Quando i fratelli hanno età molto diverse

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L’idea per questo post me l’ha data Pamela con la sua riflessione, a commento del tema di questo mese, su come saranno in futuro i rapporti tra i suoi due figli più grandi, di 14 ed 11 anni, e la sua più piccola, che oggi ha 4 mesi. Non sapevamo cosa rispondere: una differenza di età notevole tra fratelli è una situazione al di fuori della nostra esperienza. E così, dato che non ci piace parlare “a vanvera” (almeno nei limiti del possibile!), ho pensato di chiedere a due persone che conosco e che hanno fratelli minori dai quali le dividono, guarda caso, una 14 ed una 11 anni (e qui ho avuto anche fortuna)!
Ho chiesto a queste due amiche dei pensieri in libertà sul rapporto con i loro rispettivi “fratellini”, che oggi sono uomini, in vari momenti, dalla nascita ad oggi. Così spero di offrire a Pamela ed a tutti coloro che hanno figli con molta differenza di età, un confronto ed uno sguardo sul futuro.

I pensieri di Micol: un fratellino a 14 anni
Simone e Me….
e’ il titolo di un collage creato da me con le foto che ci ritraggono nei suoi primi 10 anni di vita.
Ed e’ anche il titolo della nostra strettissima relazione.
Sono stata figlia unica per ben 14 anni… quando mia mamma ha dato la grande notizia di essere incinta io ne sono stata felicissima. Sono io ad aver deciso il suo nome.
Quando l’ho visto la prima volta, in ospedale, tra le braccia di mia madre, l’ho amato subito. E questo amore iniziale è quello che provo oggi.
All’inizio era come avere un bambolotto tra le mani e mi sono divertita tantissimo.
Me lo sono portato ovunque, in autobus, con i miei amici, alle occupazioni scolastiche… l’ho cambiato, lavato e stirato…. e talvolta anche un po’ torturato!
Nonostante fosse piccolo e così distante da me ho avuto sempre la consapevolezza di essere sua sorella.
Forse fino ai suoi 15/16 anni sono stata un po’ mamma.
Poi, nel ’99, quando è morto mio padre, sono stata felice di poter condividere con qualcuno un sentimento della stessa natura. E’ da li in poi che Simone è diventato fratello al 100%.
Qualcuno si chiederà: ma c’è gelosia tra due fratelli così distanti d’età?
Io pensavo di no… non mi sentivo gelosa, eppure una volta ho avuto un sogno rivelatore…: stavo spazzando il salone della casa di campagna della mia famiglia, c’era il fuoco acceso nel camino. Ho visto un topo e con la scopa l’ho spinto verso il camino… nell’istante in cui il roditore stava per entrare nel fuoco si è trasformato in Simone ( avrà avuto un paio d’anni non di più) e io ho detto “toh, Simone” e zac! l’ho buttato nel fuoco!
In realtà la gelosia nasce, almeno per come la penso e l’ho vissuta io, dal fatto di essere stata al centro di tutto per molto tempo. Ma credo anche dalle responsabilità che i genitori ti danno…: ti vedono grande e scaricano su di te una serie di cose… per l’appunto come se il pargolo fosse un po’ pure figlio tuo. Ritengo questo sia stato un errore dei miei genitori, soprattutto perchè io stavo nel pieno del torrente adolescenziale.
Oggi il nostro rapporto è alla pari, ci sosteniamo, ci incoraggiamo e sfottiamo nostra madre. Siamo orgogliosi, fieri e ci fidiamo l’una dell’altro incondizionatamente. Scherziamo molto e anche se non capita spesso, ci piace stare insieme a fare i bradipi di fronte ad un film.
Non ho perso del tutto il ruolo di sorella maggiore e sono ancora colei che lo mette alle strette, quando vedo che esagera a fare il cocco di mamma… a fare il piccolo di casa.
Ma credo sia normale in una relazione tra sorella maggiore e fratello minore…
Due mesi fa ho rischiato di perderlo ed in questi giorni, in cui la bufera sembra essere passata, sto lasciando spazio alla paura e al dolore che non mi sono permessa di provare per non perdere la speranza e la fiducia. E ho l’ennesima conferma che questo legame di sangue è sacro e in qualche modo inviolabile ed eterno e sebbene la morte sia qualcosa che dobbiamo affrontare, la sua scomparsa avrebbe lasciato un vuoto troppo grande e difficilmente superabile… ancora una volta un po’ mamma, un po’ sorella.

I pensieri di Isabella: un fratellino ad 11 anni
Quando è nato Fabrizio avevo 11 anni ed avevo già un altro fratello, Michele, di 3 anni più piccolo.
Ho saputo che sarebbe nato quando facevo la quinta elementare ed in modo del tutto accidentale: i miei ancora non ci avevano detto niente, quando sentii mia madre parlare al telefono con mia zia ed annunciare la sua inattesa gravidanza. Quando si accorse che l’avevo sentita, mi dovette annunciare, così, senza troppo preparazione del discorso, che avrei avuto un altro fratellino.
Della nascita di Michele non ricordavo nulla, avevo tre anni. Quando seppi che sarebbe nato Fabrizio non reagii molto bene. Ricordo che non lo dissi a nessuno, sentivo una sorta di pudore o addirittura di vergogna e per un bel pezzo non ne parlai con nessuno. Quando mamma lo disse alla mia maestra, questa rimase molto stupita che non ne avessi parlato in classe: come mai non le avevo detto una cosa tanto bella? Io mi scocciai molto: cosa c’era di bello nell’arrivo di questo intruso?
Mamma ebbe problemi nel corso della gravidanza: al quarto mese rischiò di perdere il bambino, così mi spiegò quello che stava accadendo e che forse il fratellino non ce l’avrebbe fatta a nascere, poi tutto fu superato e la gravidanza proseguì. Al momento della nascita, nuovi problemi: Fabrizio era podalico. Io e Michele eravamo rimasti a casa con mia nonna quando mamma andò in ospedale con papà. Nonna mi spiegò che c’erano dei problemi. Ricordo che aspettavo la telefonata dell’ospedale davanti alla televisione… Poi quella telefonata arrivò: tutto si era risolto, era nato e stava bene, anche se era piccino, piccino.
Solo in quel momento ho veramente realizzato di avere un nuovo fratello.
La prima volta che l’ho visto in ospedale era avvolto in una copertina gialla, era piccolissimo e bellissimo: mamma me l’ha messo in braccio, raccomandandomi di stare attenta, perchè era così piccolo che avrebbe potuto sgusciarmi via dalle braccia. Aveva tutto piccolissimo: orecchie, nasino, dita…
Anche se mia madre spesso aiutava papà al lavoro, a casa con noi c’era nonna, quindi non ho mai dovuto provvedere alle necessità pratiche di mio fratello, però ricordo che gli preparavo personalmente una pappa al gusto di cioccolato che mangiava a merenda e finivamo per fare sempre un cucchiaio per uno. A quel punto mi sentivo già molto responsabile verso di lui e da allora non sarebbe più passata.
Fabrizio è sempre stato un bambino irrequieto e, da piccolo, soffrì di coliche molto forti: tutti ci alternavamo nel tenerlo in braccio per massaggiargli il pancino ed alleviare i dolori.
A volte lo portavo alla villa comunale ed un giorno, tornando a casa, passando davanti ad un negozio, vide una macchinetta ed iniziò a fare i capricci per averla. Io non avevo soldi con me e, comunque, non ero autorizzata a fare acquisti, così dovetti trascinarlo letteralmente di peso a casa, facendo una gran fatica. E così, più crescevo e più mi pesava avere un fratellino: soprattutto quando iniziavo a voler uscire da sola e mi ritrovavo sempre a dovermi portare un fratello. In realtà in questo senso mi è pesato molto di più Michele, con i suoi tre anni di meno ed un carattere chiuso che gli faceva avere poche amicizie e così era sempre appresso a me.
Quando ero al liceo, aiutavo entrambi i miei fratelli nei compiti. Mi ricordo che facevo una fatica tremenda perchè non ne volevano sapere di studiare e si ribellavano ai miei tentativi di farli applicare nei compiti. Ricordo le liti che ci furono in casa per evitare che, tutti e due, lasciassero la scuola senza diploma.
A 19 anni sono andata a Roma per l’università. Fabrizio aveva 8 anni e la prese malissimo. Ancora oggi si lamenta se gli telefono poco, quindi immaginate a quell’età in cui non avevo certo modo, nè tanta voglia, di chiamarlo spesso: avevo una mia vita, totalmente distante dalla sua, l’università, la grande città, un fidanzato. I miei, poi, venivano poco a Roma perchè avevano appena aperto un negozio, così lo vedevo solo quando tornavo a casa. Comunque all’epoca, vivendo in una piccola cittadina, dove ancora i bambini potevano giocare in strada, mi accorgevo che iniziava ad avere una vita indipendente: gli amichetti del circondario, i giochi sotto casa. A questo proposito mi ricordo di quando si perse per alcune ore: faceva la seconda elementare e, invece di tornare a casa da scuola (allora i bambini potevano ancora girare da soli a quell’età), era scomparso. Lo cercammo tutti per ore, vagando per il paese in macchina, finchè non lo trovammo vicino scuola, dove non si era accorto di quanto fosse tardi. Avevo vissuto quelle ore di ricerche con un ansia terribile. Quando lo ritrovammo fu sgridato da tutti, me compresa.
Fabrizio non è mai stato molto espansivo nel dimostrarmi affetto: ho sempre avuto il sospetto che, per anni, ce l’avesse con me perchè ero andata via. Ha smesso di avere questo atteggiamento in questi ultimi anni, ora che anche lui ha una sua vita adulta e forse ha capito che io allora ne avevo una qui a Roma.
Mi ricordo le prime volte che venne a trovarmi a Roma e per lui era un’esperienza elettrizzante. Quando aveva 11 anni lo portai per la prima volta in metropolitana: la chiamava “metropoli”. Dovevo andare ad iscrivermi ad un esame in un istituto di medicina al Policlinico (io facevo giurisprudenza), che non conoscevo affatto, così ci perdemmo nei sotterranei dell’Umberto I e lui si divertì moltissimo, come se vivesse un’avventura!
Il momento della morte di mio padre fu drammatico per tutti, ma Fabrizio ne risentì di più: aveva 20 anni e lavoravano insieme. Per molto tempo si chiuse in sè: era arrabbiato con il mondo, non si riusciva ad avvicinarlo. Io poi non ero a casa e non sono riuscita a stargli vicino come avrei voluto. Lui poi, si teneva tutto dentro.
Col tempo il periodo del maggior dolore è passato. Fabrizio ha dovuto assumersi delle responsabilità grosse per la sua età, perchè ha iniziato a gestire da solo l’attività di mio padre ed è dovuto crescere in fretta.
Dopo i vent’anni, con il suo lavoro “autonomo”, si è sentito grande ed ha iniziato a venire da me a Roma spesso, sempre in compagnia delle sue fidanzate. Quindi ho vissuto tutti i suoi primi amori: ci teneva moltissimo che approvassi la fidanzata del momento. Questo ovviamente ha rinsaldato il nostro rapporto. Lui si sente giustamente adulto, ma per me resta sempre il cucciolo di casa, non riesco a vederlo grande e vorrei sempre proteggerlo ed alleviargli le sofferenze. Questo è un sentimento di protezione che provo per Fabrizio e molto meno per Michele. Con Fabrizio mi sento sempre indulgente.
Un periodo terribile fu quello del servizio militare: era vicino Roma ed era caduto in una profonda depressione. Si era allontanato dal suo mondo, dalla fidanzata, da casa e si sentiva sopraffatto dalla vita di caserma. Voleva che ogni sera passassi a prenderlo e lo portassi a casa: li si chiudeva in una stanza e non ne usciva fino all’ora di tornare in caserma. Ero preoccupatissima, non sapevo cosa fare per non allarmare troppo i miei ed evitare che facesse qualche stupidaggine. Per fortuna poi riuscì a farsi mandare a Foggia e si riprese.
Da allora mio marito lo chiama “incubo”. Io sono insieme a mio marito da quando avevo 17 anni, perciò Claudio è anche un po’ suo fratello: anche lui ha portato Fabrizio a spasso in passeggino. Hanno un ottimo rapporto: del resto Claudio è colui che lo ha portato per la prima volta all’Olimpico a vedere la Roma… e queste sono cose che, tra uomini, fanno la differenza!!
In conclusione il nostro rapporto è molto stretto ed io mi sento molto protettiva nei suoi confronti: forse lui vorrebbe, giustamente, sentirsi un adulto “alla pari” con me, ma per me è sempre il piccolino.

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3 COMMENTI

  1. Grazie Flavia della tua testimonianza. Su questo argomento non potevamo far altro che raccogliere le esperienze di altri ed ecco che il risultato è buono e vario.
    Certo tre mamme…. una bella lotta! Capirai di mamma ce n’è una sola e spesso e molto più che sufficiente! Ma capiamo che ne sei uscita viva in qualche modo! 😉

  2. Io sono l’ultima di 3 sorelle: la prima ha 14 (!) anni più di me e la seconda 9. Dico sempre che è stato come avere tre mamme, non una (uff…sempre consigli, zero complicità). Ma sono dotata di grande spirito di indipendenza e ho trovato una mia strada completamente di testa mia, che mi ha dato molte soddisfazioni. Non ho ricevuto nè pressioni, nè aiuti particolari, in questo penso che l’ambiente e la mentalità familiare siano stati ottimi. Siamo sempre state molto legate affettivamente anche se loro si sono sposate e hanno lasciato casa dei miei quando io avevo rispettivamente 11 e 17 anni. Sono diventata zia a 12 anni! 🙂 Da qualche anno, in particolare da quando anch’io sono mamma, e ancora di più adesso che si avvicinano i miei 40, la differenza di età si sente sempre meno…ho lasciato i panni della piccola ribelle, e sono cresciuta anch’io 🙁

  3. Che belle storie ! Grazie ! Mi sono commossa alla descrizione dell’emozione provata alla nascita e scoperta del fratellino. Poi ho fatto tesoro del consiglio di non caricare fratello/sorella grandi di responsabilita grosse nell’occuparsi del piccolo. Pero’ il tempo che grandi e piccoli hanno passato insieme (magari forse un po troppo nel ruolo di genitori/figli quando invece si doveva restare fratelli) e’ servito tantissimo a costruire il legame d’amore che c’e’ oggi. Mi sembra che con il tempo (tanto !), il piccolino diventando adulto, si avvicina sempre piu ai grandi. Certo, restera sempre il piccolo della famiglia, ma avra sempre un affetto prezioso su cui contare : i fratelli/ le sorelle grandi. Loro hanno il vantaggio di essere “meno vecchi” dei genitori, quindi piu vicini ai piccoli e sicuramente piu capaci di capirli (nuova generazione). Grazie infinite delle vostre testimonianze.

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