Primi assaggi di autonomia

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ragazziniL’estate sembra essere il momento migliore per allargare un po’ le maglie del controllo genitoriale e concedere qualche assaggio di autonomia in più.
E’ vero a qualsiasi età e riguarda anche piccole cose: quando si mangia all’aperto ci si preoccupa meno del cibo che vola ovunque ed è più facile lasciare che un duenne se la sbrighi da solo col suo pranzo. O magari è il momento migliore per scendere dal seggiolino della bici di papà e provare a seguire i grandi con la propria bicicletta.

Però c’è una vera età critica per le autonomie, quella che segna il momento in cui gli spazi senza genitori si moltiplicheranno sempre più.
A noi è capitata alle soglie dei 10 anni.

Questa estate avevamo deciso di provare ad “allentare un po’ la corda”, grazie al mese di permanenza nel solito paesino al mare. Il posto è ideale: più che un paese, un agglomerato di case lungo una strada principale, percorsa da molte biciclette, in cui ci si conosce un po’ tutti almeno di vista e quindi si attua, istintivamente, un controllo diffuso e reciproco sui numerosissimi bambini e ragazzi di tutte le età.
Quindi piano piano abbiamo permesso al Piccolo Jedi di andare in spiaggia da solo in bici, di rientrare a casa un po’ dopo di noi, di passare la mattinata con i suoi amici senza controllo a vista.
Piccole cose, ma con un impatto notevole (soprattutto su noi genitori).

Prima di tutto: REGOLE!

1) Se dici di essere in un posto, devi essere in quel posto. Non in un posto vicino, o in-un-altro-posto-ma-solo-per-5-minuti. Se ti vengo a cercare lì dove hai detto di essere, devo trovarti.

2) L’ora è una convenzione mondiale, non un’opinione. A casa alle otto vuol dire a casa alle 20:00, non in un arco temporale più vasto che comprenda anche le otto. Per questo motivo è necessario un orologio: comodo, leggero, robusto e resistente all’acqua (nessuna scusa per toglierlo).

3) Se giri in bicicletta (ma anche a piedi) da solo devi rispettare le regole di circolazione stradale: devi sapere cosa è uno stop, un senso unico, un’area pedonale, ecc. E possibilmente conoscere i segnali stradali principali. Devi pedalare tenendo la destra e non correre. (Le piste ciclabili qui sono ancora un sogno irrealizzato!).

4) Non si accettano estemporanei inviti in luoghi isolati, men che meno a casa altrui se non sono avvisati mamma e papà (che ovviamente daranno l’ok solo in caso di persone conosciute). Se in un gruppo di bambini che giocano o scambiano carte (le famigerate carte Yu-gi-oh!) si presenta un adulto e partecipa ai giochi pur non essendo il genitore di nessuno dei bambini, meglio comunicarlo a mamma o papà (senza diffondere un clima di allarme, solo indicando come necessario riferire ogni situazione strana, anomala, incomprensibile).

Ecco qui, si potrebbe andare oltre, ma meglio individuare poche regole essenziali. Del resto la mente svagata di un quasi decenne non credo possa ritenerne più di 4 contemporaneamente.

Il rispetto delle regole è andato benissimo, segno evidente che a questa piccola autonomia ci teneva e che deve essersi concentrato parecchio per non perderla.
Anche i risvolti sulla crescita sono stati considerevoli.

Prima di tutto il rapporto con i suoi amichetti è stato meno mediato dai rapporti tra le famiglie. Ha frequentato bambini di cui non conoscevamo personalmente i genitori, quindi la relazione era costruita e mantenuta in prima persona, senza il nostro intervento. Così come la gestione dei piccoli conflitti: non si può più litigare e aspettare che gli adulti intervengano, bisogna cavarsela da soli, possibilmente non compromettendo un rapporto che può costare il rapporto con tutto il gruppo.
Insomma, gli equilibri diventano più delicati e si impara a discutere, a non venire alle mani, magari a litigare a parole e anche a intromettersi tra due amici che litigano per calmare gli animi.

Riuscire a mantenere questi spazi di autonomia, grazie al rispetto delle regole e a un comportamento adeguato, ha fatto sicuramente bene alla sua autostima e alla sua sicurezza. Infatti ho visto scomparire molta della sua timidezza nell’approccio con coetanei e adulti: all’inizio dell’estate era in crisi “non mi farò mai degli amici, nessuno vorrà essere mio amico” e alla fine ci siamo ritrovati a non vederlo per intere mattinate e pomeriggi e a rispondere a bambini sconosciuti che ci venivano a chiedere dove potevano trovarlo!

E noi genitori?
Ecco… dopo aver sognato figli che non devono essere intrattenuti e tenuti d’occhio h24, quando il sogno si realizza, bisogna anche farci i conti!
Se avete figli più piccoli, pensate di porvi per la prima volta questa banalissima domanda: “ma quando torna a casa, che la cena è quasi pronta?!“. E se li avete più grandi, vi ricordate la prima volta che ve la siete posta?
Strano, eh!

La “sindrome del nido vuoto” inizia a piccoli passi! Ci si ritrova in vacanza con del tempo a disposizione. Capito? Tempo! La risorsa primaria del genitore! Quello che serve per leggere, prendere il sole, farvi una passeggiata con il partner, anche parlarci un po’ senza intromissioni! Bisogna anche essere pronti a riempirlo questo tempo.

Ho l’impressione che non ce la siamo cavata malissimo… ma (per fortuna) al rientro in città questi spazi di autonomia dovranno per forza ridimensionarsi molto! Diciamo che sono state delle prove generali, per adesso ben riuscite.
Per i prossimi passi procederemo piano, piano, valutando di volta in volta luoghi, modi e tempi

E voi, quando e come avete lasciato più libertà e autonomia ai vostri figli?

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5 COMMENTI

  1. Ha tre anni, qualche volta mi avventuro a lasciarla da sola nel giardino davanti a casa con la regola che non si deve spostare da lì finché non sono andata al 3° piano a cercare quello che ci serviva. Oppure al contrario lasciarla a casa il tempo che porto giù la spazzatura. La prima volta col cuore in gola, adesso sto prendendo coraggio. Finora è successo solo che la sedia sdraio si è afflosciata sotto il suo peso… ma non si è mossa da lì !

  2. A noi è successo quest’anno, subito dopo aver compiuto i suoi primi 8 anni.
    La figlia della vicina di casa è un filo più grande di lei (13 anni) e spesso si ritrovano a stare insieme nelle rispettive case.
    Un giorno la tipa ci ha chiesto il permesso di portare Sara con lei a fare una commissione per la mamma.
    Dovevano prendere il bus, andare al supermercato e tornare col bus.
    Io e mio marito (soprattutto lui, che è il più apprensivo tra i due) ci abbiamo pensato un po’.
    Poi le abbiamo dato il permesso (ovviamente la tipa ci ha dato il suo numero di cellulare e mio marito l’avrà chiamata, nella mezz’ora che è durata la cosa, almeno 20 volte…).
    Ora escono spesso, anche per andare insieme al parco (con altre amiche coetanee della tredicenne e le sorelle minori più o meno coetanee di Sara).
    La regola, anche nel nostro caso è: se fai tardi perchè che ne so, il bus non passa, chiama. Se per caso torni prima e vuoi andare a casa della tua amica al piano di sopra prima passa da noi e avvisa che sei tornata. E quando esci con altre persone che non conosco le voglio prima vedere.
    Diciamo che siamo mediamente preoccupati ma pensavamo fosse peggiore la sensazione.

  3. Io ho un quasi treenne e ancora posso fare il genitore despota e maniaco del controllo! 😀 diciamo che il massimo dell’autonomia provato quest’estate è lasciarlo giocare con gli amichetti sotto il controllo dei genitori altrui e non nostro oppure (ed è stato un grande passo!) mandarlo al mare solo coi nonni!!
    Ancora – per un po’ – posso dormire sonni tranquilli… 🙂

  4. À tre anni e mezzo poteva andare da solo nel giardino dietro casa purchè stesse attento alla ciclabile che la costeggiava. Gli mettevo UNO sgabello davanti alla porta per arrivare al campanello quando si stufava ( ogni 5 minuti). Suo fratellO solo un anno dopo e prima è andato in un altro giardino senza dirlo perchè lì abitava l’amichetta, poi si è infilato in una barca nel canale, insomma abbiamo aspettato altri 4 anni

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