Si. Può. Fareee!

2

 

Correva l’anno 2007… (ma sì, facciamola concisa)

Il 6 dicembre di dodici anni fa infestavo l’Internèt con il mio primo post. Pensai che il blog fosse un buon sistema per promuovere la mia “antiguida al mestiere di mamma”. Auto pubblicai gratuitamente quel libro per gioco, i temi erano ancora pioneristici: i marmocchi non nascono con il libretto delle istruzioni attaccato al cordone ombelicale, santo subito Donald Winnicott e la sua madre “sufficientemente buona”, essere stanche non è peccato mortale.
I figli sono spesso piezz ‘e carogna più che ‘e core. “Raccontarlo anche in un blog, ma si potrà?”, mi chiesi. SI. PUÓ. FAREEE! fu il verdetto. E lo feci, con gli occhi spiritati di Gene Wilder in Frankstein Junior, quel lontano giorno sul Web. Dieci minuti dopo, ricevevo il primo commento. Fu allora che scattò la magia: qualcuno poteva leggere e confermarmi che quella determinata cosa succedeva anche a lui /lei in tempo reale. (!!!)

Oh, oggi fa ridere un sacco. Ma ai quei tempi, signoramia, là intorno era tutta campagna. In mezzo a quella verde prateria, eravamo ancora alieni all’immediatezza di Facebook. Twitter era un bimbo che si succhiava il pollice, Instagram e i suoi derivati dovevano ancora nascere, si ringraziava sempre per una visita ricevuta, il blog aveva ancora il senso di valvola di sfogo.
Mi sentii un po’ come la donna che scopre la ruota; non sapevo bene come utilizzarla, ma intuii che quella forma circolare mi avrebbe condotta altrove. Dal mio piccolo blog sarebbe scivolata via presto la mera intenzione promozionale, la voglia di confrontarsi con altri genitori avrebbe preso il sopravvento.

Come ho scoperto Genitoricrescono?

Mio figlio aveva circa cinque anni, dovevo sapere se l’universo nascondesse altri esemplari della sua specie. Ebbi la risposta grazie a questo post datato 2009: Il mio bambino amplificato. Non custodiva formule magiche per arginare un livello di energia tale da sentirsi perennemente investiti da un esercito di ruspe, ma il conforto di non aver partorito un marziano. Mi innamorai del sito per vari motivi: le tematiche, ad esempio le differenze di genere, in un periodo in cui ancora se ne parlava poco e niente, e la cifra distintiva di Genitoricrescono, che è sempre stata quella di raccontare esperienza, senza nessuna pretesa di sporzionare il concetto del leggete e fatelo tutti. Funzionerà!

Come è nata la collaborazione

Telefonata di Silvia:

– Lu’, la cureresti una rubrica di recensioni di libri per bambini?
– Io?
– No, dico a un’altra che sta a passa’ pe’ strada adesso…Tu, certo!
– Oh!
– Eh.
– Ma senti un po’, e se lo facessi insieme ad Alessandro? Sai una cosa tipo doppia intervista? Proviamoci, dai. Vediamo se funziona. E se lui si diverte, continuiamo.
– Eh!

Ecco il messaggio che mi ha scritto quando lesse in anteprima il nostro primo lavoro in tandem: “Sto piegata in due dalle risate per la recensione di Superboy… Posso tagliare del tutto la tua, anzi, revocarti l’incarico? Lui è pure più figo! E’ perfetta! La tua non la leggerà nessuno, hi hi hi”.

Il trucco del suo essere “speciale” era arrivare laddove io non avrei mai potuto, anche impegnandomi al massimo. Non si impegnava, infatti. Era così e basta: perfetto in quanto bambino, qualsiasi suo collega sarebbe riuscito a fare altrettanto. Ero la sua dattilografa: ci mettevamo davanti al pc e gli dicevo: – Ok, marmocchio. Dimmi cosa ne pensi del libro. Lui parlava a raffica, con assoluta spontaneità. Io trascrivevo senza correggere una virgola. Ecco perché questa cosa funzionò benissimo per quasi cinque anni.

Cosa mi ha dato “la rubrichètta”

Al di là del divertimento reciproco, emergeva da ogni nostra recensione insieme al nostro amore attento per la lettura, senza un briciolo di retorica posso affermare che “la rubrichètta” – come l’ho sempre definita io – è stata l’esperienza più arricchente mai vissuta con mio figlio. Alessandro aveva otto anni e una manciata di mesi quando iniziò la nostra comune avventura sul Web, io avevo l’autostima azzerata a causa di una brutta faccenda professionale; un progetto in cui mi ero impegnata con tutte le mie energie, si rivelò una gran fregatura. L’amaro in bocca per tutto quel lavoro buttato al vento mi è rimasto in bocca a lungo, rialzarmi da quello smacco fu faticoso. Altre vicende più gravi mi destabilizzarono poco più avanti: due lutti in famiglia e una serie di problemi collaterali che affrontai con la massima positività, con forza e il sorriso sempre stampato sulle labbra. Troppo sorriso, forse. Quel volermi tenere a galla a tutti i costi contribuì a spezzarmi le ossa.

Mi rimisi in sesto grazie (anche) alla rubrichètta.  Ci fece un gran bene questa esperienza di recensori. Alle problematiche più o meno complesse di quel periodo, se ne aggiunse un’altra: il mio “ragazzo” manifestava chiarissimi segni di pre adolescenza e aveva poca voglia di condividere il suo mondo con mammà. I libri rappresentavano il nostro punto d’incontro, la nostra isola privata in una vita che ci assorbiva già in direzioni diverse. Un bimbo di otto anni in pre adolescenza? Può accadere, con buona pace delle rigide tabelle di marcia. Alla soglia dei suoi quindici anni posso affermare, con poco scarto di errore, che abbia sparato tutte le sue cartucce migliori in quel periodo. Magari nasconde una granata a tradimento sotto il mucchio delle felpe sporche, quelle che “Sììì, ma’. Mo’ le metto nel cestone, un attimooo!”. Non saprei e preferisco ignorarlo. Amo le sorprese.

Il 6 giugno 2012 uscì la nostra prima recensione: I Supereroi non bevono il brodo , titolo in tributo a Superboy, il nickname del mio bambino. La rubrica appagava la sua esigenza di incanalare l’energia in qualcosa di extra curriculare, qualcosa che gli piacesse quanto lo sport e il suo adorato origami. Innamorato da sempre dei libri, era orgogliosissimo di quell’incarico. Aveva una luce speciale negli occhi, tutte le volte in cui leggeva i commenti di chi passava a farci un saluto. Si divertiva a travestirsi qualora il libro si fosse prestato allo scopo, gli proposi di farlo per aggiungere un tocco speciale al nostro “lavoro”. Un piccolo Carnevale.

La nostra ultima recensione

Il 24 febbraio 2017 abbiamo salutato Genitoricrescono con una graphic novel: La compagnia dei soli . Alessandro aveva perso spontaneità. Non amore per la lettura, ringraziando il cielo continua a divorare libri. Semplicemente era cresciuto, mi accorsi che la rubrica non era più un gioco per lui, si era trasformata in una sorta di dovere.

– Ale, tesoro? Sei stanco di fare questa cosa?
– Ma no, mamma. Mi piace tant…
– Ale?
– Un pochino, forse. Sì, non saprei…E’ che mi dispiace tanto, sai?
– Di essere cresciuto? Guarda che succede, eh!

Succede, naturalmente.

Prova a leggere anche:

2 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO