Scommettersi e trovarsi in altri ruoli educativi

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Non so scegliere quale ruolo educativo “altro” mi abbia costretto a crescere di più o messo più a dura prova: fare l’insegnante di supporto per adolescenti, la zia, la formatrice di gruppi di giovani, la consulente di progetti per associazioni ed enti o l’animatrice di gruppi…. Pensare alle varie esperienze attraversate mi ha fatto però rintracciare un filo rosso in comune a tutte. Per questo, se dovessi concentrare in una parola la mia comprensione dei processi educativi sarebbe “consapevolezza”, che esplorerei lungo tre direzioni.

Foto jude hill utilizzata co licenza CC

La prima direzione che prende la consapevolezza è all’interno di me stessa

Perché non riesco a concepire il senso profondo del verbo “educare”, se non l’ho attraversato e vissuto io per prima con me stessa: quindi, per prima cosa via alla mia consapevolezza di aver avuto (e avere ancora, perché sogni e progetti non finiscono mai) tanti semi da far germogliare, crescere, nutrire, condurre e accompagnare a fiorire e sbocciare … “educati”.
L’educazione, la capacità di educare, parte, per mia esperienza, dalla capacità di dirsi e di gioire della possibilità che ci si è dati di evolvere, crescere, maturare, uscire dai soliti schemi per trovare modi nuovi di fare le cose, e scoprire così una voce in più nella nostra identità più profonda.

La seconda direzione della consapevolezza nell’educare è verso l’altro

L’esperienza da genitore si è rivelata una palestra di consapevolezza fondamentale e illuminante. Da genitore, infatti, è evidente e ti viene quotidianamente rimarcato come i tuoi figli non imparino da ciò che dici ma da ciò che fai: imporre o anche solo proporre esperienze, regole o abitudini “perché fanno bene” o “perché vanno fatte” non è possibile, vengono sottoposte dall’interrogativo pratico se tu stessa ci credi, le applichi e in che misura. Posso amarti e desiderare che tu faccia quella particolar cosa che fa bene ed è molto sana, ma solo se sarò capace di amarmi e farla io per prima che anche tu potrai provare il desiderio di farla.
Un’ottima cartina a tornasole, insomma, per capire che cosa è davvero importante fare, avere o essere e, nel caso, ritornare al punto uno, e auto-educarsi.

La terza direzione della consapevolezza è quella di abbracciare anche tutte le altre relazioni che ci coinvolgono e circondano

Educare risuona in me in innumerevoli ruoli, che si arricchiscono e interrogano reciprocamente.
Nelle relazioni al di fuori del rapporto genitoriale, l’intensità del legame può essere molto meno bruciante di quella che ho con i miei figli, per cui vivo innanzitutto la libertà di partecipare, a questo processo educativo, oppure no, distanziandomi. Partecipando, generalmente accadono due cose.
Posso scoprire in me un maggior distacco rispetto a quello che vivo con i miei figli, scoprendo in me una capacità di empatia e di partecipazione che va al di là della proiezione, l’intuizione a riconoscere sinceramente il potenziale dell’altro, come una profonda capacità di “educare” che è far fiorire i semi presenti nell’altro.
Oppure, in segno opposto, in questa relazione stretta-ma-non-troppo posso ritrovarmi a percepire, senza strani sensi di colpa, quel fastidio nei confronti dei difetti dell’altro che mi racconta qualcosa di irrisolto dentro di me e mi obbliga a ripartire per riflettere lungo la direzione della mia consapevolezza interiore.
Quando posso, giocarmi in diversi ruoli educativi è un’occasione irripetibile e unica di approfondire chi sono nel profondo ma soprattutto chi ho il potere di essere e divenire e chissà, forse anche grazie agli interrogativi e le difficoltà dell’altro a scoprirmi capace di ripartire con nuove scommesse.

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