Se la scuola mi sfidasse

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Sabato mattina, la scuola media ha una sola sezione e tre classi, il lavoro di pulitura sarà semplice. Meglio così perché io a scuola ci vado coi tacchi alti e pantaloni a sigaretta da impiegata figa. I ragazzi si aspettano la bidella col grembiulino, si destabilizzano, mi chiamano “signora” e i più piccoli osano un “bidella dirigente”.

Sono per la prima volta in questa scuolina di apertissima campagna, mezz’ora di macchina da una media città di provincia. Prendo posto nel gabbiotto della reception, una professoressa mi offre il caffé , indica un ragazzino con la felpa su cui è stampato un teschio, batte l’indice sulla tempia a indicare che non è del tutto a posto. La sua collega annuisce. “È un bambino difficile” “Già” “Non del tutto a bolla” “Iperattivo, diciamo”.
Quindici minuti dopo il ragazzino è già in sala professori a fare capricci con la professoressa di musica. Lamenta che gli hanno dato uno spartito troppo facile. “Mi annoio da morire, è come se mi costringeste a ripassare le vocali all’infinito!” dice. Piagnucola, le parole lasciano il posto a un  mugolare indistinto. La professoressa che batteva l’indice sulla tempia spiega paziente che deve insegnare a tutti, anche a chi inizia lo studio della musica e deve suonare Fra’ Martino. “Ma io studio musica da anni!” – insiste – “Datemi un.. ” e inizia a parlare di spartiti, di bemolli e altro che non capisco. La professoressa lo invita a rientrare in classe, lui scuote la testa, ostinato. “Non fare il bambino”.
Interviene il professore di sostegno, con pazienza riporta il ragazzino in classe.

Alla fine dell’ora mi raggiunge al gabbiotto. “Ti sei annoiato?” chiedo. Meno di quanto credesse. “Sono iperattivo” spiega, “a casa riesco a sfogarmi con mille attività. Ho giornate molto strutturate e faticose, così riescono a contenermi”. Parla con assoluta consapevolezza e presenza a se stesso. “Che tipo di musica ti piace suonare?” chiedo. Cita autori che non conosco, variazioni. “Oggi ho clarinetto e poi vado a giocare a calcio”. Cosa rimproveri alla scuola gli chiedo, così, come se fosse una domanda da farsi a un undicenne problematico. Ma la sua risposta è pronta: “Di non essere coraggiosa”. Puoi spiegare? “Quando parlano di scuola inclusiva, si fa sempre riferimento alle persone che rimangono indietro. Ma io vorrei che si pensasse anche a chi corre troppo in avanti. Io vorrei che la scuola mi sfidasse, che mi mettesse in difficoltà, mi costringesse a superare me stesso.”
Sospira, rimaniamo in silenzio. Non mi aspettavo questa risposta. “Tra qualche anno la tua età anagrafica e mentale si allineeranno. La scuola media è un po’ un buco nero per tutti, in pochi la ricordano con nostalgia. Tieni duro. ”
“Già”, sospira lui. “Mi sembra di ripetere la primaria per la seconda volta. Ma intanto il sostegno lo danno a me”

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2 COMMENTI

  1. Mmmh…quel bambino probabilmente è un APC (alto potenziale cognitivo), altro che iperattivo…se fosse un iperattivo non potrebbe nemmeno pensare di stare seduto ore a imparare bemolli e spartiti…Ha ragione lui, la scuola non è coraggiosa…ma forse qualcosa si sta smuovendo anche se per lui sarà sicuramente troppo tardi. Sai quanti bambini così ci siamo persi per strada? Solo per non essere in grado di capire e aiutare chi è avanti davvero e non perché sia un matto…

  2. (sospiro). È anche la mia esperienza. La scuola, non solo in Italia, in tutti i paesi avanzati ha fatto passi da gigante per essere inclusiva, dare le stesse opportunità a tutti. Ma manca nei confronti di chi ha talenti, e tanti, diversi dallo schemino irregimentato. Ed’è uno spreco profondissimo di energie e risorse, perché è noto che i bambini iperdotati spesso si perdono per strada, hanno una bassa autostima che li impiccerà in tante cose nella vita, quando invece abbiamo tanto bisogno di adulti e bambini che sanno guardare diversamente al mondo.

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