Punizioni, conseguenze e riparazioni
Una punizione porta il punito a pianificare vendetta.
Una punizione fa sentire in colpa sia il bambino punito che il genitore che infierisce. E infatti si usa spesso la frase “l’hai voluto tu!” Che serve a liberare la coscienza al genitore, e a far infuriare ancora di più il figlio.
Una punizione mette a tacere ogni possibilità di dialogo tra le parti, essendo un percorso a senso unico.
Una punizione lascia un senso di rabbia nel punito e di insoddisfazione in chi infierisce.
Una punizione spesso non ha nulla a che vedere con la causa del comportamento, e a volte nemmeno con il comportamento stesso:
non fai i compiti allora non puoi andare agli allenamenti di pallone.
Chi riceve punizioni, viene spesso punito ripetutamente per lo stesso comportamento. Il che fa capire che la punizione non risolve nulla.
Una riparazione è un seguito naturale alle azioni.
Una riparazione ha il potere di dire al bambino che si ha fiducia il lui.
Una riparazione da’ la possibilità di recuperare ad un errore. Il che fa passare anche il concetto che errare è umano.
Una riparazione lascia una sensazione di giustizia sia nel bambino che nel genitore.
Una riparazione può essere effettuata sia dal bambino che dal genitore, a secondo di chi abbia fatto il torto.
La strada delle punizioni l’abbiamo adottata molte volte. E non c’è stata una volta in cui ho avuto la sensazione che funzionasse. Quando sembrava funzionare, non durava comunque a lungo. La minaccia di non potere vedere film attraversava mio figlio come una nebbiolina leggera del mattino. La privazione di qualcuno dei suoi giochi lo interessava come un documentario sulle piante del borneo. Il niente bicicletta era una boccata di vita, così poteva andare in monopattino. Il niente bicicletta o monopattino era solo una tortura per me che per farlo andare all’asilo dovevo inventarmi qualche altra cosa. Insomma, non sono mai riuscita a far funzionare le punizioni.
Un giorno è successo un fatto. Il Vikingo ha avuto un’idea di quelle che non hai nessuna possibilità di prevedere. Ha preso un coltello e si è avvicinato al pianoforte. Il mio cervello ha inviato un segnale di allerta alla mia bocca che ha iniziato a urlare” “VIKINGOOO NOOOOO!” Lui mi ha guardata e ha lasciato andare il coltello in una fessura facendolo cadere all’interno del pianoforte. Sia io che GG abbiamo iniziato ad inveire. Tra il “come diavolo ti è venuto in mente?!” e il “ma hai sentito che ti ho detto di no?!” lo abbiamo letteralmente aggredito. Per qualche ragione a me sconoscita mi è stato evidente subito che:
1. lui non aveva la minima idea del perché ci eravamo arrabbiati tanto
2. lui aveva agito d’impulso “c’è una fessura, vediamo se il coltello ci passa.”
3. lui non aveva la minima idea delle conseguenze possibili
Abbiamo iniziato a spiegargli che poteva anche essersi rotto il pianoforte. Che ora dovevamo controllare. Che anche se non si era rotto, comunque avremmo dovuto perdere un mucchio di tempo per aprire e controllare l’interno.
Lui era visibilmente colpito. Era incerto se scoppiare a piangere o arrabbiarsi con noi.
Poi ho pensato alle conseguenze.
Allora gli ho detto: ora papà deve perdere del tempo per vedere se si è rotto qualcosa. Il tempo è una cosa preziosa. Cosa puoi fare per far recuperare quel tempo a papà? Il Vikingo ha proposto di sparecchiare lui la tavola, e aiutare a sistemare la cucina.
Lo ha fatto con grande entusiasmo e attenzione. Ha sparecchiato tutto, e si è messo ad aiutarmi in cucina. Poi è andato dal padre tutto soddisfatto.
Attraverso il gesto di sparecchiare aveva potuto recuperare per un errore che aveva commesso. Questo lo aveva fatto sentire un bambino buono invece che un bambino cattivo. Se lo avessimo messo in punizione gli sarebbe rimasta la sensazione di essere incapace, di non ascoltare mai quello che dicono mamma e papà (etichette negative!) magari si sarebbe anche arrabbiato nei nostri confronti. Noi ci saremmo chiesti perché non riesce mai ad ascoltare, a fermarsi a pensare prima di agire, perché dobbiamo sempre punirlo. E invece dopo la riparazione, ci siamo sentiti tutti meglio. L’errore, assolutamente umano (nostro di non aver previsto l’imprevedibile, e suo di voler sperimentare con tutto), è stato riparato.
Certo il pianoforte non si è rotto, e non so come avremmo reagito altrimenti. Però il concetto di fondo è rimansto.
Dal quel giorno abbiamo bandito le punizioni da casa nostra e istituito discussioni sulle conseguenze di certe azioni e di come fare per riparare per il danno o il torto subito da altri.
Certo non è detto che accetti sempre ogni condizioni. Però si può sempre discutere la cosa in qualche modo.
Se non vuole aiutare a cucinare o ad apparecchiare allora gli dico che non ne ho voglia nemmeno io, e quindi dovremmo accontentarci di non mangiare nulla per cena.
Se non vuole sistemare la sua stanza, allora gli dico che dovrò farlo io, e che quindi dovrò perdere del tempo che dovrà farmi recuperare con qualche altro servizio.
Se si rifiuta di dare un gioco al fratellino, allora basterà ricordargli che in tal caso nemmeno lui potrà prendere nessuno dei giochi del fratello, nemmeno il trenino elettrico che a lui piace tanto.
Se strappa di mano un gioco al fratellino, allora dovrà chiedere scusa, e oltre a restituire l’oggetto preso con la forza, prestargli uno dei suoi giochi (magari uno dei preferiti).
Ogni azione ha una conseguenza. Ogni torto una riparazione.
Non è rose e fiori, e richiede una buona dose di autocontrollo da parte nostra, e a volte perdiamo la calma, e torniamo ad inveire. Però quando riusciamo ad seguire questo schema, ci sentiamo tutti molto, ma molto, meglio.
Prova a leggere anche:
- Amarli senza se e senza ma
- Time out: istruzioni per l’uso
- Quando mamma e papà si arrabbiano
- Aut aut: metodo educativo o ultima spiaggia?
- Tema del mese: discipliniamoci


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Magnifico post!
Il passaggio dalla punizione (versione pedagogica della famigerata legge del taglione) alla presa di coscienza delle conseguenze delle proprie azioni (e conseguentemente alla necessità di fronteggiarle) è l’equivalente di una rivoluzione copernicana in ambito educativo.
Solo dialogando (ovviamente utilizzando un linguaggio adeguato) con i nostri bambini potremo aiutarli a diventare degli adulti indipendenti e responsabili.
Grazie Paolo! Wow! Come mi piace pensare che sia una rivoluzione copernicana in ambito educativo. Mi aiuta a capire come mai a volte è difficile rimanere fedeli a questo schema, perché ogni rivoluzione ha i suoi tempi di maturazione. Ma veramente il risultato è sorprendente, e dal”osservazione dei risultati si prende la forza per continuare.
Questo post (e parlo da educatore e futuro padre) è fantastico.
La sensazione che ho è che nel concreto non è necessario che cambi qualcosa: se prima facevo sparecchiare la tavola a mio figlio come punizione, ora lo faccio come “riparazione”. La rivoluzione copernicana sta nell’atteggiamento, nell’approccio, nella motivazione, nel dialogo.
Una cosa, per un bambino/ragazzo, è pensare di essere punito perché mamma e papà sono cattivi, altra cosa è comprendere che nella vita le nostre azioni hanno delle conseguenze.
Per il resto hai già, abbondantemente, detto tutto tu.
Complimenti,
andrea
Indubbiamente è una bellissima svolta pedagogica che andrò sicuramente a mettere in pratica, perchè trovo sia migliore
Ma quante bottiglie di gocce di melissa e passiflora mi costerà.
E quanti OMM meditativi dovrò fare per riuscirci?
Qualunque sia il costo ne vale la pena!!!!
Vedo che i complimenti non mancano. Ed anch’io avrei voluto scrivere “splendido post”. Davvero, è una bellissima storia, e un bellissimo esempio di vita vissuta.
E’ l’idea che ho io, e ci provo! Purtroppo poi sul momento, quando in più davvero sei già oltre al limite da un po’, perdi completamente la lucidità e l’unico imput è “qualunque cosa purché te la faccia pagare”
Però in linea di massima ci provo: disturbi a tavola, quindi non stai con noi, mi hai fatto perdere un’ora per andare a metterti il pigiama quindi ho poco tempo per la storia, hai allagato il bagno quindi ora devo pulire e non posso giocare con te… Il problema è che ci sono dei momenti che la conseguenza non la trovo. Ma è un’arte che sto affinando.
Quanto hai scritto è non solo splendido, acuto, di grande consapevolezza,
ma è anche quanto emerge in campo degli studi sull’apprendimento del comportamento da anni.
Le “conseguenze logiche” inducono nei bambini una disciplina interna, che a differenza di quella coercitiva ed esterna li rende responsabili del proprio comportamento. Suggerisco dosi massicce di lodi, premi, privilegi, attività piacevoli per tutte le volte che il bimbo si comporta nel modo giusto, non diamolo per scontato, specie all’inizio, quando comportarsi in modo adeguato a lui costa molto e quindi va rinforzato.
Per aiutarci quando ci accorgiamo di perdere il controllo, occorre pensare al nostro dialogo interno: stiamo forse ingigantendo la portata del danno o stiamo pretendendo troppo dai nostri piccoli? Se modifichiamo i nostri pensieri estremi, funzioniamo meglio, non dobbiamo reprimere la rabbia, perché in noi insorgerà poca rabbia. Come potremmo insegnare al bambino a controllarsi se perdiamo il controllo di noi stessi, come ad es. nelle punizioni date con rabbia? Che modelli saremmo?
Ciao, si bello il post. A questo proposito vi consiglierei di leggere il libro di Brigitte Racine “DISCIPLINA UN GIOCO DA RAGAZZI”. L’autrice parla proprio di bisogni affettivi, fiducia, sicurrezza, tempi di esclusività, punizioni, riparazioni, ricompense. Un libro che suggerisce modi semplici, concreti e efficaci per la gestione della quotidianità. Sul mio blog, ho scritto una breve recensione del libro http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788821565847/disciplina-un-gioco-da-ragazzi.html
serena (mammacanguro)
Il link per la recensione fatta da me dopo aver letto “Discilplina. Un gioco da ragazzi” è questo http://mammacanguro.blogspot.com/2010/03/disciplina-un-gioco-da-ragazzi.html
Serena, anche la “nostra” Serena ha scritto un post su quel libro:
http://genitoricrescono.com/bisogni-bambini-disciplina/
Non avevo letto il post! Ottimo visto che è un libro che merita diffusione!
Ho questo post che mi martella in testa ogni giorno. E’ un periodo un po’ difficile, e con la grande ovviamente la cosa si vede subito. Sono giorni di liti bruttissime! E ogni secondo cerco la conseguenza e non la trovo. O meglio, la conseguenza si, ma il rimedio no. Per esempio sbatte i piedi in terra, le dico che non si fa, che c’è la signora che abita sotto di noi (e dev’essere una santa se ancora non si è lamentata) e lei lo fa di più. La conseguenza è che sotto sembra ci sia il terremoto, ma ovviamente a lei non interessa. Il rimedio? Ieri mi sono davvero stancata e le ho detto che se l’avesse rifatto saremmo scese a suonarle per chiedere scusa. E la cosa ha funzionato. 10 minuti. POi ha ricominciato, e io ho realizzato che rompere le scatole a quella di sotto non mi andava e ho evitato minacce a vuoto. Ma non mi è venuto in mente altro. O quando mi risponde scocciata e altezzosa “ehmbé”, o “non me ne frega” o “oh, ma sei noiosa”? E non ditemi di parlarle, ho provato, non funziona. Anzi, si arrabbia di più.
Quali sono i rimedi in questi casi? Per le risposte brutte, per lei che pesta i piedi, per quando sbatte le porte (quanto mi irrita!), quando ti tira una ciabatta, quando le dici di non fare una cosa e continua ridendo… Oggi mi ha fatta impazzire davvero, l’ho letteralmente trascinata su una sedia e le ho ringhiato di non muoversi. Avevo voglia di disfarla!
Daniela… evidentemente noi oggi abbiamo passato lo stesso pomeriggio…
Ti assicuro: stessa voglia di disfarlo. Sono esausta.
Lui normalmente non è uno che sfida: al massimo rifà le stesse cose 100 volte perchè prima non ti si è proprio filato e neanche si ricorda che avevi già detto di non fare quella cosa. Oggi no, oggi ha deciso la sfida aperta.
Ha iniziato a scuola sfidando la maestra (volevomorire all’uscita di scuola…). Sgridato per un gesto inconsulto (davvero inconsulto) e avvisato che sarebbe stato riferito a me, ha risposto: “tanto mamma non mi fa niente!”.
Ecco… rivolevomorire… mi sono sentita la sconfitta pesantemente addosso (abbattuta addosso dalla maestra… che lo guardava come uno borderline: quello che un giorno andrà a scuola armato e farà la strage stile campus americano…)
Per fare i compiti ci sono volute due ore e mezza (in prima elementare!). Anche perchè: ad ogni azione, conseguenza. Se scrivi deliberatamente male, per me, ricominci da capo. Anche 10 volte.
Perdonami. Oggi non so risponderti. Mi sento davvero amareggiata. Ma capita, capita a tutti.
Raccoglierò le forze e cercheremo insieme le risposte.
Daniela, Silvia ho l’impressione che i vostri pargoli stiano cercando di dirvi qualcosa. Vi viene in mente nulla? Prese di posizione del genere suonano proprio come un campanello d’allarme. Andate a rivedere il post dei bisogni di bambini, e controllate quale dei bisogni fondamentali (o forse tutti) non viene soddisfatto in questo periodo. Accertatevi di soddisfare i suoi bisogni, prima di ricominciate con le conseguenze. Lo so che è dura. Lo so. Vi assicuro che partendo dalla soddisfazione dei suoi bisogni, le cose cambieranno molto più in fretta di quello che riuscite ad immaginare in giornate come queste.
Psss, vi consiglio fortemente la lettura del libro consigliato proprio nel post
Evidentemente oggi c’era una congiunzione astrale sfavorevole. Inoltre freddo e pioggia da giorni non aiutano. Comunque arrivo a casa dal lavoro e trovo stranamente l’intero parco nonni, uno più arrabbiato dell’altro. Ho scoperto dopo che, per uno sciocco frainteso, Nano aveva dato di matto per due ore, distribuendo giochi su tutto il pavimento della sua stanza e dando botte a destra e a manca. Tra nonni paterni troppo tolleranti e nonni materni troppo intolleranti, Nano aveva dato il meglio delle sue performance. Anch’io “volevomorire”. Poi ho respirato, ho gentilmente mandato tutti a casa, ho preso il piccolo teppista e gli ho detto che prima lo avrei ascoltato poi lui avrebbe messo tutto in ordine. Lo ha fatto. Poi gli ho ricordato quanto la presenza dei nonni sia importante per lui. Può non essere sempre d’accordo con loro ma non può superare i limiti del rispetto. Ho resistito alla tentazione di promettergli di lasciarlo nell’odiato asilo fino alle 18. Mi ha chiesto scusa.
So perfettamente che questa è stata solo una breve pausa ma più che di lui sono stata contenta di me. Non ho alimetato la sua rabbia, non ho promesso pessime punizioni che poi non avrei applicato, ho indicato una riparazione (chiedere scusa, anche ai nonni, e mettere in ordine). Non ci riuscirò ogni giorno ma per ora mi basta una volta ogni tanto
Si, sarà una congiunzione astrale… o forse sono meteopatici tutti quanti (ma in effetti i bambini lo sono davvero)…
La riflessione che ci propone Serena la stavo facendo proprio oggi (dopo diverse ore, dopo aver raccolto nuove forze): devo capire cosa non va. C’è qualcosa in lui che proprio non mi torna. Poi quando il contesto non aiuta (tipo la maestra che te lo presenta come un caso a rischio per poi contraddirsi un attimo dopo e dirmi di non essere troppo dura con lui…) si fatica a mantenere la calma…
Il Sorcio poi sta patendo seriamente la stanchezza di fine anno scolastico (quest anno, con la prima elemntare, gli è cambiato il mondo). Credo proprio che dovrò stare molto attenta a capire cosa succede… Però che fatica…
Ieri mi sono fatta mille domande. In questi giorni sono molto nervosa io, problemi che non c’entrano con sara ma che mi martellano in testa. E ho pensato che magari lei lo sente. Ma indipendentemente da questo, lei è una che sfida. Poi come sfida si tira indietro, ma sfida e lo fa di brutto.
Ecco, Marzia, indipendentemente dal perché, come e cosa, non è quello che fa lei che mi butta giù, ma la mia incapacità di trovare una reazione sensata. Ieri alla fine l’ho presa di brutto per un braccio, l’ho trascinata di forza sulla sedia e le ho detto di non scendere perché avevo una voglia matta di suonargliele. Se fosse solo ieri pace, ma lei queste sfide le fa spesso, sceglie chi e va. Infatti ora che ha scelto me è tutta dolce con papà, poi a volte inverte i ruoli.
Non sono le scenate che mi stravolgono, ma il fatto di sentirmi impotente, incapace, di stare lì a guardarla aspettando una soluzione che non trovo, mi sento persa! In questi giorni ho cercato conseguenze, e non ne ho trovate. Stamattina è andata meglio, solita crisi del mattino, ovvia, io ho fretta, lei no, è normale. Ma l’ho potuta gestire. Non ti cambi? Va bene, andiamo all’asilo in pigiama. Non vuoi mangiare? Certo tesoro, ma poi fino a pranzo niente. E così si è cambiata e ha mangiato senza storie. Poi mi ha fatto una scenata per scarpe e calzini, le ho detto che non mi sentiva, che non riuscivo ad aiutarla, che la lasciavo sola, se voleva una mano smetteva di urlare e mi chiamava e altrimenti io ero pronta a uscire. In macchina non ho retto più e ho urlato di brutto per una cosa sbagliata, poi le ho chiesto scusa, e ci siamo fatte una passeggiata piacevolissima. Ecco, una mattina intensa, liti e pacificazioni, non è facile ma è normale.
Quando invece non trovo la strada, allora perdo il controllo, e di sicuro non aiuto lei…
Silvia, mi sa che sulla stessa barca ci siamo tutte, e i giorni no facciano parte del gioco. Se ti consola…
La questione è che spesso quello che ci fa scattare, non è la situazione in sè….se lo facesse un altro bambino, ci troveremmo una pazienza grande(almeno nel mio caso)….perchè allora NOSTRO figlio ci tira dentro così?
Quello che ci frega sono le aspettative….a volte non accettiamo in nostro figlio ciò che non è stato accettato di noi, non accettiamo di sentirci sconfitti, di sentirci senza scampo, senza una soluzione, è una ingiustizia quella che stiamo subendo e non sappiamo quali strumenti usare per fermare la situazione.
Invece bisognerebbe riuscire a scovare dentro di noi il senso di “adulto” e farci guidare da quello, essere scoglio in mezzo alla tempesta, provate a focalizzare quello che è l’adulto ideale della vostra infanzia, che aspettative avevate da lui?
Devo dire che io ho fatto un grosso salto di qualità quando ho letto i libri di Alice Miller e il Concetto del Continuum…..sapete, sono la prima che dice che un libro non può essere preso in modo assoluto….però devo dire che come spunti, mi hanno dato molto, ma è soprattutto con la comprensione dei miei nervi scoperti, che mi si è spento in automatico il bisogno di arrabbiarmi, non c’erano più quei cortocircuiti perciò riuscivo a mantenere entro certi argini la mia emotività….oh beh…ne ho comunque ancora di nervi scoperti….un po’ alla volta però li sto recuperando, e ritrovo una calma zen che non avrei nemmeno sperato di avere….ma non è una calma che mi autoimpongo, io sono sempre stata sovversiva con me stessa, non accettavo le imposizioni nemmeno dalla mia parte razionale, ma è qualcosa che viene spontaneo senza sforzo.
Non voglio darvi l’impressione di essere la madre zen, anzi, ma rispetto ad una volta ora sono rose e fiori…e io sono davvero contenta, perchè tutta la fatica che ho fatto e sto facendo, sta dando i suoi frutti
Sai che sto proprio cercando i libri di Alice Miller? Ma in biblioteca non hanno niente (e sono passata in 3…). Mi sa che li compro.
Non so se questo sia il post adatto ma, dopo aver letto alcuni commenti di questi giorni, volevo condividere un pensiero che mi tormenta un pò.
Forse a causa del lavoro che faccio, non ho mai amato molto navigare in rete nel mio tempo libero, se non in caso di necessità. In questi mesi mi sono però ritrovata conquistata dalla ricchezza e dalla vivacità del mondo creato in Internet dalle mamme blogger. E’ come avere a disposizione un grosso “manuale patchwork” di vita vissuta dove ogni tipo di sentimento viene scandagliato: amore, paura, gioia, tristezza, tenerezza, rabbia … Odio le categorizzazioni ma, specchiandomi nelle esperienze e leggendo tra le frasi, mi sembra di riconoscere alcuni punti comuni che differenziano le mamme “colpo di fulmine” dalle mamme “perchè”.
Alle prime hanno dato in braccio il bimbo la prima volta e .. zac! fulminate da questo immenso amore, quasi sempre reciproco. Mamma e piccino si riconoscono. Certo che nel crescere ci saranno dubbi, ci saranno giornate no, ci saranno i capricci dei 2 anni, ci saranno le note a scuola, ci saranno premi e riparazioni. Ma resta la sensazione generale di avere a che fare con un pezzo di sè, con un buon bambino, che la relazione proceda secondo uno schema familiare e sociale soddisfacente.
Le seconde partono con lo stesso entusiasmo ma, spesso già in ospedale, iniziano a porsi delle domande. Il piccolo alieno sembra avere esigenze diverse, reazioni diverse, bisogni eccessivi. Le giornate buone si segnano sul calendario. I gesti che ci/lo soddisfano sono pochi. Lo schema di comunicazione familiare sembra interrompersi ma non si trova la falla. L’amore viene strapazzato, strizzato, tirato, passando dagli inferi alla stratosfera nel giro di qualche minuto. Una barriera invisibile si abbassa e si alza continuamente. E allora le domande si moltiplicano: “cosa sbaglio io” “cosa c’è in lui” “cosa posso fare” “cosa non devo fare” “cosa posso dire” “cosa non devo dire” “come lo punisco” “come lo premio” … La frustrazione a volte oscura la felicità.
Inutile dire che io faccio parte del secondo gruppo. Mio figlio è un mistero assoluto. E’ la sfida pazzesca di amare disperatamente qualcuno che sfugge. E’ passare le giornate sulle montagne russe, sempre all’estremo di tutto. Scoprendo la definizione di “amplificato”, leggendo libri, seguendo i consigli delle mamme di questo sito alle volte ho la sensazione di accorciare le distanze, di prendere una pausa dalla frenesia, di arrivare al cuore e alla testa del mio bambino speciale.
Il mio tormento senza soluzione resta la ormai automatica tendenza a ragionare su tutto, a contare fino a 10 prima di reagire, a fissare paletti per il prima, a fissare conseguenze per il dopo … E’ terribile desiderare di vivere un giorno da “colpo di fulmine”? E’ terribile desiderare di entrare in casa ed essere accolti da un semplice e silenzioso abbraccio? E’ terribile desiderare di non avere domande?
Grazie per la pazienza.
Cara Marzia,
anch’io non so se questa mia risposta possa esserti d’aiuto, ma ti vorrei consigliare il sito http://www.educazione-emotiva.it e in particolare un testo lì descritto, L’ABC DELLE MIE EMOZIONI.
Ciao!
Marzia… per noi un po’ celebrali funziona così. Concorderai con me, non solo nella maternità.
Posso dire che, nonostante questo sito parli di molti temi, ogni volta che condivido qualcosa con voi su queste mie eterne domande, sento proprio palpabile lo scopo di questo lavoro che facciamo con gc.
Hai ragione Silvia, l’eccesso di pensiero può diventare un ostacolo. Oggi però ho voglia di condividere un momento bello. Nell’ultima settimana ho avuto ben 2 serate “quasi perfette” con Nano: nessuna esplosione di rabbia, niente capricci gratuiti, dispettucci ridotti all’osso, piacevoli conversazioni. Ieri sera l’ho ascoltato in uno dei suoi lunghi monologhi “m’inventol’impossibilemalofaccioconstile” e mi sono divertita un sacco.
Per molte mamme questa potrebbe essere la normalità ma per me è un sogno.
I primi 5 anni con il mio iper bimbo sono stati davvero difficili e ancora non siamo alle elementari! Però il pensiero di poter aver tregua di tanto in tanto è una conquista.
Insomma oggi più che da “GenitoriSbroccano” mi sento da “GenitoriRisbocciano” (per caso vi serviva un’idea per una nuova rubrica?!). Incrocio le dita e sogno che duri.
Possimo essere mentali in tantissime situazioni, siamo continuamente chiamati ad esserlo, ma coi bimbi….si deve lasciare da parte la mente, parlo di quella razionale, e ascoltare solo quella parte che ci consente di prevedere le conseguenze e capire le sensazioni.
Marzia per dare un calcio a tutte quelle domande io ti consiglio di leggere “il concetto del continuum ” se non lo hai già letto….è fantastico per riuscire a focalizzare un sentiero e lasciare da parte l’inutile.
Peccato che dia solo spunti.
questo post è una boccata di ossigeno..da qualche giorno – sara’ la fine scuola, boh – patacecio mi fa impazzire..e ieri gli ha dato due sculacciotti che nn mi hanno fatto dormire la notte..
marzia scriveva:
[quote] Il mio tormento senza soluzione resta la ormai automatica tendenza a ragionare su tutto, a contare fino a 10 prima di reagire, a fissare paletti per il prima, a fissare conseguenze per il dopo [/quote]
ecco anche io mi sento cosi’
Silvia, sto sperando anche io che sia stanchezza da fine anno scolastico (sua e mia a questo punto)… Sono propria stufa di tutto questo promettere e “minacciare”: sta diventando l’unico argomento di comunicazione tra noi!
Grazie ragazze. Lo so che il concetto di “mal comune mezzo gaudio” è una bella presa in giro pero’ questa mattina ero a pezzi dopo un fine settimana ai limiti del disastro. Quindi forse è la stanchezza che rende questi bambini assolutamente allergici a qualsiasi richiesta genitoriale? Per questo Nano ieri ha dato di matto per 2 ore al mio rifiuto di mettere il millesimo cubetto di ghiaccio nel suo bicchiere già straripante? Davanti ad una sequela di puri ed eccessivi capricci emotivi la mia capacità di fissare paletti e conseguenze si è trasformata in puro desiderio di urlare.
Magari mi rileggo un pò di post edificanti come questo, vorrei evitare di finire stasera in cronaca nera!
Ciao!
mio figlio Aron ha 13 mesi e già da un mesetto circa quando gli diciamo di no a qualcosa oppure lo distogliamo da qualcosa fa delle bizze nervose.
In questa ultima settimana oltre a sbattere i piedi ha iniziato a stringere forte i pugni, urlare e tremare…a me sembrano proprio bizze nervose.
So che sono normali perchè lui non riesce ancora a parlare e ad esprimere i suoi desideri ecc….però come devo affrontarle?devo sgridarlo o abbracciarlo o ancora ignorarlo proprio??Purtroppo io lavoro e di giorno lo tiene la nonna paterna…..quindi io mamma sono la “cattiva” che gli dice sempre NO quindi queste “bizze” le fa solo con me….che devo fare?Grazie per i consigli.
Oggi vi sto usando proprio come manuale. Cerco affannosamente post che mi confortino. Sono due giorni che Meryem ha un comportamento impossibile, con me (e solo con me, a quanto pare). Stasera mi ha chiesto di guardare un cartone al computer. Abbiamo concordato che sarebbe stato uno solo, poi in pigiama. Alla fine lei me ne ha chiesto un altro. Fin qui tutto prevedibile. Io cerco il compromesso: prima il pigiama, poi te ne faccio vedere un altro prima di dormire. Qui lei si mette a urlare di rabbia contro di me, non mi ascolta, non si muove dalla sedia e inizia a piangere capricciosamente tipo lagna. Io le dico che la aspetto in camera per mettere il pigiama e vado nell’altra stanza. Ferma, ma serena (almeno nelle intenzioni). Nulla. Non molla. Dopo svariati minuti, anche per non ammorbare oltre i vicini, torno in salone a chiamarla. A quel punto lei inizia a fare davvero la pazza e a prendere a calci il computer. La prendo di peso, la porto in camera, le metto il pigiama. Pianto dirotto. Qui la sgrido più severamente, cercando di spiegare che non si prende a calci il computer di mamma. A quel punto, mi inizia a prendere a pugni. Io non ci vedo più, ma non voglio sbottare. La finisco di vestire e le dico che mamma è arrabbiata, che va nell’altra stanza e che ne riparliamo dopo. Scenata isterica: “Voglio maaammmmaaaa…”, senza respiro, prima ancora che io possa muovere un passo. La faccio piangere un pochino, lei mi viene dietro, a quel punto la prendo in braccio e la consolo. Quando si è calmata cerco di spiegarle con calma le mie ragioni. La porto a letto. Lei mi chiede il cartone promesso. Io le spiego che l’avevo promesso prima che lei facesse varie cose non piacevoli e che dunque per oggi le voglio tanto bene, ma del cartone aggiuntivo se ne fa a meno. E’ dispiaciuta, ma non insiste. Alla fine si addormenta, ma nel sonno è ancora scossa da singulti e tremori vari. E io sono qui a chiedermi: ho fatto bene? Come potevo fare meglio? Ho alzato la voce davvero solo un attimo, più autocontrollo di così non credo di essere in grado di averne. Ma perché è così difficile? Sono esausta anche io.
Chiara, certo che hai fatto bene: l’accesso di rabbia doveva essere contenuto. Non puoi mica farle distruggere il computer! E mi sembra anche giusto che la promessa fatta prima non valesse più dopo: le condizioni erano cambiate, è una cosa che può capire anche lei.
E comunque aver alzato la voce solo un attimo davanti ad una bimba che ti prende a calci il computer… beh! Complimenti per il self control!
Stamattina ho dovuto chiedere l’intervento del padre, perché si ponevano le stesse premesse di ieri. Lui, smadonnando (o forse no, dato che è musulmano. insomma, l’equivamente), si è alzato e l’ha distratta, rendendola collaborativa. Ovviamente non si è risparmiato la finissima interpretazione pedagogica: “Certo, se tua madre ti fa vedere sempre cartoni animati, ci credo che ti comporti così”. A questo punto ho fatto appello a tutto il mio self control (non esattamente proverbiale) e me ne sono andata al lavoro. Ora però la tua socia Serena mi chiederebbe: “A quale dei bisogni della bambina non stai rispondendo adeguatamente?”. Sinceramente? Boh!
E no Chiara, io non ti chiederei niente. Stai facendo tutto benissimo da sola!
Secondo me ti sei comportata egregiamente. Al limite non avrei nemmeno mediato la prima volta, promettendole il secondo dopo il pigiama, e mi arrabbio sempre con mio marito che secondo me è troppo permissivo. Ma lo so che sono troppo rigida e sto cercando di ammorbidirmi. Però da quello che racconti mi sembra di capire che lei sia alla ricerca della lite, e che quindi la crisi sarebbe scoppiata in ogni caso.
Comunque è giusto porti queste domande, e chiederti se c’è un bisogno a cui non stai rispondendo, ma non esagerare, a volte è una fase difficile che non ha nulla a che fare con te. Tieni gli occhi aperti per capire se c’è qualcosa che la preoccupa. Chiedi cosa succede all’asilo, magari ha un fattore di stress li, mica deve essere chissà cosa, basta che la sua amichetta del cuore sta male e non c’è, e lei si trova spaesata, o robba così.
Comunque nel gestire la crisi sei stata bravissima. A riuscirci io a farlo così bene!
Ragazze, non a caso siete il mio sito preferito…. Grazie del conforto!
Ebbene sì, arieccomi di nuovo a “spulciarvi come un manuale” esattamente come Chiara. Perché il periodo è davvero difficile per la Bubi. Crisi di stanchezza. Crisi di gelosia. Crisi per crisi. Fatto sta che stiamo combattendo con attacchi d’ira di dimensioni cosmiche, robe che non avevamo mai visto nemmeno nella fase acuta della gelosia per la nascita del fratello.
Scena di stamattina. Ore 6.45. “Mamma mamma mammaaaaammmaaaaa!” (decibel acutissimi, mentre il fratellino dorme serenamente in camera sua). “Dimmi amore” (arrivo io mezza nuda che mi stavo vestendo per andare in ufficio). “E’ giorno?” “Sì, tesoro, è mattino” Sblam, una sberla. E via ad urlare. E’ andata avanti 20 minuti. Con urla da indemoniata. Provo a parlarle con dolcezza. A “contenerla” fisicamente, come qualche pazzo mi ha consigliato di fare (francamente assurdo). Mi viene da urlare o da prenderla a sberle, ma ovviamente mi contengo. Continuo a parlare, cerco di farle bere un po’ d’acqua. Niente da fare. La crisi deve fare il suo corso. Non meno di 20-30 minuti. E poi torna dolce come il miele. Riflettiamo su quello che è successo (stamattina per es. era solo che voleva ancora dormire). Mi promette che non lo farà più.
Ma le crisi tornano sempre. Per i motivi più banali. Perché non vuole andare a letto (lei non vuole mai andare a letto). Perché non vuole fare la doccia. Perché non vuole alzarsi la mattina.
Ho i vicini che si sono già lamentati. Una stronza (scusate lo sfogo) con tono di sfottò un giorno mi ha anche detto: “Signora, l’altro giorno stavo per chiamare la polizia!”.
Ho letto tutto sul capriccio emotivo, sul time-out, ma non riesco a capire cosa le sta succedendo. Mi sembra abbastanza grande ormai per controllare un po’ di più le emozioni (3 anni)… o no?
Giulia, il “contenimento fisico” non è poi tanto una follia. Ieri eravamo ai limiti della tensione (il Piccolo Jedi, da quando è tornato a scuola dopo un mese abbondante tra piede ingessato e vacanze di natale, ha sviluppato un senso di panico ogni volta che deve iniziare a fare i compiti, che si esprime con scene apocalittiche che ve le registrerei solo per consolarvi…) e mentre si sbracciava, gridava, scalciava, per un momento mi è passata quella rabbia per la quale veramente l’istinto ti farebbe mollare uno sganassone ed invece l’ho abbracciato stretto e gli ho dato dei baci.
Mi è costato uno sforzo enorme, ma in quel modo l’ho fermato fisicamente, con un gesto tanto sorprendente (per il momento, in cui forse si aspettava di farmi perdere le staffe) che mi si è sciolto tra le braccia come burro.
E stiamo parlando di 7 anni, non di 3.
Se la Bubi potesse comportarsi diversamente, lo farebbe. In quel momento non può. Impedirle, anche fisicamente, di esprimere in modo tanto plateale la rabbia, può aiutarla a farla svanire prima. Ovviamente il contenimento deve essere un po’ “mascherato”…
Per la tua vicina di casa non esiste altra definizione di quella usata da te.
Silvia, il mio risultato con il contenimento fisico della Bubi (ovviamente riempiendola di baci e carezze) è stato… una caterva di lividi! Mi ha menata! Non serviva a niente, credimi, e in più urlava “lasciami, lasciami” (dando ancora più ragione alla str. della vicina convinta che la stiamo seviziando)
Ecco, perfetto…. Serenaaaaaaaa! Pensaci tu a consigliare Giulia!
Giulia ti capisco benissimo perché il contenimento fisico con il Vikingo è sempre stato un fallimento (e intorno ai 3 anni erano crisi continue). Premesso che le crisi di rabbia ce l’ha ancora, ma sono evolute con lui, nei tempi e nell’intensità, provo a dirti cosa facevo/faccio io.
Vista l’impossibilità di abbracciarlo e coccolarlo per calmarlo, continuo a parlargli con voce ferma ma tranquilla, ad esempio: “vedo che ti sei arrabbiato molto. Stai urlando e questo non va bene perché mi fa male alle orecchie ( In realtà perché sennò la vicina chiama la polizia, ma è meglio dire una bugia a volte) C’è qualcosa che posso fare per aiutarti a calmarti? Non puoi urlare, però se hai bisogno di sfogare la rabbia puoi provare a…saltare sul divano (?)” insomma mostra empatia, mantieni la calma, spiegale cosa le sta succedendo e trovale una strada alternativa per sfogare la rabbia che va bene ad entrambe. Questo per le emergenze.
Poi bisogna cercare di capire cosa sta succedendo, ma è difficile che lei a 3 anni riesca a farlo. Per non sbagliare però io partirei senza ombra di dubbio con il gioco speciale. Leggi questo http://genitoricrescono.com/play-therapy-applicata-vikingo/ se non sai di cosa sto parlando, perché dalla tua descrizione ho come un deja-vue
Giulia, ti capisco tanto! Il contenimento non è una teoria sbagliata,ma come tutti i metodi va usata col bimbo giusto. Io ho una figlia (5 anni) che non sopporta le coccole, se fa altro, se vuole stare con me, se è arrabbiata, ti scansa e le dai fastidio. Le coccole, il contatto, lo vuole solo dopo una crisi, quando è sfiancata, svuotata, stanca, allora mi cerca e si fa abbracciare. Fine, punto. E pace…
Con lei il contenimento fisico era letteralmente una violenza aggiunta alla rabbia. Con lei ha funzionato solo il “tesoro, mamma è qui, ora sei arrabbiata, va bene, quando stai meglio e riesci a parlare, io sono nell’altra stanza”. A volte mi seguiva, a volte niente, urlava, poi passava. Prima ancora addirittura sbatteva la testa in terra, forte, tanto che la portavo sul lettone e la lasciavo lì. Poi a volte era lei a venire da me, a volte io ad andare da lei, ma solo quando la crisi era passata, quando si stava già mettendo a fare altro, perché mi bastava arrivare un secondo prima e ricominciava tutto daccapo.
Ecco, un metodo non c’è. Non è strano o problematico come comportamento a 3 anni. Se ti rassicura, pensa che passerà. Quel che ho provato io è che meno peso dai alla cosa, meno dura. Dille solo che ci sei, ma non lì perché in quel momento lei non sta bene con te, che può sfogarsi poi quando è passata tu sei pronta. E lasciala stare, quando e dove possibile. Urlerà, si dimenerà, sbatterà, ne ha bisogno, all’inizio lo trovavo straziante, mi sembrava di abbandonarla, e invece è proprio lo sfogo che toglie il peso di sentimenti che non sanno gestire. POi quando è passata, e passa (all’inizio ci va di più) allora se è il caso potete parlarne, se non è importante lasciar correre (a volte è meglio lasciar correre, invece di dare un peso a ogni reazione). Ma appunto, per me era possibile solo quando era tutto finito. Quando iniziava, come se niente fosse successo, a fare un altro gioco, e me la trovavo tranquilla a fare altro. O quando lei arrivava singhiozzando a braccia lunghe, allora un grande abbraccio, tanti baci, un libro, e un’altra era passata. Pronti per la prossima…
@ Serena: carissima, li ho altro che spulciati i tuoi post sulle fasi della gelosia (leggi se vuoi sul blog le varie fasi della Bubi: http://scusatesesonmamma.wordpress.com/tag/gelosia/), non ti fischiavano le orecchie intorno ad aprile/maggio/giugno? ti pensavo spesso, giuro! Ma pensavo che il peggio fosse ormai passato… illusa? terrò gli occhi aperti.
@ Daniela: penso anch’io che con lei il metodo migliore sia lasciarla un po’ sola. Il problema è quando le crisi scoppiano in piena notte oppure quando suo fratello si è appena addormentato. In quel caso lasciarla semplicemente sfogare senza intervenire è impossibile. Come fate voi mamme con più di un figlio? al Bubino vengono le crisi di panico!!
di solito scrivo poco su genitoricrescono perchè ho vissuto negli USA fino ai miei 36 anni. ho 47 primavere, come mio marito e 4 figli over-18 con cui ovviamente non si pongono problemi disciplinari ormai da un decennio.
cara Serena, se scrivo qua non è perchè io abbia da criticare il tu articolo, ma solo per dire che conosco queste strategie da molto prima di te, perchè negli USA la teoria pedagogica letteraria è, ed è sempre stata, più avanti anche di quella scandinava sulla quale si forma la tua mentalità, e ciò che hai scritto lo avevo già letto tante volte una ventina di anni fa.
è valido ciò che hai scritto? sì e no, ma anche più no che sì con la maggior parte dei bambini. dipende infatti ben di più dalla natura del figlio piuttosto che dall’abilità educativa del genitore.
con la personalità dei miei figli (4 maschi) la punizione era proprio necessaria e non poteva che essere di tipi “costrittivo”, quasi mai “riparatorio”. le “riparazioni” a casa mia erano più che altro intese come semplici doveri.
la questione degli equilibri è ben un’altra. dipende dai figli, sono loro che determinano le direzioni che tu addotti, e a casa mia vi era certamente molta CNV come viceversa non mancava un certa PN.
io da piccola non sono mai stata punita, perchè ero una bambina tranquilla che stava alle regole e, se capitava che tirassi un po’ troppo la corda, bastava uno sguardo dei miei genitori. mio fratello era il contrario di me: lui non riparava un bel niente, e a volte bisognava proprio sculacciarlo.
quando divenni mamma volevo essere brava con i miei figli come la mia era stata brava con me, cercavo di educare i miei figli con il dialogo e l’esempio, le ricompense, incentivi positivi, riparazioni in luogo delle punizioni. ma i miei figli erano come mio fratello.
mi resi conto che la mia era stata una ‘brava’ mamma più che altro perchè io ero una brava bambina, e non viceversa.
solo per farti capire come mi formavo dai primi anni ’90 tieni conto che la lettera pubblicata in internet, dove tuttora si trova alla pagina web: http://www.llli.org/lang/ital/italnbmarapr96.html fui io a scriverla alla Toddler Tips. noterai che le risposte delle scriventi del New Beginnings era già all’avanguardia all’epoca…
nel frattempo studiavo psicologia all’università.
ciao,
Francy
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Siamo Serena e Silvia. Due conoscenti, che sono diventate amiche dopo aver scoperto di essere entrambe mamme di figli altamente energetici, che hanno travolto le nostre vite come un ciclone, e che pochi esiterebbero a definire iperattivi. Noi preferiamo il termine amplificati. [continua a leggere]go social! seguici
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