Qualcosa sta cambiando

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…prova ad abituarti a qualcosa, mamma, durante il primo anno di vita e fai i conti con il fatto che sto già cambiando! Il blog su cui scrivo quando non sono ospite di Silvia e Serena si chiama, magari mi ripeto, “Qualcosa sta cambiando…“. In realtà – e l’ho sempre detto, fin dal principio – non sono molto brava a dare i titoli: nè ai post, nè tantomeno a questo blog. Ma strategie comunicative inefficienti a parte, non volevo un titolo “mammacentrico”, volevo darmi la possibilità di un titolo volubile, come mi sento io, e soprattutto che mi servisse per focalizzare le difficoltà che incontro in particolare in questo primo anno/i di vita dellaPulce. [Forse questo rende un po’ a scadenza, il blog, ma per me, che vivo il difetto dell’incostanza, è anche un modo di non darlo per scontato e impegnarmici dentro, visto che è un modo di dare senso a quanto vivo da quando laPulce è presente, come mamma ma soprattutto come persona (nonchè donna)].

E così arriviamo al dunque.
Durante la gravidanza, quando leggevo passo passo tutte le tappe che deve attraversare un bambino durante il suo primo anno di vita restavo ammirata da madre natura. In fin dei conti è proprio bello notare come le tappe di sviluppo del primo anno siano concepite perché il bambino raggiunga l’indipendenza mantenendo aperte tutte le possibilità della sua evoluzione.

Come scrive Marilde: “I primi tre anni di vita del bambino sono significativi per quanto concerne l’impronta che farà da sfondo al resto della sua vita” (Marilde Trinchero, La solitudine delle madri).

Circa ogni due mesi laPulce – e così immagino ogni bambino – attraversa una fase di cambiamento, con cui muta il suo rapporto con i propri bisogni, con la figura materna, con le altre figure con cui è in relazione, con il movimento, con il sonno, con il cibo (ok, con il cibo meno 😀 ) …

Il problema, allora, dove sta, dov’è stato? Che nella solitudine – appunto – io tendo a costruire degli spazi per mantenere piccoli momenti per me (in cui leggere o fare altro), routine (egoistiche e individualistiche) che questa costante evoluzione spazza via costantemente.
Ricordo ancora quando laPulce decise che dopo la poppata delle 7.30 non c’era più spazio per pisolini: vo-le-va par-la-re e a-scol-ta-re!! Mi ero giusto appena abituata a valorizzarlo come tempo mio… fu un trauma! (senza nulla di esteriore, solo la sensazione di dover ri-settare il sistema!)

The truth is that the only constant in the job of parenting is change
(Tracy Hogg, The baby whisperer solves all your problems).

Già.
Brava Tracy.
E io stessa avrei detto e – nonostante tutto – continuo a dire che “CHANGE” è una buona cosa, che mantiene svegli, giovani e pimpanti, che ti apre alla vita e evita la sclerosi dei “soliti atteggiamenti”. Fa molto New York …

Il fatto è che è faticoso da matti. Forse solo per me (e giù l’autoflagellazione sulla mia struttura, la mia rigidità ecc. ecc. bla bla) o forse, anche per gli altri, tanto che Marilde, sempre sul suo libro, scrive:

Quando i figli sono piccoli e anche più avanti, quando sono adolescenti, lo scorrere della giornata è un numero infinito di interruzioni.
Il tempo interrotto continuamente da un legittimo bisogno altrui. Ma la creatività ama poco le interruzioni. Quasi sempre, quasi per tutti, queste fratture del tempo, creano tanti cocci di un vaso che non si può più incollare insieme

Fatica.
Cocci che non si incollano più insieme.
Eppure voglio resistere a tutti i costi alla china pericolosa di mollare tutti gli obiettivi che fino ad ora hanno dato forma alla mia vita.

Sempre Marilde:

Una persona che dedica tutta la propria vita ad un’altra persona, le chiederà in cambio altrettanto. E non si tratta di generosità, come a volte si vuol far credere, ma di egoismo. L’egoismo di chi, per fuggire da se stesso, vive per un altro, legandolo a sè.

E allora continuiamo a percorrere così il nostro tempo assieme, io e LaPulce: lei cambiando, legittimamente e legittimamente imponendo nuovi bisogni, nuovi schemi e obiettivi per la sua crescita, io proteggendo i suoi spazi e diritti e valorizzando i miei, anche se questo significa spostare continuamente l’oggetto dei miei momenti creativi per evitare che diventino cocci.
E se sono egoista, in questo, o poco incline alla simbiosi, mi rifugerò in queste parole di Concita De Gregorio (Una madre lo sa, tutte le ombre dell’amore perfetto)

è che la vita per fortuna dà un posto alle cose. Quando sembra che non ce ne sia uno per sé guardarsi attorno aiuta. Le storie, anche poche storie incrociate senza averle cercate, parlano di questo: di come invece ci sia un posto per tutto, a saperglielo dare. Un posto anche per l’assenza. Di quante ombre sia pieno l’amore perfetto, e di quante risorse inattese. Di quanti modi esistano per accogliere quello che viene, quello che c’è. Tanti modi così diversi e tutti senza colpa, alla fine: i modi che ciascuno trova.

Accettarsi, alla fine, fa crescere e lascia spazio per crescere. Anche se si deve trovare un modo nuovo ogni giorno, come in una danza.

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12 COMMENTI

  1. @kosenrufu mama: grazie a te di questo bellissimo commento. Sai aprirmi gli occhi su quello che sta avvenendo dentro di me (compresa l’apnea 😉 ), in particolare su quella crescita continua che mi aspetta come mamma. grazie a prest silvietta

  2. un post bellissimo. I miei hanno 7 e 6 anni appena compiuti e il primo anno dopo la nascita del secondo è stato devastante!!! me ne sono accorta solo dopo, sul momento andavo avanti in apnea. La mia esperienza è stata simile a quello che stai vivendo adesso, quello che descrivi lo sento mio, però adesso che sono più grandi e gli spazi si dilatano, riesco ad avere sempre più tempo per me, certo la mia mente è impegnata con loro, le esigenze diventano meno pratiche, (almeno si vestono da soli!)e mi rendo conto quanto la famigia, quindi anche io, in quanto parte di essa, sia un grande organismo,i cui componenti vivono in interdipendenza continua. Nel bene e nel male.
    Quindi io non esisto più da sola, inteso come mi sentivo prima di essere madre. Il mio SOLA è sempre legato alla loro presenza, una presenza mentale, non solo fisica.
    E’ questo che non sapevo e non avrei potuto capire prima di essere madre ed è questo che non mi permette più di avere veri e propri spazi per me, nonstante abbia occasione di avere e vivere momenti solo miei. Diciamo che quel cambiamento di cui parlavi tu, oltre a viverlo nel quotidiano, nelle abitudine in divenire, più profondamente avviene dentro di me, sono gli spazi interiori ad essere stati messi in discussione.
    Questa per noi genitori credo sia la grade esperienza di vita che non smetterà mai di esistere.
    un abbraccio

  3. @mammadicorsa: grazie,in effetti vivere il cambiamento come una bella opportunità di crescita è ancora adesso il mio msntra per non sbroccare ogni minutosecondo 😉

    @paola: grazie a te, cara, anche gli opposti sono un mezzo per rifletteree e crescere!

    @giulia: concordo al 100% – soprattutto in questi mesi: unaupa di 2 anni e un pupo di 2 mesi….

    @silvia: mi devo aggiornare in fretttaaaaa 😀

    @daniela: posso sottoscrivere ogni parola?

  4. Quanto mi ci ritrovo… Due figlie, cambiamenti ogni giorno… Primi giorni mangiare e dormire, e ti sembra una pacchia, stai a casa, e non hai niente da fare, niente lavoro, nessuno che si aspetta la casa linda… Ti stai già facendo bella con tutti, e arrivano pianti, coliche, occhi spalancati in braccio… Finalmente capisci la routine, ok ogni due ore vuole dormire 20 minuti, bene, ce la farò. E ti salta un pisolino. E tu culli culli e culli, e la guardi negli occhi pensando “è l’ora, io lo so”. Invece non sai un bel niente. Arriva il tempo dei 3 pisolini, e 3 volte al giorno cerchi di trovare un secondo per te. Poi uno scappa. Si stravolgono di nuovo tutti gli orari, pranzo prima, merenda dopo, correre? Oddio, da quanto è che non esco da sola! E finalmente, quando è grande abbastanza da lasciarti libertà anche se è sveglia, arriva la seconda. E tutto è amplificato.

    Faticoso? Si. Ma anche io cerco di difendere a denti stretti i miei spazi. Ancora non ci riesco, ma sto facendo passi da gigante. Non si incastrano i miei orari di lavoro con quelli del papi? Bene, corro in soggiorno con la wii. Ok, qualcuno ride, ma almeno quello lo faccio! E finalmente sono tornata in biblioteca. Ok, la sera apro il libro e chiudo gli occhi contemporaneamente, però ho avuto il tempo di sceglierlo, cercarlo, prenderlo… PIano piano. E se c’è il papi la doccia dura mezz’ora. E chi urla urla, io canto. Tié.

    Piano piano, perché già ora sanno che anche io ho bisogno dei miei spazi, perché io lascio a loro quelli che servono, e speriamo che col tempo spariscano anche le occhiaie che mi faccio per riuscirci!

  5. Questa cosa dei cambiamenti mi spiazza ogni volta. Ne ho scritto di recente anche se il post era in vena moooolto negativa (Bubinopatia su http://scusatesesonmamma.wordpress.com/2011/01/31/bubinopatia/) e anche tempo fa, riguardo al piccolo di casa (Illudersi mai su http://scusatesesonmamma.wordpress.com/2010/09/16/illudersi-mai/). Il fatto è che appena ti rilassi un attimo, dici a te stessa “è fatta”, quei furfanti ti fanno lo sgambetto e cambiano rotta. E’ faticoso, altro che se è faticoso. Nervi saldi e obiettivi chiari. Avete presente che training per il mondo del lavoro? Noi siamo abituate a rielaborare le nostre strategie con la massima velocità al primo mutamento del “mercato”. Quale manager è capace di fare altrettanto?
    🙂 🙂 🙂

  6. cara silvietta…questa volta mi hai punta sul vivo.
    mio figlio è molto indipendente. e io, di nascosto ma in un modo che mi fa davvero male, soffro di questa cosa.
    devo lavorare moltissimo su me stessa per questa cosa, perchè già so che sarò una suocera davvero rompi-scatole…(povera la nuora che mi capiterà sotto le mani, lo dico sempre!)- non voglio essere anche una madre invadente e non-indipendente!!!

    bello questo post,
    ciao cara,
    paola

  7. Post meraviglioso, di chi vive ciò che sta vivendo con la coscienza di viverlo (scusa l’intreccio di parole, ma rende bene!). In un recente post sul mio blog http://mammadicorsa.iobloggo.com/45/
    ho cercato di esprimere (magari malamente) di come ci si senta quando una mamma si focalizza totalmente sui figli dal primo giorno di gravidanza. Arriva un giorno in cui inevitabilmente ci si sente svuotate e occorre rinventarsi, cambiare, ritrovare se stesse. Ma ogni cambiamento è una sfida e non avviene, a mio avviso, senza soffrire.
    P.S. Mi piacerebbe scrivere un post in merito, se volete (Silvia e Serena), sono a disposizione (da lunedì però…).

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