Ritmi per adolescenti: i consigli della pedagogista

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Il quasi quindicenne di casa ha sempre fatto fatica ad addormentarsi, sia da neonato che dopo. E questo ha frustrato sul nascere qualsiasi tentativo di ritualità, di ritmi, ma anche l’energia e la mancanza di sonno sua si è riversata inevitabilmente su di me, che pure io ero un animale notturno prestato alla sveglia scolastica.

foto di Stephanie Massaro utilizzata con licenza CC
foto di Stephanie Massaro utilizzata con licenza CC
Lo scorso anno ci siamo incartati di brutto: tra l’inizio delle superiori e la sveglia anticipata alle 6.30, l’ansia scolastica che lo portava a stare sveglio a volte anche fino alle 2-3 di notte e al mattino eravamo due stracci, le regole della scuola che concede 3 ritardi l’anno e dal quarto in poi tocca entrare alle 7.45, svegliandosi quindi alle 6 /perché la scuola sta dall’altro lato della città), a novembre il povero era grigio in faccia, stava sempre male, testa, pancia, nausea, depressissimo e ingestibile: ha chiesto lui per disperazione di parlarne con l’assistente sociale scolastica. E’ stato davvero male per parecchi mesi, ha perso tantissimi giorni di scuola e d’accordo con preside e insegnanti si è deciso di fargli ripetere l’anno, dargli il tempo di riprendersi e re-imparare ad affrontare in autonomia almeno il ritmo scolastico.

Siamo stati quindi passati al consultorio pediatrico e tra le varie forme di sostegno che ci hanno offerto a un certo punto c’è stata la proposta di affidarci a una coach famigliare. Coach famigliare? Boh. Internet non spiegava niente, perché ogni consultorio e ogni comune aveva diversi tipi di interventi (in cui non ci riconoscevamo proprio, non siamo una famiglia a rischio dopotutto) e mio marito temeva, memore delle ispettrici delle case popolari negli anni ’30, che sarebbe venuta a controllare se tenevamo la casa pulita e i cassetti ordinati.

In questo stato abbiamo conosciuto Ineke, che descriverei al meglio come una “zia simpatica”. Ineke ha insegnato per 20 anni, è pedagogista e a un certo punto si è specializzata nel ruolo di assistenza di famiglie incasinate con gli adolescenti. E da lei in 3 mesi ho imparato una serie di cose, alcune scontate, altre utili, altre che “ahà!” mi hanno ricordato di botto dei miei casini adolescenziali.

Con Ineke abbiamo quindi concordato di iniziare a lavorare sui

Ritmi di lavoro, riposo e sonno a casa

Questi in breve i consigli che ci sono serviti di più:

  • L’adolescente è recalcitrante: anche quando una cosa gli fa bene, potrebbe fargli paura o rifiutare l’idea. Un medico, per esempio, ha spiegato che adolescenti diabetici, per cui l’insulina è fondamentale, a volte hanno queste fasi autolesioniste in cui la rifiutano e tocca ai genitori imporsi per il loro bene.
  • C’è crisi da qualche anno, molte famiglie fanno fatica, i genitori a volte perdono il lavoro: tutte preoccupazioni che magari non discutono con i figli ma che i ragazzini sentono. Occorre parlarci e tranquillizzarli e rassicurarli che a queste cose ci pensiamo noi, loro pensino al loro lavoro, la scuola, se proprio voglio aiutarci. Massimo Giuliani, terapeuta familiare, scrisse questo post su una sua esperienza con adolescenti difficili in un paesino in cui chiusa la fabbrica locale molti padri di botto restarono a casa. Dobbiamo sempre tenere presente, dunque, che anche noi trasmettiamo ansie a loro.
  • Gli adolescenti hanno altri ritmi di sonno, è fisiologico, si addormentano più tardi e sono molto più stanchi perché crescono e consumano energie. Sarebbe utile fargli iniziare la scuola più tardi se si potesse (un liceo di Amsterdam inizia le lezioni alle 9 proprio per questo motivo, ma è una mosca bianca). Per questo le routine del sonno vanno seguite come con i piccolissimi e alle 21 è bene che stiano a letto magari a leggere, ma senza ulteriori stimoli esterni.
  • Gli adolescenti hanno questa sensazione che gli altri facciano cose molto più interessanti delle loro, voglio restare il passo con il gruppo, non sopportano l’idea di dormire mentre gli altri si messaggiano (il mio momento “ahà!” con tutto che noi non eravamo online). MAI, MAI, MAI quando vanno a letto lasciargli in mano il telefonino, o altri device per restare collegati. E, detto sinceramente, farebbe bene pure a noi. Quindi abbiamo dedicato la scrivania del mio studio a punto di carica: tutti i telefonini e laptop, ogni sera, li mettiamo a caricare lì per evitare tentazioni. Semplicemente, e lo sappiamo tutti ormai, è impossibile per noi resistere alla tentazione di leggere ancora un messaggio, ancora un post, figuriamoci loro.
  • In generale dopo cena basta con gli schermi: la luce che emettono disturba il sonno e i ragazzini sono molto sensibili a questo, gli altera la produzione ormonale che gli permette di mantenere i ritmi di sonno e veglia.
  • E’ utilissimo trovare un momento comune di attività in famiglia.Per esempio al tavolo da cucina, prima o dopo la cena, dove ognuno fa i suoi compiti/lavoro, ma scambiandosi due parole ogni tanto e si ha la possibilità di chiedere spiegazioni; o per risentirsi la lezione a vicenda, tra figli e genitori (che così ripassano cose utili, per esempio nelle lingue straniere), ma anche tra fratelli; cucinare la cena insieme; fare un gioco da tavolo; leggere spaparanzati sul divano, ma vicini, in modo da poter commentare o scambiarsi un parere; anche una partita ai videogiochi insieme, ogni tanto, anche se in questa fase serale sarebbe meglio evitare schermi. Insomma, per tutto quello che l’adolescente tenderebbe a fare chiuso in camera sua, proporgli invece un momento fisso della giornata per fare quelle stesse cose ma in un luogo comune con gli altri membri della famiglia.

Una volta sistemati i ritmi e le routine del sonno, siamo passati ad affrontare la gestione del tempo fuori da scuola, i pasti, i compiti e altro. Ve lo racconterò in un altro post.

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1 COMMENTO

  1. Cara Mammamsterdam… grazie di questo post che leggerò insieme a mia figlia undicenne nella pre-adolescenza… e sebbene io sappia, dica… forse potrà essere utile che lei… legga per essere informata…
    Alla prossima…

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