Quattro cose che ho imparato dalla campagna #promessamantenuta

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Il 17 novembre scorso abbiamo deciso di partecipare ad un esperimento social promosso da Kinder Cereali che si chiama #promessamantenuta. Lo scopo è quello di sensibilizzare le famiglie italiane su un tema sociale importante, ovvero la disparità KinderCerealidella gestione delle faccende domestiche che nella maggior parte dei casi è sulle spalle della mamma. La nostra promessa da mantenere per 21 giorni, è stata quella di aiutarci tutti, si insomma di collaborare di più tutta la famiglia, e ci siamo presi due impegni concreti. Il primo è stato di collaborare ad apparecchiare e sparecchiare la tavola, il secondo di aiutarci a piegare i panni lavati e riporli nei cassetti. Eccoci arrivati praticamente alla fine di questi 21 giorni, e ho pensato di raccontarvi cosa abbiamo imparato come famiglia.

Mantenere alta l’ambizione è un lavoro duro

Passato l’entusiasmo iniziale, la voglia di mantenere la promessa diminuisce con il tempo, e questo non era forse totalmente inaspettato. Si tratta comunque di scegliere di fare un lavoro, invece di delegarlo ad altri (cioè a mamma e papà, nel nostro caso), e chi ha voglia di lavorare se c’è qualcuno che lo fa al nostro posto? E quindi è stato necessario fare un po’ di sforzo usando magari la fantasia per riaccendere i piccoli animi pigri. Ci siamo inventati staffette per apparecchiare la tavola, e gare con il cronometro a chi piega più magliette in un certo tempo. No, non è stato facile, né è andato sempre tutto liscio. Ma abbiamo superato i 21 giorni, e il contaminuti ci ha aiutati a mantenere alta l’ambizione più o meno costantemente, dandoci anche molta soddisfazione.

Lasciarsi aiutare è più difficile di quanto sembri

Se io riesco a piegare i panni in quindici minuti, con il loro aiuto ce ne metto almeno trenta, e richiede energia per accettare di lasciar fare cose a loro, quando sarebbe più semplice e veloce se le facessi io. E’ dura anche trattenere la lingua per non incalzarli, suggerire come fare, cosa fare, e in quanto tempo farlo. Il trucco per me è quello di pensare al futuro, non al presente. Se è vero che oggi ci vuole più tempo, è anche vero che è un grandissimo insegnamento per loro, e un gesto di speranza oltre che un atto di responsabilità da parte nostra. E’ nostro compito di genitori quello di educare le future generazioni di papà a condividere la responsabilità del lavoro domestico con i loro futuri partner.

Bisogna imparare ad accontentarsi del risultato finale

Quelle piccole mani non sono adatte a piegare i calzini, e nemmeno le magliette a dire il vero.  I panni non saranno piegati alla perfezione, il cassetto non sarà il massimo dell’ordine. Quando svuotano i rimasugli dei piatti sporchi nella spazzatura, qualcosa cade in terra; ci sono briciole sotto il tavolo dopo che hanno spazzato, e il risultato finale è in effetti complessivamente abbastanza scadente, e molto spesso non è affatto soddisfacente per me. Ma quello che è più importante è che lo sia per loro, quindi ripetete con me: “non è la fine del mondo”, e lasciateli fare la loro parte.

E’ una questione di tempo e di qualità

Anche se ci vuole il doppio del tempo, quando collaboriamo nelle faccende domestiche, si guadagna immediatamente del tempo. Lo so sembra assurdo, ma è il tempo stesso che si passa insieme, a parlare mentre si piegano i panni, o a giocare agli agenti segreti mentre si apparecchia la tavola, a contare quante forchette servono. Insomma è tutto tempo guadagnato in realtà, e soprattutto è tempo di qualità per la famiglia insieme. Invece di avere una mamma e un papà stressati che non hanno tempo per loro perché sono presi anche dalle faccende domestiche, si diventa una famiglia che fa cose insieme, incluse le faccende domestiche.

Ora non ci resta che contare i minuti raccolti, e scegliere una attività da fare insieme per premiarci simbolicamente dell’ottimo lavoro svolto. E visto che siamo arrivati a ben due ore di tempo, ce ne andremo al cinema a vedere un bel film di Natale tutti insieme.

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