La scuola, il web e tessere la rete

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Per preparare questo post abbiamo intervistato una web star: Francesca Sanzo, altrimenti conosciuta come Panzallaria

S: Ciao Francesca, sei molto conosciuta in rete, ma ci parli un po’ di te? Qual è la tua storia rispetto alla rete?

F: Mi occupo di comunicazione web da ormai 10 anni e ho avuto la fortuna di vedere la trasformazione della Rete in progress, osservando come il focus delle attività online si sia progressivamente spostato dall’informazione alla relazione e di come oggi questi due ambiti siano fortemente meticciati: l’informazione è sempre di più veicolata dalla relazioni che si tessono sui social media e dalla reputazione di chi le tesse.
Si è passati anche dal predominio dell’identità virtuale (l’avatar anonimo che ognuno di noi si poteva creare) a quello dell’identità digitale (il nostro profilo online, portatore di contesti culturali e sociali che sono il frutto della nostra esperienza nel mondo).
E’ avvenuto tutto in un decennio e chi – come me – lavora in questo settore, ha vissuto anche sulla propria pelle i cambiamenti culturali che ha portato questa rivoluzione.

S: a tuo parere, come vivono le nuove generazioni questi cambiamenti culturali, questa rivoluzione? E i loro genitori?

F: Chi ha oggi 12 anni questi cambiamenti li ha assunti come normali e piattaforme sociali come Facebook fanno ormai parte della normalità dell’esperienza digitale dei cosiddetti “nativi digitali”.
I genitori degli adolescenti di oggi si trovano sempre a dovere fare i conti con un digital divide intergenerazionale che spesso produce senso di inadeguatezza e rende molto difficile la gestione del tempo e della presenza online dei propri figli.

S: in che modo e con quali progetti si può vivere questa rivoluzione non sentendosi inadeguati?

F: Da questi presupposti, nel corso del 2010 ho voluto dare vita a un progetto in cui credo moltissimo che si chiama Tessere la Rete (www.tesserelarete.it) e che è un contenitore di moduli e percorsi di formazione per aziende, famiglie e scuole.
Quando ho cominciato a pubblicizzare alcuni percorsi pensati per gli studenti e per i genitori e insegnanti non pensavo che il riscontro fosse così alto e che la richiesta andasse facendosi sempre più pressante.
Sono nati Blogger di classe un progetto di co-creazione del blog di una classe o una scuola e Gioco di squadra – per fare Rete serve un buon gioco di squadra! che si rivolge a genitori e insegnanti per l’accompagnamento all’uso consapevole della Rete dei propri figli .

Recentemente ho creato anche un modulo/incontro per i giovani di scuole medie e superiori “Web in Life” per raccontare opportunità e rischi nell’uso di web e Social Media.
Il progetto Blogger di Classe è entrato in una scuola media di Bologna dove, grazie a un finanziamento privato, abbiamo realizzato un laboratorio lungo 3 mesi di creazione del blog della scuola come contenitore dello storytelling fatto dai ragazzi del loro quartiere. E’ stata una bellissima esperienza perché ha messo in moto riflessioni da parte di tutti i soggetti coinvolti sull’uso della Rete e su come si possa trasformare il web in un’occasione creativa per gli adolescenti, in un momento molto particolare della loro crescita (12 anni) e in un contesto ormai pluriculturale.
Giovani ragazzi, immigrati di prima generazione, hanno voluto raccontare sul blog la loro esperienza di cambiamento e di integrazione, appassionati di musica hanno condiviso la loro passione, i professori hanno voluto fare il punto sui temi della sicurezza online e nel corso del progetto sono stati invitati e coinvolti blogger della città e perfino le Istituzioni, in un racconto del territorio molto trasversale e informale.
E se quando ci siamo conosciuti, la maggioranza dei giovani partecipanti non sapeva nemmeno cosa fosse un blog (ormai abituati a percepire Facebook = Internet) a maggio, quando ci siamo salutati forzatamente a causa del terremoto, tutti avevano qualcosa da raccontare nel loro spazio condiviso (il terremoto stesso è diventato occasione di racconto).

S: che cosa ti hanno insegnato queste esperienze sulla scuola, i genitori, gli insegnanti e il rapporto con i social network?

F: Gioco di squadra è un’esperienza affascinante che di solito si svolge con i soli genitori e insegnanti. Sono tantissime le domande che emergono e la maggior parte riguardano la paura di non essere in grado di capire e tutelare i propri figli.
La maggior parte dei genitori mi dice che i figli hanno lo smartphone ma che loro non sanno usarlo e questo li inquieta molto, vogliono capire come funziona per capire cosa fanno i figli. La volontà di controllo (spesso suscitata dalla paura) è sempre molto elevata e la tentazione è di impedire, punire, obbligare laddove invece, a mio avviso, è più importante conoscere.

S: quindi la vedi positivamente?
Io credo che siamo davvero in un momento epocale: per la prima volta genitori e figli possono insegnarsi equamente qualcosa. I figli hanno dalla loro la capacità di “smanettare”, i genitori possono metterci spirito critico, entrambi devono fare dei passi verso una condivisione della cultura digitale che può partire da tutti coloro che come me, lavorano nel e con il web.
L’interesse verso questi temi sta aumentando, lo vedo anche dagli inviti che ricevo, sempre più propositivi da scuole e associazioni e credo che questo sia un ottimo segnale!

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3 COMMENTI

  1. Tutto vero e con tutto che io in casa ho un professionista nonché pioniere del web, ovvero maschio alpha, il mio vero campo di emancipazione da lui è stato proprio l’ aspetto social e di narrazione in rete, che mi sono fatta in proprio. Lui diceva che il blog poteva essere un mezzo adatto a me e una sera, senza aver letto quasi altri blog, ho messo su google: come fare un blog, ho dato un’ occhiata a un paio di demo e me ne sono aperta uno, due, tre, quattro, cinque, boh.
    Cadendo e rialzandomi mi sono resa conto che ci sono delle decisioni da prendere a monte e degli aspetti di cui rendersi conto prima di aprirsi un account di qualsiasi tipo e saperlo in effetti sarebbe una bella cosa.
    Per i figli, essendo noi schiavi del video entrambi, ai bambini abbiamo messo dei paletti, per esempio la mezzoretta di computer mentre cucino. Per aiutarli, si intende, non perchè soffriamo la lontananza dai nostri laptop mentre giocano loro.
    Vai Fra, sei sempre stata il mio faro illuminante in cose blogghiche.

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