Separazione e mediazione familiare

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mediazioneUna crisi familiare e una conseguente separazione sono una delle situazioni più stressanti che possano capitare nella vita. E lo sono per tutte le persone coinvolte: per chi si assume la responsabilità della separazione, per chi la subisce (ma esistono davvero queste figure contrapposte?), ma anche per la coppia che prende atto della fine inevitabile di un rapporto e, comunque e sempre, per i figli.

Non parlo di dolore, di gestione del fallimento, di abbandono. Vorrei piuttosto appuntare l’attenzione sul vero e proprio stress, emotivo e fisico, della gestione della crisi e della scissione della famiglia, con la creazione di due nuclei, che rimangono però intimamente congiunti dalle relazioni passate e, se ci sono, dai figli.

Una dei motivi di stress più intenso, derivante dalla separazione è l’interruzione del dialogo. E’ un’interruzione che accompagna tutta la crisi della coppia, dai suoi inizi, non solo nel momento in cui separarsi diventa inevitabile, quindi di solito persiste da molto tempo.
Una coppia che si separa ha perso da parecchio tempo la capacità di dialogare, di spiegarsi, di comunicare ragioni e sentimenti e anche la capacità di litigare.
Come fanno due persone in questa situazione a pianificare un accordo e una nuova fase della vita che li vedrà, si separati, ma sempre uniti da interessi comuni?

Eppure è comune esperienza che una separazione consensuale, nella quale i coniugi riescono a trovare un accordo, anche con l’aiuto di consulenti, è una situazione auspicabile. Un accordo raggiunto anche dopo una contrattazione, è sicuramente più facile da accettare e da rispettare piuttosto che una decisione imposta da un giudice: due persone separate consensualmente attenuano più facilmente i conflitti e riescono a rispettare le condizioni di separazione in modo più sereno e collaborativo.

Ma come si può raggiungere un accordo tra due persone che hanno interrotto una comunicazione costruttiva da tempo?
Esiste uno strumento ancora troppo poco praticato dalle coppie in fase di separazione: la MEDIAZIONE FAMILIARE.
La mediazione non è una terapia di coppia. La terapia familiare o di coppia è un percorso preventivo e condiviso dalla coppia in una fase di disagio al quale si vuole porre rimedio. La mediazione, invece, interviene in un momento successivo, nel quale la coppia ha preso atto con ragionevole certezza che la separazione è inevitabile.
La mediazione, poi, si distingue del tutto dalla consulenza legale: seppure finalizzata a prendere accordi che poi un legale elaborerà e riverserà in un ricorso per separazione consensuale, è una fase completamente in mano alle parti e non a un consulente terzo.

La mediazione familiare nasce per l’attenzione particolare che si è sviluppata verso la bi-genitorialità: è un mezzo che dovrebbe consentire a genitori in crisi come coppia di parlare, di trovare una nuova comunicazione propria “della crisi”, ma non conflittuale, per poter rimanere genitori anche al di là delle divisioni. Il suo scopo è stabilire un dialogo tra i due genitori, riconoscendo a ognuno un pari ruolo nei confronti dei figli.

Il mediatore è un terzo imparziale, con competenze professionali appropriate, scelto dai genitori non per suggerire condizioni o accordi, ma per fare in modo che possano comunicarsi reciprocamente le loro esigenze, i loro bisogni e quelle che entrambi pensano essere le soluzioni migliori per i figli. L’accordo in mediazione è una creazione totalmente affidata alla coppia genitoriale.
Non esclude l’utilità di un supporto legale, che aiuti a valutare la fattibilità e la rispondenza alle norme degli accordi ipotizzati dai genitori. Così come non esclude percorsi di supporto psicologico personale per i soggetti coinvolti.

La domanda che però si pongono tutti coloro che si in formano sulla mediazione è: ma serve davvero a qualcosa?
Nella mia esperienza professionale ho visto molto scetticismo sulla mediazione familiare. Di sicuro è uno strumento che ancora non si è adeguatamente diffuso nella nostra cultura, ma non per questo deve considerarsi fallimentare. Tutt’altro.
Guardando le coppie da avvocato, mi sono resa conto più volte che, chi arriva a separarsi dopo un percorso di mediazione familiare (che è comunque piuttosto breve, di solito, e non va paragonato di certo a una psicoterapia) riesce ad attenuare vistosamente la conflittualità, a riconoscersi reciproche concessioni, ad accettare e mettere in pratica i patti in modo più spontaneo. I genitori che si separano dopo aver affrontato la mediazione familiare non solo vivono uno stress da separazione minore, ma espongono i loro figli a stress minori.
Per questo mi sento di dire che è uno strumento efficace, che andrebbe praticato sempre e andrebbe incentivato.
Troppo spesso, infatti, un avvocato coscienzioso si trova a dover svolgere il ruolo di mediatore familiare, pur non avendone le competenze e soprattutto la posizione, perché di solito uno dei due separandi non lo riconoscerà come soggetto imparziale. Così come troppo spesso avvocati meno coscienziosi o meno sensibili alla cultura dell’accordo, alimentano gli elementi di conflitto.
Se si riconoscesse un ruolo determinante al mediatore familiare, anche il lavoro successivo dell’avvocato sarebbe più agevole e più soddisfacente.

Non va dimenticato che la mediazione ha anche un indubbio risvolto positivo dal punto di vista economico. Prima di tutto, il servizio di mediazione familiare è offerto anche da enti pubblici in modo gratuito. Poi la mediazione agisce favorevolmente sull’onere economico della separazione: una coppia che esce dalla mediazione di certo arriverà a una separazione consensuale (più breve e meno onerosa di una giudiziale e molto probabilmente si rivolgerà a un unico legale per la verifica degli accordi, dividendone i costi. Addirittura potrebbe facilmente portare in tribunale le condizioni concordate senza assistenza di un legale. Inoltre anche le richieste economiche reciproche per il mantenimento dei figli saranno più sensate, meno dettate da rancori e dunque più sostenibili per tutti.

Dunque mediazione familiare come toccasana per tutti i mali della crisi familiare? Culla di accordi efficaci e durevoli? Non è una bacchetta magica. Non offre soluzioni su un vassoio d’argento.
La mediazione familiare prevede comunque la buona volontà, che resta sempre un fondamento di tutta la vita familiare, dal momento in cui nasce una famiglia, alla sua eventuale crisi.

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1 COMMENTO

  1. Sto lavorando sulla mediazione in altri ambiti e noto lo stesso scetticismo di fondo da parte degli addetti ai lavori, eppure penso anche io che sarà il futuro. A patto però di applicarla nel modo giusto, come dici tu: un avvocato di una parte non può assumere le funzioni di mediatore, che deve essere per definizione un terzo imparziale.

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