La #secondlife delle pile: riciclo e riutilizzo

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duracell1Quello appena passato è stato un sabato istruttivo per grandi e bambini a proposito di un oggettino che, soprattutto dopo l’arrivo dei figli, entra prepotentemente nella vita familiare: LA PILA!
Perché ditemi, quanti giocattoli funzionanti a pile avete o avete avuto in casa? Quanti altri oggetti e apparecchiature che usate quotidianamente hanno bisogno della stilo o della ministilo? Su! Fate un conto approssimativo… Visto? Tantissimi!

La giornata di “istruzione” familiare sul riciclo e riutilizzo delle pile #secondlife è stata organizzata da Duracell. E non si è limitata ai laboratori-gioco per bambini, ma ha coinvolto gli adulti, spesso fin troppo inconsapevoli di quanto la loro vita dipenda da questi cilindretti.
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Duracell, infatti, ha effettuato delle interviste curiose ai consumatori chiedendo quali sono gli “incubi” più frequenti relativi agli apparecchi che funzionano con le pile.
Risposte:
1) Effetto Homer Simpson! Tornare a casa dopo una giornata di lavoro, buttarsi sul divano per guardare in santa pace la TV e trovare il telecomando scarico.
2) Ora o mai più! Trovarsi davanti a un panorama senza fiato, prendere la macchina fotografica per fare una foto e trovarla scarica.
3) Aprire gli occhi la mattina, guardare l’orologio e accorgersi che non è suonata la sveglia perché scarica. (Con recupero del ritardo in stile Fantozzi che si cala dalla finestra).
E sono solo le tre situazioni che hanno guadagnato i primi posti!
A me, per esempio, viene in mente il figlio che accende la Wii e trova i telecomandi scarichi e decide che, in assenza di ipnosi videogame, DEVE giocare con mamma o papà! (Che madre snaturata!!)

Nell’ambito di questa campagna di ricerca, Duracell si è chiesta: quanti dispositivi abbiamo in casa che funzionano a pile? La media è di 6,5 apparecchi in ogni casa (6,5? La statistica è una scienza ottimista!).
Il telecomando della TV è il primo a essere nominato da consumatori di tutto il mondo. In Italia i primi tre sono: i telecomandi, gli orologi da parete e le fotocamere.

Ma dove finiscono tutte queste pile? e quando finiscono la loro vita? Questi i veri problemi del loro utilizzo massiccio.

L’ European Recycling Platform, istituto che studia la seconda vita di pile e apparecchi elettronici ed è presente in 16 paesi europei, ha effettuato una ricerca insieme a Duracell sui rifiuti di pile.
Con grande sorpresa è emerso che le pile vengono buttate via dagli utenti nonostante siano per il 40% ancora cariche. Infatti spesso non si sa che le pile che non funzionano su un apparecchio elettronico possono invece essere utilizzate su un altro, che riesce a supportarle. Ci sono infatti apparecchi che per funzionare non hanno bisogno di pile completamente cariche.

Nel nostro paese vengono commercializzati 450.000.000 di pile all’anno: i rifiuti delle pile dovrebbero quindi essere rintracciabili nello stesso numero, considerato che solitamente si comprano le pile quando le precedenti utilizzate si scaricano. Invece purtroppo i rifiuti di pile trovati nelle isole ecologiche sono solo 110.000.000.
Dove sono tutte le pile che non sono state trovate? Spesso restano nelle case, nelle borse, o ancora peggio vengono buttate nella raccolta indifferenziata. Spesso chi deve buttare le pile non sa dove sono i punti di raccolta più vicini (ma si trovano su internet!)

L’84% degli italiani, però, dice di buttare correttamente le pile nelle isole ecologiche nonostante i risultati: uhmmmm… Qualcosa non torna nei conti!

Altro dubbio: gli italiani controllano se la pila e’ veramente scarica? Il 50% dice di controllare sempre, il 36% mai, il 14% solo qualche volta. Spesso non si riesce a verificare se le pile sono cariche perché non si possiede un tester (non tutti hanno il marito ingegnere che sostiene che sia indispensabile averne uno, anzi, meglio due, in casa!).
Per i consumatori privi di ingegnere pignolo in famiglia, Duracell ha ideato la pila Ultra power con il tester incorporato, che funziona premendo con le dita da un lato e dall’altro della pila stessa. Perché buttarla se può essere semplicemente spostata su un apparecchio diverso?

duracell6Quello che non molti sanno è che il 60% di una pila usata può essere lavorato per ricavarne le seguenti sostanze: manganese, nichel, zinco, rame, cobalto, cadmio e piombo.
In particolare il piombo delle vecchie pile si può utilizzare per fabbricare nuove pile, chiudendo il cerchio.
Quando buttate una pila nell’indifferenziata, dunque: state probabilmente buttando una pila ancora carica quasi per metà e state sicuramente buttando in modo irrecuperabile più del doppio del suo peso in materiali riutilizzabili!

Cos’altro possiamo fare, oltre a buttare via “bene” le nostre pile?
La maggior parte dei produttori, come Duracell, si stanno indirizzando verso il mondo delle pile ricaricabili, ma c’è ancora una forte resistenza da parte dei consumatori: ci vuole tanto tempo a ricaricarle, sono costose, durano meno di una pila usa e getta. Certo, ci vuole più “lavoro” per utilizzare ricaricabili, ma dovremmo renderci conto di quanto meriti. Duracell, per esempio, sta studiando per andare incontro alle richieste del pubblico, cercando di diminuire il tempo di ricarica (attualmente almeno un’ora) e di aumentare la durata delle ricaricabili.
Molti produttori svolgono un lavoro di ricerca progressiva per migliorare l’impatto ambientale delle pile e molti materiali sono stati già sostituiti con altri meno danno si per l’ambiente: è comunque una priorità per tutti.

I principali consigli per consumare meglio le nostre pile, sia ricaricabili, che usa e getta?
– Cercare su internet tabelle che indicano il consumo delle pile da parte dei dispositivi e scegliere l’acquisto anche in base a questo parametro.
– Fare sempre attenzione a utilizzare le pile fino alla fine della loro carica.

E mentre i grandi erano impegnati a stupirsi per questi dati, cosa facevano i bambini? Assicuravano una #secondlife creativa alle pile mezze usate!

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