Sei tecniche per risolvere i conflitti senza punizioni

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opposizioneSe siete nel vortice dei conflitti, sia che si tratti del vostro duenne o di vostro figlio adolescente, sappiate che esiste una via di uscita. Una relazione conflittuale con un figlio è molto più comune di quanto state pensando in questo momento, e anche se vi sentite i genitori peggiori dell’universo, non lo siete. Per relazione conflittuale intendo sia una relazione da sempre caratterizzata da grandi scossoni, sia un semplice periodo della crescita particolarmente difficile che porta ad un ripetersi estenuante di comportamenti negativi nel corso della stessa giornata.
Una relazione conflittuale ha 3 possibili con-cause:
– il livello di stress del genitori: inutile negarlo un genitore stressato (per lavoro o altro) non ha la pazienza di gestire un bambino, e commette passi falsi ad ogni piè spinto;
– un temperamento difficile del bambino: che non ve ne fa passare nemmeno una, e sembra volervi mettere i bastoni tra le ruote, e no, i bambini non sono tutti uguali(e nemmeno i genitori);
skill genitoriali insufficienti che vi fanno agire in modo inefficiente o controproducente di fronte alle situazioni a rischio (di conflitto)

Naturalmente se il bambino non avesse un temperamento difficile, i vostri skills genitoriali sarebbero probabilmente più che sufficienti ad affrontare le normali crisi e relazioni normalmente conflittuali che si instaurano tra genitori e figli durante le varie fasi della crescita. Ma un temperamento difficile mette a dura prova anche il genitore rodato, che magari non ha grandi difficoltà con fratelli o sorelle. E se ci si trova in un periodo di stress, c’è bisogno di consapevolezza e un po’ di lavoro per affinare le tecniche.

La buona notizia è che è perfettamente possibile lavorare sulle skills genitoriali per invertire la rotta, e migliorare la relazione con i propri figli. La notizia ancora migliore è che non ci vuole molto a vedere i miglioramenti.

1. Il tempo insieme.

Il primo passo fondamentale è quello creare degli spazi per garantire un tempo di qualità insieme. Quanto volte vi succede di trascorrere del tempo con vostro figlio senza interruzioni, giocando a qualcosa che fa veramente piacere a lui/lei, e senza buttare l’occhio sul cellulare ogni 3 secondi? Quante volte vi capita di sedervi sul pavimento della sua stanza, e iniziare a spingere quella dannata macchinetta sul pavimento e pur di sfuggire a quella tortura iniziate invece a sistemare i giocattoli intorno a voi nelle apposite scatole?

Il tempo insieme dovrebbe essere un periodo di tempo in cui il bambino sente la vostra presenza, intera. Per farlo, dovete dimenticare il mondo esterno, stare alle regole del gioco proposte da vostro figlio, e fargli sentire che siete lì con lui. Una tecnica efficace oltre ad eliminare tutti i motivi di distrazione (smartphone incluso) è quella di utilizzare delle frasi descrittive, ma totalmente prive di giudizio di merito. Ad esempio se state giocando con i lego, potete dire “stai costruendo una macchina” oppure nel caso non abbiate la minima idea di cosa stia costruendo dite: “hai preso un pezzo da quattro”, lo scopo è quello di fargli sentire che siete lì accanto e che prendete nota di quello che fa. Mettendo giudizi di merito quali “che bella questa macchina che stai costruendo!” non aggiungete nulla all’esperienza insieme e rischiate di aumentare il suo senso di insicurezza.

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Una volta garantito un buon tempo di qualità insieme vediamo come fare ad affrontare i conflitti.
Ci sono due skills fondamentali che permettono di diminuire i conflitti:

2. Ignorare il comportamento, non il bambino.

Riuscire ad ignorare un comportamento sbagliato è una cosa difficilissima, soprattutto se ci si trova ad affrontarli spesso. La voglia di mettersi a ragionare e a spiegare le ragioni del no, per cercare di rompere la spirale negativa, ottiene esattamente l’effetto opposto e finisce per alimentarla, portando il più delle volte ad un conflitto aperto. Spesso si tratta di provocazioni cercate dallo stesso bambino, altre volte è una spirale negativa che si innesca casualmente, ma l’unica via d’uscita è quella di ignorare il comportamento. Attenzione però a non ignorare il bambino, ma solo il comportamento.
Non è facile quando ad esempio lui inizia a gettare a terra pezzi di puzzle invece di collaborare con voi, o se prende un dinosauro che distrugge tutto quello che avete costruito fino a quel momento, o se si rifiuta di mettersi la giacca e fuori ci sono zero gradi. Ignorando il comportamento distruttivo, oppositivo o semplicemente irritante gli si toglie invece forza.

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3. Ignorare e deviare

Non è sempre possibile ignorare tout-cour. Se c’è una situazione in cui ad esempio il comportamento del bambino mette in pericolo sé stesso o altre persone. Questo punto ammetto che per me è il più ostico, perché una cosa è ignorare il comportamento quando non fa del male a nessuno, un’altra è far finta di niente e deviare il bambino su un’attività alternativa. Esempio: se un bambino di 5 anni inizia a tirare oggetti addosso ad un compagno, invece di riprenderlo dicendogli che non si fa, lo si devia su un’altra attività. Stiamo parlando di bambini che hanno un comportamento oppositivo continuo e che se ci si mettesse a rimproverarlo molto probabilmente inizierebbero ad dare in escandescenza, scatenando una reazione a catena ancora più difficile da gestire. Se invece si riesce a deviarlo su altro, si salva la situazione al momento senza avvalorare il comportamento sbagliato. Quindi non: “smettila di lanciare oggetti potresti far male a qualcuno, viene a bere un succo di frutta” ma “E’ ora di merenda. Vieni a bere un succo di frutta!”

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4. Intervenire con gentilezza

Ci sono situazioni in cui la tecnica di ignorare e deviare non funziona, in particolare se il bambino è determinato ad andare avanti con il suo comportamento. Lo scopo è quindi quello di fargli smettere il comportamento negativo (tipo picchiare un altro bambino, o lanciare oggetti per casa) con il minor livello di intervento possibile. L’idea di base è che se intervenite pesantemente prendendolo di peso e portandolo via, molto probabilmente genererà una risposta violenta nei vostri confronti, come sempre aumentando la spirale negativa. Questo skill è quello che mi ha aiutato più di tutti, e per noi è il più efficiente in assoluto. Una esempio di una scala di interventi gentili è:
– imporre la propria presenza. Spesso il semplice fatto di apparire sulla scena del delitto, mette a freno certi atteggiamenti
– stabilire un contatto visivo
– avvicinarsi fisicamente al bambino, e stabilire un contatto fisico, ad esempio mettendogli una mano sulla spalla
– fare una richiesta di un comportamento positivo, senza perdere tempo in spiegazioni e giustificazioni
– mettersi fisicamente tra l’aggressore e l’aggredito
– utilizzare un’azione di contenimento fisico, ad esempio abbracciando il bambino da dietro
Per ogni situazione difficile chiedetevi quale è il minimo livello di intervento possibile per far smettere il comportamento.
E’ evidente che un comportamento che mette in pericolo la propria vita, o la vita di un’altra persona, o la distruzione di una proprietà non è in nessun modo accettabile. Per questo è importante discutere la questione con il bambino, ma risulta spesso controproducente farlo nel momento in cui sta succedendo, ed è meglio attendere per farlo in un momento di calma, in cui il bambino risulta più ricettivo.

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5. Conseguenze logiche e conseguenze naturali

Supponiamo che viviate in Svezia e che fuori ci siano 5 gradi sotto zero e vostro figlio voglia uscire senza giacca. Ripetete con me “non è un problema”. Se lo lasciate uscire senza giacca si renderà conto in breve che fuori fa freddo, e deciderà autonomamente di rientrare per mettersi una giacca. Avrà quindi imparato una conseguenza naturale di una sua scelta. Viceversa insistendo per fargli mettere la giacca prima di uscire avrete 2 conseguenze: la prima è quella di generare un conflitto se vostro figlio è in una fase oppositiva; la seconda è di impedirgli di imparare a fare scelte basate sulle naturali conseguenze delle proprie azioni, qualità molto importante per imparare ad assumersi delle responsabilità.
Ci sono situazioni però in cui le conseguenze naturali sono molto pericolose, ad esempio se il bambino piccolo vuole attraversare la strada da solo, o se vuole fare una qualsiasi azione che mette in pericolo la sua vita. In quel caso ci viene in aiuto il concetto di conseguenze logiche.
Una conseguenza logica può essere positiva o negativa e far guadagnare o perdere un privilegio, ma non deve in nessun modo essere una punizione. Facciamo l’esempio di un bambino di 2 anni che non vuole sedere nel passeggino, ma che non ha ancora imparato a non attraversare la strada da solo. Se si strilla al bambino o lo si mette in punizione, o peggio gli si dà una sculacciata lui proverà risentimento, ed è molto probabile che proverà quanto prima a ripetere l’azione. Se invece si spiega che se attraversa la strada da solo può essere investito da una macchina e farsi molto male, e quindi per evitarlo deve tenere la mano ad un adulto oppure dovrà sedersi nel passeggino, è molto più probabile che il bambino accetterà questa conseguenza logica. La maggior parte dei bambini infatti è pronta ad accettare spiegazioni che riguardano la propria incolumità, e accettano quindi le conseguenze logiche legate ad esse.

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6. La salvezza delle routine

Qualsiasi sia l’età di vostro figlio e l’orario della giornata che genera più conflitti, stabilire una routine potrebbe essere la vostra salvezza.
Il punto di partenza è quello di analizzare il momento della giornata in cui ci sono più conflitti. In molte famiglie questo corrisponde alla mattina o alla sera, quando i figli non vogliono fare i compiti o si rifiutano di andare a dormire. Se il bambino è sufficientemente grande la routine può essere decisa insieme per essere certi di essere tutti d’accordo nel seguirla, per bambini più piccoli potete invece trasformarla in un gioco, aiutandovi ad esempio con un cartellone in cui sono disegnati le varie azioni che gli appartengono. Il ripetersi di eventi ha infatti un effetto rilassante sui bambini che sanno esattamente cosa li aspetta, e facilita l’accettazione dei momenti di transizione soprattutto in quei bambini che hanno grandi difficoltà a farlo.
Una volta stabilita una routine è altrettanto importante stabilire quali sono le conseguenze logiche nel caso si scelga di non seguirla. Le conseguenze verranno imposte dal genitore nel caso di bambini piccoli, ma possono essere decise di comune accordo, anche se in anticipo, per i bambini in età scolare.

Chiaramente queste 6 tecniche non sono necessarie sempre tutte, e naturalmente ciascuno deve capire come rapportarsi al proprio figlio e come affinare le tecniche di conseguenza. Spesso è utile utilizzare più tecniche in sinergia, soprattutto il creare momenti di qualità insieme, e usare la routine come uno schema fisso su cui muoversi. Ma ricordatevi che non ci sono ricette d’oro, e che la vita del genitore procede per tentativi: l’importante è avere in mente la direzione verso cui camminare.

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10 COMMENTI

  1. Consigli ottimi. Alcune cose giá le faccio,altre le metteró in pratica. Sono impazzita per una settimana dietro al lancio di oggetti del quasi 3enne con sorella minore a rischio: dopo pazienti spiegazioni, urla isteriche e una sculacciata ho risolto banalmente con un canestro. “Vuoi tirare le cose? Allora prova a fare centro.” Ha funzionato. Peccato che ci ho messo una settimana.

  2. Ciao,onestamente non sono d’accordo con nessuna delle proposte/soluzioni, in particolar modo fare uscire un bambino senza giacca con 5 gradi. Mi chiedo su quanti bambini sono stati provati questi metodi, in modo da avere un dato statistico opinabile. Se non c’è un effettivo dato vorrei capire come è possibile formulare simili consigli a mio avviso completamente irreali.

    • cara Ilaria, grazie per il tuo commento. Mi risulta difficile risponderti in maniera precisa, visto che non mi spieghi per quale motivo non sei d’accordo. Se ti interessa approfondire ti rimando ad alcune fonti ad esempio questo: Educating Oppositional and Defiant Children. Fammi sapere se ti interessa approfondire ulteriormente, che cerco con calma altri link utili (oltre a quelli che puoi trovare nei post collegati a questo).

  3. Grazie mille per il post! Spesso fatico a evitare il “muro contro muro”, caratterialmente e per la stanchezza. Mio marito in questo è molto più zen e riesce a gestire meglio i conflitti. Mi rendo conto che se sono tranquilla e riesco a respirare, posso mettere in atto un comportamento più efficace per tutti.
    Ieri ad esempio mia figlia e la sua amica stavano litigando (ovviamente per futili motivi) e hanno innescato la spirale del “lei ha detto” “lei ha fatto”. Io ho risposto “adesso vi annodo la lingua insieme!” e ho fatto per rincorrerle, loro sono scappate ridendo ed è finita lì. Vorrei riuscirci sempre.
    Piuttosto, non avreste per caso tempo per un post off topic tipo “tecniche per risolvere i conflitti con i parenti”? Così magari riesco a non litigare con la suocera…

  4. Grazie per questo post ed il link correlati!

    Ho sempre creduto in questo “dialogo” con i miei bimbi (metterlo in pratica è un’altra cosa), ma adesso sono in crisi…Siamo sicuri che sia giusto insegnargli che ogni loro azione puo´essere lasciata passare senza che abbia una conseguenza?

    Ora, io al momento sono troppo coinvolta per avere una mente lucida su questi punti, ma mi ritrovo con un ex compagno cresciuto in questo modo che si aspetta che il mondo intero si adatti a lui senza aver nessunissima idea di quali siano le conseguenze delle sue azioni. Ed io di conseguenza vedo questo stesso comportamento nel mio grande, cresciuto anche lui finora in questo modo.

    E non sono piu´sicura che funzioni…

    • Paola no, non credo che faccia bene fargliele passare senza conseguenze, e non è quello che ho cercato di dire, al contrario. I consigli del post si riferiscono a quei momenti di crisi o che precedono la crisi, e servono ad interrompere la spirale negativa. Come spiego nel post quando si ha a che fare con un bambino in un periodo oppositivo, non è possibile fare altrimenti, perché si rischia di peggiorare la situazione: quello non è un momento in cui il bambino sarebbe ricettivo ad un insegnamento. Nel momento della crisi bisogna quindi concentrarsi sul cercare di interromperla, e rimandare il momento di insegnamento su quello che è giusto e quello che è sbagliato a quando si è ritrovata la calma.

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