Quando i bambini litigano

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Quando i figli litigano tra di loro di frequente oscilliamo tra la voglia di intervenire, fungendo da giudici, e la voglia di lasciarli a risolvere la faccenda da soli. Il libro Litigare fa bene. Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti, per crescerli più sicuri e felici, ci aiuta a trovare una soluzione migliore.

Foto Sam Javanrouh utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Sam Javanrouh utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

Lo ammetto, quanto ai litigi dei miei figli, mi rendo conto di avere la cosiddetta “sindrome di calimero”.
So benissimo che non sono l’unica ad avere dei bambini che si incendiano con facilità, ma quando mi guardo intorno ci ricasco sempre, e mi sembra che gli altri lo facciano comunque molto meno dei miei.
Quest’estate il fenomeno si è ingigantito a tal punto da mandarmi letteralmente in crisi.
Ho passato una settimana al mare da sola con i bambini colta dal panico, come era accaduto poche volte. Era la mia settimana speciale con loro, da qualche anno me la prendo come momento esclusivo, nel posto che amo da sempre.
Non mi è mai pesata la fatica di fare tutto, mi ripagavano con il loro entusiasmo di poter passare sette giorni da soli con me.
Quest’anno non c’è stato nulla di tutto questo, seppellito da continui litigi.
Litigi verbali, litigi fisici, accesi da uno dei due gemelli, traghettati dal primogenito, subiti inevitabilmente dall’altro gemello, stufo di raccogliere le briciole in uno spazio troppo ristretto.
Ho vissuto qualche mese afflitta, sentendomi un’inetta per non essere capace di trovare una soluzione.
Ho altalenato ruoli diversi, facendo talvolta da arbitro, talvolta da spettatrice silenziosa, senza ottenere alcun risultato e sprofondando nello sconforto.
Prima di Natale, durante una festa ai gonfiabili, una mamma mi suggerisce di leggere un libro, parlandomene in tono entusiasta:
“Litigare fa bene”, di Daniele Novara.
Mi sono incuriosita, l’autore e’ un noto pedagogista e counselor, esperto nella gestione dei conflitti, mi sono buttata in questa lettura e devo ammettere che è stato per me un salvagente.
Da subito mi ha aiutato a vedere le cose da un punto di vista diverso, e ha risollevato il mio morale, a terra da qualche tempo.
Le premesse sono importanti, e mi sono resa conto che le avevo davanti agli occhi senza vederle.
Non è così vero che i miei figli litigano in modo diverso dagli altri e soprattutto non è un male che lo facciano.
Un’amica mi ha detto: “Ma come fai a non vederlo?”. Non lo so, ma tant’è.
Il conflitto in se’ non va limitato o represso, al contrario ne vanno viste le potenzialità.
E’ erroneo pensare che vi sia accordo e armonia solo in mancanza di conflitto ed è altrettanto errato trasmettere ai bambini l’idea che il litigio tra loro sia un comportamento errato e negativo.
L’esperienza conflittuale può essere un’occasione di crescita, ma perché sia tale e’ fondamentale insegnare ai propri figli a gestire il litigio nel modo giusto.

Il metodo del “litigare bene”, come lo chiama l’autore, si svolge in quattro tappe e prevede quattro passaggi fondamentali, che lui chiama “due passi indietro e due passi avanti”.

1) Il primo e’ prendere le distanze, allontanarsi emotivamente dalla situazione di conflitto ed evitare di cercare il colpevole. E’ un passaggio spesso difficile da attuare per un genitore, che ha la tendenza a trasformarsi in giudice per stabilire chi ha ragione e chi ha torto. Eppure spesso le dinamiche dei litigi hanno contorni sfumati, individuare i colpevoli e’ difficile, talvolta impossibile. Lo sforzo dovrebbe essere quello di non pensare al litigio in termini di giustizia, ma come occasione di crescita.
L’unica eccezione concerne il caso il cui i bambini potrebbero farsi male. In quel caso e’ necessario intervenire, ma tale intervento non pregiudica le tappe successive.

2) il secondo passo dispone di non trovare una soluzione al litigio. Anche questo va contro qualsiasi naturale tendenza genitoriale, per cui si cerca sempre di suggerire una strada, illudendosi che ciò possa porre fine alla discussione. Trattandosi di una soluzione imposta, l’intromissione di un genitore non porta quasi mai alla risoluzione, e impedisce ai bambini di porre in essere la loro capacità di autoregolarsi in autonomia.

3) il terzo punto e’ un passo in avanti, un’azione, ed è la vera novità del metodo e la chiave della sua efficacia. E’ necessario che i bambini vengano portati a parlare del loro litigio. Non è ai genitori che devono spiegare le dinamiche della disputa ma a loro stessi. Parlando dell’accaduto, i bambini fanno chiarezza sui fatti, e ciò facilita la comprensione e la soluzione. L’adulto non deve mai sovrapporsi in questa fase, rischiando una sua interpretazione. In caso di difficoltà può aiutare i bambini facendo loro domande, dando la parola all’uno e all’altro, come un semplice mediatore. Qualora uno dei bambini non voglia parlare, non è necessario insistere, ma attendere il litigio successivo per riprovare.
Il metodo implica la possibilità di usare dei fogli. Se i bambini preferiscono, e sono in età scolare, invece di parlare possono scrivere la loro versione dei fatti. Appena finito, i bambini si scambieranno i fogli per spiegarsi reciprocamente.

4) il passaggio conclusivo prevede l’invito ai bambini a trovare da soli un accordo. Può stupire, ma la loro capacità di risolvere le loro dispute e’ immediata e spontanea, e una volta seguiti tutti i passaggi diverrà naturale.

Il metodo funziona, ma credo che il merito più grande di questo libro sia quello di avermi tranquillizzato. Mi sono resa conto, leggendolo, di aver smantellato una serie di paure che mi portavo dietro da un po’. La frase che trascrivo di seguito mi e’ servita davvero, la rileggo ogni volta che mi sento traballare, e funge da medicina.
“I vissuti relazionali tra fratelli e sorelle sono complessi. E il litigio ne fa parte, una parte fisiologica e anche sana. Questo però non significa che i genitori non debbano fare nulla: e’ importante che si attrezzino per rendere i litigi sostenibili, occasioni per imparare e crescere insieme”.

Chiudo così, con un sorriso.

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5 COMMENTI

  1. Potrebbe essere utile, i miei primi due sono un continuo stuzzicarsi. Non aiuta poi il fatto che giochino in salone dove ci sono sempre anche io e alle volte faccio una fatica immane a non intervenire. Voglio proprio vedere quando il terzo cresce…

  2. Grazie Silvia, li cercherò sicuramente. Spesso viene a Milano e organizza incontri per genitori. La prossima volta cercherò sicuramente di andare!

  3. Daniele Novara è un mito per me, ho assistito ad un paio di sue conferenze e devo dire che mi ha interessato, divertito e rimesso in pace con me stessa.
    In rete tra l’altro trovi diversi suoi interventi, tutti assolutamente interessanti.
    Un abbraccio

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