Quando facile è difficile e viceversa

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“mamma, chi è quel signore?”
“è NonnoPhoto, è in cielo”
“ah”

“mamma,perché NonnoPhoto è in cielo”
“Pulce, perché è accaduto così”
“ah”

“mamma, a me piace che NonnoNicotina viene a trovarmi, perché NonnoPhoto non viene? io non lo conosco!!! posso andare io a trovarlo con l’altalena”
“certo Pulce” [oh Signore, ti prego che no]

Quando ho letto il tema del mese e poi il bel post di Silvia mi sono subito venuti in mente questi dialoghi che periodicamente devo fare con laPulce. Per tutti noi (anche se per me era “solo” il suocero) la mancanza di Nonnophoto è difficile da accettare. Se n’è andato mentre lei era nella pancia e la sua assenza è tangibile quanto una presenza.

Eppure, per quanta malinconia, tenerezza e devastazione producano nel mio cuore questi dialoghi, per quanto lutto sollevino, a volte mi rendo conto che questi momenti sono meno “difficili” di altri.
Parlare della morte è un modo di parlare della vita. Come dicevano i latini? Memento mori… e come diceva Steve Jobs “Your time is limited. Don’t waste it living someone else’s life“. (il momento più angosciante per me è stata l’adolescenza, quella sensazione irreale di poter fare qualunque cosa … e di poter sperperare praticamente tutto! da quando invecchio e ho meno forze faccio le cose in cui credo, sono più stanca ma anche più felice…)

Insomma. Lasciare ai nostri figli la testimonianza di quello che crediamo siano la vita e i suoi misteri per quanto apra varchi dolorosi nel mio intimo è per me un momento – passatemi il termine – “piacevole”. Un momento in cui dare senso alle cose importanti. Rimettere in cima alla lista le vere priorità e far illuminare la scintilla dell’anima. Un momento in cui sento di “passarle qualcosa”. Un momento in cui non sento la stanchezza e il logorio ma l’investitura cavalleresca dell’essere madre (esiste ;-)?)

E’ duro, ma arricchente.

Quello che invece mi fa più paura, ed è difficile da digerire, è la facilità con cui nella normalità di tutti i giorni si distillano insegnamenti – pessimi – e atteggiamenti – che odio – ma di cui non riesco a liberarmi: persino quando ordino un caffè si percepisce quanto poco sono assertiva! E poi le parole che sfuggono, lo svilire i sogni, la fretta che impedisce di godere del viaggio ma di pensare “solo” alla meta..

Cerco di ragionarci su.
Cerco di allenarmi a cambiare.
Cerco di fare spazio a nuovi elementi di intelligenza emotiva.
Ma più spesso di quanto vorrei, le crepe della mia storia personale (quelle crepe che mi rendono così unica ma che nello stesso tempo mi impediscono certi voli che desidero tanto fare, io per prima e magari anche i miei figli) si rivelano buchi in cui inciampare. Momenti in cui, con il mio atteggiamento insegno tutto l’opposto dei miei desideri.
Quanto possono essere difficili i momenti più facili!

Ma forse il trucco sta tutto nell’insegnare ai miei figli a spostarsi rapidamente, con la loro altalena, dai “soliti” problemi quotidiani alle cose più vere e belle, quelle che spesso ci “volano via”, nel cielo.

Ma che, con l’amore e la fantasia, si possono raggiungere in un baleno.

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7 COMMENTI

  1. Mo’ me lo segno… 😉

    Scherzi a parte, sono con te. Anche se il mio guaio è l’opposto: d’istinto sono troppo perentoria, troppo totalitaria. E, quando abbasso la guardia, mi aspetto che anche chi mi vuole bene si schieri con me, automaticamente per il fatto che mi vuole bene. Questo non è il carattere di mio marito, che invece vuole sviscerare, mettere i puntini sulle i, introdurre i “ma anche”.
    Così si finisce a litigare perché io ieri sera ho detto che mi fa incazzare l’idea che altri bambini facciano male a Ettore e lui sempre lì, a rivoltare la frittata finché non si raffredda.

  2. @Mammame: io ti ringrazio davvero percHé mi hai dato una prospettiva diversa per osservare le cose, anche con un po’ di fiducia in più nel NUOVO che sono e devono essere i miei figli, grazie!

    @Mammamila: grazie delle tue parole. un balsamo.

    @Supermambanana: che dire? che ci voleva sta “sferzata” gentile a farmi mettere le cose al posto giusto. Imparare la differenza tra essere indulgenti ed essere sereni. e magari fiduciosi, che si cambia ancora, e che va bene così …. thanks!

  3. io penso, e lo dico a voce alta perche’ e’ un monito per me stessa anche, che e’ il momento di essere gentili con se stessi, e accettare qualsiasi cosa siamo diventati, e il processo che ci ha portato a cosa siamo diventati, con maggiore serenita’. E non dico di essere indulgenti, no, quello mai, proprio di essere “kind” come dicono da queste parti. Trasformare i tuoi bimbi in assertivi forse non e’ proprio quello che vorresti, e comunque non sapresti che vuol dire, se tu non lo sei, non so se mi spiego. Stai mostrando loro l’immagine di una mamma-persona, che conosce i propri limiti e sta lavorando per migliorarsi. Che ci riesca o meno, che siano queste le direzioni giuste verso cui modificarsi e non altre, non importa, il principio e’ quello di mettersi sempre in discussione e capire da che lato guardarsi. E al contempo accettarsi, in una societa’ come quella italiana in cui e’ cosi’ difficile essere “differenti”, dove la brutta figura pare essere il peccato capitale, e’ bello avere qualcuno che ti dica che non deve essere per forza cosi’.

  4. Mi ritrovo in molte tue considerazioni. Il mio cruccio nasce quando vedo proiettati limiti e punti deboli irrisolti della mia identità (quello che tu chiameresti “crepe”) specialmente su uno dei miei figli. Spesso per questo penso di non stare facendo un buon lavoro perché ho alcune caratteristiche in comune con lui, commetto gli stessi errori che vedo in lui e che vorrei fare in modo che lui non commettesse, conoscendone le conseguenze. Poi penso anche che possiamo fare moltissimo insieme ai nostri figli ma non ci possiamo naturalmente sostituire a loro e che le nostre “vecchie” crepe sono in realtà dei sentieri nuovi per loro che apriamo e che loro percorreranno in modo diverso e migliore rispetto a come siamo riusciti a fare noi (infatti la tua pulce ti ha sorpreso). Perché hanno e cercheranno risorse migliori delle nostre per affrontare gli stessi o altri problemi, perché loro SONO qualcosa di nuovo. Questo fatto ha a che fare con l’idea dell’avvicendamento e quindi anche con l’idea della morte – nel discorso che hai citato lo dice anche steve jobs in modo molto bello e per certi versi duro– che rappresenta un formidabile motore di cambiamento. In questa prospettiva, forse alcune cose cominciano effettivamente a trovare una collocazione diversa e provo un po’ a riconciliarmi per esempio con le mie personali difficoltà ad affrontare distacchi e cambiamenti e a pensare che un passaggio di testimone rappresenta in realtà una grande occasione sia per chi lo riceve sia per chi lo consegna.

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