Sexting: mostrarsi o svendersi

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sextingStiamo seguendo Navigare Sicuri di Telecom Italia, un progetto di cui abbiamo spiegato le finalità e i temi in questo post.
Gli argomenti affrontati in questa campagna di informazione sono di grande importanza per tutti coloro che frequentano abitualmente la rete e lo sono ancora di più per i ragazzi, che, pur avendo tutti gli strumenti cognitivi per navigare, possono non aver ancora ben sviluppato quelli emotivi.
Al centro del progetto, dunque, c’è la costruzione e cura della propria identità in rete e sui social network, un tema centrale per i giovani che si affacciano al web e iniziano a interagire nel mondo social.

Vorremmo approfondire, uno per uno, i temi proposti, iniziando dal Sexting, che ben si integra con il nostro tema di questo mese e con il modo di apparire in rete che ciascuno si costruisce.

Il sexting è la pubblicazione e lo scambio di immagini personali, video o foto, a sfondo sessuale, di solito realizzate con un cellulare. E’ una pratica in rapida diffusione tra giovani e giovanissimi (le campagne di informazione infatti si rivolgono ai ragazzini della scuola media, per comprendere come la fascia d’età interessata sia estremamente bassa).
L’invio di foto di sé nudi o in atteggiamenti sessualmente espliciti, avviene per sfida, per trasgressione, per accondiscendere alle richieste di amici o di conoscenti, anche incontrati via web, ma anche per autocompiacimento, per necessità di adrenalina. Ma può avvenire anche per ricavarne del denaro.

E’ sempre capitato che i ragazzi cercassero un modo per mettere insieme qualche soldo in più di quelli elargiti dai genitori. Ed è sempre capitato che trovassero modi leciti e meno leciti, mettendosi a volte in qualche guaio.
La differenza, oggi, sta nel fatto che i “guai” in cui possono mettersi sono estremamente più diffusivi e che i ragazzi sembrano aver sempre più bisogno di soldi. Una delle esigenze “primarie” è il credito telefonico: più si ha disponibilità di smartphone, più si ha necessità di “mantenerli” attivi.
Da questa necessità indotta, nasce una pratica piuttosto inquietante: ragazzini e ragazzine “vendono” on-line foto delle loro parti intime, in cambio soprattutto di ricariche telefoniche.

Il tutto avviene certamente con troppa leggerezza.
Dati più completi si possono leggere in una ricerca su minori e sexting svolta da Save the Children.
Il 4% di ragazzini e ragazzine italiani fra i 12 e i 14 anni dichiara esplicitamente di inviare spesso fotografie di sé nudi o in pose sexy. Percentuale che sale all’8% fra i 15-17.
Se poi si chiede a che età si è inviato il primo messaggio un po’ osé, con sottintesi e riferimenti sessuali, le conferme fioccano e le percentuali salgono: ben il 47% dice di averlo fatto tra i 10 e 14 anni, gli altri dai 15 in su.
Lo scambio di immagini o video personali a contenuto sessuale sembra essere un fenomeno piuttosto diffuso (fra gli amici) secondo il 22% degli intervistati, percentuale che scende al 17% per i giovanissimi (12-14 anni), ma risale al 25% per i 15-17enni e al 26% per gli over 17. …La percentuale di diffusione è pari al 14% per lo scambio di immagini proprie di nudo al fine di ricevere regali come ricariche e ricompense in denaro.

Ma il problema consiste solo nell'”elargizione di sé” e della propria immagine, che i ragazzini sembrano praticare con tanta facilità? Che già di per sé sarebbe una delicata questione educativa.
No, il problema può essere più vasto. Le immagini vengono inviate e rimbalzate da uno smartphone all’altro, da un social network all’altro. Le immagini corrono, girano e soprattutto restano. Sul web dati, notizie, informazioni e immagini restano potenzialmente per sempre. E se vengono inviate a persone che conoscono la persona ritratta e possono abbinare sul web l’immagine al nome, si va a intaccare in modo permanente la reputazione pubblica in rete.
Oggi può essere un problema di reputazione tra gli amici e i familiari. Domani può diventare un problema di lavoro, di vita di relazione, di immagine pubblica.

Che fare, allora? Noi genitori come possiamo guidare i nostri figli che si affacciano al web? Prima di tutto dobbiamo informarci e poi fare molta prevenzione. E la prevenzione non si fa con le parole, ma con lo stile di vita.

Nella citata ricerca si legge che “Le motivazioni che spingono i ragazzi sembrano essere afferenti più alla sfera dell’autostima e dell’affermazione di se stessi che il frutto di una valutazione attenta e lucida”. Ma come si identifica l’affermazione di sé con la “vendita” del proprio corpo? Sono questi i messaggi che arrivano ai nostri ragazzi?
Educare fin da bambini al rispetto degli altri e di se stessi è un primo passo. E che il rispetto sia anche fisico e totale, dovuto a tutti e preteso da tutti. Il corpo è una parte di ognuno di noi, non è un oggetto da scambiare o da vendere. L’autostima dovrebbe proprio impedire di dar via parti di sé con leggerezza, l’affermazione non dovrebbe derivare dall’approvazione conquistata a tutti i costi.
Non è questione di morale, ma di consapevolezza di sé. Il corpo non può essere qualcosa da dar via e non può esserlo neanche la sua immagine. Tenere lontani i bambini da immagini e contenuti svalutanti, che tendono a mostrare come normale il mercimonio del corpo (televisione brutta e violenta, linguaggio aggressivo), è un modo di fare prevenzione.

C’è poi da affrontare la leggerezza con la quale i ragazzi sembrano diffondere immagini di se stessi: “per molti consente di vincere la timidezza, divertirsi e avere relazioni ‘extra’“.
Ma si renderanno conto che “vincono la timidezza” con un mezzo che sembra renderli anonimi, ma che invece potenzialmente li etichetta per moltissimo tempo? Questo è un vero problema di informazione: la costruzione della propria reputazione in rete va formandosi già dalle prime volte in cui si interagisce sul web. Quando le immagini entrano in un profilo su un social network, vanno ad associarsi in modo indelebile a una persona.
La cura della propria immagine e del modo in cui si appare, anche sul web, dovrebbe essere spiegata ai ragazzini nel momento in cui aprono il loro profilo facebook, twitter o in altri social. E per questo dovrebbe essere ben chiaro anche agli adulti che ci si lasciano dietro tracce e che è bene essere coerenti sempre, quando ci si esprime sul web.

E’ in corso un Blogstorming speciale sull’uso consapevole della rete sia da parte dei genitori, che dei ragazzi. Se hai un blog, partecipare ad arricchire il dibattito.

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9 COMMENTI

  1. Mumble, mumble…
    Piccolissima premessa: nonostante l’uso massiccio di Internet siamo due genitori preistorici, (nessun tablet, i-phone e similari) e un figlio di 8 mediamente attratto da questi nuovi strumenti.
    Parlando casualmente – e nel mio caso la casualità è più pregna di risultati- vengo a sapere che a un compagno di mio figlio piacerebbe fare una foto del “di dietro” della sorellina, modificarlo con Photoshop e salvarlo sul desktop del computer; la mamma spesso gli presta il suo iphone… Il passo dallo screensaver a youtube o altro è brevissimo!
    Abbiamo represso l’eccesso di sbigottimento, non vorremmo che evitasse di farci parte di queste sue confidenze. Ma a 8 anni non ancora compiuti, ho sentito un lungo brivido sulla schiena.
    Che ne pensate? Sono ancora in “mumble-mode”.

  2. Come strategia dissuasiva vi verrebbe mai in mente di mostrare dei filmati che sono rimasti in circolazione anche quando gli autori li avrebbero cancellati volentieri? Mi torna in mente un filmato che mi è arrivato via e-mail qualche anno fa (“preistoria” di Internet, YouTube non esisteva), parodia delle caramelle Mentos, in cui lui e lei hanno un rapporto orale ravvivato dall’uso delle caramelle Poontos. Ricordo che dopo averci riso su, ho compatito la giovanissima ragazza, ma anche il ragazzo, che si erano prestati a questa cosa per uno scherzo fra amici intimi, ma grazie alla diffusione del filmato via inoltri successivi questo video rimarrà appiccicato addosso per tutta la vita.

  3. Mamma mia… mia figlia sarà adolescente nel 2020 più o meno… mi tremano già i polsi leggendo di questo tipo di input =_=

  4. Direi che il commento di Mammaserdam è esattamente il mio.
    Aggiungo solo che (nonostante io sia informata) ogni volta che leggo articoli come questo rabbrividisco e vorrei scappare con mia figlia (seienne) su marte.

  5. Proprio ieri ho scritto un paio di riflessioni sul contratto che la mamma americana ha fatto sottoscrivere al figlio tredicenne prima di regalargli l’i-phone e in uno degli articoli si parlava anche di questo e anche in un modo che mi sento di sottoscrivere.
    Il punto è che il rispetto di sé e del proprio corpo e l’ educazione a questo che come genitori abbiamo il dovere di trasmettere, è un percorso che parte da lontano, non è che a 12 anni metti in mano a tuo figlio uno smart-phone e gli dici che deve stare attento, e ti aspetti che lui lo faccia, se già da prima non facevate un certo tipo di discorsi.
    E poi vorrei dire anche una cosa molto estrema, almeno per me: si dovrebbe anche poter parlare con i figli, magari un pochino più grandi, che si, mandare una foto dei tuoi genitali può anche essere un gioco condiviso, una parte di un rapporto adulto, se tu con quella persona credi di avere un’ intimità e una fiducia che lo consentano (e dico che è azzardato come discorso, perché presuppone che accetti che tuo figlio abbia un’ autonomia decisionale nei suoi rapporti privilegiati, che secondo me è pari al mettergli in mano degli anticoncezionali o spiegargli come usarli, o permettergli di far venire a dormire in casa il fidanzatino/a), ma che siccome la vita e le relazioni sono robe complicate e delle volte potrebbero anche finire male, meglio proteggersi da un partner che potrebbe rivelarsi diverso da quello che credevi e non metterci la faccia su quelle foto. Letteralmente. Così se la foto va troppo in giro contro le intenzioni, non sei immediatamente riconoscibile.

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