Sei figlie e un papà

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Sei figlie femmine e un padre che si prende cura di loro a tempo pieno. Questa è una storia che non potevamo farci sfuggire! Paolo è un nostro lettore, che con naturalezza ha lasciato un commento questo mese. Siamo andate a “prenderlo a casa” e ci siamo fatte raccontare come e perchè un papà decide di dedicarsi totalmente a una famiglia così numerosa.
Si presenta da solo, eccolo qui.

Permettimi una premessa: essere genitori oggi e’ compito assai arduo. Niente nella societa’ in cui viviamo e’ pensato per i nostri bambini; eppure chi li ha già, o chi sta pensando di averne, mette in campo volontà ed entusiasmo non comuni. Senza contare che i genitori con quel meraviglioso atto del procreare fanno si che il mondo sia in continua evoluzione, nuovo, fresco. Un mondo senza bambini, va da sé, sarebbe bello che morto.
Queste poche righe erano dovute per spiegare qual è il mio pensiero nei riguardi della famiglia, qualunque essa sia.
Lasciami specificare un altro punto: non siamo ricchi!!! Non abbiamo tate che ci vanno a prendere le figlie a scuola o che le portano a spasso, non ci sono persone che ci preparano pranzi e cene. Abbiamo solo una ragazza che 5 ore a settimana ci aiuta nelle faccende di casa. Tutto il resto è farina del nostro sacco. Questo lo dico perchè nessuno possa pensare che la nostra sia stata una scelta facile.
Ora, veniamo al sodo. Mi chiamo Paolo, ho 44 anni e sei figlie: la prima, Carlotta di 18 anni avuta dalla mia ex moglie. Le altre cinque – Paola 9 anni, Isabella 7 anni, Anna 5 anni, Serena 3 anni e Anita quasi uno – avute con la mia attuale compagna di vita e di tribolazioni, Simona.

Il cambiamento tra la quarta e la quinta figlia: cosa ti ha spinto a lasciare il lavoro?
La decisione di “stare a casa” è stata indotta da diversi fattori. La crisi economica che ha reso la mia piccola attività imprenditoriale più un costo che una fonte di guadagno; l’esigenza di gestire una famiglia già numerosa ed ulteriormente in crescita con l’arrivo di Anita; il costo delle baby sitter; i nonni che invecchiano. Ma soprattutto: un’analisi delle proprie abilità ed inclinazioni, la considerazione che in quel momento aveva più peso e valore concentrarsi sul “capitale famiglia”. Inoltre, non ci sembrava giusto demandare ad altri tutto ciò che comporta una scelta da noi così fortemente voluta: avere una famiglia numerosa.
Ed eccomi qua, dalla mattina alle 8 e fino alle 21 corro come un pazzo e finalmente alla sera quando Simona torna dal lavoro siamo sfiniti.
Ma come per magia il giorno dopo le nostre forze, se possibile, si sono raddoppiate, triplicate. Sono le nostre bambine che ci iniettano quel qualcosa che io non so definire, ma che voi genitori sicuramente intuirete.

Quali sono state le reazioni delle vostre famiglie di origine e degli amici alla notizia che tu saresti rimasto a casa ad accudire le bambine? Ti considerano un uomo anomalo?
All’inizio di questa avventura le reazioni sono state per lo più di accettazione ma mai di entusiasmo. Sottolineo però che mio padre, “vecchia generazione”, me lo aveva in qualche modo suggerito. Dimostrazione che spesso sono proprio i giovani i più conservatori. Quando però la mia primogenita mi disse “papi, sei un grande” ho capito che la strada era quella giusta.
Ovviamente quando incontri conoscenti o amici per la strada tutti si congraulano, ma per lo più sono complimenti di facciata. In realtà pensano che la cosa sia “anormale”. E quindi quando mi chiedi se il papà a tempo pieno viene visto in modo anomalo ti rispondo di si.

Quale è oggi il ruolo sociale di un papà che decide di accudire i figli a tempo pieno?
Per quanto riguarda il ruolo sociale del padre, è lo stesso, né più né meno, di quello della mamma e quindi fondamentale. Dal mio punto di vista non è importante chi lo svolga. L’importante è svolgerlo nel migliore dei modi.
Quindi ti dico anche che non ho rimpianti e nessuna nostalgia. Anche perchè questa è una scelta di oggi, un periodo sabbatico, di maggiore consapevolezza del ruolo di padre, un momento per assaporare diversamente i propri figli e la propria famiglia. Poi in futuro si vedrà. Magari una nuova iniziativa imprenditoriale “familiare”.

Il rapporto con tua moglie è cambiato in qualche modo?
Per quanto riguarda il rapporto tra me e Simona se possibile si è ancor più rafforzato. Il fatto poi che mi occupi delle bimbe è servito a rendere meno affannoso il suo rientro da Milano. Diciamo che se capita l’ingorgo per incidente in autostrada è meno angosciata, per lo meno sa che le bambine sono “a posto”.

Mentre ti scrivo leggo del misero congedo di paternità che sta per diventare legge; ahimè la strada da fare è ancora molto lunga ma questo è sicuramente un primo passo. Lasciami dire però che senza un radicale cambiamento di mentalità, maschile soprattutto, ma anche femminile, il congedo di paternità verrà utilizzato da ben pochi uomini.
Molte volte l’uomo, e spesso a causa delle proprie mogli, compagne, madri, non riesce neppure ad esercitarsi nel ruolo di padre. Quanti padri saprebbero per esempio stare da soli con i propri figli per più di un giorno senza l’aiuto di nessuno? Quanti saprebbero affrontare i pianti di un bimbo di 1 mese senza essere presi dall’ansia? Quanti riuscirebbero ad affrontare uno svezzamento, preparare un passato di verdura…? Prima di pensare al congedo facciamo in modo che anche questi padri imparino le cose pratiche… Voi donne, se li amate e pensate che possano essere ottimi papà, non intromettetevi se cercano, anche in modo un po’ maldestro, di fare un bagnetto al piccolino. Anzi, fategli affrontare “le cose i tutti i giorni”. Sono sicuro si innamoreranno anche di queste piccole azioni che sono la quotidianeità di essere genitori.
Chissà magari un giorno i vostri figli o nipoti vorranno fare i papà a tempo pieno senza per questo sentirsi sminuiti. E’ in questo che si creano le basi per una società in cui un papà, che decida di passare più tempo con i propri figli, non venga più considerato un’anomalia.

Il resto sono tutte cose che lasciano il tempo che trovano, bisogna radicare una cultura differente. Sono certo che anche la società in questo modo sarebbe costretta ad adeguarsi, con benefici per tutti. Forse allora vedremo più bambini per le strade, quindi meno macchine, più piste ciclabili, più servizi alle famiglie e sicuramente un po’ più di serenità.

Infine un appello alle mamme tutte perchè non siano gelose del loro essere madri. Vi garantisco che la vostra figura non viene intaccata dalla quantità del tempo che dedicate ai vostri figli, perche’ l’ importante è la qualità, di quel tempo. Quando la sera Simona rincasa sono feste e spesso sono io a chiedermi se ho fatto bene durante il giorno il “papà”. Ma anche questo è positivo, mi serve da sprone per fare sempre meglio.
Concludo con una citaziobe di Busch, pittore ed umorista tedesco, “non è difficile diventare padre. Essere padre: questo è difficile“.

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9 COMMENTI

  1. Ringrazio tutti. Permettetemi un solo commento. Non ci vuole coraggio ad essere genitori nel mondo di oggi. Le difficolta’ ci sono state e ci saranno sempre. Semmai ci vuole consapevolezza. Consapevolezza che i figli di oggi vogliono genitori diversi dai nostri. Non migliori o peggiori. Diversi. Piu’ partecipi e complici. Complici delle vittorie e delle loro sconfitte. Un saluto a tutti e ancora grazie.

  2. Finalmente un uomo con le palle. Uomo. Con le Palle. Hai tutta la mia stima. E da prima di due figlie femmine ti garantisco che tutto quello che fai e che farai sarà per le tue sei stelline magico e unico. Davvero ti stimo. Notte

  3. Complimenti, io sono mamma a tempo pieno di tre bambini 12-10-2 anni e a volte arrivo a sera sclerata, cmq penso che scegliere di fare il genitore a tempo pieno richieda molto coraggio, il genitore che lavora esce di casa e
    stacca la spina, chi resta non a tregua 24 ore su 24 sette giorni su sette spesso a “considerazione” zero…..dobbiamo cambiare radicalmente la nostra mentalità, la soicetà in cui viviamo e magari….anche marito!!!!!

  4. Ho la pelle d’oca. Mi sono imposta di non dire che un papà è bravo perché fa il papà, però ecco, con 6 figli tanto di cappello (che io ne ho due, e dò di matto 😛 ). Bisogna radicare una cultura differente, sacrosanto, e con papà così qualche possibilità c’è. Sottoscrivo in pieno quello che ha detto sulle madri che devono lasciare posto ai padri, è assolutamente vero, dobbiamo imparare a farci da parte.

  5. Un grande. Semplicemente un grande.
    Il mio compagno è un papà eccellente, giocoso ma anche severo quando serve. È perfettamente in grado di stare da solo con i figli. Solo che sono io che ho perso il lavoro mentre lui ce l’ha ed è anche un ottimo lavoro. Quindi sono io che faccio la mamma. Ma sono MOLTO felice quando lui torna la sera e io ho un po’ di tregua!

  6. Mitico, anzi no, Mitologico!
    Lo dico sempre anch’io che sarei portato a stare a casa più di mia moglie, ma avere il coraggio di farlo è tutto un altro paio di maniche. Complimenti.
    E poi, sei figli… wow.

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