Il mio primo colpo della strega

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Andrea aveva circa tre mesi e avevo appena finito di allattarlo, seduta comoda sul divano. Mi ero alzata con lui in braccio, senza neanche poggiarmi, solo con una spinta di reni, tanto era un fuscello di pochi chili e… STRACK! Un dolore improvviso e lancinante alla schiena, in zona lombare. Rimasi letteralmente piegata in avanti, senza possibilità di raddrizzarmi: la schiena, semplicemente, non rispondeva ad alcun comando. Ero sola in casa, immobile e dolorante, con un bambino di tre mesi in braccio (fortunatamente piuttosto tranquillo perché sazio): l’unica via d’uscita fu poggiarlo delicatamente sul tappeto (con una sua certa soddisfazione, vista tutta quella libertà) e mettermi, piano piano, in ginocchio. Per fortuna il cordless non era lontano e, un passino alla volta, sulle ginocchia, riuscii a chiamare mia madre che era nelle vicinanze.
Questo è stato il mio primo colpo della strega con neonato!
Se ci fosse stata qualche circostanza diversa (nessuno che poteva arrivare in tempi brevi, o la caduta dalle braccia del bambino), la situazione poteva essere ben più critica. In quel caso si risolse solo con tre o quattro giorni di riposo e la necessaria assistenza di un’altra persona per accudire il piccolo.

Successivamente, nel tempo, più volte i dolori muscolo-scheletrici hanno intrecciato la mia vita di genitore e di lavoratrice. I fattori di rischio li ho tutti: vita troppo sedentaria, troppe ore seduta in posizioni spesso scorrette, eccesso di peso, una certa antipatia per il caldo umido che mi porta ad abusare dell’aria condizionata. Un giorno avverto un po’ di mal di schiena, un altro un dolore alla cervicale, un altro ancora quel piccolo schiacciamento della colonna, regalo di troppi anni in motorino sulle buche di Roma, che si fa sentire sopra l’anca. I dolori muscolari, anche quando si sopportano, rendono decisamente peggiori le giornate.

Quando poi un’altra circostanza ha incrociato la mia vita, ho capito davvero a fondo cosa significhi avere un dolore articolare permanente: qualche anno fa mi è stata diagnosticata un’artrite reumatoide psoriasica. Pur essendo del tutto diversa dai comuni dolori muscolo-scheletrici l’origine di questa patologia, che è una malattia autoimmune cronica, il sintomo più rilevante è la presenza costante di dolori articolari. Fino all’individuazione della giusta terapia, ho convissuto con il dolore a mani, polsi, caviglie e piedi, praticamente costante.
Vi assicuro che l’impatto sulla vita quotidiana è notevole: non solo si fa molta fatica a lavorare e svolgere le attività quotidiane, ma anche le attività ricreative perdono la loro piacevolezza. Anche giocare con un figlio diventa un peso.

Da questo momento ho capito che, convivere con un dolore costante, qualsiasi ne sia l’origine, ha un impatto decisivo anche sull’umore, sulla personalità e sulle proprie scelte. E’ molto facile rinunciare ad occasioni, oppure essere irritabili, o isolarsi. Il dolore non è solo un fastidio da superare, se non ti lascia un attimo e ti accompagna in ogni momento, e probabilmente la sopportazione rassegnata non è sempre una scelta encomiabile: se c’è un modo per liberarsi del dolore, è giusto approfittarne, perché una buona qualità della nostra vita è quanto di più prezioso possiamo raggiungere.

Per questo motivo mi interessa personalmente la campagna di informazione “Fermi mai! Via libera al movimento” di GSK Consumer Healthcare, che ha promosso una ricerca su scala internazionale del Global Pain Index, per identificare le caratteristiche e l’impatto del dolore muscolo-scheletrico sulla popolazione mondiale.
Rispetto alla media globale, gli italiani sono tra coloro che riconoscono maggiormente l’impatto negativo del dolore muscolo-scheletrico sulla qualità di vita: ne sono consapevoli oltre l’82% dei cittadini, mentre nel mondo la percentuale si attesta al 69%. Eppure 4 nostri connazionali su 10 soffrono in silenzio e non parlano del loro dolore. Lo viviamo come un sintomo di vecchiaia o di inefficienza fisica? Siamo stakanovisti e presenzialisti al lavoro e non vogliamo (o possiamo) fermarci neanche un giorno? Abbiamo forse dei pessimi servizi alle famiglie che non consentono ai genitori di delegare qualche compito di cura? Secondo me tutti questi fattori contribuiscono alla nostra sopportazione dei dolori muscolo-scheletrici come mali necessari.
Eppure, pur sopportando in molti, i lavoratori italiani hanno preso in media 3,3 giorni di malattia a causa del dolore muscolo-scheletrico, con un impatto economico stimato pari a 7,9 miliardi di euro.
Oltre all’impatto a livello economico nazionale, il dolore influisce negativamente sulla vita dei singoli: i risultati della ricerca mostrano che il dolore cambia la percezione che si ha di se stessi, soprattutto nelle donne, che portano ancora il peso di stereotipi fisici: oltre la metà delle italiane che soffrono di dolori muscolo-scheletrici si sentono più anziane rispetto alla loro età (59% vs 48% degli uomini) e non si sentono attraenti (54% vs 39% degli uomini). Ci sarebbe da riflettere sui motivi di questi risultati e su quanto le donne si sentano incatenate a un modello di necessaria gioventù e bellezza, ma di certo, se le nostre connazionali hanno dato risposte in questo senso, il disagio, che non è legato solo al dolore, ma anche agli stereotipi di genere, c’è. Non solo, per gli italiani gli effetti negativi del dolore peggiorano quando si diventa genitori: sei connazionali su dieci (63%) pensano che potrebbero essere genitori migliori se non fossero affetti da dolore, una percentuale superiore rispetto alla media globale (54%). Anche io l’ho pensato più volte, quando mi costava davvero tanto sedermi per terra e giocare con mio figlio: l’ho vissuto con un senso di colpa.
Per questo, trovo i risultati della ricerca interessantissimi e pieni di spunti, anche sociali, su cui riflettere.

La campagna informativa, che da settembre GSK Consumer Healthcare porta in molte farmacie italiane ha lo scopo di promuovere quegli stili di vita che prevengono le cause del dolore muscolo-scheletrico e una cultura della diagnosi da parte degli esperti, che non si limiti al dolore, che è un campanello d’allarme, ma che affronti le cause.
Una vita più attiva è sempre alla base della buona salute e lo è soprattutto per la prevenzione dei sintomi dolorosi. Troppo spesso, anche se ci muoviamo, “ci muoviamo male”: postura sbagliata, prestazioni eccessive per le nostre capacità, sottovalutazione dei tempi di ripresa. Il dolore è un campanello d’allarme che ci invia il nostro corpo: dobbiamo ascoltarlo per imparare a conoscerlo e dobbiamo farci aiutare da esperti a individuare le sue cause, prima che un dolore acuto diventi cronico.
Difendere e migliorare la qualità della nostra salute è anche un modo per non pesare sui familiari e sulle persone che ci stanno vicine, per preservare la qualità della vita, nostra e loro.

Informatevi sul sito Fermi mai! Via libera al movimento e fermatevi nelle farmacie che aderiscono a questa campagna educativa.

Post in collaborazione con GSK Consumer Healthcare
NETIQUETTE: questo post aderisce alla social media policy della campagna di informazione “Fermi mai! Via libera al movimento”, promossa da GSK Consumer Healthcare. Tutti i dettagli a questo link: https://www.vialiberaalmovimento.it/legal/social-policy.html
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