Sensazioni e dubbi in un asilo Montessori

104

Lunedì abbiamo iniziato l’inserimento in un asilo Montessori per il nostro piccolo Pollicino che ha appena compiuto 3 anni. Confesso che ci siamo avvicinati a questa esperienza un po’ titubanti soprattutto perché il metodo Montessori non lo conosciamo molto bene, però ci siamo detti che il nuovo asilo ci avrebbe risolto lo stress della quotidianità perché è vicino alla scuola del grande facilitando un po’ l’organizzazione familiare. Del resto, ci siamo detti, degli insegnanti che scelgono un metodo pedagogico piuttosto che un altro spesso sono portati da una passione e un interesse sincero che non può che essere un fattore positivo.
Durante l’inserimento ho preteso di essere presente tutto il giorno ed esplorare l’ambiente insieme a mio figlio, seguendo la logica dell’inserimento guidato dal genitore in antitesi a quello centrato sulla separazione tra genitore e bambino che avviene gradualmente. La mia presenza sul luogo mi ha permesso quindi di osservare attentamente l’ambiente vivendolo in prima persona e valutare l’effetto che aveva su me e su mio figlio. Il primo giorno sono tornata a casa molto inquieta senza sapere con esattezza per quale motivo, e avevo solo una gran voglia di disordinare tutte le matite colorate ordinate per colore, e un impulso irrefrenabile a mischiare i cubi con i cilindri. Ho cercato di non dargli troppo peso, e ho affrontato il secondo giorno puntando agli aspetti positivi che vedevo intorno a me. E così ho capito che i bambini sono portati a lavorare con materiali semplici studiati apposta per lo sviluppo di una specifica abilità, e proprio per questo normalmente non viene incoraggiato un uso di una attività in modo diverso dalla ragione per la quale è stata ideata. Quindi se devi apprezzare le diverse dimensioni dei cubi non li puoi mischiare con i cilindri perché a quel punto apprezzeresti solo la differenza tra le due geometrie che magari esiste in un’altra attività, quindi ora ti concentri con i cubi e li ordini per dimensione. Una serie di attività preparate sono presentate ciascuna su un vassoio a disposizione dei bambini. Il bambino individua l’attività che vuole svolgere, prende il suo vassoio, lo porta sul tavolo, ci lavora, e quando ha terminato l’attività riporta il vassoio al suo posto, indicando in modo inequivocabile che la sua attività è terminata. Se un altro bambino si incuriosisce e vuole provare, non si fanno i turni con lo spazzolino a lavare la dentiera, invece il secondo bambino si mette in paziente attesa e solo quando il vassoio è di nuovo al suo posto può dedicarsi a questa attività in autonomia. Al secondo giorno sono tornata a casa ancora più inquieta, eppure non ero ancora in grado di capire il perché. E’ stato il padre, che ha fato l’inserimento al terzo giorno, ad individuare il problema: “in questo asilo non ride mai nessuno, dobbiamo andare via da qui, o ce lo fanno deprimere” mi ha scritto in un sms. Giovedì abbiamo chiesto in lacrime all’asilo vecchio di riprendersi Pollicino, e dopo 4 giorni la nostra esperienza montessoriana è terminata bruscamente.

La nostra sensazione è che Il lavorare in autonomia per imparare a fare da soli in questo asilo è stato confuso con il lavorare in isolamento, e ha eliminato la relazione tra i bambini. I bimbi non hanno bisogno di litigare per una attività e imparare a risolvere il conflitto, questo infatti si evita a priori con la faccenda del vassoio. Il creare un ambiente tranquillo in cui i bambini possono concentrarsi sulle loro attività è stato confuso con lo zittire qualsiasi manifestazione rumorosa incluse risate e pianti. Il risultato inquietante di questo esperimento sociale fatto sulla pelle di 20 bambini è quello che in 4 giorni di permanenza in quel luogo ameno né io né mio marito abbiamo sentito bambini ridere. Ma non li abbiamo sentiti nemmeno piangere. Ogni manifestazione emotiva viene immediatamente repressa dagli insegnanti dicendo al bambino di stare calmo e deviandolo su qualche attività alienante tipo spostare lenticchie con un cucchiaio da una ciotola all’altra. Stare in un asilo con 20 bambini di 3-5 anni e non sentire mai una risata, vi garantisco è una sensazione da dimenticare. E la cosa peggiore era vedere le insegnanti compiacersi per questo silenzio assordante. Sono andata a rileggermi i post di Claudia sui progetti montessoriani inclusa la sua esperienza personale e ho capito ancora una volta una cosa: la qualità di una scuola rispetto ad un’altra non la fa il metodo pedagogico scelto ma le persone che ci lavorano.

Venerdì mattina siamo andati dalla direttrice per dirle che non volevamo continuare così, e lei ha voluto ovviamente sapere per quale motivo. Ci siamo quindi trovati a spiegarle che la totale assenza di emozioni in quel luogo non è naturale. Che i bambini hanno bisogno di imparare a controllare le emozioni più che di sapere usare un coltello a 3 anni, ma imparare a controllare le emozioni non equivale a reprimerle. Noi vogliamo che nostro figlio viva in un ambiente vivo, in cui ci sono risate, pianti, conflitti da risolvere, bambini con cui confrontarsi, e non siamo interessati ad un ambiente asettico, i cui conflitti sono evitati a prescindere, e in cui i sentimenti vengono ignorati. Le abbiamo spiegato che il personale non ha mai mostrato empatia nei confronti di nessun bambino, nemmeno di quel treenne inserito la settimana scorsa, che non conosce nessuno e che è solo tutto il tempo. Che in 4 giorni nostro figlio ha tentato inutilmente di stabilire un contatto emotivo con qualcuno degli insegnanti ma non ha ricevuto nessun sorriso pronto ad accoglierlo. Lei ci ha ascoltato con molto interesse, motivo per cui di fronte alla sua insistenza ad aggiungere altro gli abbiamo spiegato anche che hanno un bambino amplificato, che ha estremo bisogno di movimento, e che per lui passare le prime 4 ore della giornata chiuso dentro a lavorare di fino con chicchi di riso è equivalente ad una tortura e che forse invece di continuare a contenerlo fisicamente perché non riesce a stare in questo ambiente dovrebbero provare a cercare di capire chi è quel bambino e di cosa ha bisogno e smettere di farlo sentire sbagliato come persona perché incapace di autocontrollo. Ovviamente le abbiamo lasciato la lista di libri da studiare incluso Gottman sull’intelligenza emotiva e la cara Kurcinka.

Magari gli asili Montessori non sono tutti così, e lo voglio sperare, ma la nostra esperienza è stata tutt’altro che entusiasmante. Immagino Maria Montessori non sapesse cosa fosse l’intelligenza emotiva e non si sia preoccupata di dare indicazioni in merito allo sviluppo emozionale dei bambini (magari qualcuno informato sull’argomento può aggiungere qualcosa nei commenti), però credo che un asilo moderno non possa prescindere da queste conoscenze e la ritengo una mancanza educativa fondamentale.
Una cosa è certa non sono mai stata tanto felice come giovedì sera quando ho saputo che Pollicino sarebbe potuto ritornare al suo vecchio asilo. Da questa esperienza ho imparato molte cose: che la scuola la fanno le persone, che le relazioni umane sono importanti più delle attività proposte ai bambini, che gli svedesi non sono rigidi come si dice altrimenti non si sarebbero ripresi Pollicino al vecchio asilo e che ovviamente nella scelta della scuola ci vuole una bella dose di fortuna.

Prova a leggere anche:

104 COMMENTI

  1. Ciao Serena, ho scoperto questo blog interessantissimo soltanto ieri mentre, in preda al panico, preparavo liste e liste di asili nidi per i quali mettere in coda mio figlio: mi chiamo Chiara e vivo a Stoccolma (beh dai non é proprio vero, viviamo a Solna ma vicino vicino al cartello “stockholm” 😀 ) da sei anni. C. é nato a dicembre e, con le nostre piú vive speranze (ma non si sa mai), dovrebbe cominciare la förskola fra pochi mesi. Ho letto con tantissimo interesse quasi tutti i tuoi post a tema scuola/asilo ieri pomeriggio, ma stanotte continuavo a rimuginare: e se la förskola montessoriana che aveva sperimentato Pollicino fosse una di quelle che ho messo nella lista??? Posso chiederti quindi quale fosse? Ovviamente anche una risposta privata sarebbe graditissima. Nonostante sia qui tanto tempo faccio ancora un sacco di fatica a navigare questioni di vita ordinaria come la scuola, la burocrazia etc, ma piano piano ci si riesce. Certo che incontrare questo blog é stato davvero bello e rincuorante! Mi rendo conto che sia un post di oramai quattro anni fa ma per me non é mai stato piú attuale. Grazie per affidare a queste pagine i tuoi pensieri!!!

  2. La nostra esperienza con il metodo Montessori invece è molto positiva: mio figlio frequenta il secondo anno di elementari in una scuoletta Montessori privata.
    Abbiamo scelto di iscriverlo perché, oltre al metodo che conoscevamo e già ci convinceva per molti aspetti, la maestra ci è da subito sembrata una persona preparata e sensibile. Aspetti questi che durante l’anno poi abbiamo potuto riscontrare di continuo, ma oltre a padroneggiare il metodo, la maestra ha saputo essere una vera educatrice, dedicando grande importanza alle dinamiche di relazione fra i bambini e dimostrando sempre grande affetto (non mancano mai gesti affettuosi, sorrisi e abbracci soprattutto all’arrivo) e dialogo continuo con i bambini e anche con le famiglie.
    Non si percepisce affatto freddezza o mancanza di emozioni, è vero spesso regna una pace surreale e i bimbi sono immersi nelle loro attività , ma spesso c’è chi chiacchiera (non c’è il divieto a farlo a patto di non disturbare gli altri parlando troppo ad alta voce) chi ride, chi si muove e a volte anche chi litiga (allora di solito l’accaduto, se ha coinvolto vari bambini, viene poi discusso insieme fra maestra e intera classe per capire come affrontare, gestire o semplicemente vivere questi momenti, e anche questo fa parte del “programma” scolastico).
    Inoltre i bambini stanno molto all’aria aperta, arrampicandosi sugli alberi, correndo, giocando col fango (sono forniti di cambi) e si fanno uscite molto spesso.
    In conclusione comunque credo che il metodo Montessori sia una buona struttura di partenza, come un corpo con il suo scheletro, muscoli e organi già formati, ma è importante poi che ci sia un bravo educatore a farlo vivere, pulsare ed eventualmente anche adattare a seconda dei bambini che incontra e delle situazioni.
    Ma questo credo valga per ogni tipo di scuola o metodo, che sia montessori, steineriana, pubblica o genitoriale, ecc.

  3. Ciao a tutti, mia figlia sta frequentando una materna montessori e non la consiglio assolutamente a nessuno per tanti motivi. Partendo dal primo che in un ambiente montessori o sposi la causa o ti emarginano sia le maestre che i genitori, non c’è alcun confronto loro dicono che è giusto a prescindere perché il metodo è geniale… e intanto sono osservazioni di una persona che ha creato una setta non un metodo persona discutibile sul piano emotivo che negava l’esistenza di suo figlio spacciandolo per il nipote. Cosa ha da insegnare una mamma cosi’? Bohh noi ci siamo fjniti per caso, nel senso che nn avevo mai letto prima dei suoi precetti, la scuola era nuova bella e comoda, le maestre sembravano brave anche se l’impressione a vederle una volta è solo appunto un’impressione… l’abbiamo capito presto. Vi faccio degli esempi pratici e traete le conclusioni da soli: i bambini violenti e ci sono, non vengono richiamati perché non va bene, dopo tante botte abbiamo parlato sia con i genitori che con le maestre che evitano il fatto girandosi dall’altra parte e lasciandoli fare, a un laboratorio di un’ ora in giardino ho visto con i miei occhi scene assurde di litigi e offese tra bimbi e le maestre li sorridenti come se nulla fosse! Mi hanno risposto che i bambini sono in costruzione. Altra risposta che non si possono giudicare i bambini. Altro caso proposta di gita in citta’ con i mezzi pubblici!! 20 bambini di tre anni che non riescono a tenersi saldi io penso in autobus di linea da soli, ovvio nessuna cintura e posti a sedere degli autobus in citta’ percio pochi direi. Risposta delle maestre fa parte delke esperienze. Chiamare uno scuolabus non è nemmeno preso in considerazione, perciò sali e scendi dal mezzo con bimbi piccoli. Altro esempio, il bimbo piange o sta poco bene. Risposta perche’ i genitori non gli danno autonomia e non capiscono i bisogni reali dei piccoli. Altro esempio nido e materna condividono spazi tutti assieme dagli 0 ai 6anni a volte volano cose che prese in testa da un neonato a voglua a dire autonomia. Dicono di non creare traumi insegnando ai bambini e sono sempre tutti a piangere e vengono sgridati se non fanno che so l’attivita’ prevista dal metodo ma non se invece sono dispettosi o hanno scatti di nervosismo. Per addormentarli nella nanna del pomeriggio li scuotono forte! Mia figlia a casa mi dice dondolami come a scuola io magari la cullo un po’ e lei no forte, veloce co e a scuola. Le maestre fanno un diarietto giornaliero del bambino. Ci sono scritti i pranzj cosi a caso perche ‘se vai prima a ritirarli x qualche motivo è gia compilato sia quello che la nanna che nn ha ancoea fatto con minuti scritti a caso. Devono dare l’idea che individualmente il tuo bambino ha fatto delle cose. Tutto scritto a mano per ogni bimbo. La maestra quindi mentre scrive 20 diari non si occupa dei bambini. Il buon sensocosa semplice, manca del tutto infatti non credo continuera’ li la scuola ah si che poi a settebre diventano 35 visto che è una moda, montessori si ma classe pollaio noo ovvio dai 3 ai 6 anni tutti insieme ecc penso che si ga sbagliato tutto questa signora montessori o almeno gran parte

    • La mia esperienza è piuttosto simile alla tua,con la differenza che mio figlio va alle elementari e quindi avrebbe anche dovuto studiare e imparare qualcosa. Sono rimasta completamente delusa da un’esperienza che in teoria avrebbe dovuto risanarci dalle ferite della scuola pubblica. In realtà è stata un’avventura allucinante: io mi sentivo soffocare ogni volta che dovevo varcare la soglia di quello (stupendo) giardino.
      C’erano tante cose non chiare, ogni giorno subivamo le angherie della persona che aveva messo in piedi la scuola (senza avere nè competenza nè capacità) perchè secondo lei andavamo contro le regole (sottintese ovviamente, mai scritte) per qualsiasi stupidaggine, e se ci azzardavamo a ribattere ci veniva detto che eravamo noi a non essere pronti ad un’esperienza del genere, che nostro figlio non era “normalizzato” e scemenze del genere. A coronare tutto questo la costante richiesta di denaro, un giorno per pagare le pulizie, un altro per attività integrative, insomma mensilmente pagavamo un mutuo.
      Alla fine siamo scappati. Ora siamo in un’ottima scuola statale e riteniamo che nostro figlio sia seguito da persone più equilibrate, che fanno quello che principalmente deve fare una scuola: dare un’istruzione e formare dei cittadini, non dei seguaci di una setta dipendenti da una psicopatica.
      Non voglio dissuadere nessuno, sicuramente esistono situazioni molto diverse dalla nostra, voglio solo dire ai genitori di stare attenti, non fidarsi solo perchè qualcuno predica bene, accertarsi bene delle regole e dei prezzi! E’ anche nell’interesse di chi le cose le fa seriamente!

  4. Ho frequentato 35 anni fa una scuola materna montessoriana e ricordo gioia e entusiasmo! sono stati tre anni meravigliosi! manderò nello stesso asilo mio figlio fra qualche mese, così come han fatto le mie compagne di asilo con i propri figli! Maestre nuove ma stesso entusiasmo e stesso spirito nel rispetto del bambino! Mi dispiace per coloro che han trovato tristezza nrll’asilo montessori, non è un problema di metodo pedagogico ma di interpretazione o gestione dello stesso. E’ come dire che il gelato e’ cattivo sulla base dell’assaggio di un unico cono, magari scaduto!

  5. Ciao
    Devo dire che mi ha colpito molto questo tuo post, io e mio marito viviamo in Messico con i nostri due bimbi e purtroppo, abbiamo visto in molte scuole “montessoriane” la stessa apatia e mancanza di emozioni nei bimbi… con il tempo mi sono fatta l’idea che evidentemente molti maestri montessoriani (sicuramente non tutti!), anche se in buona fede, interpretano in modo rigido alcuni elementi del metodo ed il risultato é un ambiente “spento”, senza emozioni , ben diverso da quello che dovrebbe essere almeno leggendo i libri di Maria Montessori…
    Per l’intimitá che ho sentito nel leggere questo tuo post (mi sono davvero rivista tanto, soprattutto nella conclusione sul fatto che la scuola la fanno i docenti e non il metodo) mi permetto di consigliarti un libro che per me é stato fonte di grandi riflessioni: “Crescere nell’eccellenza”, di P. Paoletti.
    Un caro saluto, complimenti per il blog!

  6. Mia figlia frequenta un asilo montessoriano e sono contenta della scelta fatta….Nel suo asilo si scherza si ride e si gioca e si impara anche e soprattutto a condividere. ..sono d’accordo sul fatto che il metodo non basta il personale è fondamentale. ..

LASCIA UN COMMENTO