Quei terribili sei, sette anni: l’opposizione
Da un confronto nato su genitorisbroccano e da altri spunti di conversazione con genitori, mi sono resa conto che, alcuni dei nostri figli, vivono una crisi dei sei/sette anni.
Nonostante abbia cercato molto in rete in proposito, mi sono resa conto che la questione non è ben codificata nella letteratura pedagogica-evolutiva come lo sono invece i famosi “terrible two“. Eppure noi sparuto gruppetto di genitori esausti e snervati, assistiamo alla crisi quasi-adolescenziale che si situa proprio in questa fascia d’età.
Questo, solo come esempio, uno dei tanti “sbrocchi” lasciato da una nostra lettrice: “La peste, 7 anni, peggiora sempre più. Mi sembra di aver a che fare con un’adolescente. Non ascolta mai quello che le viene detto, vuole fare quello che le pare e ci provoca finchè non sbrocchiamo. Dopo 5 minuti ripete esattamente gli stessi errori. Tutti i metodi provati non funzionano nulla di nulla!
Sembra che per fermarsi abbia bisogno di vedere il padre e la madre fuori dai gangheri e spesso neanche questo è sufficiente.”
Io, non sono un’esperta, non ho nozioni di psicologia dell’età evolutiva, se non quelle di divulgazione che mi sono procurata per sopravvivere! Ma una cosa la so fare, professionalmente, direi: valutare gli indizi!! E così ho deciso di procedere con un metodo che mi è noto per cercare una spiegazione.
La prima domanda è: cosa accade a sei o sette anni di tanto dirompente nella vita dei nostri bambini? La scuola elementare. I bambini intorno a quell’età transitano per uno dei grandi passaggi della vita: iniziano ad assoggettarsi a regole davvero articolate, più rigide, codificate. Sono sottoposti ad una valutazione, assumono dei doveri: è il primo incontro/scontro con la logica del risultato. Stabiliscono rapporti con i coetanei più stabili e duraturi, costituiscono dei gruppi, nei quali si includono o, anche, dai quali vengono esclusi. E’ un’età socialmente stressante, è un momento di crescita.
Non c’è da stupirsi che alcuni reagiscano con uno stravolgimento interiore a questi cambiamenti: soprattutto chi non ama per carattere i cambiamenti ed ha bisogno di tempo per elaborarli. Chi non ama che il suo tempo sia scandito dal ritmo altrui, soffre particolarmente l’adattamento alle regole scolastiche. Chi mal tollera l’insuccesso, patisce la frustrazione del non riuscire in qualcosa.
Regole, compiti, voti, mamma e papà che chiedono e controllano, maestri che correggono… Ufff… che fatica!!
Del resto, a febbraio di quest anno, io scrivevo questo post.
A pensarci bene ce n’è a sufficienza per essere arrabbiati con il mondo degli adulti, non trovate?! E quali adulti migliori con cui prendersela se non mamma e papà? Anche perchè ogni NO, ogni opposizione, ogni protesta, è in fondo una richiesta d’aiuto. E’ un modo di chiedere: “come si fa da grandi?”
Il secondo elemento mi è stato offerto dalle letture sul web: ho scoperto il DOP, disturbo oppositivo provocatorio. Badate bene, è una cosa seria ed è questione eminentemente medica, quindi mi limiterò a qualche blanda spiegazione ed a linkare siti adeguati.
Si tratta di un disturbo spesso associato all’ ADHD – disturbo da deficit di attenzione e comportamento dirompente, ovvero ai casi di c.d. iperattività (in senso tecnico, non colloquiale). Si manifesta spesso con l’ingresso nella scuola elementare e poi, successivamente, nell’adolescenza ed è così identificabile: “La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio, disobbediente, ed ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi ed è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti: perdita di controllo, litigi con gli adulti, opposizione attiva o rifiuto di rispettare richieste o regole degli adulti, azioni deliberate che danno fastidio agli altri, accusare gli altri dei propri sbagli o del proprio cattivo comportamento, essere suscettibile o facilmente infastidito dagli altri, essere collerico e risentirsi, o essere dispettoso o vendicativo” (da educare.it).
Con questo non voglio sostenere che ai nostri figli sia diagnosticabile in massa un disturbo della condotta di questo tipo, ma vorrei solo evienziare che, se un bambino con disturbo ADHD può sviluppare questo tipo di comportamento nel momento dell’ingresso nella scuola, tutti gli altri bambini, in particolare quelli più energetici e persistenti, possono presentare un atteggiamento oppositivo nella stessa fascia d’età.
E’ infatti evidente che, spesso, verso i sei, sette anni, i bambini possano iniziare a dire di “no” anche a cose che prima facevano normalmente e che ora, invece, rifiutano categoricamente.
Accettiamo che questo è un percorso naturale di crescita, che a volte può presentare degli eccessi che disorientano i genitori, soprattutto quando si manifesta nei confronti di attività che prima venivano svolte senza nessun problema.
Per esempio mio figlio ha sempre adorato la lettura: ora che potrebbe leggere da solo, da un po’, si rifiuta di farlo e fargli leggere il libretto che ha come compito delle vacanze è un’impresa impossibile.
Perchè accade? Perchè è un momento in cui il bambino, come poi avverrà per l’adolescente, deve affermare il suo posto nella famiglia, deve ritrovare se stesso ed il suo spazio dopo questo passaggio epocale di crescita. Ma anche perchè la sua personalità si delinea in modo più complesso e può collidere con quella dei genitori. Il bambino deve affermare continuamente che lui non è i suoi genitori, non è i suoi maestri, non è i suoi compagni di classe, è un’altra persona: ha bisogno di urlare al mondo che lui E’.
Ed allora, che fare quando si ha uno scricciolo di sei o sette anni (ma spesso anche cinque) fortemente oppositivo?
Il contrasto diretto, lo abbiamo, credo, sperimentato tutti, non paga. Bisogna trovare un equilibrio tra regole, che vanno mantenute, solide ed autorevoli, e flessibilità. Forse bisogna scegliere con cura le battaglie da combattere e cedere spazi in settori dove si pensa di poterlo fare. E’ necessario trovare un modo per dare sfogo a questo fiume in piena di crescita. E qui, ognuno, deve trovare la sua strada, con la sensibilità di genitore e con la conoscenza del proprio figlio.
Alcuni psicologi evidenziano che i bambini oppositivi e perennemente in contrasto con i loro genitori o con le altre figure adulte di riferimento, solitamente sono molto sensibili e più soggetti di altri a sentirsi esclusi e giudicati negativamente: ci si raccomanda, perciò, di essere delicati e comprensivi…
Si, ma lo sanno quanto ci costa? Ma lo sanno quanto mette alla prova un seienne perennemente ostile? Però è così: delicati e comprensivi…
Forza e coraggio, che finita questa toccherà all’adolescenza vera e propria…
Prova a leggere anche:
- Comportamento oppositivo e Play Therapy
- Quei meravigliosi due
- Intervista a Gloria: un bambino amplificato e gli altri
- A quattordici anni ti odierà
- Mamma alla soglia dell’adolescenza


![[Facebook]](http://genitoricrescono.com/wp-content/plugins/bookmarkify/facebook.png)
![[LinkedIn]](http://genitoricrescono.com/wp-content/plugins/bookmarkify/linkedin.png)
![[Twitter]](http://genitoricrescono.com/wp-content/plugins/bookmarkify/twitter.png)
Eh, no, dai, io speravo, dopo i terrible twos, di sfangarla fino all’adolescenza, e invece tra 4 anni si ricomincia?
“Non vedo l’ora di avere 18 anni cosi’ non dovro’ vedere te e papa’ MAI MAI MAI piu’”
Il mio 6 e mezz-enne a cena ieri
Poi, a letto, il libro che mamma legge ancora ci fa piacere, e le coccole prima di dormire, e il “mamma, io non ero serio pero’”
C’e anche da dire che se si tratta di maschietti, sembra abbiano dei periodi di salita di testosterone periodici, uno dei quali verso i 7 anni appunto, mammamsterdam una volta mi consiglio’ un libro sulla differenza fra crescere maschetti e femminucce, che mi pare in italiano fosse questo qui: http://www.anobii.com/books/Crescere_figli_maschi/9788850207671/01d9c2475584471a1b/
commentavo sul testosterone comunque per dire che anche la teoria della “scuola” e dei cambiamenti importanti puo’ essere secondaria a reazioni proprio biologiche (non so se il termine sia appropriato, ma capitemi) come i terrible two. Per dire, qui in UK i bimbi cominciano la scuola formale nell’anno scolastico in cui compiono 5 anni, quindi quelli nati in estate la cominciano in sostanza a 4 compiuti da poco. Il mio di cui sopra, nato a Gennaio, era quindi nei 4 e mezzo quando le routine sono cominciate (senza dire che i miei erano al nido a tempo pieno da prima), ma ugualmente le dinamiche che descrivi sono scattate ora, a 6 anni e mezzo, non prima. Il fattori crescita credo sia comunque piu’ marcato di quelle ambientale, insomma, secondo me.
La questione del picco testosteronico a 6/7 anni la sapevo anche io, ma non volevo mettere troppa carne al fuoco. Soprattutto perchè chi mi parla di questa “opposizione” dei 6 anni si riferisce indistintamente a maschi e femmine.
In realtà, quella di cui parlo, non è una frase provocatoria buttata li ogni tanto, ma una vera “guerra” continua. Un’occhiata agli ultimi “sbrocchi” sul tema da un’idea.
La scuola elementare, poi, secondo me comporta dinamiche completamente diverse da quelle degli anni precedenti. Tutti i nostri bambini sono inseriti in routine scolastiche dai primissimi anni di vita, ma ora nascono dei doveri “adulti”: risultato, carico di lavoro.
In realtà, tutto contribuisce… e qui si combatte… uffff…. aivoglia ad appellarsi all’allenamento emotivo quando ti saltano i nervi!
“Non è vero! Io non voglio! Allora tu non potrai mai mai più giocare con me con i dinosauri! E non mi puoi più portare all’asilo. E non mi puoi più leggere la storia la sera!”
Siamo in anticipo di 2 anni sulla crisi dei 6 e mezzo, o ce n’è una simile a 4 anni e mezzo???
Mi sa che vado ad ordinare il libro. Grazie @supermamambanana!
(PS. io spero con tutto il cuore di non dover MAI MAI MAI più giocare con i dinosauri. Farei qualsiasi cosa per poter NON giocare più con i dinosauri!)
vero
stavo cercando fra i miei link, prova a vedere questo:
http://www.greatschools.org/special-education/health/developmental-milestones-your-7-year-old-child.gs?content=731
descrive abbastanza bene ad esempio alcuni lati caratteriali che noto nel mio bimbo (critico di se’ stesso, ama giocare da solo di piu’, si vergogna di piu’, tende a lamentarsi e ha forti reazioni emotive)
serena i 4 e mezzo se ti capita il tipetto giusto sono molto simpatici eh? potrei parlare per ore sul mio numero due, che ha le capacita argomentative di un diciassettenne polemico unite alla capatosta di un quattrenne imbufalito
concordo, da mamma di femminuccia settenne (e mezzo, a dir la verità), su quanto questa età porti un alto carico da stress sociale, nuovi doveri, nuove responsabilità, nuova identità, anche, e questo insieme turba, sconvolge, perchè per certi versi si sentono quasi dei piccoli adulti, che ormai hanno le loro abitudini, le loro certezze, il loro carattere, ma non hanno ancora del tutto gli strumenti, direi “sofisticati”, che richiede la vita sociale, eccerto che compete a noi genitori renderglieli usufruibili, ma non è semplice, mi accorgo che in molte situazioni io stessa non capisco se sia più giusto trattarla da “grande” o proteggerla di più, c’è poi un altro fattore che ho notato in questo ultimo anno, quando mi accorgevo che, ad esempio, faceva molti incubi, era molto spaventata da cose che prima non le davano nessuna preoccupazione (ad esempio, restare da sola in una stanza), ragionando sui possibili perchè di quella che, dopo un bel pò di mesi che si manifestava, sembrava una vera e propria “fase”, ho capito che, a questa età, si inizia a conoscere maggiormente il mondo, la realtà, il fatto che esistano situazioni anche pericolose, non più relegate alla pura fantasia, se prima c’era sempre un “eroe buono” a spalleggiare i nostri intrepidi scopritori, che magicamente sconfiggeva ogni potenziale pericolo, ora c’è più consapevolezza della differenza tra “magico” e “reale”, tra i compagni di scuola girano tante informazioni, (qualche mese fa stellina grande se ne esce con “è vero che esistono persone con due teste?”, poi scopro che a scuola avevano parlato del caso delle gemelle siamesi Hensel), che vengono poi rielaborate in modo del tutto personale da ognuno, ma rimane la sensazione che il mondo, là fuori, è tutto ancora da scoprire, e non sempre è un posto così sicuro… al solito, a noi genitori il compito di dare alle cose il giusto peso, per fortuna non siamo soli!
Concordo pienamente col fatto che la scuola elementare è un fattore scatenante. I nostri piccoli passano dal gioco libero della scuola materna al (almeno la mia) tempo pieno con poco gioco e tante regole una fra tutte STARE SEDUTI……
Ieri, però, ho incontrato una mia amica con una figlia di 13 anni. Quando era piccola era, a detta della mia amica, esattamente come la peste di 7 anni che gironzola per casa mia. Ma adesso è tranquillissima (io ho pensato “la calma PRIMA della tempesta”) però c’è il miraggio di una tregua. Lei mi ha parlato di un anno di tranquillità. A me per ricaricarmi basterebbe. Oramai passiamo da una fase all’altra…siamo esausti!!!!
Condivido (perchè noi non ci facciamo mancare niente!) anche la parte sugli incubi descritta da luci. Ho notato anch’io questo aumento di incubi notturni (noi non guardiamo la televisione quindi non dipende da quello) probabilmete legato a una maggiore consapevolezza dei potenziali pericoli.
Riguardo alla contrapposizione ne parlavo anche con mamme di bimbe molto più tranquille della mia (decisamente più tranquille!!!) e anche loro mi hanno confermato questo crescendo di opposizione, quasi adolescenziale.
No, no, socia (Serena)! Ti assicuro che è qualcosa di diverso.
Mi rendo conto che Luci e Giovanna mi capiscono in pieno. L’analisi di Luci è… lucidissima. Devo riconoscere anche io che c’è stato un aumento di notti travagliate: al Sorcetto capita di avere degli incubi pochi minuti dopo essersi addormentato e mi dice chiaramente che non vuole raccontarmi cosa ha sognato.
Quello che lascia stupiti ed anche un po’ angosciati è che si tratta di una crisi “adulta”. Con parole molto dure, con concetti gravi. Non è più questione di non giocare con i dinosauri, ma è “Tu non mi vuoi bene, tu mi rovini la vita”… frasi che, magari hanno lo stesso senso, se scavate nel profondo, ma fanno un pochino più male, soprattutto perchè sono usate scentemente con l’intento di colpire.
Insomma, perdonatemi, ma mi rendo conto perfettamente di chi ci sta passando, proprio in questa fase di cui parlo e chi invece la assimila ad altre fasi. E che sia una “fase” lo speriamo tutti… perchè andare avanti così per qualche anno sarebbe proprio dura.
Che sia l’anticamera di un’adolescenza tranquilla, beh… non oso sperarlo, ma a volte sento proprio chhe lo meriterei! E comunque anche quell’anno di cui parla Giovanna… beh, mi farebbe un gran comodo.
Dopo mi leggo i commenti, in tanto a caldo, ieri pomeriggio dopo averci torturati in ogni modo (sempre passando pestandoci e arrabbiandosi perché non ci togliamo, sbattendo la porta e arrabbiandosi perché fa rumore, urlando e arrabbiandosi perché le chiediamo di smettere, ecc ecc ecc con un sacco di ecc) alla fine sono passata al time out, seduta sulla sedia finché non ti calmi, appena ti va parliamo di quel che succede, e quando siamo tutti calmi torniamo a giocare.
Risposta “io voglio solo che mi lasciate vivere, non vi sopporto più, voglio vivere senza di voi così sto in pace!” Ecco, questo condito da tanti “uffa ma che noia, che pizza che siete, non vi sopporto, voglio stare in pace, mamma vai via che voglio stare senza di te” è il sottosfondo di molte nostre giornate.
Se ci aggiungiamo che non è la serpe che sembra quando dico queste cose, perché è, come dici nel post, sensibilissima, è anche quella che una sera mi ha detto “mamma, ma tanto tu senza di me non saresti triste, perché tanto hai anche un’altra bimba”, è anche quella che quando non ce la faccio più e ai “capisco che sei arrabbiata, ma queste risposte non le accettiamo, puoi dirlo in un altro modo” sostituisco urla e sbrocchi e a volte anche scosse alla Homer Simpson si calma, piange, mi abbraccia, mi chiede scusa dicendomi che mi ama e che non lo pensa, ed è anche quella che con gli altri bambini è dolcissima e premurosa, persino servizievole, che all’asilo la maestra ci metterebbe una firma “ad averne di bambini così!”, che non perde un dettaglio, e così via… quella che se le dico “domani andiamo in piscina” mi risponde “ma mamma, ma la gnoma la lasciamo a casa? ma poverina, chissà com’è triste senza di te…”
Ecco, ho accettato che sono la sua valvola di sfogo, ho accettato che sia splendida con tutti e mr Hide con me, ho accettato che ha dentro sentimenti che sono troppo grandi per lei (a volte si ferma mentre dice “mi fai arrabbiare/ti odio/non ti sopporto” sforzandosi come se non trovasse la parola giusta), e che di contro basta una parola per spezzarla, però cavolo, se la crisi oppositiva è a 6/7 anni io mica li supero viva!
Ah, e a proposito di scuola, sempre ieri (ma ogni giorno è uguale…) è uscita fuori quella parola , e lei è scoppiata subito, urlandomi “no, io a scuola non ci andrò mai” e scappando a chiudersi in camera sua. Come dire, se iniziamo bene… Ah, beh, ve lo ricordate vero che ha solo 5 anni? Figuriamoci a 7… Ai 16 non ci voglio pensare!
Socia (Silvia) lo so che non è la stessa cosa, e che magari a 7 anni queste mi sembraranno sciocchezze, ma io mi sento molto come Daniela. Ieri è stato il primo giorno di asilo dopo le vacanze, e il Vikingo la sera era visibilmente provato emotivamente e fisicamente. L’atteggiamento oppositivo è andato dal “lavati le mani”, “non voglio” al “allora le lavo senza sapone”, al “se devo usare il sapone allora lascio l’acqua aperta tutta la notte” al “allora sbatto la porta del bagno”. E questo solo per lavarsi le mani. Nel percorso fino alla tavola ha preso a calci tutti i giochi che aveva precedentemente sparso violentemente sul pavimento. Seduti a tavola per la cena “cosa c’è?” “io non voljo riso e pollo, voljo la pasta o perlomeno la pizza!” Al mio tentativo di fare conversazione sul primo giorno di asilo, chi c’era e chi no, e quale insegnante, mi ha risposto “uffa! Ma perché devo rispondere a tutte queste cose, io ti dico solo quello che voljo io” poi si è alzato, ha lasciato riso e pollo intonsi nel piatto, e si è andato a chiudere in camera sua sbattendo la porta. Dopo un paio di minuti sono entrata a controllare che stava facendo, e mi ha accolto dicendo “vai via. Ma perché vieni qui? Io voljo stare da solo!” E questa è stata solo una mezzora serale. E vabbene che era il primo giorno, però questo atteggiamento si sta ripetendo di frequente. Vabbè, al limite in attesa dei 7 anni mi sfogo su gentorisbroccano
Socia, non volevo sottovalutare il Vikingo, sappi che non mi permetterei mai… Conosco i tuoi polli!
Anche perché qui pure c’è la crisi permanente effettiva fin dalla nascita. .. Solo che questa sorta di anticipo di adolescenza, caratteristico in questa fascia d’età, è davvero un quid pluris rispetto al solito assetto da guerra…
Le crisi oppositive compaiono un po’ a tutte le età: a mio parere, e secondo la mia esperienza, sono l’acuirsi in certi momenti particolari di un carattere che tende sempre a dire “no”.
Personalmente, riesco a gestirle -non sempre- con queste tattiche:
- sapere in anticipo che ad ogni richiesta o avvenimento improvviso la prima risposta data è “no”, specialmente nei giorni neri.
- dopo aver interiorizzato questo principio, cerco di prevenire cioè annuncio in anticipo tutto: dal menù di pranzo, all’appuntamento con il dottore, al riordino della stanza, ai vestiti da indossare. Questo mi dà il tempo di trovare un compromesso se la cosa non quaglia a mio figlio e permette a lui di non trovarsi davanti al fatto compiuto.
- lavoro fortemente sulla comunicazione:
come io non mi permetterei mai di dire a mio figlio che non lo sopporto, che lo odio, etc etc pretendo, da sempre, la stessa cosa da parte sua. E glielo dico chiaramente. D’altra parte i nostri figli non sarebbero contenti di sapere che li odiamo e che loro ci rovinano la vita… il rispetto reciproco innanzitutto.
Sono disponibile ad ascoltare i problemi e a cercare di risolverli solo se i problemi vengono esposti con tono civile. E se non ragiona, sono molto brava ad alzare la voce molto più di lui e a decidere un time-out fino a quando non si sono calmate le acque.
- poi cerco di capire a cosa è dovuta la rabbia, senza domande dirette, ma solo mettendo in risalto i suoi sentimenti.
- e poi, un grosso successo è stato insegnarli a dire “ci penso” piuttosto che un “no” diretto. E’ una sciocchezza ma ha il suo peso, soprattutto con gli altri.
E se non funziona niente di tutto questo… si può riprovare da capo di nuovo… altrimenti c’è “Genitori sbroccano”!
Fasi oppositive? Direi che le inanelliamo una via l’altra…
E’ appena migliorata quella del seienne (ne parlavo qui: http://perfectioconversationis.wordpress.com/2010/06/15/rhcp/), ma non vorrei dirlo troppo forte e scoprire che si tratta solo di una pausa estiva, nel frattempo ho la quattrenne sulle barricate per TUTTO.
In una famiglia come la mia, forse anche per dinamiche interne di relazioni tra fratelli, unite alle solite della crescita e della scolarizzazione, si ha l’impressione che ci sia sempre qualcuno a turno che faccia da parafulmine… Il problema è che così noi genitori siamo PERENNEMENTE in tensione. Aggiungete il fatto che ognuno va preso giustamente a modo suo… direi che possiamo entrare in diplomazia d’ufficio!
La mia impressione comunque è che queste fasi non dipendano dall’età, ma da cicliche “crisi” di crescita, spesso – ma non necessariamente – collegate a importanti cambiamenti nella vita scolastica o famigliare.
Certamente certi caratteri sono più predisposti (ahimé), ma il fatto che si tratti di fasi cicliche aiuta anche a relativizzarle, cercando di “traghettare” il bambino e l’intera famiglia oltre l’ostacolo.
grazie dell’idea, melanele, abituarsi al “ci penso” mi sembra una bellissima presa di coscienza, la metterò in pratica!
Come al solito leggere i vostri post mi rincuora. Almeno per un po’. La fase oppositiva del mio Nano è iniziata purtroppo da molto tempo, da sempre credo. Per lui i 6 anni arriveranno a dicembre ma la scuola inizierà tra un mese e non riesco a pensarci serenamente. Nelle ultime settimane ha avuto crisi molto forti, violente, in cui si trasforma in un altro. In quei momenti non si può far altro che contenerlo e fargli capire che nonostante tutto non siamo arrabbiati con lui, che siamo lì per aiutarlo a fermarsi.
Sono consapevole che si tratta di qualcosa di più che gestire un bambino energetico. Anch’io mi sono dovuta documentare e sono arrivata alle stesse sigle (ADHD, DOP) e al terrore che esse generano. Immagino che dovrò venirne a capo presto, ma non è pertinente con questo post.
Nel frattempo però ho letto un libro bellissimo (non soltanto per bambini molto difficili come il mio) che purtroppo è solo in inglese “The Explosive Child”. I principi di base sono quelli dell’intelligenza emotiva ma finalizzati alla comprensione e alla prevenzione delle “esplosioni”. I bambini come il mio vengono definiti “pensatori in bianco e nero che vivono in un mondo grigio”: non hanno ancora imparato a gestire le sfumature del vivere sociale e questo li rende incapaci di gestire al meglio le delusioni e le frustrazioni. Le esplosioni sono quasi sempre destinate ai genitori, con i quali non esistono forme di autocontrollo per vergogna.
E’ possibile che molti bambini – assolutamente non patologici – nel momento in cui entrano ufficialmente nella struttura sociale possano avere qualche problema con il “grigio” e si sfoghino con mamma e papà.
Detto così suona un po’ semplicistico ma è difficile riassumere certi concetti.
Per ora cerco di allenarmi alla prevenzione e spero tanto tanto che funzioni al meglio tra un mesetto …
Marzia, non è affatto semplicistico, è una splendida sintesi.
Mi confermi che il libro che citi è questo, per favore: http://www.bol.it/books/The-Explosive-Child/Ross-W.-Greene/ea978006190619/
intendo procurarmelo, ovviamente.
Silvia, te lo confermo il libro è quello. Ovviamente ci sono anche sezioni dedicate a chi ha problemi molto seri ma la filosofia di base “kids do well if they can” è un bellissimo approccio. Buona lettura.
Vediamo… DOP: ce l’ho. Incubi notturni: ce l’ho. Pipi’ notturna: ce l’ho. Posso pensare di arrivare preparata all’ adolescenza! In queste settimane siamo al “mamma cattiva” gratuito e linguacce. Mi sa che di ‘sto passo chiederò un finanziamento per mantenermi la psicologa!
Glo’… compriamoci il libro, va! Che magari ci consoliamo…
Vado tranquilla. Nel caso dei miei due non c’è stata alcuna interruzione tra i terrible 2′s e i terrible 6′s. Hanno optato per una soluzione di continuità puntando sull’assuefazione genitoriale.
Oh, caspita!Ho trovato il blog giusto per l’umore di questi gg!!! :/
Il commento di Daniela sembrava che lo avessi scritto io! Mio figlio (Nahele)compirà 6 anni il 5 novembre e a volte mi sembra di avere a che fare con un ragazzino di 11-12 anni… Al di là delle varie sindromi (per le quali,secondo me si deve ringraziare molto la TV e le merendine industriali!), credo che i ns figli appartengano ad una generazione di “dissestatori di sistemi”: CI HANNO SCELTE!!!Le loro anime si son ben guardate intorno prima di decidere quali genitori scegliere!!! E’ difficile, è una lotta quotidiana tra ciò che vorremmo facessero e ciò che invece non riusciamo a fare…ma, come ho scritto nel mio post (condivido il blog con mio marito:www.sacroprofanosacro.blogspot.com; i miei sono sotto l’etichetta Eco di casa di Silvia), c’è bisogno di educare noi stessi per educare loro…Il cammino è difficile e tortuoso, ma sono convinta che a lungo andare le nostre scelte miglioreranno tutti.
Serenità, a tutti noi!
Rape’… tu mi spaventi…
Silvia, ben arrivata! Io questa storia che ci hanno scelti non osavo dirla, ma ogni tanto la penso anche io… Magari la televisione può avere qualche influenza (ma non determinante), ma le merendine industriali… beh! Qui se ne mangiano davvero poche, ma siamo sempre sulle barricate.
Posso essere (come al solito) poco “political correct”?
Le fasi oppositive di ciascun bambino e la sua storia personale sono, ovviamente, percorsi individuali che difficilmente si possono generalizzare. Ma a fronte di allarmi continui da parte di insegnanti, famiglie, medici, operatori sociali, dobbiamo forse riconoscere che siamo di fronte a un fenomeno collettivo, che somma le varie storie individuali trasformandole in una tendenza su cui riflettere.
Silvia, sopra, parlava di televisione e merendine industriali come cause scatenanti, e probabilmente queste cose hanno il loro ruolo. Per altro, il problema sussiste anche in case in cui la prima è contingentata e le seconde bandite, quindi deve esserci dell’altro.
Ora qual è il cambiamento sociale rilevante che possiamo osservare nella nostra epoca rispetto al tema dell’educazione? Uno sfilacciamento (a dire il minimo) del concetto di famiglia: madri lavoratrici (per scelta o per bisogno) assenti troppo a lungo, figli troppo delegati a terzi, spesso figli unici gestiti tra tempi lunghi a scuola e nonni supplenti, famiglie instabili, percentualmente sempre più tendenti allo sfascio, al dissolversi per riformarsi (anche più di una volta), in alcuni casi tra lotte furibonde. Genitori dilaniati tra le esigenze delle proprie vite e un senso di colpa nei confronti dei figli, che favorisce un rapporto troppo spesso squilibrato. E’ possibile chiedersi se questo non sia un male per i bambini? E’ possibile che alcuni problemi oggettivi dipendano da alcuni mutamenti oggettivi? Non dico neppure che si tratti di un’equazione semplice, del tipo “figlio con famiglia “debole” alle spalle = figlio oppositivo”. Forse è più complesso, ma ho l’impressione che una società che ha perso gran parte della centralità del rapporto famigliare possa generare bambini con maggior problemi comportamentali. E ho la certezza che molte donne questo non lo vogliono sentir dire.
D., sai che a me invece questa colpa alle famiglie di ora piace poco? Insomma, mi sembra che alla fine si butti tutto lì: il bullismo, le risposte, le fasi oppositive, le difficoltà, se ne parla, riparla, si valutano tutte le cause (pure le merendine?) e poi alla fine tanto nessuna regge e beccati lì, ma si, che vuoi, le mamme lavorano, i genitori si separano, sarà quello.
SAi invece cosa credo sia cambiato? Queste cose, si, certo, ma non le vedo come causa. Io lavoro ma dedico tempo alle mie figlie, sicuramente le educo più di chiunque altro, e intorno a me alla fine vedo famiglie normalissime, che stanno insieme come possono ma cercando di starci al meglio, le separazioni ci sono, tante, ma non così tante, alcune disastrose, alcune no, insomma, non mi sembra così drammatica la cosa.
La differenza è che ora ai bambini/ragazzi queste cose vengono permesse! E attenzione, non dico che sia un male, tutt’altro. Ma già quand’ero bambina io, se provavo a dire la mia a tavola mentre parlavano i grandi, o non mi sentivano o si facevano una risata, quando era bambino mio padre, prova a protestare, una bella cinghiata e via (e non per dire). A scuola idem, prova a chiedere a mia suocera se fiatava al momento sbagliato che le succedeva… Forse non per la mia generazione, quasi sempre per quella dei nostri genitori, per i nostri nonni era la regola. Disobbedisci? Dietro la lavagna. Rispondi? Uno schiaffone. Mica ci si faceva tanti problemi!
Ora no, ora anche i bambini vengono rispettati (e giusto che sia, anzi, a volte ancora ce lo dimentichiamo!) e anche a loro viene dato il beneficio di parola. Ora un bambino che si arrabbia non viene zittito con uno schiaffone e spedito altrove perché non disturbi, viene ascoltato.
Ecco, forse la difficoltà ora sta qui, abbiamo iniziato ad ascoltare e ancora non sappiamo bene però come rispondere e reagire. Ci vuole allenamento. Almeno per me… Ecco, penso che le fasi oppositive e le altre difficoltà ora ci siano perché concesse, una volta se ci provavi erano guai. Poi magari anche questa è una generalizzazione, ma secondo me le separazioni incidono su cose diverse. E le madri che lavorano possono farlo senza nessun danno, se non sono del tutto assenti.
Daniela, forse ciò che dici tu non è in opposizione, ma si integra con quello che dico io: certo, è cambiato un mondo, una cultura, certe cose in meglio, altre in peggio. La famiglia in generale è meno monolitica di un tempo, ciò significa più fragile e indecisa a volte, altre in balia di sensi di colpa, altre ancora magari più creativa, chissà?
Non voglio dire affatto che le mamme che lavorano abbiano “colpe” (io stessa lavoro), ma che una società che è concentrata sul successo personale e lavorativo, non sempre si rende a misura di bambino.
D’altra parte io credo che certe “intransigenze” del passato dipendessero da una profonda sicurezza di sé degli educatori, magari non sempre ben riposta. Certamente l’ascolto è una “conquista”, ma sul versante del rapporto autorità/libertà, mi permetto di dire che ogni squilibrio (in un senso o nell’altro) è portatore di disagio. Francamente, non mi piacevano gli abusi di autorità di un tempo, così come non mi piacciono gli eccessi di libertà di oggi (e come madre di una figlia sedicenne, avrei molto da dire sul punto).
Di una cosa sono certa, però, ed è che la storia del “tempo di qualità” è un po’ una pietosa bugia autoconsolatoria che ci diciamo, quando invece nell’educazione ha un’importanza immensa anche la “quantità” del tempo.
Aggiungo una cosa: ho detto prima e ribadisco che non credo che il rapporto sia automatico “genitori separati= figlio oppositivo”, penso però in generale che in una società in cui molte certezze vengono meno, si diffonda nei figli anche un bisogno di sicurezza e di tempo dedicato che non sempre sono corrisposti, poi i bambini socializzano e certi atteggiamenti si “trasmettono”, quindi si crea piuttosto un humus per certi problemi, più che un vero proprio meccanismo automatico.
Ciao a tutte!
Noi siamo ancora nella fase dei terribili 2 da quando la Picccola aveva 18 mesi (ora ne ha 22). Lei non dice sì, sa solo annuire, mentre il no (GNO’!) arriva forte e chiaro da tempo.
Con le vacanze e i ritmi meno strutturati, il suo carattere deciso e la voglia di esplorare hanno avuto libero sfogo: cammina senza dare la mano, nemmeno per attraversare la strada (urla belluine per obbligarla). Cerca di salire le scale da sola, decide che vuole fare il bagno e punta verso l’acqua alta, se ha fame apre il frigo e mi porta qualcosa dicendo “pappa!!”. Mette le mani per l’ennesima volta dove sa che non deve, guardandoci e dicendo “noooo”, ridendo (in questa occasione devo ricordarmi che è mia figlia).
Non è che ci voglia necessariamente sfidare, è che vuole fare da sola. E basta. Mia madre gongola perché dice che ero uguale e mi guarda come se avesse aspettato questo momento tutta la vita.
La cosa strana è che tutta questa indipendenza sparisce la sera e abbiamo ancora problemi con il sonno.
Se il buongiorno si vede dal mattino, a 6 anni prenderà la macchina da sola?
Nonostante la mia latitanza dal web di queste settimane, l’argomento in questione ha finito con l’acchiapparmi.
I commenti a questa discussione sono tantissimi, ma evidenziano un solo fatto: il cambiamento c’è. Forse sono cambiati i bambini, la nostra società è indiscutibilmente ricca di stimoli (e superstimoli). Forse i genitori sono cambiati. Il concetto di famiglia è cambiato. Il lavoro è cambiato.
A chi sostiene che ormai tutte le battaglie siano state combattute farei leggere i vostri commenti.
La verità è solo una: Noi non nasciamo col libretto d’istruzioni per la nostra vita. Nessun manuale ci insegna come ci dobbiamo rapportare con la scuola, il lavoro, gli amori, la famiglia, i figli.
Forse diamo per scontato che i nostri genitori sapessero come fare (per educazione, per cultura). Ma quanti di noi hanno chiesto alle loro mamme e ai loro papà come si sentissero come genitori? Se anche loro avessero dubbi e perplessità? Oggi di sicuro noi ne parliamo di più. La rete ci ha permesso di allargare la nostra cerchia e allargare la nostra visione del mondo. Inevitabilmente aumentando la nostra conoscenza aumenta la nostra insicurezza.
Se riuscite a leggere tra le righe, il detto che solo gli stupidi hanno la verità in tasca, dice moltissimo.
Forse i nostri figli non sono più insicuri per tutti i motivi che avete detto. Forse sono più insicuri perchè sono più intelligenti.
Gloria mi sembra abbia tratto una sintesi molto efficace, passando anche per i commenti di D. e Daniela.
Ve lo confesso, non è un buon momento con il Sorcio, ma da quando siamo insieme 24 ore su 24, dall’inizio del mese, va un pochino, pochino meglio… Magari abbiamo più tempo per godere anche dei momenti buoni.
Però in questo sfacelo di guerra con mio figlio che proprio non mi andrebbe di combattere, che mi sfianca e mi sconfigge ogni momento, ora mi sento davvero meno sola ed anche meno preoccupata.
I bambini di queste ultime generazioni sono i primi nella storia del nostro paese ad essere eccezionalmente nutriti, come cibo e come stimoli. Questo comporta il loro massimo possibile sviluppo, fisico e psichico. Come pensare che questo non abbia portato conseguenze? La fretta che lamentiamo nelle nostre vite è presente anche nei nostri piccoli, hanno molto e chiedono molto. Non parlo di oggetti ma di competenza. Ma la competenza si acquisisce con l’esperienza e noi spesso non ne abbiamo. Perchè alcuni dei libri più utili che trattano della complessità dei nostri bambini sono americani? Io credo abbiano semplicemente iniziato un pò prima il percorso che stiamo facendo qui. Sono convinta che mio figlio sia incredibilmente più intelligente di quanto io sia mai stata, per velocità di ragionamento e di analisi di ciò che lo circonda. Solo che non è altrettanto capace di vivere il suo essere bambino, i sentimenti più banali, la gioia fine a se stessa. Nel suo cercare un motivo per tutto, nel suo catalogare tutto, nella sua perenne frenesia e insoddisfazione, perde la possibilità di fermarsi e godersi il momento e le persone.
Questo è quello che vorrei sapergli insegnare: non correre, fermati e osserva, hai tanto tempo per imparare cose. Adesso cresci e sorridi perchè hai per te tutto l’amore del mondo, il mio. Ci riuscirò?
Vorrei aggiungere una riflessione a quanto detto da tutte voi.
‘ vero adesso le mamme lavorano fuori casa, quasi tutte, le famiglie, molte, si sfasciano, ma vi dico i miei ricordi di bambina (anni 70-inizio 80): mia mamma casalinga che comunque non mi dedicava tutto il tempo che io cerco di dedicare alle mie due bambine, mio padre non si dedicava a noi così assiduamente come invece fa il mio compagno sempre presente.
Io sono cresciuta giocando in cortile con altri bambini e ora portiamo tutti pomeriggi nostre figlie al parco per cercare di ricreare un pò quell’ambiente.
Inoltre forse prime non c’erano tutte queste separazioni, ma di genitori perennemente litigiosi io ne ho conosciuto tanti.
Forse adesso la nostra costante presenza nelle diverse fasi di crescita dei bambini ci porta a vedere di più (o anche a interferire di più) di come accadeva ai nostri genitori.
Non so forse la mia fase oppositiva l’ho passata sfogandomi con le bambine e i bambini del cortile senza che mia mamma mi richiamasse continuamente al convivere civile con i miei coetanei, e a casa poi mostravo solo una piccola parte di quello che mi passava per la testa.
Comunque anche oggi giornatina!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Grazie Silvia per questo articolo… in questi giorni sono proprio in crisi per questo atteggiamento oppostitivo assunto da mia figlia …
Non so se sia il fatto che quest’ultima settimana di ferie l’abbiamo passate sempre insieme, io e lei (sono separata ahimè) oppure l’ingresso nel mondo della scuola, che però è già avvenuto un anno fa… compie 7 anni a dicembre ed a settembre andrà in seconda…. fatto sta che per cercare di arginare il suo non ascoltarmi, il suo brontolare x fare una cosa che non vuole fare, venerdì l’ho messa in castigo…. niente cartoni x un giorno, che è aumentato ad un giorno e mezzo…
Le vostre risposte mi sono servite d’aiuto e spero ce ne siano altre, il confronto è molto utile per una mamma insicura quale sono…
Yeeeees. ce l’abbiamo anche noi con nr. due, che bello non farsi mancare niente. Infatti a suo tempo (quando la definizione da Educare che dai è paro paro Orso quest’inverno ed è pure durata più o meno quei 6 mesi) io avevo cercato per Ennio all’epoca quasi 8enne qualcosa sull’adolescenzialità (pianti, assenze, svagatezze ecc), per precipitare senza soluzione di continuità nel testosterone dei 6 anni di Orso.
La scuola spiega parecchio, perché è vero che anche qui comincia a 4 anni, però è vero che un impegno e un’attenzione seri, leggere e scrivere affrontati esigendo dei risultati cominicano anche qui verso i 6-7 anni e quindi c’è comubnque questo momento di responsabilizzazione, Grazie per avermi dato anche questa chiave, perché mentre ci sei dentro fino al collo non si riesce a capire come e cosa sta succedendo, poi un minimo di distanza fa miracoli.
Aggiornamento da Stoccolma: parlavo qualche giorno fa con la maestra dell’asilo, e raccontandogli degli ultimi comportamenti del Vikingo ha esclamato “sembra quasi che si trovi nella fase dei 6 anni! solo che è un po’ presto. Se fosse una femmina….”
E così mi ha confermato che loro ogni primavera notano che i bimbi che l’anno seguente faranno la primina, quindi quelli tra i 5 anni e mezzo e i 6 e mezzo, cambiano radicalmente comportamento entrando in una fase oppositiva. Dalla descrizione che mi ha fatto, direi che ha confermato proprio quello che ha scritto Silvia in questo post e tutti i commenti che avete aggiunto. Mi tremano le gambe al solo pensiero
Serena, il parere delle maestre svedesi mi rincuora molto: che io scrivo post tranquillizzanti, ma poi, in cuor mio, sono qui a macerami nei sensi di colpa, pensando di fare chissà quali errori…
Mammasterdam, tutto sta a trovarla quel minimo di distanza…
(non lo voglio dire, ma qui pare vada un po’ meglio…, ma non lo dico…)
Interessante argomento. Mia figlia ha 7 anni e passa, sta vivendo un momento particolare per ragioni nostre, ma parlando con altri genitori ho notato anche io che sembra un’età in cui c’è un generalizzato comportamento oppositivo più intenso del normale.
Vorrei rispondere in particolare, anche se in ritardo, al commento di Melanele. Concordo con la prima parte, trovo giusto e rispettoso (oltre che utile) anticipare ai figli quello che accadrà e dare anche modo di ridiscuterne insieme in anticipo.
Non concordo invece sul pretendere che abbiano un controllo di parole e emozioni simile a quello di un adulto. Credo inoltre che in certi bambini sia impossibile ottenerlo se non reprimendoli fortemente (e non credo che questo sia sano).
Parlo per esperienza perché mia figlia, non perché io abbia consapevolmente messo in pratica una repressione di questo tipo ma perché, evidentemente, qualcosa c’è stato e comunque lei stessa desidera comportarsi “bene”, poi sfoga tutto in pianti esasperati ed esasperanti di fronte a piccole difficoltà.
Quanto preferirei che mi urlasse ogni tanto “ti detesto” e vivesse le sue emozioni in modo più sereno.
Siamo appena usciti dalla fase dei continui no e dei capricci dei 2 anni… Non si fa in tempo a riprendere il fiato che bisogna ricominciare… Aiutooo!
Attenzione, ho sentito dire da diverse persone competenti che la maggiorparte delle sindromi da deficit di attenzione e’ diagnosticata in maniera scorretta, cioè spesso le maestre di scuola elementare per incompetenza o incapacità (o pigrizia?) giudicano iperattivo un bambino mentre solo una percentuale piccolissima di bambini soffre davvero di questo disturbo. in effetti, crescere e’ difficile e comporta continui conflitti, alti e bassi, come dite voli il bambino/ ragazzo ha la necessita’ di trovare continuamente il suo ruolo… E ad ogni eta’ questo ruolo cambia, creando nuove difficoltà e nuovi conflitti. Certo per noi genitori e’ difficile imparare a gestire questi momenti, spesso anche fisicamente estenuante… Anche perché noi diventiamo un po’ il loro capro espiatorio, e in più abbiamo il dovere di accompagnarli e rassicurarli durante la crescita… Ricordo sempre le parole di un mio ex capo che quando gli raccontavo dei capricci di mio figlio duenne mi rispose: ” ne avrai ancora per i prossimi 15 anni e poi sei a posto!”. Che altro dire… In bocca al lupo!
Lasciaci un commento!
Sponsors
I libri per crescere scelti da noi:
Libri per bambini
Aspetti legali
Allacciamo le cinture
Mamma, papà e lavoro
Brutta giornata? Hai voglia di urlare?
Ne hai imbroccata una?
Hai un blog? Partecipa anche tu!
Commenti recenti
Appena usciti
4 post a caso
Categorie
Archivio
Parliamo di
Chi siamo
Siamo Serena e Silvia. Due conoscenti, che sono diventate amiche dopo aver scoperto di essere entrambe mamme di figli altamente energetici, che hanno travolto le nostre vite come un ciclone, e che pochi esiterebbero a definire iperattivi. Noi preferiamo il termine amplificati. [continua a leggere]go social! seguici
Parlano di noi