Quello che non ti aspetti

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foto di Darren Johnson / iDJ Photography utilizzata con licenza Creative Commons
foto di Darren Johnson / iDJ Photography utilizzata con licenza Creative Commons
Un figlio non è mai come te lo aspetti: ha un carattere e una personalità che sempre ti sorprendono e il rapporto che avrai con quella persona lì, sia da piccola che da grande, non sarà mai determinato soltanto dal fatto che siete madre o padre e figlio. Di mezzo ci saranno sempre tutti gli aspetti positivi e negativi del vostro rispettivo carattere, ci saranno le cose che di lui ti piacciono e quelle che non ti piacciono, le occasioni che gli vedi sprecare, gli errori che gli vedi commettere, i successi che otterrà, le sue malinconie che non capisci, le parole che tu non avresti mai detto, i ragionamenti che non avresti mai fatto, le differenze da te e quegli aspetti che invece ti assomigliano così tanto e sono i più difficili da digerire, perché vedersi allo specchio è sempre disarmante.

Tuo figlio è un’altra persona. E per questo, come con qualsiasi altro essere umano che incontri nella vita, devi costruire con lui un rapporto. Il legame naturale non basta (anche perché un figlio è un figlio anche quando non lo abbiamo generato o cresciuto fin da piccolo), anzi spesso il sangue in comune non serve a molto per capirsi.

E così, dopo un po’, quando la frenetica routine dei primi anni si allenta e ti concede anche il tempo di riflettere, ti trovi a pensare a tutto quello che non ti saresti mai aspettato.
Perché forse, sentendo gli amici e leggendo qua e là, le notti insonni te le aspetti, il distacco del primo giorno di asilo te lo aspetti, la fatica dei primi mesi te la aspetti, la sorpresa del primo passo o della prima parola te la aspetti, la prima corsa dal pediatra per qualcosa che non sai gestire te la aspetti.
Ma cosa non ti saresti mai aspettato?

Provo a riflettere su quello che io, 11 anni fa, non mi sarei mai aspettata.

Non mi aspettavo un figlio impulsivo e sanguigno, quasi iracondo.
Non mi aspettavo una persona mossa da pulsioni rapide, che avrebbe dovuto imparare a controllare.
Non mi aspettavo un figlio attivo, ipercinetico, bisognoso di spazi e d’aria.
Non mi aspettavo un figlio annoiato dalla lettura, che avrebbe dovuto scoprirla con il tempo e seguendo suoi percorsi.
Non mi aspettavo un figlio sensibile quasi all’eccesso agli stimoli esterni, fisici e mentali.
Non mi aspettavo un figlio sensibile ai miei umori e ai miei pensieri.
Non mi aspettavo un figlio che ha sempre caldo.
Non mi aspettavo un figlio che pensa in modo matematico.
Non mi aspettavo un figlio tanto permaloso.
Non mi aspettavo un figlio scattante e asciutto.
Non mi aspettavo un figlio competitivo.
Non mi aspettavo un figlio selettivo nelle amicizie.

Ma non mi aspettavo neanche che avrei trovato l’odore della sua testolina tanto rasserenante,
che avrei saputo sempre dov’era senza neanche vederlo,
che avrei provato tanto sconforto per le incomprensioni,
che avrei vissuto ogni distacco come una crescita per entrambi, ma avrei avuto una sensazione strana in fondo allo stomaco, come un ancestrale cordone che si taglia,
che avrei goduto della sua assenza, perché mai potevo sapere quanto è prezioso lo spazio per sé,
che avrei goduto della sua presenza, perché mai potevo sapere quanto è prezioso scoprire o rivedere luoghi passando anche dai suoi occhi,
che avrei vissuto ogni aspetto della sua personalità come un banco di prova,
che mi avrebbe messo senza pietà davanti a uno specchio tutti i giorni,
che non avrei mai più potuto mentire a me stessa senza essere scoperta dalle sue reazioni.

E’ una lista infinita, che non smetterà mai di completarsi. E’ questo il nostro rapporto, che si costruirà ininterrottamente, che non è oggi quello che sarà domani.

Non aspettatevi nulla, buttatevi nel rapporto con i vostri figli, imparate a conoscerli e stupitevi ogni giorno per quanto sono diversi da tutto quello che vi sareste aspettati.
E poi stupitevi un po’ di voi stessi.

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4 COMMENTI

  1. “Non aspettatevi nulla, buttatevi nel rapporto con i vostri figli, imparate a conoscerli e stupitevi ogni giorno per quanto sono diversi da tutto quello che vi sareste aspettati.” Bellissime parole!!!
    Ho imparato da mia figlia (5 anni) a non aspettarmi niente, perché non c’è mai stato niente di prevedibile o pianificabile nelle sue reazioni. Ma è anche un grande insegnamento per un genitore, ci si allena ad accettare ed amare i figli per ciò che sono.
    Non so spiegarmi, ma è come se dal primo giorno che è nata abbia voluto chiarire che lei è un’altra da me e abbia usato ogni mezzo per chiedermi di rispettare la sua unicità! Sentivo che mi urlava: ehi mamma non ti azzardare a programmare la mia vita, o decidere per me o peggio costringermi a soddisfare chissà quali aspettative, non si fa!! E nonostante tutte le difficoltà, non posso che ringraziarla moltissimo per questo.

  2. Che bello questo post, e che belle le tue riflessioni. Sto cominciando ora a vivere quello che tu descrivi, a vedere un figlio che sta imparando a percorrere i suoi primi, faticosi, passi verso l’autonomia. Lo vedo gattonare e capisco come stia iniziando a scegliere, a decidere. E mi rendo conto che in tante cose posso solo accompagnarlo, ma sarà lui che dovrà trovare la sua strada.

  3. Amo moltissimo questo concetto dell’identità dei figli. Chiarirci sempre che sono persone, e persone diverse da noi, e per fortuna, mi dico. Conoscersi a vicenda è la sfida più grande, ma anche la più bella. E probabilmente anche ritrovarsi, tra tanti anni, quando i ruoli saranno invertiti, e saranno loro a dover accudire eventuali figli, e noi a guardare. E’ emozionante…

    • quello che mi colpisce è anche l’impossibilità di barare: se menti a te stesso, se cerchi di essere altro da te, loro reagiscono in qualche modo.

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