Scegliere di quale voce fidarsi

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Sono tante le voci, interiori ed esteriori, che ci dicono come comportarci, come siamo e cosa siamo come persone e come genitori. Come scegliere di quale voce fidarsi?

Foto Stephen Wolfe utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Stephen Wolfe utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

“I genitori sono invitati a rimanere con i bambini fino all’inizio delle lezioni”
“I lavoratori sono tenuti al rispetto puntuale dell’orario”
“I cittadini sono invitati ad astenersi dall’uso dell’automobile privata”
“Non siamo in grado di assicurare la puntualità dei mezzi pubblici”
“Vai già via? Cosa fai, il part time?”
“Mamma, perché sei sempre l’ultima?”

Vi è mai capitato di sentire queste vocine?
Non è detto mi siano state rivolte direttamente, a volte sono solo rimaste appiccicate lì, da qualche parte della testa, e nei momenti migliori cominciano a parlare come un sottofondo di violini mentre cerco di districarmi tra la necessità impellente che inventino il teletrasporto (che mi consentirebbe di passare dal portone della scuola alla scrivania senza passaggi intermedi) e la minima concentrazione necessaria (o iperventilazione, a seconda delle giornate) a tollerare l’insofferenza per un autobus in ritardo o un grumo di traffico non previsto.

“Ma tu, lavori sempre al solito posto? Non ti sei ancora data una mossa?”
“è meglio, quando c’è una mamma a tempo pieno, così possono mangiare a casa”
“Io compro solo biologico”
“Una donna che si impegna per la carriera è da stimolo ed esempio per i figli”
“La scuola non può mica essere la babysitter dei bambini”
“Mamma, ti sei dimenticata di darmi la merenda”

Che cosa sento, a riguardo?
Ovviamente dipende con che orecchie le ascolto: talvolta, la mia parte razionale ascolta i rimproveri pensando che davvero è un’area di miglioramento, quella di cui parla la vocina; talaltra, le emozioni di base iniziano a sibilare e fischiare come la valvola di una pentola a pressione.
Dipende dalle situazioni, ma posso provare rabbia, angoscia, tristezza, paura se le richieste sociali sono troppo in conflitto con quello che sto facendo, posso fare, sento di fare.

“Certo che quella pensa solo alla famiglia”
“No ma io se rimanessi sola a casa senza niente da fare impazzirei”
“Quando inizi ad accompagnarli qua e là la tua vita è bella che finita”
“Sei una persona splendida, non smettere mai di credere in te stessa”

Basta una frase al momento giusto, un raggio di sole, un albero che per l’autunno si è fatto una corona gialla e rossa, il profumo del pane appena sformato e la radiocronaca si interrompe, si inceppa.
Riavvolgo il filo, piano piano e grazie al silenzio che si crea nella mia testa metto tutti a sedere.
C’è un posto per ogni voce, nella mia testa, e ogni voce ha diritto a un posto.
C’è il momento in cui ascoltare i miei figli, chiedendomi se la mia presenza risponde ai loro bisogni – indipendentemente dalle “regole” secondo cui dovrei strutturare la mia genitorialità. Lo è, guarda i loro sorrisi, fidati.
C’è il momento di pensare con passione al lavoro che faccio, lasciando che in esso parli (se si può) la mia identità – senza lasciare che una battuta si agganci al mio senso di colpa, al desiderio di dare sempre il meglio. Lo sto facendo, fidati.
C’è il momento per respirare a pieni polmoni, ed è spesso ogni momento: una canzone, una frase di un libro, il pensiero di una persona speciale incontrata nella via (reale o virtuale), il cielo e l’ora che attraversa con la sua luce. Sono viva, sono un progetto in cammino, sono una via che ha un senso, fidati.

Non posso fidarmi solo della voce della ragione.
Non posso fidarmi solo delle voci “sociali”.
Non posso fidarmi solo delle voci delle emozioni.
Non posso fidarmi solo delle sensazioni del mio corpo.
Non posso fidarmi solo delle percezioni.
Ma non posso (o voglio o devo, scegliete voi) neanche ignorarne una, o più, decidendo che solo una (le emozioni? La razionalità? Le regole sociali perché ci fanno essere parte del gruppo?) meriti la mia incondizionata e cieca fiducia.

Posso fidarmi della mia capacità da direttore di orchestra di lasciare che siano tutte assieme a darmi le indicazioni migliori per fare le mie scelte.
E una volta prese, fidarmi di me stessa.

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4 COMMENTI

  1. Grazie, è bellissimo quello che scrivi.
    Direi che tutto sta anche nel perdonarsi, nel concedersi di non essere perfetti.
    Io mi rilasso quando mi rendo conto che non è la fine del mondo se quel giorno ho dimenticato la merenda o se non so mai cosa hanno a scuola il giorno dopo, o se una mattina ritardo in ufficio.
    Temo i due estremi: la mamma che è solo mamma e la donna che sbriga con un po’ di sufficienza le cose da mamma.
    A me piace molto fare la mamma. MI piace però moltissimo anche il mio lavoro. Mi piace andare al cinema. Mi piace cenare con un’amica. Mi piace potermi innamorare.

    • Elena Elle: grazie a te, di rimando e con il cuore gonfio. E’ da quando hai scritto “mi piace potermi innamorare” che mi hai illuminato: della fiducia nelle epifanie che avvengono quando sei abbastanza rilassata e in pace con te stessa perche’ l’amore ti colga e ti doni un po’di “polverina di trilly” a farti alzare in volo. Grazie, ti dicevo, per il vento leggero del perdonarsi che mi porti con il tuo commento e per questa polverina di trilly, di cui iniziavo a sentire la mancanza. Buon proseguimento!

    • Grazie, Close. Sembra un post stupido ma e’ una tappa importante (e al momento quasi invalicabile) della mia crescita. Il tuo abbraccio mi da’ forza!

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