La responsabilità ecologica spiegata ad un bambino

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Lo scorso weekend siamo stati al Fotografiska, un museo dedicato alla fotografia a Stoccolma, e abbiamo deciso di portare con noi i bambini.
Ci siamo immersi in una mostra di fotografie di animali africani meravigliosa di Nick Brandt. Appena entrati nella sala semibuia, Pollicino è saltato giù dal passeggino esclamando “fante!”, e da li in poi è stata una corsa tra foto di grande formato di elefanti, leoni, giraffe, ippopotami, rinoceronti. I nostri figli sono entrambi amanti degli animali e sanno riconoscere molte specie, anche se poco note, quindi erano assolutamente estasiati da questa mostra. Il Vikingo continuava a correre a fotografare tutte le foto, aggiungendo la sua particolarissima visione della faccenda.
-“guarda questa foto che ho fatto mamma!” mostrandomi l’ultimo scatto che rappresenta solo cielo con nuvole. “Ma Vikingo che fine ha fatto il leone? Perché lo hai tagliato fuori dalla foto?” chiedo un po’ stupita della scelta artistica del mio piccolo autore, “perché non lo volevo nella foto! Guarda che belle queste nuvole!” risponde il fotografo in erba, forse nemmeno troppo fuori luogo, vista la scenografia di queste meravigliose foto, in cui il cielo ha spesso una dimensione dominante.

Procediamo allegramente tra animali che sembrano essere in pace con il mondo, quando Pollicino prende la mia mano e mi conduce davanti ad una fotografia
– “fante ‘otto!” si, l’elefante ha una zanna rotta, “otto dente!” specifica il mio duenne. Da quel punto in poi le fotografie iniziano a cambiare, ci sono uomini che tengono in mano delle zanne di elefante, leonesse troppo magre, animali calcificati che si stagliano redivivi contro un cielo inquietante.
Le domande non sono tardate, e quando si apre il vaso di pandora le domande si chiamano a catena le une con le altre, e le risposte non fanno altro che sorgere nuove domande. E la sete di risposte, e di dare un senso a questa sensazione di inafferrabilità, non sembra placarsi mai. Chi sono quegli uomini che tengono le zanne? Perché ci sono uomini cattivi che uccidono gli elefanti? Che cosa ci fanno con le zanne? E perché quegli animali sono così magri? E cos’è il riscaldamento? E cos’è l’inquinamento?

Spiegare ad un seienne che è anche un po’ colpa nostra se quegli animali soffrono, e magari anche muoiono è difficile, e non solo perché il legame tra la causa e l’effetto è poco intuitivo anche per un adulto, ma anche perché è una grossa responsabilità da dare ad un bambino. Gli ho spiegato che ogni volta che prendiamo una macchina inquiniamo l’aria, e ogni volta che compriamo un oggetto dobbiamo pensare che per costruirlo e portarlo fino nelle nostre case abbiamo inquinato l’aria, e ogni volta che sprechiamo l’acqua inquiniamo. Gli ho spiegato che purtroppo non è possibile non inquinare, ma è possibile cercare di inquinare meno possibile. Ad esempio noi non abbiamo la macchina, quindi non inquiniamo in quel modo, però viaggiamo con l’aereo che inquina molto di più. Abbiamo parlato del perché ricicliamo, di come stiamo attenti a non sprecare cibo e acqua, a non comprare cose inutili, alle piccole scelte quotidiane che possiamo fare per diminuire il nostro impatto sull’ambiente.
Non credo abbia capito tutto, soprattutto non l’estensione del problema, e non il collegamento tra un piccolo gesto ordinario, come scegliere di andare in bicicletta o meno, e la desertificazione in Africa, però ne abbiamo parlato, e sono certa che continueremo a farlo. Perché pensare che quegli esemplari di elefanti che Nick Brandt ha fotografato, quegli occhi in cui ci siamo persi, quelle rughe che abbiamo seguito con il dito indice sulla loro proboscide, non ci sono già più, ti fa capire che questi animali stanno scomparendo così velocemente, che rischiamo di essere l’ultima generazione a poterli vedere.

La mostra si è conclusa con un incontro con l’autore, in cui Nick Brandt ci ha raccontato della sua fondazione, la Big Life Foundation, finanziata attraverso la vendita delle sue foto e dei suoi libri fotografici, e che combatte il bracconismo in Africa, nella regione dell’Amboseli. Nonostante questa fondazione abbia iniziato ad operare da poco più di un anno, ha già ottenuto risultati sorprendenti e incoraggianti, come si può leggere anche dal loro sito ufficiale. E anche questa parte della storia voglio raccontare ai miei figli, di come un uomo solo, sufficientemente determinato, possa dare un contributo enorme alla risoluzione di problemi che sembrano insormontabili. Che una battaglia si è persa solo nel momento in cui si decide di smettere di combatterla.

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1 COMMENTO

  1. Spiegare cosa sia l’inquinamento ambientale ad un bambino soprattutto se picolo è cosa difficile, spiegare che esista la crudeltà umana è cosa ancor più difficile. Io penso che in molti casi sia l’ignoranza e la crudeltà umana a creare molti più problemi dell’inquinamento. Tuttavia ritengo sia nostro dovere insegnare ai nostri figli che modificando in parte i nostri atteggiamenti qualcosa si può fare.
    C’è una cosa che ogni giorno continua a stupirmi: è vedere come per mia figlia di 4 anni (in piccola parte anche per l’altra di 1 anno e mezzo) sia assolutamente normale dividere i rifiuti. Da quando è nata ha visto che in casa esistono diversi contenitori per l’immondizia e non c’è una volta in cui non mi chieda: “mamma questo dove va? Nella plastica o nella carta? Questo lo possiamo riutilizzare?”. Per lei è assolutamente normale perchè ha sempre visto fare così. Se penso alla mia infanzia ricordo che io non sapevo neanche cosa fosse la plastica.

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