Segnali di pre-adolescenza

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Forse anche voi vi state chiedendo se avete un pre-adolescente dentro casa, se non fosse solo per la data anagrafica, alcuni segnali si stanno affacciando nella loro vita (e di conseguenza anche nella vostra); comportamenti nuovi, mai visti prima, iniziano a manifestarsi con insistenza. I corpi diventano di impaccio e iniziano a puzzare dopo lo sport come non hanno mai fatto prima. I piedi sproporzionati rispetto alle altezze. I peli iniziano a vedersi, e a loro (ma anche a voi) fa anche un po’ senso. Qualche bambina inizia con il mestruo, mentre qualcuno inizia ad avere le farfalle nella pancia per la prima volta quando una ragazzina gli parla. Sbalzi di umore improvviso e parole molto più dure di quello che vorrebbero, vengono urlate con rabbia da dietro le porte, l’odio per tutto e per tutti ma soprattutto per te mamma che ovviamente non capisci niente di niente. A volte sembrano voler esplorare nuovi confini dell’essere irritanti, sperimentando soluzioni che ci portano irrimediabilmente sull’orlo dell’esaurimento nervoso. Eccola la pre-adolescenza, l’età della scuola media, l’età in cui non si è ancora né carne né pesce.

Vi ricorda qualcosa? Ovviamente si, non è difficile riconoscere molti dei segnali dei terrible two: il primo passo verso l’indipendenza. Ora ci risiamo. Sono i primi passi della trasformazione che avrà luogo nei prossimi anni, quella che porterà all’età adulta.

Se si capisce il ruolo fondamentale di questo momento di passaggio si capiscono molte cose. Come il fatto che non vogliano più i giocattoli in camera loro ma continuino ad infiltrarsi in camera del fratello piccolo mentre gioca con le macchinine o il fatto che perdano interesse più o meno velocemente per i giochi di fantasia, ma si innamorano del fantasy.

pre-adolescenza

A me piacciono molto i periodi di passaggio, amo i cambiamenti, amo le infinite possibilità che si aprono in quel momento. E’ nel momento di passaggio che sai chi sei, ma certamente non sai chi diventerai. Chi sei è dentro di te, e può diventare la zavorra che non ti permette di spiccare il volo, ma anche lo zaino pieno di oggetti utilissimi da utilizzare per costruire il tuo futuro. E quando riguarda i figli, il momento di passaggio diventa anche un po’ resa dei conti per te come genitore, su quello che sei riuscito a fare finora. C’è bisogno di riflessione. Di molta riflessione. E visto che loro cambiano, è il caso di aggiustare il tiro, abbandonare un certo tipo di genitorialità o almeno trasformarla in qualcosa di più utile.

Bramano indipendenza, ma temono l’indipendenza

Con l’inizio delle scuole medie, chi prima e chi dopo, iniziano a chiedere sempre più spesso di uscire per la città da soli o con gli amici. Iniziano i momenti a casa da soli, che si allungano e si infittiscono con la crescita. Questo aumento di indipendenza non è sempre lineare, più spesso è uno zig-zag, un passo avanti e dieci indietro per riprendere sicurezza. Il paragone con il bambino di due anni è proprio evidente: si allontanano sempre di più ma non sono ancora pronti ad allentare la presa del tutto. E così può capitare che lo stesso ragazzino che mostra spavalderia e sicurezza in una determinata situazione richieda ancora la nostra compagnia in altre. O i baci e gli abbracci di mamma che fanno orrore davanti agli amici, vengono richiesti o perlomeno accettati con piacere nel privato delle mura domestiche. In questa fase è importante per noi genitori imparare a farsi da parte, sapere controllare in distanza senza invadere troppo, allentare la presa senza mollarla del tutto. Ma è soprattutto importante imparare ad esserci, anche se in modo totalmente diverso.

Si tratta di mettere paletti

Uno dei maggiori rischi in pre-adolescenza è perdere il contatto con i genitori mentre si fatica a trovare un posto tra i coetanei. La reazione dei genitori spesso è quella di cercare di aumentare il controllo attraverso l’autorità, con la rigidità delle regole imposte, invece che attraverso la relazione, e questo porta inevitabilmente a rompere il legame con i figli e a perdere ogni possibilità di influenza in uno dei periodi più delicati della crescita. Si parla spesso del fatto che si devono mettere paletti ai figli, che si deve segnare il confine. Credo che questo venga spesso interpretato in modo sbagliato. Non si tratta di proibire, alzare la voce o tornare alla cinghia. Si tratta di avere cura della relazione imparando a rispettare il bisogno di indipendenza e di protezione che coesistono in questo momento di crescita e allo stesso tempo fungendo da guida. Che non vuol dire diventare i migliori amici dei propri figli, o i confidenti delle loro emozioni,  significa essere in grado di indicare quali comportamenti sono accettabili, e quali non lo sono, indicare cosa ci si aspetta da loro, mostrare fiducia nelle loro potenzialità, perché gli vogliamo bene e sappiamo che possono farcela.

Stare insieme

Le relazioni a distanza funzionano sempre un po’ male, per questo è fondamentale la vicinanza. Trascorrere tempo insieme, possibilmente ogni giorno, scambiarsi opinioni e gusti, provare a fare qualcosa di nuovo solo perché piace a loro, ma anche chiedergli di provare a fare una cosa che piace a noi. E parlare, parlare di cosa si prova, di cosa si sente, ma soprattutto di cosa si vive. Mostrarsi interessati alla loro vita e ai loro interessi. Giocare con loro ai loro videogiochi, leggere pagine di un libro insieme, ma anche solo sedere con loro nella stessa stanza a fare altro, ma esserci. Magari solo per quei brevi momenti necessari a farci cacciare via!

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Insomma, il pre-adolescente non va lasciato solo quanto sembrerebbe chiedere e non va controllato a vista quanto sarebbe necessario per estinguere la nostra ansia.
Sta ancora a noi decidere l’ampiezza dello spazio che lasciamo loro e la valutazione a posteriori di come lo abbiano usato. Sta a loro chiedere e pretendere spazio autonomo e imparare a gestirlo, con la sicurezza che possono tornare indietro quando vogliono.
La ricetta, come sempre, non c’è, perché la costruzione di una relazione è sempre una danza, fatta di passi avanti e indietro, tra due persone in un contesto.

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