Risvegli notturni e apnee

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Il problema dei risvegli notturni a volte nasconde delle problematiche fisiologiche non semplici da scoprire, e che nessun metodo per insegnare ai bambini a dormire potrà mai risolvere. Questo post è stato scritto da una nostra affezionata lettrice, Marzia, per raccontarci la sua esperienza con i frequenti risvegli notturni del suo bambino e la scoperta che si trattava di apnee notturne.

Durante i suoi primi 18 mesi mio figlio non ha mai dormito più di due ore di seguito. Molte le possibili cause: il reflusso, il temperamento, le cattive abitudini. Qualsiasi metodo è risultato sostanzialmente inefficace. Arrivati alla materna la situazione nanna subisce un tracollo, ma abbiamo problemi più urgenti da affrontare, pensiamo che il peggioramento sia dovuto allo stress della scuola. La decisione di trasferire Alex nel lettone, con contemporaneo spostamento del papà nella cameretta, viene dettata solo dalla mia necessità di sopravvivere e lavorare. Il bambino non smette di svegliarsi continuamente ma almento posso accudirlo senza essere costretta ad alzarmi continuamente.
Poichè io stessa non ho mai avuto un sonno semplice e mi capita di stare parecchio tempo sveglia accanto a mio figlio addormentato, noto qualcosa di strano. Alex dorme quasi sempre con la bocca aperta, russa e smette di respirare per molti secondi (spesso oltre i 10 secondi) per poi riprendere rumorosamente fiato, sbruffando e uscendo di fatto dal sonno. Questo accade in ogni situazione, sia col raffreddore sia in condizioni di perfetta salute.
Preoccupata mi metto a cercare informazioni e scopro la possibile correlazione tra russamento e episodi di apnea notturna, provocati dall’ostruzione delle vie respiratorie superiori durante il sonno, generalmente causata in età pediatrica da adeonoidi e tonsille ingrossate.
Quindi mi faccio consigliare un bravo otorino pediatrico, che a sua volta ci consiglia una pulsossimmetria. Si tratta di una misurazione non invasiva dell’ossigenazione del sangue attraverso una mollettina con un sensore posizionato sul dito. Noleggiamo l’apposita macchinetta e per una notte monitoriamo il respiro. La diagnosi è subito chiara “sindrome desaturativa notturna”, per circa 150 volte in 6 ore il respiro aveva subito un’alterazione e per oltre 4 minuti complessivi era stata rilevata una ossigenazione gravemente insufficiente.

Solo alcune note tecniche:
– in termini medici l’apnea viene definita “sindrome della apnee ostruttive del sonno” (oppure OSAS dell’acronimo inglese “Obstructive sleep apnea sindrome”);
– nei bambini comporta un’ipossia (ossia la carenza di ossigeno nel sangue arterioso) e un sonno estremamente disturbato. Se non trattata, può causare disturbi rilevanti quali, problemi di crescita, problemi neurologici e comportamentali e addirittura problemi cardiaci; il sovrappeso del bambino può peggiorare la condizione di apnea;
– russare non significa affatto essere a rischio apnea. A molti bambini accade, soprattutto durante le malattie da raffreddamento. Ma è un campanello d’allarme che non va ignorato. Il medico mi parlava di un’incidenza di circa un 2% nei bambini della fascia 3-6 anni;
– il pediatra mi ha detto che anche il reflusso può essere causa/effetto dell’apnea notturna poichè va ad interagire con lo stato della respirazione; ciò avviene più spesso negli adulti ma vale la pena tenerlo presente.

Dopo la prima diagnosi Alex viene sottoposto ad una terapia medica, 3-4 mesi di aerosol quotidiani con un mix di antibiotico e antinfiammatorio. Nel 30% dei bambini dell’età di mio figlio (all’epoca 3 anni e mezzo) questa terapia comporta una riduzione significativa dell’apnea.
Purtroppo non è stato così nel nostro caso e dopo la seconda verifica respiratoria il responso è il medesimo. Dormendo ancora con mio figlio l’esito non mi ha sorpreso ma le parole denotonsillectomia-ricovero-urgenza mi colpiscono parecchio. L’idea di un intervento prima dei quattro anni non è piacevole ma entrambi i pediatri che seguono Alex dalla nascita mi confermano che l’operazione risulta necessaria in queste circostanze.

Dopo l’operazione la condizione del sonno non è immediatamente migliorata, niente può fare un chirurgo verso un temperamento iperattivo e un limitato bisogno di dormire! Però i risvegli notturni si sono decisamente ridotti, migliorando la qualità del riposo di Alex e riducendo la faticosa fase di addormentamento serale, provocata prevalentemente dal grado di enorme stanchezza che accompagna il sonno interrotto dall’apnea.
Mi avevano promesso anche una minore inappetenza … quella lo sto ancora aspettando!

Per concludere posso dire che la presenza di un problema fisico ha decisamente influito sulla qualità del sonno del nostro bambino e il co-sleeping è stata l’occasione ideale per rendermene conto e arrivare ad una soluzione. Non è stata la panacea di tutti i mali ma un’ottima stampella per il lavoro successivo e la conquista di una serena indipendenza notturna.

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6 COMMENTI

  1. Carabinieri al posto del 118. Bambino che non respira soccorso e salvato

    – Spesso, ingiustamente, si accusano i carabinieri di non essere presenti in caso di necessità. In realtà la storia che raccontiamo, dimostra il contrario. L’altro giorno, in via Carmagnola a Pinerolo, la pattuglia dei carabinieri di Pinerolo sono fermi al distributore di benzina per il rifornimento di carburante al mezzo di servizio. All’improvviso, dal portoncino del condominio di fronte, esce un uomo M. V. con un bambino di due anni in braccio che urla. “Aiuto mio figlio non respira più.” Dietro all’uomo la moglie, tutti e due sconvolti. “La testa del piccolino era sorretta dal braccio del papà – racconta il nostro testimone – il volto era bianco e in effetti non respirava. Ho visto i due carabinieri che gli sono subito corsi incontro e hanno portato i due genitori con il bambino dentro l’ auto di servizio e, senza pensarci due volte, hanno invertito la marcia e con i sistemi d’emergenza accesi sono andati via verso l’ospedale. In ospedale il bambino viene subito rianimato e per i genitori un grande sospiro di sollievo, e in lacrime riferiscono alla pattuglia voi siete “angeli chiamati Carabinieri” .

  2. Io personalmente è da tanto che ho il sospetto che mia figlia piccola (2 anni quasi) abbia qualche problema di respirazione notturna. Respira sempre con la bocca aperta, si sveglia spesso e fa fatica a riprendere il sonno. In più qualche volta resta in apnea, ma meno di 10 secondi. Non conosco otorini pediatrici, ma penso che mi informerò, a prescindere da ciò che dice il pediatra.

  3. Per fortuna i casi di apnea importante sono davvero pochi. E a posteriori direi anche riconoscibili, le interruzioni nella respirazione sono lunghe, spesso più di 10 secondi e la ripresa  e’ proprio un gran sospiro come essere stati sott’acqua.  
    Ma mio figlio non ne aveva consapevolezza, non erano risvegli violenti o accompagnati da pianto solo che non riusciva a mantenere la profondità del sonno.
    Dopo 3 anni posso dire che una certa predisposizione al russamento e al respiro interrotto rimane, ma si legano ai malanni da raffreddamento e sono decisamente più lievi.
    Prima di una visita dall’otorino consiglio qualche ora notturna spesa nell’osservazione del bambino, aver saputo descrivere i sintomi ha reso per noi più rapida la diagnosi.

  4. anche io ora sono in ansia. mia figlia ultimamente si svegli spesso di notte, piangendo in modo terribile. io ho pensato ai denti. non ho mai controllato se avesse delle apnee notturne. il nasino glielo pulisco 3-4 volte al giorno

  5. Questo post mi ha messo ansia….anche la mia pesciolina ha sempre avuto le apnee notturne a tal punto che da neonata e stata nuovamente ricoverata in neonatologia per tenerla monitorata. (e be’ noi non ci facciamo mancare niente!)Hanno sempre minimizzato e anche ora dopo la visita dei 3 anni mi hanno detto tutto a posto, ma sta di fatto che visto che la gran parte dellanotte è con noi, la sento che respira male e interrompe il respiro oppure russa forte. Lei però non si sveglia… non sono apprensiva, ma forse una visitina in più la chiedo alla pediatra… Anch’io come Barbara ti auguro che i risvegli cessino quasi del tutto, forse era veramente un abitudine dettata dalla necessità in quel momento e ora magari si abituerà a sonni più lunghi…in bocca al lupo!

  6. 150 volte in 6 ore???? cacchio…. comunque è meraviglioso sapere che il nostro corpo, e quello dei bambini, sa difendersi da solo in molte circostanze: lui si svegliava per poter respirare.
    Fossi in te coverei speranza per i risvegli: forse quella di tuo figlio è solo un’abitudine a dormire poco, abitudine resa necessaria dall’impossibilità di respirare bene. Magari piano piano andrà anche a recuperare il sonno perduto… 🙂

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