S-vezzamento o adeguamento? parte 1

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LaPulce ha attraversato varie tappe di allattamento fino a raggiungere, tra la fine del quarto e l’inizio del quinto mese un equilibrio ragionevole (per me e per lei, ma forse soprattutto per me, che, purtroppo o per fortuna, non sono mai riuscita ad emozionarmi troppo con l’allattamento …).

In quello stesso periodo – però – diciamo poco dopo aver compiuto i 4 mesi e mezzo (nata con dieci giorni di ritardo, quindi bella “vispa” …) la ragazza ha anche iniziato ad allungare le sue manozze verso le cose … e in particolare quelle cose un po’ colorate un po’ profumate che la sua mamma e il suo papà sembravano mettere in bocca con tanto entusiasmo.

Silvietta, allora, ha cercato timidamente di avanzare la prospettiva di “assaggi” di frutta o altro al controllo sanitario.

“Assolutamente no, fino al sesto mese il bambino rifiuta qualunque cosa sia diversa dal latte materno”
“Ehm, ecco, si, ho sentito, ma veramente allunga le mani, prende. …”
“Non è possibile, lo avrà scambiato per un gioco, sicuramente non ha voglia di lasciare laTetta.
E poi se anche provasse a darle della frutta grattata, non avendo la bambina ancora sviluppato il meccanismo della deglutizione si sentirebbe soffocare e rifiuterebbe lo svezzamento per chissà quanto tempo. Probabilmente fino all’anno.
Bisogna aspettare che abbia compiuto sei mesi. Ci sentiamo quando manca una settimana ai sei mesi”.

(…probabilmente Silvietta aveva ancora troppo poco pelo sullo stomaco per affrontare con dignità certi scambi di opinioni con il personale sanitario che si occupa di bambini).

Ora, parliamone.

Silvietta non ha mai pensato di aver sviluppato la telepatia con la gravidanza o il parto.
Nè Silvietta si è mai augurata di diventare una mamma che “lo sa” a priori.
E d’altra parte, dopo decenni di studi si può dare ormai per scontata la capacità di Silvietta di leggere (e apprendere e anche magari condividere) le raccomandazioni dell’OMS in merito ad allattamento naturale e svezzamento.
Silvietta poi era (ed è) perfettamente cosciente del rischio di trasferire la propria stanchezza rispetto all’allattamento su un presunto desiderio di svezzamento delLa Pulce.
Però riteneva piuttosto improbabile che certi segnali potessero essere oggetto di fraintendimento.

E, diciamolo, forse avrebbe anche accettato di parlarne, se non fosse stata gelata da quel “Non è possibile” (ah, no?!?!).

Lo ripeto sempre, per me ogni scelta ha diritto di esistere, purchè si rispettino i bisogni e le esigenze di tutti coloro che ne sono interessati (ergo, Pulce compresa), ossia purché non diventi un asettico a-priori (leggasi: S-vezziamo i nostri figli, ossia togliamo loro il “vezzo”, la tetta, il benessere, o ci adeguiamo al loro cambiamento in termini di alimentazione?).

…. perchèpppperò….
La faccia delLa Pulce che addentava e rosicchiava un gioco qualunque era di un certo tipo. Diciamo così. 😐
La faccia delLa Pulce che leccava la mela di Silvietta era più o meno così: 😀 … seguita da sguardo luminoso verso mamma (“cielo, che roba!”) altra leccata, altra faccia così 😀 e via dicendo …

Per tutto questo – e per una propria e sana intima convinzione che assaggiare cose nuove non avrebbe devastato il suo legame con LaPulce – dopo un discorso molto sensato con la pediatra delLaPulce, Silvietta (ai cinque mesi e mezzo delLaPulce) ha deciso che forse era il caso di provare, e ci siamo adeguate a nuovi ritmi di allattamento e a nuove scoperte alimentari…. (se qualcuno volesse vedere la foto del primo piatto, la trova qui!)

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17 COMMENTI

  1. grazie a tutte, soprattutto a Silvia e Serena! è bello rientare da un po’ di assenza e scoprire una discussione così serena e costruttiva su un episodio di cui conservo ancora un brutto ricordo!

    A mente fredda, dopo un po’ di mesi, concordo con cui ha puntato il dito sul rapporto comunicativo e sui più o meno espliciti sensi di colpa. (anche se quello raccontato da Claudia-Cipi è da manuale!)

    Posso perfettamente comprendere la “lotta” per non far trascurare il latte e prolungare l’allattamento naturale e la “saggezza” di consegnare indicazioni “generali” sulle prime pappe.
    Ma quello che più mi ha ferito è il fatto che, intanto, credo che sarebbe bene evitare affermazioni generiche in ogni caso e poi che, in particolare, questa persona (una professionista ma non un pediatra, una figura appositamente collocata dalla struttura sanitaria a fianco le neomamme) mi aveva seguita fin dal giorno 7 della pulce, tappe dolorose e altro dell’allattamento, quindi era perfettamente in condizione di decodificare la richiesta senza “arroccarsi” su posizioni precostruite.

    Ma si sa, ricordarsi delle persone che si hanno di fronte è, tutto sommato, un costo…

    grazie a tutte per gli interventi,
    a presto!
    s.

    • “ricordarsi delle persone che si hanno di fronte è, tutto sommato, un costo…”
      accidenti… una grande verità, amara quando si constata in quante occasioni si incontrano persone che di questo costo non vogliono farsene carico…

  2. @Silvia: per quanto riguarda il discorso delle prime pappe, non sai quanto mi ha fatto comodo sapere cosa dare e in che dosi a mia figlia! ovviamente non l’ho mai forzata a mangiare più di quanto volesse e, quando ho iniziato a capire quali fossero i suoi gusti, mi sono progressivamente allontanata dagli schemi iniziali.
    per quanto riguarda, invece, il discorso del rapporto medico-paziente, si tratta di un problema molto complesso…la vera differenza tra l’Italia ed altri paesi europei non sta nelle persone (maleducati e incompetenti, così come scrupolosi e disponibili, si possono incontrare ovunque) ma nel sistema, delle cui carenze risentono sia gli utenti che il personale.

  3. Mia figlia ha 5 mesi e mezzo, come Silvietta e LaPulce, fino adesso siamo arrivate a degli accordi sull’allattamento che ci fanno felici a tutte e 2 e diciamo che, me lo comincio a godere, anche se non a gradi superlativi.
    Con la mia topina succede come con LaPulce, e’ calamitata dal cibo da qualche settimana. La mia pediatra di base mi ha vietato assolutamente qualsiasi cibo solido prima dei 6 mesi… e poi la ricetta che mi ha dato, l’ho fatta per curiosita’ e mi sapeva di cartone, vabbe’, ho migliorato il brodo di verdure a modo mio : )
    Ho fatto le mie indagini, le mie letture, i miei pensiere e, quando la topina ha fatto i 5 mesi abbiamo deciso che un’assaggio di pera e mela non erano mortali, anzi, gli piace tanto!.
    E poi, non so di nessuno che sia allergico alle pere o alle mele, molte persone adulte sono delle poche cose che conoscono come frutta!
    Fra qualche giorno arriviamo al salato. Sono curiosa se il mio brodo di verdure migliorato gli piacera’!

    • @arch190 evviva l’istinto delle mamme che sanno leggere i segnali dei figli. Le tabelle sono solo un riferimento, e tra l’altro a mio parere sono raccomandazioni un po’ strane da fare, come se a 6 mesi esatti cambiasse tutto, non un giorno in più non uno in meno. Il discorso di non iniziare lo svezzamento prima dei 6 mesi è dettato da due ragioni principali. La prima è quella di non diminuire l’apporto di latte troppo presto, che invece dovrebbe essere ancora l’alimento principale. La seconda è di evitare lo sviluppo di allergie. ma su questo punto che io sappia non c’è ancora una visione chiara ed unanime. In ogni caso una cosa è introdurre degli assaggini, un’altra è proporre un’intero pasto prima dei 6 mesi.

  4. SUPERMAMBANANA hai ragione, è un mezzo ricatto morale, ma siccome ho altri mezzi per informarmi e sono sicura di quello che faccio, per me è un bel lasciapassare. sarebbe stato peggio incontrare la pediatra ferma sostenitrice del latte artificiale che avrebbe poi attribuito all’allattamento prolungato tutti i malesseri di mio figlio (che ne ho lette di certe…).
    La comunicazione col paziente anche secondo me dovrebbe essere parte integrante del lavoro del medico. Io voglio sapere tutto, per poi decidere.

  5. “il suo compito è dirmi cosa devo fare per far stare bene il bambino, se poi io non lo faccio è un mio problema” Cluadia-cipi’ ammazza e dici che ti e’ andata bene? Bel popo’ di ricatto morale, per come la vedrei io.

    Comunque, lo so perfettamente che ci sono dottori magnifici e dottori scalzacani, come diceva mia nonna, ma il mio punto era che in altri paesi la comunicazione col paziente e’ parte integrante del mestiere, e va imparata e praticata, in italia e’ ancora io-medico contro tu-paziente (per non parlare di io-medico contro X-altro-medico, allora se ne sentono delle belle)

    • Supermam, in effetti qui da noi permane, in alcuni casi, ancora l’idea del rapporto squilibrato tra medico e paziente: il medico intoccabile luminare ed il paziente ignorante e disinformato, privato della possibilità di disporre consapevolmente di se stesso, perchè non dovrebbe far altro che affidarsi!
      Però di medici che sanno dialogare e dare spiegazioni ed informazioni io ne ho trovati molti. Anche perchè, a chi non me le offre, io le chiedo e le pretendo.

  6. Anch’io ho avuto un’ottima esperienza con il pediatra di base, che mi ha fornito mese per mese gli schemi con la “dieta” completi delle ricette (con le dosi di tutti gli ingredienti); abbiamo iniziato lo svezzamento a 6 mesi passati, anche perchè non eravamo troppo impazienti di lasciare la comodità dei pasti a base di latte, introducendo i vari alimenti in modo graduale per evitare problemi di allergie e devo dire che non abbiamo mai avuto alcun problema!

    • Serena, ma non trovi che lo schema “dosi e ingredienti” sia un po’ rigido? In fondo non si tratta di una dieta dimagrante, ma della normale alimentazione di un bambino. Certo, uno schema di massima può essere piacevole per risolvere i dubbi dei genitori, ma le dosi sono molto variabili, da piccoli come da grandi.

  7. Io come sempre riporto l’esperienza positiva della nostra pediatra (rigorosamente quella di base, non ne frequentiamo di privati). Lei prima di tutto mi ha spiegato l’obiettivo: intorno all’anno di età non dovrebbe esserci più bisogno di cucinare un pasto diverso per il bambino. I sei mesi precedenti (circa, non tassativi) sono un percorso di avvicinamento a quel pasto familiare, che serve ad abituare il bambino e a testare suoi eventuali problemi allergici. Senza troppe regole.
    Ho iniziato con i papponi soliti, ma non ci è stato vietato nulla. Se chiedevo “posso dargli…?”, la risposta era prima “gli piace?” poi “controlla che non gli faccia male”. I sei mesi non li abbiamo aspettati in modo tassativo, ma sostanzialmente ci aveva spiegato che prima semplicemente non è necessario svezzare, nulla di più.

  8. … se non fossi così attaccata alla mia famiglia di origine mi starei già informando per emigrare in svezia o inghilterra…
    comunque anche a me è andata relativamente bene: la pediatra di mio figlio non mi spiega niente se non sotto tortura, ma alla fine non mi impone nemmeno niente, perchè “il suo compito è dirmi cosa devo fare per far stare bene il bambino, se poi io non lo faccio è un mio problema”.

  9. Ciao,
    a parte i “paradisi” come la Svezia, qui a Roma con la pediatra di base ho avuto un’esperienza molto positiva.
    Al controllo del 3° mese mi ha chiesto quando avessi intenzione di tornare al lavoro e, dato che sarei rientrata al 5° mese, mi ha proposto di anticipare lo svezzamento. Mi ha dato una tabella con la scaletta dei cibi da introdurre e mi ha detto di iniziare e di vedere come andava.
    La prima volta che ho dato la frutta alla piccola (prima dei 5 mesi), ha assaggiato perplessa ma poi, capito che si mangiava, ha gradito. Incoraggiati, abbiamo proseguito e oltre alle sue pappe le abbiamo sempre fatto assaggiare anche quello che mangiavamo noi.
    A 6 mesi leccava il cucchiaino, a 9 assaggiava croissant e gelato (beh, non proprio sano, ma era per tenerla buona in auto ;-)), a 11 succhiava le costolette d’abbacchio e le croste del grana. Ho una miriade di foto con lei che mangia di tutto che hanno suscitato l’ilarità di amici e colleghi.
    Che dire…’sti talebani con le verità scolpite nella pietra non li capisco proprio, ma mandiamoli a quel paese anche se sono medici o professori!
    Ciao

  10. Certe persone non dovrebbero fare i medici… come si può generalizzare certe cose?
    Ma in effetti se il primario di pediatria mi ha fatto bloccare la produzione di latte imponendomi l’allattamento ad orario a 6 giorni di vita del nano, non dovrei stupirmi poi così tanto. Che poi più che stupore è arrabbiatura, mavabbè.

    Non è proprio possibile che tutte le persone siano uguali, quindi non è possibile che tutti i bimbi a 6 mesi precisi siano in grado di svezzarsi. Non un giorno prima nè uno dopo. Maddaiiiiiii!

    Il mio nano per esempio il primo cucchiaino l’ha assaggiato a 10 giorni, con l’antibiotico. Poi a 4 mesi e mezzo faceva quella faccia con l’anguria e a 5 mesi e mezzo l’ho svezzato perchè, in pratica, me l’ha chiesto lui. Che chiedere non significa solo a parole, perchè c’è anche un linguaggio non verbale, e i suoi sguardi, le scenate isteriche quando non gi davo niente dalla nostra tavola, le faccette stupite e soddisfatte all’assaggio, sono tutti segnali da cogliere. Le tabelle lasciamole come generica indicazione da riadattare sulle esigenze personali, che è meglio. (ommamma, mi sento tanto puffo quattrocchi 😀 )

    SUPERMAMBANANA, scusa, posso chiederti dove vivi? pura curiosità.

  11. senza entrare nel merito del discorso, quando sento di questi scambi di opinione con i medici resto sempre gelata, la mia esperienza qui e’ molto diversa, e non parlo di un medico soltanto, il che mi fa pensare che l’attenzione a come sia opportuno comunicare con il paziente sia una cosa consolidata, qualcosa che i medici studiano all’universita’ tanto quanto conoscienze scientifiche. Non ho mai, MAI, per quanto cretina fosse stata una mia domanda, per quanto saccente fossi stata io reduce dalle mie letture in materia, per quanto opinabile fosse cio’ che riportavo perche’ ‘mi hanno detto altre mamme’ eccetera eccetera, non ho MAI avuto dall’altra parte un interlocutore paternalistico, non ho mai sentito dire che ci sono verita’ assolute, e non sto parlando soltanto in termini pediatrici, anche quando mio marito ha avuto un problema ben piu’ serio, e in Italia ci hanno praticamente fatto una lezioncina su cosa dovevamo fare senza possibilita’ di replica, qui un team di medici ci ha spiegato le varie opzioni, le varie possibilita’, le probabilita’ di riuscita di ognuna e poi hanno detto la magica frase, io ti posso aiutare a decidere, ma devi decidere tu cosa senti meglio per te. E ora che vivo di riflesso cio’ che accade ai miei genitori rimasti in italia, e anziani, mi inca&%^%o a morte per come li trattano, per come poco li informano di cosa succede. Scusa, Silvietta, un OT spaventoso, ma sono un po’ scottata di recente su questa cosa.

    • @supermambanana come puoi immaginare, io vivo la stessa identica situazione. Ti dico che quando pochi mesi fa ci siamo trovati a scegliere dove far operare Pollicino, se in Italia dal professorone super titolato, o in Svezia, dal primario dell´ospedale pediatrico che ci spettava di ufficio, per me ha pesato moltissimo nella scelta proprio l’incontro esplicativo. In Italia il tutto si è risolto in 5 minuti in cui ci siamo stati informati a grandi linee sul tipo di operazione (e abbiamo pure pagato un sacco di euro per l’intramoenia), in Svezia ci hanno tenuti 1 ora, ci hanno spiegato le varie opzioni per l’operazione, le possibili conseguenze, il decorso postoperatorio nei dettagli, e hanno risposto a tutte le nostre insistenti domande(costo zero). E il discorso è stato proprio quello che dici tu: io vi do le informazioni che vi aiutano a scegliere, poi la scelta è vostra. La medicina purtroppo non è una scienza esatta, e quando i medici te la fanno passare come tale, qualcosa non va.
      Nel caso dello svezzamento poi, non si tratta nemmeno di “medicina” vera e propria, e non è che se un bambino mostra interesse per il cibo a 4 mesi e mezzo e uno gli da mezzo cucchiaino di puré di mela, succede il finimondo. A me un pediatra (svedese) una volta ha detto: noi abbiamo delle idee su come dovebbero essere fatte le cose, ma la mamma (o la persona che sta di più con il bambino) conosce il proprio figlio meglio di chiunque altro, ed è quindi in grado di prendere delle decisioni più corrette.

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