Scuola amica dell’ambiente

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Seguendo la mia tabella di marcia per scuole crescono mi sono mossa alla ricerca di buone prassi per la scuola dell’infanzia. Come promesso, andare a cercare il buono che già c’è per capire come proporre e ragionare su altro.

Così facendo ho “incontrato” via web l’ Istituto Comprensivo Statale “MARIO MONTANARI” di Ravenna, istituto che comprende varie scuole, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria. Come spesso accade, sono stata un po’ rapita dal Piano dell’Offerta Formativa, altrimenti detto P.O.F.

Digressione: quando, per lavoro o per hobby, incontro argomenti in tema infanzia o genitorialità mi soffermo a leggere e riflettere. All’incontro per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia dellaPulce, però, mi sono totalmente dimenticata di chiedere il P.O.F. e sono rimasta piuttosto con lei a controllare se nella cucina dell’area giochi ci fossero proprio tutte le cose che lei ha dalla tata – non una di meno, anzi, meglio, c’è la lavatrice in più … Già Nora, nel dialogo sull’inserimento, ce l’aveva fatto notare ma ancora di più cerco di dirmelo oggi: perché tendo a muovermi su binari separati, quello dei documenti, dei progetti e programmi da una parte e quello da genitore dall’altra? Chiedere, leggere, informarsi non sono meno importanti di essere alle riunioni o interagire con la futura maestra per dare sicurezza alla Pulce. Certo, quest’ultimo passo è essenziale, ma anche il primo …

Da un programma a una riflessione a un progetto, ho scoperto che l’istituto Montanari di Ravenna ha vinto quest’anno un premio importante grazie al propri progetto Eco-Generation. La Scuola amica del clima  all’interno di un progetto triennale di Edison e Legambiente .

Il progetto Eco generation ha come obiettivo di istituire un marchio di sostenibilità degli edifici scolastici.

“Dall’analisi effettuata tra gennaio e febbraio 2010, emerge la necessità di intervenire su tutte le strutture analizzate per ottenere un risparmio dei consumi del 50-70% rispetto alla situazione attuale. Nelle scuole-campione, infatti, la dispersione media di calore negli istituti analizzati oscilla tra i 250 e i 350 kWh/m2a (kilowattora per metro quadro all’anno), per un valore medio che si attesta attorno a 290 kWh/m2 annuo. A questo si aggiunge, nelle aule, un’altissima concentrazione di CO2 , che raggiunge i 2800/3000 ppm (parti per milione) equivalenti a 50/70 kg di CO 2 per ogni m2 all’anno, per un valore medio di 60 kg di CO 2 per m2 annuo.

Tra le anomalie più frequenti, vengono riscontrate infiltrazioni di aria fredda dai serramenti, dovute per lo più alla scarsa qualità degli infissi, dispersione di calore dai radiatori e dall’impianto di riscaldamento, la mancata coibentazione delle pareti esterne e sbalzi di temperatura legati a una cattiva progettazione. Sono stati riscontrati, inoltre, numerosi problemi invisibili a occhio nudo ma che incidono sull’isolamento come, ad esempio, la presenza di dispersione di calore dai cassonetti degli avvolgibili o dai davanzali non isolati correttamente che creano una via preferenziale del calore verso l’esterno.”

Come detto nel comunicato stampa “la scuola da diversi anni affronta percorsi di educazione ambientale mirati alla conoscenza del proprio territorio e alla sua  salvaguardia, alla realizzazione e diffusione di azioni di miglioramento ambientale già a partire dall’edificio scolastico” – commenta il Dirigente Scolastico Dott.ssa Nadia Gardini – “Il progetto EcoGeneration, realizzato grazie alla collaborazione con la Cooperativa Impronte, Legambiente e il Comune di Ravenna, ha affrontato il tema del risparmio energetico nelle scuole; con alcuni accorgimenti infatti, è possibile ridurre i consumi energetici dell’edificio scolastico.”

Mi sono chiesta se – tra le mille buone prassi che sicuramente esistono in Italia nella scuola dell’infanzia (un posto d’onore al “Reggio approach” lo vogliamo tenere?) – questa fosse la più adatta. Non mi sono data una risposta, ma mi piace proporvi – dopo che con il post sulla conciliazione, Lorenza ci ha interpellato sul modo con cui la scuola può aprirsi ad osservare la famiglia e di conseguenza il tema della conciliazione famiglia-lavoro – un tema, un luogo, un progetto in cui l’associazionismo, la tutela di un diritto, è passato dal sistema (perché l’attenzione ecologica è ormai un must) alla scuola, senza stravolgerne l’impostazione ma catturandone l’attenzione.

Perché tutto cambia e sempre più siamo chiamati ad aprire interessi, invece di chiudere barriere: non ci può più essere solo il mestiere della maestra, quello della mamma, quello del datore di lavoro e per finire quello degli ecologisti spersi a pulire il bosco o al di là del fiume, ma un unico interesse comune.

Fin dall’infanzia?

Si. Perché, alla fine,

Non ereditiamo il mondo dai nostri padri,

ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli.

 

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5 COMMENTI

  1. non so se magari la scuola che menzioni ne fa parte, non lo vedo sul sito, ma esiste questo programma internazionale chiamato “Eco-Schools”, che in UK e’ implementato dall’associazione “Keep Britain Tidy” (mantieni GB pulita). Le scuole che si iscrivono fanno un percorso su 9 temi: energia, acqua, biodiversita’, gli spazi scolastici, vivere sano, trasporti, spazzatura, rifiuti (che sono 2 cose diverse, il primo “litter” riguarda cose come non gettare rifiuti per strada etc, il secondo riguarda il generico smaltimento) e cittadinanza globale (intesa come multiculturale). Una volta che la scuola aderisce al programma, si impegna a trattare i temi (non necessariamente tutti insieme) e a porre l’iniziativa sui bambini, che devono formare il loro “comitato eco”, ma anche a legare il programma di studi e tutti gli aspetti del curriculum a questi temi. Le scuole e i bambini lavorano per guadagnarsi queste “badges” (silver, bronze e green flag) creando un portfolio di attivita’, e il panel che assegna le badges e’ a livello nazionale. E’ un programma internazionale, dicevo, partecipano molte nazioni, la versione italiana non la trovo online ma magari c’e’ (quella inglese e’ qui: http://www.keepbritaintidy.org/ecoschools/)

  2. Silvietta, mi hai fatto immediatamente ricordare quanto freddo ho patito al mio liceo (gli infissi vecchi, gli spifferi e in più la vista mare d’ inverno che sai quanto vento c’ è?)

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