Scuola, vacanze estive troppo lunghe?

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Vacanze estive lunghe o più pause distribuite durante l’anno scolastico come nel resto del mondo? E’ davvero impossibile studiare l’estate quando le temperature si alzano? E quanto pesa questa organizzazione scolastica sulle famiglie? Ecco cosa è veramente utile all’apprendimento dei bambini.
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Il cervello ha bisogno di pause frequenti per imparare

Leggevo su un articolo molto interessante del The New York Times che il nostro cervello funziona in 2 modalità: attivo e concentrato sullo svolgimento di un compito (task-positive) oppure vaga tra pensieri e idee apparentemente disconnesse (task-negative). Le due modalità non possono convivere, quindi in pratica o si è concentrati o si sogna ad occhi aperti. Eppure entrambe sono funzionali alla produttività, infatti non è raro che proprio quando si stacca da un lavoro che ci ha tenuti impegnati a lungo, e ci si dedica ad una attività totalmente scollegata, ci appare improvvisamente davanti agli occhi la soluzione al problema che cercavamo di risolvere. Questo è vero in qualsiasi ambito, scolastico o lavorativo. Sono certa che ognuno di noi possa portare milioni di esempi a testimonianza di questo processo.
E questo uno dei motivi per cui abbiamo un gran bisogno di fare pause sia nella quotidianità che nell’arco dell’anno, purché queste pause non siano interruzioni continue che disturbano la concentrazione sia in un caso che nell’altro. Mentre da un lato è evidente che se tentiamo di concentrarci su un compito complesso e veniamo interrotti in continuazione da rumori, che siano il beep delle notifiche del cellulare o un duenne che richiede attenzione, non riusciamo a portare a termine il lavoro iniziato, allo stesso modo è negativo per il nostro cervello che gli intervalli che dovrebbero portarci a vagare con la mente, vengano interrotti da email o telefonate di lavoro che non ci permettono di staccare davvero.

L’intervallo a scuola

Quando chiedo a mio figlio cosa ha fatto a scuola (in quel di Stoccolma) sono sempre sorpresa dal numero incredibile di pause. L’orario scolastico settimanale è variabile, ma prendendo ad esempio lo schema del lunedì vedo che si inizia alle 8:10 in classe, poi c’è un intervallo di 40 minuti in giardino dalle 9:50, il pranzo alle 11:20 con intervallo in giardino a seguire fino alle 12:10, e la scuola finisce alle 13:40. A questo si aggiunge il momento del frutto, che implica una pausa ulteriore durante la quale può succedere che la maestra legga un libro per loro, che sono seduti in terra su un grande tappeto e non al banco immobili. Altri giorni prevedono un intervallo più corto per la mattina (minimo 20 minuti), ma una cosa è certa: l’intervallo è intoccabile. Gli insegnanti non usano MAI l’intervallo come premio o come punizione, perché sono perfettamente coscienti del ruolo positivo che ha sull’apprendimento. Al contrario, più la classe è irrequieta più fanno di tutto per garantire un tempo sufficientemente lungo di pausa, che prevede sempre corse in giardino all’aperto con qualsiasi clima, per poter poi tornare a lavorare concentrati in classe.

Come funzionano le vacanze all’estero?

L’Italia, insieme a Turchia, Lituania e Lettonia, è una delle nazioni in cui la pausa estiva dura più a lungo: 13 settimane, contro le 10 di Finlandia e Svezia, o le 6 di Danimarca, Germania e Regno Unito. (Fonte ansa.it).
E’ interessante vedere come la durata delle vacanze estive non è necessariamente proporzionale alla temperatura del paese durante l’estate. L’Italia è nella stessa classe di lunghezza di paesi nordici, e ad esempio la Spagna prevede 2 settimane di vacanze in meno rispetto all’Italia. Su wikipedia si trova una lista di lunghezza delle vacanze in 83 paesi, che a mio parere è molto interessante da questo punto di vista.

Se si guarda però alle vacanze totali, durante tutto il corso dell’anno, si scopre presto che gli altri paesi compensano le vacanze estive più brevi, con settimane di vacanze distribuite durante l’anno scolastico. Quello che nel modo anglosassone viene chiamato il mid-term break esiste in moltissimi paesi, e si tratta di una o due settimane che spezzano il quadrimestre autunnale e altrettante che spezzano quello primaverile. Il tutto va sommato alle vacanze di Natale (2 o 3 settimane) e quelle di Pasqua, oltre alle varie feste nazionali e ponti vari. Insomma, il resto del mondo tende a prevedere pause più brevi distribuite nell’arco dell’anno, invece di avere una lunghissima vacanza estiva. Dal punto di vista dell’organizzazione familiare questo non risulta particolarmente più complicato rispetto alla lunga pausa estiva. Al contrario, molti datori di lavoro potrebbero vedere più di buon grado che le ferie dei dipendenti siano distribuite durante l’anno, invece di averle tutte concentrate l’estate.

Dopo la pausa estiva i bambini perdono conoscenze

Questo è un dato di fatto. Proponendo lo stesso test l’ultimo giorno di scuola e nuovamente il primo giorno dopo le vacanze, le conoscenze dei bambini sono diminuite. Dei test americani quantificano il calo nell’ambito della matematica equivalente a circa 2 mesi e mezzo. I bambini che provengono da famiglie a basso reddito perdono anche un paio di mesi in capacità di lettura, dato allarmante che va confrontato con il leggero aumento nelle capacità per i bambini che appartengono al ceto medio.

Come è possibile che la perdita di conoscenze durante le vacanze dipenda dalla classe sociale di appartenenza?
Una possibile spiegazione è data dal fatto che famiglie con reddito medio-alto offrono più possibilità di svago “culturale” rispetto a quello di reddito basso. Ad esempio perché hanno più libri a disposizione a casa, o perché prevedono viaggi culturali, visite a musei o simili, o perché hanno i soldi per permettersi di pagare attività o campi estivi che diventano momenti di apprendimento attraverso il gioco.
Infatti le capacità di lettura non dipendono esclusivamente dall’esercizio nella lettura stessa, ma anche dalle esperienze personali a cui attingere per capire i significati dei testi letti. Più esperienze, corrispondono quindi ad una maggiore comprensione dei testi letti. Avete mai provato a leggere un testo di astronomia senza essere in grado di distinguere un pianeta da una stella?

Tre motivi per avere una pausa estiva più breve

Di fronte a questa problematica ci sono quindi a mio parere tre considerazioni importanti da fare:

  1.  La lunghezza e la frequenza delle vacanze influisce sull’apprendimento. Le pause durante il corso dell’anno aiutano l’apprendimento. E anche se i ragazzi perdono ad esempio due mesi e mezzo di conoscenze in matematica durante la pausa estiva, non hanno bisogno di due mesi e mezzo per ri-acquisirle. Al contrario la pausa permette di ricaricare le energie, come se si facessero due passi indietro per permettere di fare un lungo salto in avanti. Godere di più pause brevi distribuite nel tempo permette questo scatto di crescita più volte nel corso dell’anno.
  2. L’organizzazione sociale. Una organizzazione sociale che prevede una pausa estiva lunga 3 mesi grava in modo incredibile sulle famiglie, e dati alla mano, pesa in modo considerevole più sulle madri che sui padri, contribuendo all’incertezza lavorativa delle donne (l’Italia si distingue per il basso numero di donne lavoratrici in Europa, e nel mondo occidentale.)
  3. La temperatura estiva non è necessariamente un problema. Che in buona parte del sud Italia la temperatura estiva possa essere un elemento importante nella decisione di tenere o meno aperte le scuole è un dato di fatto, anche se l’Italia non è certo l’unico paese al mondo ad avere temperature elevate durante parte dell’anno. Dall’osservazione di come la pausa estiva agisce su bambini con redditi familiari diversi possiamo provare a trarre qualche insegnamento utile. Ossia che forse non è così importante studiare in modo tradizionale, chiusi in una classe ad esempio, piegati sui libri a ripetere centinaia di esercizi sempre uguali. Esistono altri modi, alcuni dei quali molto più efficaci, che possono essere utilizzati anche quando la temperatura raggiunge temperature troppo elevate. Insomma l’argomentazione delle temperature elevate in estate in Italia non è necessariamente rilevante. Ma ogni cambiamento sulla scuola ha bisogno di riflessioni importanti a livello dell’intera società, e non si tratta solo di risolvere un problema pratico contingente, come quello della lunga pausa estiva che grava sulle famiglie, ma permettere alla scuola di migliorarsi e diventare competitiva per preparare i cittadini del futuro. Se tante pause distribuite nel corso dell’anno possono essere davvero utili per l’apprendimento dei bambini, perché non provare ad affrontare questo cambiamento?

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16 COMMENTI

  1. Commento con un anno di ritardo perché qualcuno ha postato questa interessante riflessione su fb in questi giorni. Abito in Svizzera e ho 2 bambini. Il più grande è al secondo anno di materna(che qui tra l’altro è scuola dell’obbligo e quindi segue il calendario scolastico standard). La Svizzera è a metà tra Italia e Svezia. Qui in estate può fare anche parecchio caldo, magari non per 3 mesi ma di sicuro a luglio e agosto fa caldo. Le scuole in estate chiudono 5 settimane, il giorno esatto cambia da cantone a cantone ma in genere da metà luglio a metà agosto. Poi ci sono 2 settimane a ottobre, 2 a Natale, 2 a Febbraio, 5 giorni a Pasqua, 2 Settimane in primavera(e svariati ponti). Questo sistema mi sembra funzionare molto bene sia per i bambini sia per i genitori. I bambini hanno modo di ricaricarsi senza però esagerare con la super pausa estiva all’italiana. Cosa succede nelle settimane di vacanze? Come si organizzano i genitori? Non posso parlare per tutta la Svizzera, ma qui a Zurigo é organizzato benissimo. Ci sono di base due opzioni(che dipendono anche dalle diverse età). La stessa istituzione che organizza il doposcuola durante l’anno organizza i campi scuola in città, nelle scuole. I campi scuola di questo genere ci sono sempre, anche durante le settimane di Natale, dura dalle 8:00 alle 18:00. In alternativa ci sono i campi scuola organizzato dal comune o da varie associazioni che durano mezza giornata, dove fanno diverse discipline sportive o musica/teatro. Oppure per i più grandi i campi scuola con pernotto che durano tutta la settimana(è chiaro costano di più). Poi molti genitori (come noi) alternano il campo scuola alla vacanza tutti insieme. E andare in vacanza “fuori stagione” porta a fare molte esperienze diverse. C’è chi va comunque al mare magari in Grecia, chi fa un viaggio “culturale”(magari si va in posto dove ad Agosto non andresti a fare il turista perché fa troppo caldo),chi va a camminare in montagna, chi a fare un tour in bicicletta, a sciare a Febbraio. Insomma nelle vacanze di ottobre, di Febbraio e di primavera si scatena la fantasia per trovare “vacanze alternative”. È questo è divertente e stimolante sia per i bambini sia per i genitori

  2. brava, bell’articolo, equilibrato.
    Al di là di tutto, è innegabile che tre mesi e mezzo di vacanze siano una croce per qualsiasi famiglia di genitori lavoratori. I centri estivi sono sono sempre presenti (e scrivo dalla Lombardia) anche perchè nei piccoli comuni le amministrazioni non hanno sempre voglia di “fare la concorrenza” all’oratorio che però è – occorre sempre sottolinearlo – una risposta confessionale, quindi non per tutti. Le alternative ci sono (settimane sportive, agricampus e chi più ne ha più ne metta), ma a costi di mercato, quindi alti.
    I nonni sono l’onnipresente soluzione ma se sono già in pensione, se sono ancora in gamba, se abitano vicini, se non ci hai litigato, se se se…

    Sul lato bambino, per me è altrettanto innegabile il fatto che tre mesi e mezzo di vuoto sono troppi. Se sono fortunati vanno in vacanza e fanno tante belle esperienze, se non lo sono si abbruttiscono in casa davanti a uno schermo. Con giornate che non hanno un ritmo, alla fine arrivano a fine agosto stanchi di far niente.

    Io finirei non prima del 20 giugno e ricomincerei a fine agosto.

  3. Mah.
    Io mi chiedo cosa me ne farei di una settimana di pausa a novembre o marzo, quando da giugno a settembre ho il mare a portata di mare. E questo vale per moltissime città italiane, c’è poco da fare.
    Io ho sentito anche commenti negativi su questa usanza inglese di fare una settimana di vacanza ogni 6, perché i bambini perdono continuamente il “ritmo”, quindi non è tutto oro quello che luccica.
    Per “coprire” le vancaze estive non è necessario modificare i tempi della scuola, sarebbe invece più saggio incentivare centri estivi accessibili a tutti. Tra l’altro organizzare un centro per due o tre mesi continuativi, è più semplice e meno costoso che organizzare ogni volta una settimana singola.
    Quindi, per me: proposta bocciata!!! 😀 😀

  4. Sottoscrivo tutto. Arrivano a giugno stroncati ANCHE perchè non fanno pause degne di questo nome in primavera (una settimana a PAsqua e qualche lungo we). Fare vacanze meno lunghe d’estate potrebbe significare anche diminuire il carico dei famigerati compiti delle vacanze. Solo: sarebbe compito del legislatore… a chi interessa :-/?

  5. scusate il ritardo con cui intervengo ma purtroppo posso passare solo di tano in tano da queste parti. la mia esperienza personale è la seguente: abito in una città di mare e posso dire che gli studenti delle superiori si organizzano per concludere tutte le interrogazioni entro maggio e dal 1° giugno vanno al mare, continua a frequentare solo chia ha qualche lezione da recuperare. Durante l’anno le pause non sono poche: quest’ anno abbiamo avuto, a parte santo patrono, 8 dicembre e simili, 18 giorni a casa per Natale, due per carnevale, 6 per Pasqua, poi non so se è così per tutte le scuole ma nella scuola dei miei figli grazie a una festività locale che cade il 28 aprile fanno ponte col 1° maggio e col fine settimana, in tutto altri sei giorni, non mi sembre poco, io lascerei le cose come stanno.
    Quello che invece è veramente pesante è l’orario, difficilissimo trovare una scuola che non faccia il tempo pieno, così dai sei anni otto ore al giorno di scuola non te le leva nessuno, e sono ore di lezione con un piccolo intervallo a metà mattina e il pranzo consumato alla velocità della luce perché la mensa è piccola e si mangia a turno.

  6. Confrontandomi con colleghi di altri paesi durante un corso estivo al CERN (che ho potuto frequentare solo grazie al periodo di chiusura estiva, come del resto gli altri partecipanti) mi sembra che quello delle alte temperature estive non sia affatto un problema da sottovalutare. Forse in Svezia d’estate una scuola con giardino offre spazi alternativi all’aula scolastica (ma è sempre così? in tutte le scuole? Chiedo, non so), ma qui in Italia mi sembra che sia difficile fare scuola a prescindere dall’agibilità delle strutture (e, vorrei sottolinearlo, fare scuola “al chiuso” non vuol dire necessariamente fare scuola tradizionale, ripetendo esercizi sempre uguali per ore e ore: la scuola è molto cambiata da quando la frequentavamo noi, forse è l’immagine mentale di scuola tradizionale che va un pochino rivista). Comunque, andrebbe fatto un discorso diverso per ogni ordine di scuola. E’ vero che l’anno scolastico inizia la seconda settimana di settembre e si chiude la seconda di giugno, ma di fatto ci sono dei tempi tecnici per gli esami di fine ciclo (medie, superiori) e per i corsi di recupero/esami estivi che si devono includere nel conto. Anche le scuole dell’infanzia, perlomeno qui a Roma, sono aperte fino a fine giugno.

    Mi convince il discorso sulla necessità di pause intermedie – per quanto Natale e Pasqua consentano già delle soste. Andare a scuola oggi è molto più impegnativo che venti o trent’anni fa, di questo gli adulti che vivono fuori dal mondo della scuola hanno poca consapevolezza 🙂 Ma bisognerebbe ripensare molte cose, oltre agli orari e alla distribuzione dei periodi di pausa.

    • ellegio sono molto d’accordo con te sul fatto che il tutto andrebbe ripensato nel complesso. Non si tratta certo di spostare giorni di vacanze come se fossero pedine. E’ vero anche che il discorso è diverso a seconda del ciclo, e che quello che più pesa sulle famiglie è la fascia della scuola primaria e forse i primi anni delle medie, in cui i bambini sono ancora troppo piccoli per potersi gestire il tempo libero da soli, e ancora non c’è l’impegno degli esami. Per il discorso della temperatura invece mi chiedo sempre se in paesi con un clima meno temperato di quello italiano, si facciano 6 mesi l’anno di vacanze 🙂

  7. Ps. Wikipedia ha informazioni inesatte per la mia esperianza a Milano
    Italy
    In Italy, summer vacation for elementary, middle and high schools normally starts on the second week of June and lasts until the first week of September included, for a total of three months. For kindergartens, summer vacation starts at the end of May and lasts until the first week of September. Final term examinations for middle school and high school are held until the end of June.
    Asilo , fino alla fine di giugno, poi centro estivo fino alla fine di luglio
    Esami, fino a dopo la metà di luglio (se sei sfortunato con l’estrazione della lettera)

  8. ho due domande in merito: negli altri paesi durante le vacanze danno i compiti ? Inoltre sono presenti “centri estivi” per i genitori che non possono prendere ferie durante l’anno ? Grazie. Anna

    • Anna posso risponderti per la Svezia. Le vacanze sono fatte per riposare. Non si danno compiti, né l’estate, né durante le pause distribuite durante l’anno. Durante l’estate si invitano i bambini a leggere libri scelti però da loro, ma non c’è controllo per sapere se lo hanno fatto davvero oppure no.
      I genitori possono distribuire le ferie come credono durante l’anno, in accordo con i datori di lavoro. Quando la scuola è organizzata in questo modo, le aziende (che sono fatte di persone in carne e ossa, che magari hanno una famiglia e quindi le stesse problematiche) si organizzano di conseguenza, e quindi non un problema più grave quello delle vacanze distribuite durante l’anno o in estate. La cosa rilevante è che il numero di vacanze scolastiche sommando tutto, è più o meno uguale in tutti i paesi, e quindi alla fine si tratta sempre di trovare una soluzione. Ci sono certi estivi, e tutti i centri sportivi si organizzano per offrire attività ai bambini durante le settimane di vacanza scolastica. Oltre al servizio di doposcuola che è sempre presente (tranne per 4 settimane estive).

  9. Sono d’accordo sulla necessità di fare più pause brevi durante l’anno e ridurre la pausa lunga d’estate, nei miei ricordi di scuole superiori, arrivavo a Pasqua con gli occhi di fuori dalla stanchezza e a giugno ero veramente stravolta – confrontandomi con qualche ragazzino che ha fatto metà superiori in Italia e l’altra metà all’estero ha guadagnato parecchio in lucidità mentale.
    Però però : le estati in cui la canicola si è fatta veramente sentire anche al nord (estate del 2003 e 2008, se la memoria non mi tradisce), veramente non concludevo NULLA, né da ragazza né oggi. Mi piacerebbe sentire chi nella canicola ci vive tutti gli anni.

    • P.S. Spero di non infastidire nessuno, ma in un gruppo FB di auto-satira sul Meridione ho letto che il mese di giugno è quello dove si contano più assenze, perché gli studenti “si ritirano”. Mi piacerebbe davvero chiedere ai commentatori che cosa succederebbe secondo loro, allungando le settimane di corso a luglio e settembre 😀

      https://www.facebook.com/terronefuorisede/photos/pb.1408933819354394.-2207520000.1427227141./1521859474728494/?type=3&theater

    • CloseTheDoor in realtà secondo me un grosso problema è anche che si arriva alla fine dell’anno scolastico stanchissimi, cosa che aiuterebbe a staccare. Per la cunicola invece mi vengono in mente tantissimi stati in cui fa caldo molto più che in Italia, e per più mesi l’anno. Ma mica tengono chiuse le scuole per 6 mesi! La chiusura estiva in Italia è un retaggio della cultura contadina, per cui il genitore che aveva campi da coltivare mandava volentieri i figli a scuola, ma l’estate dovevano rimanere ad aiutare per il raccolto. Non è un problema di caldo, ma di organizzazione sociale che però ormai è cambiata, e sarebbe il caso di cambiare anche questo aspetto.

  10. Molto interessante!
    Anche io sostengo che tre mesi estivi di stacco siano esagerati non solo per l’organizzazione familiare, ma soprattutto perchè i bambini arrivano a settembre un po’ disorientati e annoiati nonostante le vacanze, le gite, le varie attività. Sarebbe fantastico poter scegliere di distribuirlo in maniera più equilibrata durante l’anno: se parte una sperimentazione faccio volentieri da cavia con la mia famiglia!

    • mammaalcubo c’è anche il problema che l’anno scolastico così organizzato fa arrivare i bambini stanchissimi a giugno. Noi abbiamo una settimana a febbraio una per la Pasqua, e giorni sparsi a maggio, che aiutano davvero ad arrivare alla fine dell’anno meno stanchi. Provare per credere 🙂

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