua storia con affetto, nell’attesa, sempre, che un piccolo miracolo (sarebbe un secondo figlio, suvvia, non mi sembra di chiedere troppo…) avvenga anche a casa nostra.

    Un sorriso

    Grazia

  2. La chiusa finale della tua intervista è praticamente la mia filosofia di vita da sempre, anche se purtroppo io di figlio ne ho soltanto uno.
    Cristina, posso dirti che ti stimo a livelli inimmaginabili? Complimentissimi a te e ovviamente lodi lodi lodi e squisitezze alla Bogo che ci ha consentito di conoscerti.
    Stamperei queste meravigliose perle di saggezza e le trasformerei in volantini da distribuire in giro. A caso, ma anche no. Ad alcune persone in particolare andrebbero appiccicate sulla fronte, anche se dubito che riuscirebbero a coglierne il significato. I miracoli sono eventi nei quali, francamente, ripongo scarsissima fiducia.

  3. Che bella testimonianza! Grazie! io ne ho “solo” 4 e a volte mi sento davvero stanca, ma è vero tutto quello che dici, soprattutto che nonostante la fatica è vero che ci si ritrova contenti così come è vero che non te lo chiede mai nessuno (ma forse è dietro il famigerato “ma come fai”?) forse perché si vede…E poi la forza ti arriva perché ti rendi conto di quale dono immenso hai ricevuto. Mi ha colpito molto la frase: “Penso che dentro ad ogni “desiderio” puntuale (quando mi chiedono di comprare qualcosa, di fare qualcosa insieme, di andare da qualche parte) stia una esigenza più profonda, che condividiamo tutti quanti: l’esigenza della realizzazione di sé. L’avere spesso risorse limitate, invece che costringerci ad “accontentarci”, fa emergere, quasi come sorpresa, che i nostri desideri sono davvero più grandi. Così impariamo a guardare all’essenziale, non come a qualcosa di meno di quello che potremmo avere, se i figli non fossero così tanti, ma come una vera liberazione dalla schiavitù delle nostre “voglie” (e qui parlo per me esattamente come per loro). A questo livello, onestamente, io sto imparando più di loro.” perché esprime molto bene quello che non avrei saputo descrivere, e me lo fa anche comprendere meglio. Grazie ancora!

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