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Quello che non vi dicono sull’allattamento

Scritto il 15 May 2009 da Serena 32 Comments

Leggendo manuali e siti internet dedicati all’allattamento, o parlando con mamme entusiaste si rischia di avere una visione idilliaca della faccenda, tutta fatta di vicinanza, contatti di pelle, tenerezze, coccole e calore. Se si arriva ai capitoli che trattano di ragadi, ingorghi e mastiti si inizia a sospettare che forse tutto rose e fiori non è, ma si scuotono le spalle e si pensa che quelle cose a noi non accadranno.
Ma non è tutto. Ci sono altre difficoltà, quelle di cui nessuno parla. Evidenziare i lati difficili dell’allattamento al seno è praticamente un tabù. Se una madre si lamenta o se decide di non allattare, viene additata come una cattiva madre. E allora si preferisce tacere.

Quando una donna si trova ad allattare, da sola, nella sua stanza, con un piccolo esserino urlante perchè non trova il capezzolo di cui però sente l’odore, la visione rosea dell’allattamento, quella dei pugnetti chiusi sul seno, del calore umano e del profumo di lavanda può venire meno. Ci sono i dolori ai capezzoli, i dolori post partum, i dolori dentro che ti fanno chiedere se stai facendo la cosa giusta. No, anzi, lo sai che stai facendo la cosa giusta. Ma allora perchè ti senti in gabbia? Perchè odi quella sensazione di latteria ambulante e quei seni dolenti? E perchè speri con tutte le tue forze che non si svegli adesso, perchè se si sveglia poi dovrai allattarlo. Di nuovo.

Io ho allattato il Vikingo per 10 mesi, finchè si è stancato lui e ha deciso di smettere da solo. Ho allattato esclusivamente al seno perchè ha rifiutato il biberon, anche se aveva il mio latte dentro. E’ stata dura. Mi ricordo la sensazione di prigionia, il non potermi allontanare per più di 1 ora all’inizio, e poi al massimo 2 ore. La mia piccola sanguisuga mi teneva al guinzaglio. Tutto ciò l’ho vissuto come spesso fanno le donne, in modo conflittuale. Sentendomi in colpa per un’ora di libertà ritagliata un pomeriggio, e sentendomi una pessima madre per il fatto di volermela ritagliare quell’ora di libertà. E i sensi di colpa non aiutano. Purtroppo quando una madre si trova in questo stato conflittuale, avrebbe bisogno di sentire un pò di empatia da altre mamme. Vorrebbe sapere se lei è veramente l’unica oppure è un sentimento comune.

Purtroppo però tutto ciò non viene detto. Le uniche a parlare sono le entusiaste. Quelle con tanto latte, a cui non fanno male i capezzoli, il cui bambino è cresciuto subito tanto e bene. E magari quelle che ti dicono orgogliose che loro hanno allattato fino ai 10 anni, pronte a giurare che il loro bambino è sano e sicuro di se proprio grazie a questo. Ecco, quando sei in quello stato misto di sensi di colpa, voglia di scappare, in semi depressione post-partum, l’ultima cosa che vorresti sentirti dire è che dovresti allattare tuo figlio fino alla maggiore età.
E allora se per caso il pediatra inizia ad insinuare che il latte ti sta finendo (molto probabilmente falso), o che il bambino non cresce bene (rispetto ai bambini allattati artificialmente) e ha bisogno di un’aggiunta, ecco aumentati i sensi di colpa. Perchè tutto sommato senti il sollievo che qualcuno ti autorizzi a liberarti da quella schiavitù. Salvo poi sentirti in colpa per non essere riuscita ad allattare più a lungo. Insomma è una spirale di piacere, colpe, gioie, tenerezze, dolori, dubbi. Ma perchè una cosa così naturale diventa anche così difficile?

C’è l’indipendenza femminile duramente conquistata (e ancora nemmeno completa) posta sotto scacco dal piccolo tiranno. C’è l’isolamento sociale che non offre quella rete di sostegno spontaneo tra donne e mamme, che affrontano gli stessi problemi. Ci sono i pudori legati all’allattamento in pubblico, per cui le donne se ne stanno chiuse in casa proprio i primi mesi, quelli più delicati dell’isolamento materno, in cui si è più fragili emotivamente, per paura che al neonato venga fame proprio nel bel mezzo della passeggiata.
Poi ci sono le difficoltà personali, il rapporto tra l’individuo mamma e l’individuo bambino. Perchè ciascuno è una persona unica. E mentre allatto il mio secondogenito di poche settimane di vita, e vivo questa seconda esperienza con più serenità, mi rendo conto di quanto questo sia vero. Pollicino è completamente diverso dal Vikingo (e non potrebbe essere altrimenti), e fortunatamente non mi costringe agli stessi impossibili ritmi di vita e di allattamento.

Se la scelta di allattare al seno viene fatta per le ragioni sbagliate, tutte queste difficoltà pesano come macigni. La pressione della società, o di amici e parenti non dovrebbe entrarci nulla.
La scelta di allattare al seno deve essere una scelta consapevole che riguarda unicamente la donna e il suo bambino. Nei modi e nei tempi decisi da loro.

Prima di scegliere se allare al seno, fare un’allattamento misto oppure usare LA, informatevi su tutte le possibilità. Fare un scelta consapevole è una splendida arma da sfoderare in risposta alle pressioni esterne, esplicite o meno. Mica per gli altri. Per voi stesse.

Se avete scelto di allattare al seno, vi prego di non lasciarvi scoraggiare dalla disinformazione degli altri, prima di tutti i pediatri, che sono spesso scandalosamente impreparati sull’argomento, e arrivano a dare consigli dannosissimi. Molto probabilmente non è vero che non avete il latte (e in ogni caso ci sono tecniche per farne aumentare la produzione in fretta). Molto probabilmente non è vero che il bambino non cresce bene (se aumenta di peso, vuol dire che cresce, anche se poco, e va bene così). Non è vero che dovete fare la doppia pesata (contare i pannolini bagnati è un metodo più sicuro). La maggior parte delle medicine, inclusi molti antibiotici sono compatibili con l’allattamento. Se volete veramente allattare al seno, e il vostro pediatra inizia a suggerire l’aggiunta di latte artificiale, cercate aiuto altrove. Rivolgetevi a dei consultori o associazioni per il sostegno all’allattamento, per ottenere l’aiuto di cui avete bisogno.

Alcuni siti utili:
La Leche League
allattare.net
Ministero della Salute
latte di mamma mia

Chiunque voglia segnalare un centro per l’allattamento nella propria città, magari aggiungendo una sintesi del tipo di aiuto ricevuto e perchè è stato positivo, può farlo aggiungendo un commento a questo post o inviando un’email a serena@genitoricrescono.com. Provvederò a raccogliere tutti i dati in una pagina apposita da mettere a disposizione per tutte le donne in difficoltà.
Grazie per l’aiuto a nome di tutte le mamme che vogliono allattare e non ci riescono.

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32 Comments »

  • Paola HMM ha scritto:

    Complimenti per questo bel post! L’argomento è scottante e molti preferiscono tacere sulle difficoltà dell’allattamento.
    Io ho scelto e ho avuto la fortuna di allattare al seno (senza grossi problemi e/o dolori) fino a 10 mesi. Quello che però ho rimproverato all’associazione che mi ha seguito prima e dopo la nascita del mio piccolino (che ringrazio comunque per il grande sostegno datomi)è che non mi ha fornito delle complete informazioni riguardo l’allattamento al seno, mostrando solo il lato positivo/idilliaco di questa esperienza. Questo ha fatto sì che la mia scelta non fosse consapevole (mi mancavano delle informazioni importanti che avrebbero potuto portarmi anche a prendere decisioni diverse – o forse no!) e ha aumentato il mio senso di inadeguatezza e di colpa per tutte quelle emozioni contraddittorie che provavo.
    Sono convinta che il loro fine fosse buono (temevano che dando informazioni complete le future mamme si sarebbero spaventate e avrebbero deciso altrimenti),ma non sarebbe meglio dire la verità e dare modo alle persone di scegliere liberamente?
    Grazie per aver creato questa occasione di confronto
    Paola HMM

  • federica ha scritto:

    Io ho allattato per 12 mesi..e anche qualcosina di più..ed è stato tutto terribilmente perfetto e bello..Ho anche pianto quando ho smesso. Il consultorio che ho frequentato sia prima che dopo il parto, mi aveva preparato alle difficoltà e ai dolori, fornendo anche consigli e tecniche. Certo, prima non si calca la mano, perchè si cerca di contrastare il più possiile il passaggio al latte artificiale così “di moda” presso alcuni pediatri. Il problema secondo me è che mentre è ormai consolidato il corso pre-parto sono poche le mamme che si rivolgono alle stesse strutture in caso di difficoltà. Non si sentirebbero sole se lo facessero, nemmeno in colpa per quello che provano. Io per un pò di volte sono andaata anche con la mia bimba…poi visto che di problemi non ne avevamo ho smesso, ma mi ricordo benissmo che tante mamme che invece di problemi ne avevano si confrontavano e venivano ascoltate e sguite da persone competenti. Ecco, vorrei approfittare di qeusto post, per invitare tutte le mamme, o i papà, a proseguire il percorso che iniziano prima di diventare genitori, acnhe dopo che lo sono diventati…almeno finchè ne hanno bisogno. Purtroppo in Italia la cosa funziona (o non-funziona) così: gli aiuti ci sono..ma non ti bussano alla porta, te li devi cercare da solo!

  • vale ha scritto:

    Sono una mamma che ha allattato fino ai 21 mesi e condivido pienamente il contenuto di questo articolo.
    Durante il corso pre-parto le ostetriche e le puericultrici ci hanno – come si suol dire – “fatto una testa tanto” illustrandoci i benefici dell’allattamento… e minimizzando (quando non tacendo) gli inevitabili disagi connessi, che per carità si superano ma occorre secondo me un minimo di informazione ‘pratica’ per riuscire poi a orientarsi tra tiralatte, lanolina, paracapezzoli & amenità varie.
    Nell’ospedale dove ho partorito viene praticato il rooming-in, per cui mio figlio è rimasto in camera con me da subito, con una fame mostruosa e con me che – da mamma inesperta e preoccupata – lo attaccavo al seno ad ogni strillo e per poco tempo perchè mi faceva male: il risultato è stato che sono tornata a casa con ragadi, febbre e ingorgo mammario e per i primi giorni allattare è stato allucinante… mi ricordo che piangevo come una fontana e dentro di me pensavo: ancora un giorno così e passiamo al latte artificiale. Continuavo a spedire mio marito in farmacia per comprare gli accessori più disparati (tiralatte, conchiglie, ecc.), anche perchè mio figlio non ne voleva sapere di prendere il biberon, e io avevo una montagna di latte che in qualche modo dovevo togliermi. C’era anche il lato comico: se non allattavo mio figlio ogni 2, massimo 3 ore, il latte zampillava vistosamente macchiandomi qualsiasi cosa avessi addosso. Mi sentivo una specie di mucca con gli ormoni impazziti.
    Quando finalmente le ragadi sono passate (Lunga vita all’”Olio Veha”!) allattare al seno è diventato più facile e finalmente ho potuto apprezzarne i vantaggi, in termini di salute di mio figlio, di risparmio sul costo del latte artificiale, di praticità; non dico volutamente in termini di rapporto madre-figlio, perchè quello secondo me prescinde dal tipo di allattamento scelto.
    E il risultato è stato che, sorprendentemente viste le premesse, ho allattato mio figlio fino ai 21 mesi, fregandomene dei commenti di chi diceva “Ma così grande, ancora la tetta?” mentre magari non notava il proprio figlio di 4 anni con il ciuccio in bocca!
    ora vedremo come andrà l’allattamento della seconda, che nascerà ai primi di settembre: mi ritrasformerò in una mucca?!?

  • Serena ha scritto:

    @Paola HMM indubbiamente le difficoltà vengono taciute per non scoraggiare. A me invece piace conoscere quanto è lunga e irta la strada da percorrere, per calibrare le mie forze e riuscire a percorrerla tutta. Grazie per il tuo commento.
    @federica è vero, gli aiuti ci sono, e non si deve avere paura di cercarli. Purtroppo però quando si pensa di essere le uniche ad avere problemi, è difficile ammetterlo anche a se stesse. Per questo è importante raccontare la propria esperienza, incluse le difficoltà.
    @Vale grazie per la tua testimonianza. Hai colto proprio il senso del mio post. Probabilmente ti ritrasformerai in mucca, ma ormai sai cosa fare :)

  • Milena ha scritto:

    Trovo questo argomento molto interessante e mi sta molto a cuore. Ci rifletto un pò di più da qualche settimana da quando ho letto l’altro post di Wonderland e da quando ho letto il libro di Tracy Hogg sul linguaggio dei neonati. Devo dire che la mia esperienza è stata positiva e bella, non perché sia andato tutto bene (anzi ne ho passate di tutti i colori in tre allattamenti di almeno 18 mesi l’uno: ingorghi, dotti ostruiti, poppante pigro, riflesso di emissione troppo forte, rigurgiti, risvegli notturni a iosa, etc…) quanto per il mio personale rapporto con l’esperienza di allattamento in sé e con i miei figli durante tale fase. Devo dire che a questo proposito è stato davvero importantissimo il supporto di cui ho potuto godere e che ho trovato (sempre cercandolo di mia iniziativa, perché come diceva qualcuno le realtà in Italia ci sono ma bisogna cercarle!)nella LLL (la leche league) da cui ho avuto: informazioni competenti e dettagliate per ogni situazione, supporto delle consulenti e sostegno di altre mamme e delle loro esperienze nei gruppi mensili di incontro che organizzano, soluzioni pratiche ed efficaci ai vari problemi, libri e documentazione scientifica aggiornata e dettagliata sulle varie questioni collegate all’allattamento e in generale all’alimentazione del bambino e non solo. Mi sento quindi di segnalare questa associazione come punto di riferimento valido da dare alle mamme anche per la buona diffusione a livello territoriale di cui godono in Italia (info sui calendari di incontro nel lazio ad esempio iscrivendosi sul sito http://it.groups.yahoo.com/group/CalendarioLLLLazio/cal).E’ sempre vero che poi ognuno deve regolarsi da sè per cui la proposta di allattare a oltranza non è per tutti e io personalmente non l’ho adottata, ma si può prendere quello che va bene per noi e lasciare il resto, come con tutte le esperienze. Un’altra iniziativa utile che è in corso di avviamento dal Comune di Roma è “Latte di mamma mia” proprio per fornire alle mamme supporto soprattutto nella difficile fase iniziale del dopo parto (info su http://www.comune.roma.it/was/wps/portal/!ut/p/_s.7_0_A/7_0_21L?menuPage=/&targetPage=/Homepage/Area_Content/Rubriche__Primo_Piano/Attualit-13-/info470727348.jsp).
    Certo il discorso del rapporto conflittuale che una mamma può avere con l’esperienza particolarmente intensa che è l’allattamento al seno è importante e secondo me però va collegato a fattori di tipo esterno cui noi donne siamo particolarmente esposte. Io ne ho fatto le spese ad esempio negli allattamenti successivi al primo e nel difficile tentativo di conciliare maternità plurima, allattamento a richiesta e lavoro. Credo che molto sia da attribuire ad una causa fondamentale: ovvero che per noi donne occidentali la ricerca della parità è passata inevitabilmente per la privazione di quella dimensione istintiva legata alla maternità che ci è propria di natura. In passato non era così: gravidanza, parto e allattamento erano fasi della vita di una donna con cui si entrava in contatto fin da piccole in ambito familiare e in una trasmissione per linea femminile (di madre in figlia). Certo non voglio dire che fosse idilliaco il fatto che la donna fosse limitata alla funzione di generatrice di figli, ma sotto questo aspetto aveva un suo valore sociale e una sua identità precisa! Inoltre la donna non era sola come adesso! esisteva una rete di sostegno e supporto nel puerperio che dava quell’appoggio indispensabile ad affrontare il delicato momento del post parto, di “rodaggio” dell’allattamento e della cura del neonato. Ecco: la solitudine cui le donne che diventano mamme sono condannate nella nostra società è secondo me la causa maggiore delle difficoltà che si incontrano nell’affrontare positivamente l’esperienza dell’allattamento al seno. Vogliamo poi parlare del rapporto che oggi abbiamo con il nostro corpo?!?! Un corpo che impariamo fin da piccole a trattare e gestire come strumento di affermazione, potere, seduzione e mai e poi mai come luogo di accoglienza di un’altra vita per un tempo relativamente più lungo della sola gravidanza! Bisogna tornare subito belle, magre, efficienti, toniche, il seno non si deve rovinare, non siamo abituate a troppo contatto fisico (che non sia di tipo sessuale) perché magari anche noi siamo cresciute lasciate in culla da piccole e coccolate il minimo indispensabile…E il tempo….il mito del tempo libero da usare solo per sè stessi se non per produrre (nel lavoro)…dove si trova lo spazio per un esserino che improvvisamente ti obbliga a metterti a disposizione di esigenze non tue?! Certo è difficile in ogni caso, è una fatica fisica concreta cui troppo spesso si arriva impreparate…ma diventa ancor più insostenibile quando tutto questo non è riconosciuto come uno sforzo di valore né dal tuo partner, né dai tuoi parenti, né dalla società (per cui anzi se non torni subito al lavoro sei un peso di cui liberarsi!). Quello che vorrei dire è che sicuramente la possibilità di scegliere è un bene fondamentale cui le donne hanno diritto, ma lo è anche la possibilità di scegliere davvero LIBERAMENTE cioè potendo fare veramente quello che si vorrebbe e avendo le condizioni per poterlo fare (supporto e sostegno). Perchè al di là di tutto, senza cedere a nessun estremismo, che il latte di mamma per un bambino sia la cosa in assoluto migliore è innegabile e non si può mettere in discussione, altrimenti in natura sarebbe esistito il latte artificiale! E’ vero anche che con il latte artificiale non è mai morto nessuno e che può essere una soluzione, ma per favore: NON E’ LA STESSA COSA E NON LO SARA’ MAI. Sacrosanto del resto il fatto che la salute e la tranquillità della madre nel suo rapporto con il figlio hanno la PRECEDENZA ASSOLUTA per lei e per il bambino e per il benessere di entrambi. Ma mi domando: non si potrebbero aiutare le mamme ad allattare stando loro vicino e fornendo quello di cui hanno bisogno piuttosto che lasciarle sempre da sole con un bel biberon?!? E non sarebbe meglio poter essere trattate come pari agli uomini pur rimanendo donne e non abdicando completamente a questa nostra specificità? potendo quindi prenderci il nostro tempo per fare nascere, accudire, allattare e far crescere i nostri figli (che poi quanto tempo è rispetto ad una vita media di 65-70 anni?). Scusate se mi sono dilungata troppo!

  • Panzallaria ha scritto:

    santissime parole che quoto in pieno!!!!!!!!!!1
    brave
    ottimo post

  • milena ha scritto:

    Ah comunque volevo dire che anche leggendo l’ultimo numero di Insieme (erano tre anni che non compravo più riviste sull’argomento) ho notato questo enorme cambiamento di prospettiva sull’allattamento materno. Mi spiego, quando ho allattato io (9,6 e 3 anni fa) mi sentivo sempre la mosca bianca perché tutte le mamme che conoscevo avevano allattato poco o niente e nessuna si sarebbe sognata di allattare a richiesta (o pochissime, quelle che vedevo agli incontri della LLL)Anche con i pediatri mi sono scontrata con un’ignoranza enorme sull’argomento e con pressioni di vario genere sui presunti limiti dell’allattamento materno o cmq pro integrazioni di LA. Per non parlare delle ramanzine che mi sono dovuta subire ad ogni figlio per il fatto che era colpa mia se non dormivano perché li allattavo a richiesta e che non li facevo crescere indipendenti e che mi affaticavo troppo inutilmente e che ero esagerata…etc..etc… Ora invece sembra che l’ago della bilancia si sia spostato verso l’eccesso opposto (ovvero se non allatti naturalmente sei una snaturata o quasi) o almeno così sembra che venga vissuto da tante mamme…! Beh vi confesso che questo strano andamento dell’opinione pubblica sul tema mi lascia un pò perplessa…cioè mi fa interrogare sul come mai…ma non ho ancora trovato risposte…!Voi che ne pensate?

  • Anna ha scritto:

    Bellissimo articolo.
    Volevo commentare ma mi è venuto un po’ lungo, è qui:
    http://www.weissbach.it/andapanda/?p=912

  • Sara ha scritto:

    E’ vero Serena quello che dici.
    Qualunque cosa faccia, una mamma sbaglia e/o le vengono i sensi di colpa.
    Allatti a richiesta? Sbagli, vizi tuo figlio, devi allattare a orari.
    Ascolti questo consiglio così allatti a orari e di conseguenza il tuo allattamento va a farsi benedire? Assassina, il latte artificiale fa male!
    Il tuo bambino poppa di notte? Colpa tua che non gli dai delle regole.
    Il bambino non cresce tanto quanto quello della vicina? E’ colpa del tuo latte.
    Hai problemi ad allattare? Ma come, se è la cosa più naturale del mondo! La mia vicina sta ancora allattando i suoi 4 gemelli di tre anni e va tutto a meraviglia! Non è che sbagli qualcosa?
    Allatti felicemente a richiesta, di conseguenza ti capita di uscire di casa (che strano!) e allattare in pubblico? Orrore! Sembri una zingara!
    Non ti separi mai dal tuo bambino perché ritieni che abbia bisogno di te/del tuo latte? Così lo soffochi, non diventerà mai indipendente! Ti concedi mezza giornata lontana dal tuo frugoletto, magari premunendoti con del latte amorevolmente tirato con il tiralatte? Sciagurata, abbandonare un bambino così piccolo!
    Dopo diversi mesi dal parto hai ancora qualche chilo in più rimasto dalla gravidanza, oltre a due taglie di reggiseno in più? Ma insomma, tirati su, vai in palestra!
    Tra allattamento e interminabili passeggiate con il pupo sei diventata magrissima come non eri mai stata? Ti stai sciupando! Lascia un po’ il bimbo alla baby sitter perché così ti esaurisci!

    … volete che continui??

    Condivido in pieno l’importanza del trovarsi tra mamme dopo il parto, per me è stata la mia salvezza.

    Un solo appunto a Milena: lungi dal voler criminalizzare chi usa il latte artificiale, ma non è verso che “di latte artificiale non è mai morto nessuno”. Non parlo dell’Africa, parlo anche della civilissima Europa dei giorni nostri.

  • Silvia ha scritto:

    Si ti prego, Sara!!! Continua perchè l’elenco è esilarante… e purtroppo estremamente noto a tutte le mamme! :)

  • Rossana ha scritto:

    Ciao, Intanto vi ringrazio per i preziosi consigli che spesso ricevo sui tanti argomenti di cui è pieno questo blog. Sono di novo qui a caccia di consigli. Devo dire che per me, in questi ultimi tempi l’allattamento sta diventando proprio una spirale di senso-di-prigionia-senso-di-colpa. da 11 giorni ho un problema che TH non riesce a risolvere… Ogni volta che lo allatto, il mio bimbo (3 mesi e una settimana) mangia per 5 minuti (di orologio) e poi inizia a piangere come un disperato. succhia ancora 2 secondi e poi piange di nuovo… Latte ce n’è ancora tanto eppure lui non trova pace… Unico sistema attaccarlo all’altro seno dove succhia per altri 5 minuti e poi di nuovo a piangere. Non c’è più verso di farlo mangiare anche se è evidente che ha ancora fame, perchè tra una crisi e l’altra si attacca al seno in modo famelico(!) ma dura solo pochi secondi prima di rimettersi a piangere… Sembra che voglia solo il primo latte.. Perchè? Ho vagliato tutte le ipotesi: mal di pancia? ruttino? emissione del latte troppo forte? bambino “pigro”? Ho provato con le goccine per le coliche che usavo le prime settimane, con i massaggi alla pancia, ho cambiato tutte le posizioni…. …. … niente da fare. Stiamo lì un’ora tra pianti suoi e miei. E poi ovviamente, dato che secondo me ha lo stomaco semi-vuoto, non riesce ad addormentarsi bene, dorme poco e male e ha iniziato a svegliarsi 3 volte a notte (cosa che non faceva neanche da appena nato!!!). Unico tentativo riuscito: biberon di latte artificiale. Mangia che è un piacere guardarlo, senza un lamento e tutto d’un fiato. Bohhhhh… forse non gli piace più il mio latte?!?!?!?!?!? Domani vado dal pediatra, vediamo cosa mi dirà.

  • Valentina ha scritto:

    Ciao Rossana
    se non è un problema di ruttino potrebbe essere non il flusso di latte troppo forte ma l’impazienza del tuo famelico bimbo.Può essere che ti svuota in 5 minuti il latte già prodotto, poi il tempo di uscita del latte rallenta perché comici a produrlo “fresco” e lui è impaziente e si arrabbia. E’ solo un’ipotesi però effettivamente il nostro seno non è un contenitore ed il bello è proprio che la natura ci fa produrre il latte anche al momento. Un tentativo che potresti fare è quello di tirarti il latte poco prima di allattarlo per stimolare la produzione sul momento. Inoltre quello che ti tiri puoi darglielo con il biberon e sai che almeno quello è una certezza.
    Questa mia ipotesi spiegherebbe perché con il latte artificiale va bene; lì il flusso è continuo. Però se continui con quello artificiale come ovviamente sai diminuisci la produzione del tuo latte.
    Buh, se provi fammi sapere come va.
    Non scoraggiarti, ti abbraccio

    Ah, un consiglio certo sento di dartelo: quando allatti prova a respirare profondamente; prendi una buona quantità di aria con il naso diciamo sino a che ti senti piena ma non da scoppiare(una sensazione bella di pienezza) e poi falla uscire con serenità e soddisfazione dalla bocca, come se uscendo l’aria uscisse anche gradualmente l’agitazione) tu ti rilasserai e anche lui. Questo ti darà maggiore serenità e lucidità (e il latte ti uscirà prima).
    In bocca al lupo

  • Valentina ha scritto:

    Una precisazione, con il fatto che ti “svuota” in 5 minuti non intendo affatto che non hai latte a sufficienza, ma solo che è probabile che ci siano, per così dire due velocità di flussi. Una cosa comunque è certa: è impossibile che non gli piaccia più il tuo latte!
    E poi…sei certa che non si soddisfi? Dopo che lo attacchi e mi sembra di capire ciuccia per altri 5 minuti potrebbe già avere preso ciò che gli serve. Forse continua ad attaccarsi non per fame ma per calmarsi.
    Se ti consola il mio bimbo di 4 mesi e mezzo allatta per 10 minuti al massimo e va tutto bene. Sono dei veri e propri “aspiratutto”; è incredibile quanto riescono a tirarsi in poco tempo.
    Infine…da quanto fa così…la terza ipotesi è che si tratti di salto di crescita.
    Spero di non averti confusa, non sappiamo mai la risposta giusta possiamo solo mettere tra parentesi “l’ansia”, osservare e fare dei tentativi.

  • Diana ha scritto:

    Bellissimo post!
    Io provo questo senso di schiavitu’, e solo a pensarlo, sto malissimo, visto che mi hanno praticato un bel lavaggio al cervello sulle bellezze dell’allattamento al seno. Non dico che non voglia farlo o che non sia bello, ma per adesso e’ una prigionia molto particolare hehehe… Mi piace pero’ che la mia piccolina stia bene e cresca tanto grazie al latte di mamma, anche se per adesso abbiamo anche altri incubi da risolvere (le crisi di pianto…. sue e mie…).
    Questo e’ buffo, anche le crisi di pianto e che si addormenta mentre mangia, la piccola cresce!. Per quello i pediatri che l’hanno vista dicono che sta bene, ma il suo pianto non credo entri nella categoria “capriccio”.

  • Serena ha scritto:

    Rossana, mi sembra proprio che tu le abbia pensate tutte. Se ho capito bene questo comportamento è apparso da un paio di settimane solamente. Ma prima mangiava più a lungo? Un’ipotesi, che mi viene in mente perché ci sono passata io quest’estate con Pollicino che all’epoca aveva appunto 3 mesi circa, è che sia stanco. Ci possono essere un paio di fattori in gioco. Se dorme male, pisolini troppo corti (meno di 45 minuti) di giorno e sveglie frequenti di notte, può succedere che si inizi a confondere la faccenda. Può accadere che sia troppo stanco per potere ciucciare il secondo latte per il quale deve impegnarsi un po’ di più e quindi dopo i primi 5 minuti si innervosisca. Questo spiegherebbe perché con il biberon funziona bene, visto il flusso praticamente costante. Un’altro fattore che potrebbe essere determinante è che si distragga. Intorno ai 3 mesi iniziano ad essere più consapevoli di quello che succede intorno e l’allattamento per alcuni bambini diventa più tormentato. Prova ad allattarlo in un luogo tranquillo, senza rumori intorno, TV spenta, porta chiusa se ci sono altre persone in casa, e luce soffusa. Non conoscendo il tuo piccolo sto andando a naso, sulla base di quello che dici, e ovviamente posso essere totalmente fuori pista. Il fattore che mi fa riflettere è che sia una cosa iniziata da poco, quindi non sembra un suo problema con il flusso di latte che ha sempre avuto, ma qualcosa che ha cambiato le condizioni. E questo lo sai tu meglio di chiunque altro.
    Aspetto notizie del pediatra!

  • Rossana ha scritto:

    Ciao! Valentina e Serena, non so come ringraziarvi, innanzitutto per il conforto e la vicinanza… Serena, più seguo il tuo blog e più mi viene voglia di venire a vivere in fianco a casa tua così potrei osservare dal vivo la tua meravigliosa mammità!!!!!!!!!! Effettivamente tante ma tante delle cose che avete scritto sembrano rispondere al problema del mio bimbo. In effetti, Serena, lui ha cominciato a distrarsi tantissimo mentre succhia…quando non si interrompe per piangere lo fa per guardarsi intorno e ridere di ogni cosa che vede..cercherò di metterlo in condizioni più tranquille…
    Valentina, mi hai quasi commosso con il consiglio del respiro profondo, grazie grazie davvero. Credo proprio di averne bisogno.
    Il mio (super) pediatra è stato davvero bravo: innanzitutto mi ha rassicurata sul fatto che il mio bimbo sta bene. Poi mi ha detto che i bambini sono “strani” :) e che ci possono essere mille motivi per cui fa così. Mi ha consigliato semplicemente di prendere la cosa con filosofia, di portare pazienza e, quando piange, di consolarlo e non insistere e di riprovare poi più tardi. Mi ha detto che devo cercare di stare tranquilla perché nervosa io = nervoso lui e quindi la cosa non fa che peggiorare.
    cmq avendo detto che la causa potrebbe essere un temporaneo calo del latte che fa innervosire il mio bimbo, sono poi andata in erboristeria a prendere degli integratori per l’allattamento.
    Oggi la rassicurazione da parte del pediatra e la vicinanza particolare di mio marito mi hanno aiutata a sorridere un po’ di fronte alle lagne del mio famelico bimbo (perchè, ad essere sincera, ultimamente ero un po’ …”arrabbiata” con lui…) E devo dire che è andata meglio..Non pensavo che lui risentisse così tanto del mio umore. Infatti stasera, dopo 20 minuti di panico assoluto con pianto ininterrotto e inspiegabile, il mio bimbo mi ha regalato un ultimo pasto degno di un romanzo d’amore, con tanto di sguardi innamorati e sorrisi!!!! :) Uno di quei momenti che pagheresti pur di poterlo vivere!
    se domani ci aggiungo anche il respirone di Valentina, sarà sicuramente un successo!
    Grazie ancora :) (e scusate la lunghezza…)

  • Valentina ha scritto:

    Mi fa piacere che va meglio. Quello del respiro è un mio pallino o meglio molto più di un pallino…Fammi sapere come va.
    Ti abbraccio

  • Serena ha scritto:

    Rossana, sarebbe bello se tu potessi vivere vicino a casa mia, così potresti vedere che la mia mammità non è diversa dalla tua e da quella di tante altre mamme: piena di dubbi, paure, ansie e domande :)

    Vorrei rassicurarti sul fatto che non c’è assolutamente nulla di male nel tuo latte, che non ti serve nessuna tisana o rimedio della nonna. Stai tranquilla, che tu e il tuo latte siete la soluzione giusta per tuo figlio. Cerca di rilassarti, che se ci riesci hai fatto la parte più importante della faccenda. Un abbraccio.

  • michela ha scritto:

    Sono rimasta colpita dal post di milena(maggio 09)sull’argomento!
    Niente di più vero: con l’emancipazione femminile ci stiamo perdendo la parte più autentica dell’essere donna. Dall’azienda mi arrivano pressioni ogni giorno perché rientri quanto prima al lavoro. Sto provando a mettere da parte il latte con il tiralatte e sto iniziando a stressarmi -ora butto il tiralatte e mi prendo aspettativa, alla faccia dei risparmi familiari;). Il valore sociale di quello che sto facendo è nullo…sono circondata da amiche che mi chiedono: ma scusa perché non gli dai il latte artificiale e ti prendi un pò di tempo per te? Di LA non è mai morto nessuno! Mia suocera che mi chiede se intendo allattarlo fino a 20 anni (il piccoletto ha 6 mesi). La pediatra che mi dice che nell’ultimo mese è cresciuto un pò meno rispetto al suo trend (peso 8kg e 2 a 6 mesi!) e mi propone un latte di proseguimento, non si capisce bene perché forse pensa che debba diventare un vitello invece che un bambino. L’allattamento al seno- per me un’esperienza unica e indimenticabile anche se faticosa- non si sposa con i ritmi della vita di oggi e con l’immagine di una donna superinfoma. Una donna che tiene in mano da un parte un notebook e dall’altra un biberon, che chiude il passeggino con una mano mentre con l’altra risponde al cellulare…e io cosa faccio in tutto questo? allatto allatto allatto allatto…in tuta e mollettone nei capelli e con il telefonino sempre silenziato!

  • milena ha scritto:

    @Rossana coraggio!!! ce la puoi fare!! pensa sempre questo e già ti sentirai meglio! è solo questione di allenamento imparare a capire il proprio bambino ed è sempre una scoperta, non si finisce mai!loro crescono e cambiano in continuazione: ha ragione il tuo pediatra (che tra parentesi è raro: un altro ti avrebbe rifilato una bella marca di LA e via!). Vorrei aggiungere solo un consiglio: unico modo infallibile per far aumentare il latte è stimolarlo di più e riposare: quindi se puoi tirati il latte con regolarità fra una poppata e l’altra almeno per 2-3 giorni e cerca di sospendere le attività extra e vedrai che il tuo latte aumenterà soddisfacendo l’aumentata richiesta del pargolo (sono d’accordo con Valentina e Serena che si tratti di uno scatto di crescita aggiunto ad una fase di iperstimolazione.

    @Michela Grazie, e ti capisco! ma in fondo nessuno ti dice che l’allattamento al seno alla fine (se sei sostenuta e hai la possibilità di farlo serenamente senza essere oberata da altro)è più comodo e riposante di quello artificiale. Io infatti spesso mi sono ritrovata a poter fare più cose allattando al seno che non avrei potuto se fossi stata schiava del biberon!andare in giro senza pesi, senza orari perché ovunque ero potevo allattare (solo per esempio). E sai quante volte ho telefonato o letto libri ad un altro figlio allattando?senza parlare dell’enorme aiuto per la forma fisica che mi ha dato l’allattamento: ho perso sempre tutti i chili in più della gravidanza senza fatica e senza diete :-) Insomma questa chimera del tempo per te che sparisce solo se allatti al seno è da sfatare: la realtà è che un figlio comunque ti toglie tempo e comunque ti obbliga a riorganizzarti! ma allattare come dici bene tu ti dà molto di più!

  • Serena ha scritto:

    Penso che sull’allattamento, così come sulla maggior parte dei temi riguardanti l’essere genitori, sia fondamentale mantenere un atteggiamento il più possibile equilibrato, proprio per limitare il turbinio di sentimenti contrastanti perfettamente descritto in questo post. Sono convinta che l’allattamento al seno vada il più possibile incoraggiato, ma senza eccedere nella demonizzazione del latte artificiale e nella critica alle mamme che lo utilizzano, spesso per reale necessità e non per puro sfizio…a mia figlia ho dovuto darlo perchè nei primi giorni di vita ha dovuto assumere forti dosi di antibiotici e il mio latte non era ancora sufficiente; poi sono riuscita a farle bere il mio, ma a 40 giorni ha smesso di attaccarsi al seno e, a tre mesi, non sono riuscita a mantenere la montata lattea neppure ccon il tiralatte…nonostante questo non ha mai avuto le coliche, ha avuto la prima febbre a 16 mesi, a 2 mesi ha smesso di mangiare di notte ed è cresciuta in modo assolutamente normale…e poi, dallo svezzamento in poi, l’alimentazione dei nostri figli costa ben di più dell’euro, massimo 2, al giorno del latte artificiale!
    tra l’altro, con poppate che non sono mai durate meno di 45 minuti e con copioso gocciolamento di latte dal lato a cui la bimba non era attaccata, allattare fuori casa era praticamente impossibile…

  • Illa ha scritto:

    Tutti questi sono temi a me cari e ho trovato anch’io grande aiuto col primo figlio dalla LLL, anche se non avevo problemi, ma un’informazione ed una riflessione su ruoli, modalità, aspetti emotivi e di coppia, ecc.. non viene fatta di default e sarebbe invece piacevole e necessaria…
    Stupendi gli interventi di Milena e Anna, li posso usare nei corsi che tengo per le mamme? Ve ne attribuirò ogni merito, non ve li rubo ;-) )
    Un abbraccio speciale a Diana.
    Vorrei sapere se c’è qualche mamma nella mia zona (Volta Mantovana) che vorrebbe unirsi a me per promuovere iniziative di formazione e di auto-aiuto in ambito perinatale e genitoriale.
    Un’ultima cosa, anche se ormai è tardi viste le date degli interventi: leggendo ciò che scrive Rossana a me è venuto in mente tutto ciò che avete risposto voi e anche un eventuale dolore alle orecchie, che per la posizione di allattamento può aumentare, mentre col biberon forse no.. ma immagino che il pediatra ci avrà già pensato, è più un consiglio per chi si trovasse nella stessa situazione.

    A me sono serviti tanto i corsi che ho fatto al MIPA (MOVIMENTO ITALIANO PARTO ATTIVO) e consiglio il loro sito mipaonline anche per i consigli bibliografici.

  • manuela ha scritto:

    lo ametto, non vado pazza per allattare. si, l’ho detto,mi sento in trappola, mi sembra di non fare altro durante tutto il giorno.
    neanche per la prima facevo i salti di gioia, tanto male ai capezzoli, tantissimo latte ma con un flusso lento per cui la bimba si arrabiava e si disperava dandomi letteralmente testate e strappandomi i capezzoli, lei si arrabiava e io mi arrabiavo perchè poi lei non mangiava.
    al terzo mese la mia santa pediatra mi ha illuminato dicendomi che l’allattamento deve essere un piacere se cosi’ non è allora si passa al latte artificiale.
    cosi, poco alla volta, abbiamo tolto una poppata e a 5 mesi abbiamo tolto la tetta.
    graduale, senza troppi traumi. adesso la situazione è diversa, il latte c’è , lui cresce bene e tanto, il mio rapporto con l’allattare in pubblico è migliorato ( non mi piace ma lo faccio )i capezzoli hanno smesso di fare male, ma mi sento in trappola lo stesso. si, si, mi sento anche tanto in colpa per questo. ogni tre ore, sembra un orologio, anche di notte!! e io li, sempre con la tetta di fuori….le occhiaie e tanto tanto sonno. passare al latte artificiale solo per un mio capriccio mi sembra davvero una sciocchezza e una cattiveria nei suoi confronti quindi stringo i denti e vado avanti finchè ce la faccio. speriamo bene.

  • Serena (author) ha scritto:

    @manuela coraggio, alla fine questi mesi di allattamento passano presto! Un abbraccio

  • Claudia ha scritto:

    @Serena leggo solo ora questo post. Mi ha fatto un po’ ridere perché penso che un’”entusiasta”, come la chiami tu, potrebbe scrivere lo stesso post esattamente speculare. :D
    Io che ho avuto la fortuna di poter diventare un’entusiasta – nel senso che proprio ci vuole culo, excuse my French, perché la cosa dipende da così tanti fattori… – insomma io non ricordo gran sviolinate pro allattamento, mi ricordo una sfilza infinita di ANCORA ALLATTI?!?!?… di cui il primo, che conservo nella mia memoria sotto una campana di vetro come se fosse il primo cent di Paperone perché è un ricordo troppo prezioso nel suo essere ridicolo, il primo ANCORA ALLATTI?!? è arrivato quando sono rientrata dall’ospedale con mia figlia di 5 (CINQUE) GIORNI.

    Ricordo che prima che nascesse mia figlia TUTTE le mamme che conoscevo – comprese le ostetriche del corso pre-parto – non hanno tralasciato di fornire i dettagli truci di questa meraviglia chiamata poppata. Passerete 12 ore al giorno ad allattare! E lo farete con le lacrime che vi scendono per il dolore, per un periodo che andrà dalle 2 settimane a quando smettete! Per mesi sarai poco più che una mucca, dicevano le mie colleghe, una sensazione orribile!

    Così quando l’ostetrica che mi seguiva a casa dopo il parto, all’ultimo appuntamento mi chiese come mi sentivo, io indottrinata risposi “mi sento una mucca”. E nel momento esatto in cui lo dissi, mi resi conto che NON ERA VERO! Io stavo da dio. Mia figlia ciucciava ogni ora e mezza e a me piaceva. Mi piaceva spaparanzarmi e non dover fare altro nella mia vita che guardare lei. Dopo un mesetto ho scoperto che le 12 ore al giorno che passavo ad allattare (quello era vero eh… 12 ore cronometrate, i primi due mesi ;) ) potevo usarle per fare altre cose in parallelo… leggere, per esempio, quanto ho letto il quel periodo! Telefonare. Scrivere email tutte rigorosamente senza maiuscole e punteggiatura. Dormire. Guardare film. Mangiare. Io stavo da dio, e tutte volevano che mi sentissi mucca.

    Hai ragione quando dici che è importantissimo informarsi prima, tutte dovrebbero essere messe nella condizione di poterlo fare. Ma, una volta raccolte le informazioni, secondo me prima di adottare una filosofia o l’altra bisogna prepararsi mentalmente al fatto che NON LO SAI che mamma sarai, NON SAI come sarà tuo figlio e non sai come reagirete voi due insieme.

    Quando incontro una mamma frustrata dall’allattamento (e non solo), spesso vedo non tanto una mamma che non si è informata, ma piuttosto una mamma che non concede a sé stessa la possibilità di cambiare idea.

  • Serena (author) ha scritto:

    Grazie Claudia per la tua testimonianza “opposta”. Se dovessi scrivere questo post oggi dopo avere allattato anche il secondo lo scriverei diversamente. Mi sembra verissimo quello che dici. La maternità del resto è il periodo della vita che ti costringe più di ogni altro a rimettere in discussione te stessa e tutte le tue convinzioni. Quindi tutte pronte a cambiare idea :)

  • supermambanana ha scritto:

    “una mamma che non concede a sé stessa la possibilità di cambiare idea.” standing ovation! :-D

  • francesca ha scritto:

    garnde claudia! anche io mi sentivo benissimo quando allattavo, potevo stare seduta a rilassarmi…e tutti premurosi intorno a me! ora invece…

  • Claudia ha scritto:

    @Serena, ho l’impressione che la maternità sia anche, come dire, il picco di permalosità nella vita di una donna :) e tendiamo tutte a ricordarci soprattutto le critiche…

    @Supermambanana dài, mi fai vergognare :p

    @francesca, vero? a me manca un sacco quel periodo… oltretutto avevo delle tette fantastiche :D adesso sono ritornata alla solita seconda, sigh…

  • Silvia ha scritto:

    Il commento di Claudia mi ispira un post… vediamo se riesco a scriverlo.

  • Dani-Coco ha scritto:

    Care mamme,
    ho letto con interesse e con grandi sorrisi i vostri post… tutti, uno per uno. E vi ringrazio per le belle parole, le descrizioni divertenti e le perle di saggezza che ho trovato in ognuna di voi.
    Vi scrivo brevemente la mia esperienza, per così dire, “dall’altra parte della barricata”.

    Quando è nato Riccardo (dopo un travaglio e un parto naturale fulmineo – ingresso in ospedale alle 5 di mattina, primo vagito alle 7:56…!) mi sono trovata fra le mani un torello di 4100 grammi… Premesse ottime, perché nonostante tutto mi sentivo piena di energia, e soprattutto, ero stracolma di latte già un mese prima del parto… quindi non vi dico dopo… Per questo, mi sono buttata “a pesce” sull’allattamento al seno, complice molti libri letti, contatti assidui con la Leche League e, dulcis in fundo, una suocera che a suo tempo aveva allattato (per 18 mesi consecutivi!!!) non solo suo figlio, ma anche svariati pupi del circondario…

    Ma tutto l’idillio si spezzò due giorni dopo il parto: Riccardo non si attaccava bene, tirava dentro il labbro inferiore, e i capezzoli sfuggivano di continuo… capezzoli che per di più non si estroflettevano abbastanza.
    Alla sera del secondo giorno, il medico della neonatologia passò in rassegna il reparto. Arrivato alla mia stanza, disse (davanti a parenti, amici in visita e perfetti sconosciuti in visita alla mia compagna di stanza): “signora, suo figlio non sta crescendo, e questo perché lei non ha latte; domani la dimettiamo, suo figlio dovrà prendere il latte artificiale. Arrivederci.”
    Me lo ricordo perfettamente, perché quelle parole sono stampate a lettere di fuoco nel mio cuore. Che, ovviamente, si spezzò.

    In quel momento, TUTTI mi guardarono come se avessi una malattia contagiosa, e dopo un primo momento di evidente imbarazzo, cominciarono le frasi di rito “eh, va bene, dai, fa lo stesso, non importa, ci hai provato, ma che strano, io ho allattato così tanto, può succedere, forse… forse… forse il tuo latte NON e’ BUONO…!”

    Quella notte, l’infermiera della neonatologia di turno venne a prendermi per i capelli (io continuavo a piangere, non volevo vedere il piccolo, mi vergognavo e dicevo “non riesco a dargli da mangiare, non sono una buona madre”). Mi trascinò in guardiola, e mi piazzò davanti al tiralatte.
    “Senti” mi disse “proviamo: questo è un tiralatte; funziona così e così. Ora siediti, prova dieci minuti al primo seno, e vediamo cosa succede”.
    Il seno spruzzava come le fontane della Reggia di Versailles… ma… ma effettivamente… NON ERA sostanzioso: quello che usciva non era latte… bianco giallognolo, odoroso… in realtà avevo il seno pieno di acqua… una specie di siero caseario. Praticamente, in quei primi giorni dopo il parto, il mio Ricky “beveva” ma non “mangiava”.

    Mi assicurarono che era normale, che poteva succedere, e che la montata lattea, il latte sostanzioso, sarebbe arrivato a breve… ma non allattare significava perdere il treno.
    Così non abbiamo mollato.
    Siamo tornati a casa con tutto l’occorrente: paracapezzoli di silicone, bustine di integratori, tisane, tiralatte, cremine, bilancia pesaneonato… e chi più ne ha… e sono andata avanti 40 giorni a tirarmi il latte dal seno.
    Completamente SOLA.

    Senza un aiuto, perché mio marito lavorava dalla mattina alla sera…

    La mia unica compagnia era MIA SUOCERA che quando mi veniva a trovare mi prendeva il piccolo dalle mani, come se fosse SUO figlio, e mi diceva “a pranzo gradirei un pò di pasta al ragù”… oppure mia mamma che passava una mezz’oretta alla sera e mi diceva “sei sciupata, dovresti farti aiutare da qualcuno… ma io non ho tempo… sai, il nuoto, il giardino…”.
    Non ridete, non sto esagerando: ero proprio sola come un cane.
    E il mio orgoglio non mi ha aiutata: continuavo a dirmi “devo farcela, devo farcela, sono forte, ce la farò!”.
    E invece…
    Dopo 40 giorni di INFERNO (Ricky piangeva SEMPRE e io ero sull’orlo della depressione post-parto – mi dicevo “MIO DIO, cosa ho fatto?”) la mia pediatra, cui avevo portato in visione il mio latte (che non era più trasparente, ma “nebuloso”) ebbe la buona idea di suggerirmi un’aggiunta di artificiale, con queste parole:
    “Signora provi un’aggiunta di artificiale, altrimenti bisogna programmare un ricovero…”
    “Oddio! Per il bambino?”
    “Macché! Suo figlio sta benissimo… l’unico neo è che come parametri di crescita siamo al limite inferiore: insomma, rispetto a quand’è nato sta crescendo poco, ma la cacca e la pipì le fa, no? Ecco, quando il bimbo fa pipì e pupù vuol dire che c’è sostanza. Ma forse non è sufficiente… ora, siccome questo pianto a me sembra un pianto di fame, non c’è niente di male a cercare un aiuto nel latte artificiale!”
    “Ma… e il ricovero, allora?”
    “Il ricovero lo dicevo per lei… sta facendo un esaurimento, non lo vede? Suo figlio ha bisogno di una mamma SERENA per stare bene… se allattare diventa un incubo, come può pensare di avere un buon rapporto con il bambino? Nutrirlo deve essere una gioia. Se lei vive questo momento in modo negativo, suo figlio ne risentirà. Se in cuor suo sa di averle provate tutte, faccia un tentativo con l’artificiale, e nel frattempo continui a tirarsi il latte. Ripeto: deve essere una GIOIA, non una GABBIA…!”

    Così cominciammo con l’artificiale. Non posso dire che sia stato un sollievo, anzi, i sensi di colpa ho continuato ad averli per un bel pò… ma questo “break” (il bambino più rilassato, la cacca un pò più “sostanziosa”, la doppia pesata positiva) mi ha permesso di guardarmi allo specchio.
    Non per vanità, intendiamoci… ma per rendermi conto che sì, effettivamente, qualcosa in me non andava.
    E non era la stanchezza, non erano le borse sotto gli occhi, non era nemmeno la patata ricucita malamente dopo l’episiotomia…
    Mi ero ammalata sul serio.
    La mia tiroide dopo il parto era impazzita.
    Cose che succedono… Raramente, ma succedono.
    Quindi, subito analisi. Ecografie, visite, prelievi.
    Avevo i valori fuori dalle orbite… circa 300 volte sopra il normale. La soluzione era una sola: subito, sotto terapia. E subito, via l’allattamento al seno.

    Ora, non preoccupatevi… perché Ricky, che oggi ha quasi due anni, è cresciuto sano e forte, tant’é che veste come un bimbo di 4. Mangia di tutto, adora il pesce al sugo e il pane con le olive, e di notte dorme come un ghiro per 10 ore filate.
    E io?
    Io ho continuato con le mie dosi di medicine… fino a dicembre dell’anno scorso, quando mi hanno detto che la situazione si era sì stabilizzata, ma forse era il caso di intervenire chirurgicamente.
    Non me la sono sentita, e ho rimandato.
    Ho fatto un bel weekend in montagna con i miei amori… “poi deciderò”, mi ero detta.
    Ma al ritorno, con grande sorpresa, abbiamo scoperto che… ehm… insomma… che ASPETTAVAMO ANCORA LA CICOGNA!

    E lì, dopo aver sospeso la terapia farmacologica (che poteva comportare danni gravissimi al feto) ed averne sentite di tutti i colori da parte del medico che mi seguiva (“ma è pazza? Le avevo detto che era pericoloso iniziare una seconda gravidanza! Gliel’avevo sconsigliato!”)… beh, dopo tutto questo, i valori della mia tiroide si sono stabilizzati.
    Che culo, direte voi.
    Già… ancora non ci crediamo.

    Ma quello che voglio dirvi è questo: con Francesca, che nascerà a ottobre, nonostante tutto questo, ci riproverò. Con una sola differenza: stavolta starò attenta anche a me stessa.

    Vostro figlio vi riempirà la vita, ma non dovrà soffocarla.
    Lui dipende da voi in tutto, ma è una creatura con un proprio cuore, una propria meravigliosa testolina, e il vostro rapporto si deve fondare DA SUBITO sul rispetto.
    Se vi sentite impreparate, inadeguate, abbandonate, NON ABBIATE PAURA A CHIEDERE AIUTO!
    Ricordatevi di VOI stesse, è fondamentale: parlate con le vostre amiche, con i vostri mariti, con i vostri compagni, con la vostra famiglia…
    Avere un figlio è uno stravolgimento incredibile e ognuna di noi lo vive in modo diverso. C’è chi lo vive come una favola rosa, ma c’è anche chi lo vive come un evento traumatizzante e difficile da accettare e superare.
    Quel che è certo è che alla mattina quando vi alzaterete potrete sentirvi stanche, spossate, tirate da tutte le parti, ma non dovrete MAI, MAI avvertire un sentimento di odio misto a senso di colpa quando attaccate il bambino al seno.
    Se così fosse, mettetevi di fronte a voi stesse e chiedetevi: è davvero questo quello che voglio? Come posso fare in modo che le cose cambino?
    Fatevi aiutare da persone che conoscono la materia; chiamate il reparto di neonatologia, chiedete una consulenza, un consiglio…
    Abbiate coscienza dei vostri limiti e delle vostre difficoltà, è il primo passo per superarle.
    Poi, datevi tempo: provate quello che volete… per un mese, due mesi, tre… quello che vi sentite di fare.
    Ma credetemi, se il meccanismo non va, vuol dire che non va… PUNTO!
    Passate ad altre forme di allattamento, misto o solo artificiale, per il semplice fatto che vostro figlio DEVE MANGIARE per CRESCERE…!

    Concludo… come disse una mia amica, “durante il parto, è come se la DONNA morisse, per rinascere MADRE”.
    In un certo senso è vero… ma quello che aggiungo io è questo: ricordiamoci che non siamo “solo” madri… siamo mille cose in più.
    Non dimentichiamolo mai.
    Buona vita a tutte voi.
    Dani Coco

  • Silvia ha scritto:

    Dani-Coco, posso solo ringraziarti per questo racconto. Spero che lo leggeranno in molti. Stiamo pensando ad un piccolo progetto per settembre per utilizzare il materiale sull’allattamento che è stato raccolto e sicuramente questa storia troverà spazio anche lì.

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