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Schede a punti e adesivi premio

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Uno dei metodi disciplinari più utilizzati nel mondo anglosassone è quello del well done stickers, ossia degli adesivi premio per un comportamento corretto. Il funzionamento è molto semplice: una volta identificato un problema di comportamento sul quale vogliamo lavorare, ad esempio se il bambino rifiuta di collaborare la mattina per uscire di casa e il tutto diventa un inferno, si stabilisce che se si sbriga, collabora, non fa capricci, si veste da solo, eccetera eccetera, riceve un adesivo da attaccare in un apposito raccoglitore (può essere un cartellone, un quaderno, o qualsiasi cosa la vostra creatività vi aiuti ad immaginare). L’idea è quella della scheda punti del supermercato. Più punti collezioni, più ricchi saranno i premi e i cotillon. Chiaro che non è necessario che siano adesivi, però il concetto è quello del premio che segue un comportamento positivo. Più il bimbo è piccolo, inferiore dovrebbe essere il tempo necessario a ricevere il premio, quindi per un bambino di 2 anni circa è questione di un ora al massimo (se ti sbrighi a mangiare la colazione poi puoi vedere un cartone in TV), per uno di 3 ci si può spingere ad un paio di giorni (se mi aiuti a vestirti e uscire presto la mattina, vinci un adesivo, e dopo 3 adesivi possiamo andare a fare un giro alle giostre), e per bambini più grandi anche a settimane a seconda dell’età.

Diciamo fin dall’inizio, che anche questo metodo funziona, almeno finché i premi sono commisurati all’età del bambino e rientrino nella sua sfera di oggetti desiderati (e non accessibili altrimenti!). Il rischio come sempre è quello di far passare un messaggio sbagliato, ossia che il fine sia più importante del come e del perché, e ci si ritrovi con figli che ad ogni nostra richesta, rispondano con un “cosa ci guadagno?”

Prima di mettere alla gogna questo metodo, e classificarlo come inutilizabile, però vorrei tentare alcune riflessioni, per vedere se c’è qualcosa di salvabile. Ma prima fatemi fare una confessione: io questo metodo l’ho utilizzato, e con successo, con Il Vikingo per aiutarlo a liberarsi dal pannolino, come vi ho già raccontato a proposito dello gnomo del vasino.

Gli aspetti che non amo della raccolta punti/adesivi sono:

1. io genitore ti premio per un comportamento corretto che invece dovrebbe essere tuo interesse avere
2. si instaura il meccanismo che un comportamento positivo merita un premio da parte nostra
3. caro mi costa, andare avanti a premi per educare mio figlio ;)

Gli aspetti che amo invece sono:

1. aiuta il bambino a far diventare abitudine un certo comportamento a cui è normalmente disabituato o ostico (nel caso specifico il Vikingo non voleva sedersi sul vasino, e quindi lo aiutava a far entrare questo gesto nella serie di gesti quotidiani)
2. insegna l’idea che si può stabilire un obiettivo da raggiungere, e procedere a piccoli passi per arrivare allo scopo finale
3. premiare un comportamento positivo non è poi così male se si fa nel modo giusto (non amiamo forse tutti essere lodati quando facciamo qualcosa fatto bene?)

Ma come possiamo fare per eliminare le conseguenze negative, o almeno minimizzarle, per poter applicare questa tecnica con successo? Ovviamente non c’è un modo generale, e molto dipende come sempre dall’età del bambino e dal suo temperamento (e quello del genitore). Quindi facciamo qualche esempio.

Al primo punto ad esempio io ho ovviato al tempo (in cui il Vikingo aveva appena 2 anni e mezzo) introducendo un personaggio immaginario, lo gnomo del vasino, dispensatore di adesivi. In questo modo sono riuscita a togliermi il ruolo antipatico di essere giudice di un suo comportamento e relegarlo a qualcun’altro e non è poco (grazie Gnomo!) ;)
E’ chiaro che con bambini più grandi questo sistema non può funzionare, perché difficilmente credono ancora in gnomi, fate o anche babbo natale.
Però non tutto è perduto, e forse con bimbi più grandi si può arrivare a stabilire un modo anche più intelligente ed insegnargli a premiarsi da soli.

Esempio pratico. Pensiamo sempre al discorso del caos del mattino che mette in crisi quasi ogni famiglia che io conosca. Con un bimbo più grande ci si può sedere insieme a discutere il problema. Magari spiegando che la situazione non è per voi sostenibile e avete bisogno del suo aiuto per trovare una soluzione. Che vi dispiace perdere la pazienza e urlare contro di lui/lei, e che vorreste trovare un modo migliore per gestire il momento frenetico della mattina. A seconda dell’età potete scendere nel dettaglio sul perché per voi è importante non fare tardi a lavoro e a scuola. Poi potete fare una lista di cose che vanno fatte la mattina: lavarsi, vestirsi, fare colazione, rifare il letto, lavarsi i denti, eccetera. Se il bambino è grande la lista si può scrivere, se è piccolo si può fare un lavoro di forbici e colla, ritagliando da riviste immagini che ricordano le varie fasi della preparazione del mattino, o se il bambino è abbastanza grande e sa disegnare, potete illustrare il tutto da soli. Insomma usate un po’ di creatività per farlo diventare un progetto divertente.
Poi potreste chiedervi cosa succede la mattina che vi impedisce di fare tutte le operazioni. Una mia amica mi ha detto che la figlia si rifiutava di vestirsi, e quando hanno iniziato a parlare del perché ha confessato che non le piaceva la sensazione di vestiti freddi da sostituire al caldo del pigiama. Sono arrivate insieme a decidere di mettere i vestiti sul termosifone la sera, per averli belli caldi al mattino ;)

Una volta finita questa analisi, potete decidere come pensate di aiutarvi a stare nei tempi, e fare tutto quello di cui avete bisogno, e come premiarvi se riuscite a farlo (esempio: un punto/adesivo/figurina per ogni successo, meno un punto per ogni insuccesso, dopo 50 punti andiamo a teatro insieme.)
L’ideale è di fare in modo che l’obiettivo da raggiungere sia della famiglia nel suo insieme e non solo del bambino. Siete un team che lavora al raggiungimento del suo obiettivo.

Ed ecco che improvvisamente questa storia delle schede a punti non è più tanto ostica, e si è anzi trasformata in un bel gioco da fare insieme. Gli aspetti negativi sono stati sostituiti da messaggi positivi forti, quali quello del lavorare insieme per risolvere i problemi, del procedere a piccoli passi per raggiungere degli obiettivi, rafforzando al tempo stesso la vostra relazione. Non sembra una buona idea anche a voi?

Prova a leggere anche:

ebook i piccoli e i grandi
Co-fondatrice di genitoricrescono. Astrofisica convertita alla comunicazione. Vivo a Stoccolma. Dalla vita ho imparato che avere figli è come essere astronomi, si continua a non dormire la notte.

13 COMMENTI

  1. Noi abbiamo provato questo metodo con la figlia maggiore, 4 anni e mezzo, per stimolarla a vestirsi e lavarsi da sola, e devo dire che ha accettato entusiasta.
    La minaccia, non tanto velata, è stata: o ti lavi la faccia da sola o vai a scuola con i baffi di latte…, o ti vesti da sola con quello che abbiamo scelto insieme o vai a scuola in mutande.
    Gli adesivi/post-it riportavano scritta la “conquista” giornaliera.
    Premio: al cinema con mamma e papà per fare una cosa “da grandi”, lasciando la sorellina coi nonni. Sta già pensando a fare un cartello nuovo con altre regole per sé e uno anche per la sorella (8 mesi)quando sarà grande: ho il dubbio di avere esagerato….;-)

  2. Lanterna, secondo me invece non è un bel metodo all’asilo. C’è una differenza abissale tra un bimbo e l’altro, e non è bello metterle in vista così. Sia nel bene che nel male: io sono sempre stata etichettata come la più brava della classe, e ti assicuro che è un peso da portarsi dietro! La stellina che vuol dire: chi ce l’ha è stato bravo e chi no non lo è? Non so, non mi suona bene. Magari c’è chi a 3 anni sa andare in bagno da solo, chi ancora non ci riesce, e non mi sembra corretto sottolineare la cosa facendolo sentire meno valido perché non ha una stellina su una maglia. Ecco, credo che possa essere un metodo in casa, quando non mettono in dubbio la tua bravura, ma solo ti premiano per un risultato, ma non in un asilo o scuola dove diventa un motivo di confronto, non poi tanto diverso da un voto. Lui ha la stellina e io no, è più bravo di me. Lui ha la stellina, noi no, con lui non giochiamo più. E poi i criteri se non sono ben stabiliti possono diventare molto arbitrari: sai che effetto veder dare una stellina a uno che magari è andato in bagno da solo, ma che prima ti ha rubato il gioco solo che la maestra non lo sa? Le antipatie nascono già all’asilo, io lo vedo, i confronti Sara li fa ogni giorno, io ho fatto meglio questo, lei ha quello e io no, la maestra ascolta sempre lei… Ci mancano solo le stelline! O come le stelline ai pasti, in un asilo danno i bollini, verde giallo o rosso a seconda di cosa mangiano, e per chi mangia tutto è un vanto farli vedere ai genitori, chi lascia il piatto pieno ha 3 bollini rossi. NOn lo trovo giusto. Io ho sempre detto a Sara che quel che c’è c’é, non si chiede altro, ma è libera di mangiare quel che vuole. Qualche volta mi ha detto “non mi piaceva ma l’ho mangiato lo stesso” e le ho detto che avrebbe potuto lasciarlo. Un conto è la maestra che dice al genitore cos’ha mangiato e basta, un conto è un segnale positivo/negativo così visibile.

    Ecco, scusate, scrivo sempre troppo, mi sopportate?

  3. L’ho usato una volta, Sara aveva appena due anni, ho fatto un cartellone, ogni volta che si comportava bene a tavola guadagnava una stellina, e la attaccava. A dieci stelline ha vinto un premio. E’ stato un successo.
    Ci ho poi riprovato, ma non ha funzionato più… Partiva entusiasta poi si stufava e non ci faceva più caso.
    Secondo me non è bello usarlo per quei comportamenti che non dovrebbero essere premiati: ci sono regole che vanno seguite, ti elogio e ti faccio capire che sono contenta se le segui, ma non è per quello che meriti un premio.
    Però secondo me può andare bene per i passaggi: il vasino per esempio, in fondo non ha nessun obbligo il bambino a mollare il pannolino, anzi, avrebbe anche il diritto comprensibile di decidere lui di farlo quando ne avrà voglia. Se con questo metodo si può dare la spinta ben venga. O come nel mio caso, il passaggio dal seggiolone alla sedia dei grandi, per farle prendere l’abitudine e farle capire che “sedia dei grandi” non vuol dire poter fare la scimmia solo perché non sei legata.

    Però in altri casi è inopportuno, per esempio ero tentatissima all’inizio dell’asilo, Sara ha pianto per tre mesi quando ha iniziato l’asilo (e andava al nido prima!), ho pensato più volte di dirle “se non piangi ti dò un punto e poi ti guadagni un premio” ma non mi è sembrato giusto. Così per tre mesi le dicevo ogni mattina “tesoro, mi spiace vederti piangere, ma se sei triste è giusto. So che non vuoi andare all’asilo, ma ci sono cose che non si possono scegliere, e questa è una di quelle. Però puoi decidere se andarci triste o felice. In ogni caso io ci sono e ti abbraccio forte, ma allo stesso modo in ogni caso ti saluterò e me ne andrò e tornerò poi dopo pranzo”. Dopo tre mesi un mattino d’improvviso mi ha detto “oggi mamma voglio andare all’asilo felice”. Beh, quello è stato un premio grandissimo.

    Ecco, secondo me il metodo, come ogni metodo, non ha niente di sbagliato. E’ il come, il quando e il perché che fanno la differenza.

  4. Blog molto interessante. Complimenti
    La mia esperienza genitoriale risale a prima di internet e quindi ora i problemi sono di altro genre.
    Tuttavia prendendo spunto da quanto nerrato vi suggerisco di ricercare nelle pieghe delle metodologie esposte su ‘Nudge, la spinta gentile’ delle soluzioni (tutte da studiare), ma probabilmente che generano meno inconvenienti…
    Inoltre a chi ha bimbi più grandicelli chiederei un parere su metodi emodalità di trasferimento di principi di etica spicciola.
    Forse potrebbero essere un ottimo rimedio per costruire una società migliore.
    se andate sulmio BLOG e-Laboratorio [http://trovalav.blogspot.com/2010/03/le-radici-del-lavoro-e-non-solo.html]potrete torvare qualche idea.
    grazie
    AlCo

  5. Alla materna di Amelia usano dare una stellina adesiva ai bambini che si comportano bene: la appiccicano sulla maglietta e basta, senza raccolta punti o secondi fini.
    Il meccanismo sarebbe di darle un po’ più facilmente all’inizio e poi diventare più esigenti. Secondo me, avrebbe anche senso, se questa progressiva “severità” fosse spiegata in modo più chiaro ai bambini o se i periodi fossero suddivisi sulla base delle età (tipo: a un bambino di 3 anni che va in bagno da solo do la stellina, un bambino di 4 anni è grande e quindi non è più un evento che vada in bagno da solo).

  6. Noi abbiamo provato una forma di meccanismo di “raccolta punti” qualche mese fa, per il rendimento scolastico.
    Non intendo una questione legata ai voti, ovviamente, ma proprio ai risultati positivi della giornata scolastica, o meglio alla mancanza di distrazioni.
    Come ho già detto qui, il problema del Sorcetto era quello di distrarsi per un nonnulla, commettendo non errori, ma veri e propri strafalcioni: tipo saltare interi pezzi di frase, ridurre i quaderno come gatti arruffati, pasticciare-cancellare-saltare pagine e righe.
    Avevamo provato ad assegnare un bollino alla giornata: verde se positiva, rosso se negativa, giudicando insieme l’andamento (e devo dire che ci sono stati giorni in cui il Sorcetto è stato molto severo con se stesso). A fine settimana, solo se c’era prevalenza di bollini verdi, si comprava Topolino.
    Questo sistema inizialmente sembrava funzionare. Dopo un po’ però mi sono resa conto che gli provocava più ansia del previsto. Per un tipo di cui, dalla scuola, mi avevano già segnalato lo stato ansioso costante, non mi è sembrata una grande idea.
    A quel punto gli ho chiesto esplicitamente se questo sistema lo gratificasse o gli desse problemi e mi ha chiaramente detto che lo rendeva nervoso. Quindi abbiamo subito smesso, parlando però dei lati positivi che potevamo salvare: ovvero l’attenzione maggiore da porre nelle proprie azioni, soprattutto a scuola.
    Ad oggi posso dire che quel piccolo esperimento, è comunque servito a renderlo più consapevole del lato buono dell’attenzione e del lavoro ben fatto.

  7. Molto interessante, ne ho parlato tempo anche sul mio blog.
    Pur essendo molto soddisfatta dell’asilo di mio figlio, purtroppo la loro abitudine nel premiarlo con cioccolatini e caramelle persiste. Non sono contraria ai dolci, solo preferirei che fossero i nonni a dare i vizietti, visto che da me caramelle non ne prendono mai.

    • @MdiMS li premiano all’asilo con caramelle e cioccolatini??? Se lo facessero qui in Svezia succederebbe una rivoluzione da parte dei genitori. Pensa che non fanno altro che sottolineare che quando gli danno le polpette a pranzo, non è prevista la marmellata accanto (hai presente le polpettine di Ikea con mezzo cucchiaio di marmellatina accanto?), proprio per ridurre l’apporto di zuccheri.
      Certo che premiare i bambini con una caramella ogni tanto non è grave, e non bisogna demonizzare, però c’è da chiedersi l’effetto a lungo termine di questa prassi.

  8. Io questo metodo l’ho messo in pratica per un po’, e poi accantonato.
    Avevamo un cartellone sul frigorifero con le “stelle della settimana”. Avevo elencato una serie di comportamenti “positivi” che intendevo promuovere (aiutare in casa, riordinare, lavarsi i denti, fare i compiti….), e ogni volta che si faceva bene una cosa si aveva una stella. Ogni settimana c’era un obiettivo di stelle da raggiungere, e raggiunto l’obiettivo si poteva avere un piccolo premio (figurine, giornalino…).
    Il tutto era personalizzato per ogni figlio (per età, impegni, “punti deboli”) e anche le stelle da raggiungere aumentavano con l’età.
    Devo dire che il metodo è stato inizialmente positivo per consolidare alcune routine (lavare denti mattina e sera, preghiere quotidiane…), con il tempo si era però trasformato in qualcosa di sgradevole.
    Per prima cosa, i più grandicelli lo vedevano come un modo neppure tanto velato di manipolarli. Quindi quando andava tutto bene chiedevano che mettessi loro le relative stelline, ma quando non avevano voglia di fare qualcosa dichiaravano che non solo a loro non interessava la ricompensa, ma contestavano in toto il metodo per ottenerla.
    Inoltre, purtroppo, il metodo coltiva una certa dose di avidità (anche se ci si limita a piccole ricompense) o (nel caso di ricompense simboliche) di opportunismo. Faccio una cosa giusta, ma per ottenere qualcosa, non perché la consideri un valore in sé.
    Mi chiedo, in effetti, se questa cosa del “valore in sé” venga prima o dopo: devo prima ritenere un bene lavarmi i denti, oppure è sufficiente prima stabilire una routine, e capirne il valore con il tempo? Onestamente, tra i due atteggiamenti sembra passare la distanza che passa fra l’utopia e il realismo, ma non me la sono sentita di continuare e rimango tuttora molto incerta sul valore di questo sistema.
    Il vantaggio, secondo me, è che il bambino può – in un arco di tempo adatto a lui – misurare i propri sforzi, i miglioramenti e gli eventuali scivoloni. Inoltre ha una specie di elenco delle priorità, degli obiettivi del momento, su cui focalizzare la sua attenzione. Infine, che l’impegno abbia una ricompensa mi sembra un messaggio positivo. Rimane il fatto che, per funzionare bene, il sistema deve essere fortemente sostenuto dai genitori (e in effetti, i campi in cui i bambini avevano il maggior numero di stelle erano, guarda caso, proprio quelli in cui io mi impegnavo maggiormente in prima persona nel ricordare, sostenere, stimolare). I campi in cui io stessa ero meno pressante, erano proprio quelli in cui prendevano meno stelle.
    La cosa che davvero mi ha fatto smettere era una certa tendenza alla “sindacalizzazione” della ricompensa, cosa che stava diventando un po’ un’ossessione. Ma potrei aver sbagliato io il modo di applicazione.
    Ora vorrei iniziare un altro sistema basato sulle virtù. Proporre per alcune settimane una virtù (come la generosità, la pazienza…), parlarne con loro, trovare letture e storie sul tema (racconti, passi evangelici, storie di santi…), proporre loro di mettere in pratica tale virtù, sottolineare gli atteggiamenti che la esprimono, lavorare io stessa per svilupparla nei confronti dei bambini. L’idea è di rimanere 5/6 settimane su ogni virtù, per tentare di consolidarne gli effetti.
    La prima virtù, che ho scelto perché serve a tutti, ma a me in particolare, è la GIOIA.
    Ovviamente questo sistema non è di aiuto immediato per chi deve uscire di casa in orario al mattino, ma il mio auspicio è che alla lunga sortisca effetti più profondi e duraturi.

    • @D. in effetti l’attuazione pura e semplice, come da well done stickers (da quello che ho capito, è quello che hai applicato te inizialmente), funziona solo se applicata per un tempo breve, e non credo proprio funzioni con bambini più grandi che si rendono immediatamente conto della manipolazione. Per i più grandi è forse più ragionevole renderlo un percorso da fare tutti insieme, che coivolga piccoli e grandi ognuno in base alle sue capacità. Se i bambini accettano la sfida con entusiasmo, l’adesivo premio diventa quasi inutile, e il premio maggiore è la coesione famigliare che ne consegue. Mi piace l’idea di lavorare sulle “virtù” e premiare un comportamento che sottolinea i valori della famiglia, poco utile per uscire in fretta al mattino, ma è certamente un insegnamento che tutti noi vorremmo dare ai nostri figli. Grazie per aver condiviso questa testimonianza.

  9. Vi ho scoperto per caso, e devo farvi i complimenti per il bel blog. Siccome siamo colleghi, nel senso professionale del termine, e quasi colleghi, nel senso genitoriale del termine, credo che vi seguirò molto!!!
    a presto,
    andre