La scuola è partecipazione: #tuttiperlascuola

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Cosa possiamo fare, noi genitori, per la scuola dei nostri figli? Prima di tutto, partecipare

Foto di Matefitness utilizzata con licenza Creative Commons
Foto di Matefitness utilizzata con licenza Creative Commons
La celebre frase del discorso di insediamento di J.F. Kennedy “…non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese” può essere applicata in ogni ambito della vita sociale. Dovremmo tutti ricordarcene un po’ più spesso.
Pensando alla scuola, ho sempre immaginato un dialogo a tre, tra insegnanti, studenti e famiglie. Un luogo dove la partecipazione dovrebbe esprimersi più possibile, perché ognuno di questi tre gruppi è lì per curare qualcosa di suo e per prendere parte a un progetto comune. Dovremmo essere tutti lì con in mente la frase di Kennedy, applicata alla nostra scuola, a fare il possibile per farne un buon posto per crescere i figli.

E’ sempre così? Mmmm… no, io temo che il dialogo scuola-famiglia si sia interrotto da qualche parte. Mi interrogavo sul punto già in un post di oltre un anno fa sul dialogo tra genitori e insegnanti e continuo a sentire questa frattura tra noi (genitori) e loro (insegnanti), che però porta a trascurare il soggetto più importante della relazione a tre: loro, i bambini, i ragazzi, gli studenti e figli.
Da dove si parte per costruire o ricostruire questo dialogo?
Dalla partecipazione, secondo me.

Negli anni del liceo, tutti e cinque, ero rappresentante di classe. Mi ricordo le elezioni, lo scrutinio delle schede e poi i consigli di classe. Le prime volte si era un po’ intimoriti dall’idea di vedere i professori intorno allo stesso tavolo e parlare della classe, dei programmi, dei problemi. Poi, crescendo, ci si faceva più battaglieri e si portavano davanti ai professori le voci dei compagni di classe.
Era un’esperienza intensa, che aiutava a crescere. Non si andava lì (solo) per protestare, ma si aveva l’occasione di vedere le cose da un altro punto di vista. Anche tornare in classe e riferire ai compagni, spiegare le ragioni dei professori e dei genitori era un’esperienza che faceva sviluppare capacità di dialogo e mediazione.
Ricordo poi un anno in cui mio padre fu nominato rappresentante dei genitori. Così nei consigli di classe, non solo dovevo avere a che fare con i professori, ma anche con lui. Credo di aver gettato le basi del mio lavoro di avvocato proprio in quegli anni.
Mio marito, nel suo liceo, era rappresentante d’istituto degli studenti. Anche lui ricorda quell’esperienza con entusiasmo. Il consiglio d’istituto, studenti compresi, era chiamato ad approvare anche il bilancio dell’istituto scolastico e la componente studentesca riuscì a far entrare in quel bilancio la ristrutturazione della palestra.

Quando sono entrata nella scuola in veste di genitore, per me è stato naturale rendermi disponibile a questa partecipazione, come un normale risvolto della vita comunitaria che deve esserci nella scuola. Con mio figlio alla scuola materna, ho sperimentato il consiglio d’istituto e poi, alla sua prima elementare è stato un attimo ritrovarmi rappresentante di classe.
Con qualche delusione, lo ammetto. Venivo da ricordi di partecipazione agli organi scolastici molto più “politica” e mi ritrovavo a raccogliere i soldi per i cartoncini e la carta igienica!
Eppure, bisogna guardare un po’ oltre. Anche e soprattutto da genitori la partecipazione ai consigli interclasse dà una visione molto più ampia dell’ambiente in cui crescono i nostri figli: esserci è un arricchimento, un modo per comprendere il punto di vista e le difficoltà degli insegnanti. E’ il posto adatto per proporre, per fare domande, per ottenere chiarimenti e per segnalare disagi. Essere rappresentante nella classe dei nostri figli significa esserci, avere l’occasione di sperimentare un altro punto di vista, rivoluzionare i criteri di giudizio e, finalmente, costruire il dialogo.

Vi do un consiglio: almeno per un anno fate questa esperienza, andate a vedere il “dietro le quinte” della scuola che frequentano i vostri figli. Lo so, non abbiamo mai abbastanza tempo, ma questo è un investimento, un esercizio di mediazione. Concedetevi questa occasione: partecipate.

Dal punto di vista pratico avrete occasione di offrire alla scuola anche tante informazioni utili. Chi, come molti di noi, frequenta attivamente la rete, ha accesso a notizie su iniziative interessanti per le scuole.
Una di queste è proprio Tutti per la scuola promossa dal gruppo Selex: facendo la spesa nei supermercati che aderiscono all’iniziativa, nei quali sono distribuiti prodotti del gruppo Selex, si possono destinare punti alla scuola dei nostri figli. Le scuole possono iscriversi per ricevere i punti e ottenere materiale didattico a loro scelta.
Insomma, invece che spendere i punti del supermercato per il set di padelle, li regaliamo alla scuola che potrà avere dizionari, giochi didattici, materiali per disegnare e dipingere, attrezzature audio e video, stampanti e computer. (Qui tutte le informazioni)
Un modo per unire le forze senza grossi sforzi.

Questo post è offerto da SELEX

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