Prima che diventi vamping, addiction e social creeping

Chi viene ospitato a casa mia per più di un giorno, e magari dopo la cena, il caffè e le chiacchiere si butta a letto a scorrere le notifiche di Facebook prima di dormire, si accorge subito che da noi, tutti i dispositivi ad eccezione del mio smartphone e dal mio Mac, alle 9 in punto vengono “buttati fuori” dalla rete domestica wifi.

Lo sanno bene le amiche delle bimbe, che ormai accettano senza drammi le brusche interruzioni delle chat su WhatAspp.

Il blocco del wifi, che per le mie figlie significa blocco totale delle comunicazioni, visto che non dispongono di credito telefonico, serve per evitare il “vamping“, una pratica (pare) molto in voga tra i ragazzi che consiste nell’utilizzo intenso dei social e di internet anche durante le ore notturne. Che si traduce in stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e di attenzione nelle ore diurne.

Foto Mikaela Shannon utilizzata con licenza CC

I ragazzi con i social (e per social intendo tutti gli ambienti online dove si incontrano con i gruppi di pari e quindi, a tutti gli effetti, anche WhatsApp che tecnicamente non è definito social media ma sistema di Instant Messaging), sono un po’ come i gattini con i croccantini: finché gliene dai, ne consumano.  E possono diventarne dipendenti, dove per dipendenza non intendo quel termine che continuamente scomodiamo a sproposito (“ahaha, sono dipendente dalla Nutella”), ma un disturbo psichiatrico con conseguenze molto serie. In Italia, vi sono ambulatori per la cura della dipendenza da internet dal 2008.

Secondo il libro Nuovi adolescenti, nuovi disagi (di U. Mariani e R. Schiralli), la dipendenza da internet ha manifestazioni simili alla dipendenza dalle droghe o dal gioco d’azzardo “con la differenza che con le sostanze, gli incidenti di percorso, di salute e legali, rappresentano la norma. Davanti al video tutto è silenzioso”.

Di fronte al video, si può diventare dipendenti dalla tanta pornografia facilmente fruibile, dal gaming, dallo shopping compulsivo; si può anche finire facilmente nel “social creeping” che è la consultazione ossessiva dei profili altrui, ad esempio l’ex ragazz*, l’ex amic*, l’idolo di turno, la nemica.

Secondo Mariani e Schiralli si ha dipendenza quando si riscontrano sintomi come dominanza (internet domina i pensieri del soggetto); sbalzi d’umore (come ansia quando non si è in rete e rilassatezza quando lo si è); astinenza (malessere quando si interrompe l’attività, per esempio quando lo smartphone è scarico); ricaduta (tendenza a ricominciare l’attività dopo che la si è interrotta).
Le conseguenze sono alienazione, difficoltà relazionali, peggioramento a scuola quando i compiti vengono eseguiti con continue distrazioni e la deprivazione del sonno è frequente, insomma il malfunzionamento degli altri ambiti della vita.

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È per cercare di prevenire vamping e dipendenza che il mio wifi butta tutti fuori alle 21. È per questo che chiunque usa il mio Mac, dopo due ore, se non vuole che si spenga tutto, deve inserire una password.

Senza arrivare al disturbo psichiatrico, il bisogno delle mie figlie di condividere ogni attimo, ogni scoperta con le amiche, e di essere parte di un gruppo, non è certo diverso da quello che provavamo noi alla loro età.
Con la differenza che noi (o almeno, io, e suppongo anche molti di voi) ci dovevamo sudare il permesso di uscire: prima abbiamo ottenuto il permesso di uscire il pomeriggio dopo i compiti, poi la sera fino alle 10, poi fino a mezzanotte. E forse anche a voi hanno detto: sì, puoi andare in centro ma non devi frequentare quel bar / quella sala giochi.
Invece i nostri figli hanno certamente delle limitazioni sulle uscite, ma quando sono nella loro stanzetta possono frequentare chiunque e andare ovunque. Per tutto il tempo che vogliono. E a volte finiscono per non staccarsi più dallo smartphone, neanche per dormire. Non so se sia più pericoloso stare su Snapchat che andarsene in giro per Rimini, ma non intendo rischiare, laddove posso intervenire preventivamente senza danneggiare nessuno.

Se non avete ancora inserito blocchi ai dispositivi dei vostri figli e a quelli comuni, vi consiglio di attivare il parental control, e se il solo pensiero di cercare le impostazioni del vostro pc o del vostro router vi fa ricordare tutti i vostri impegni da qui a Natale, fatevi aiutare da qualcuno.
Tenete presente che i ragazzi sono più tecnologici di noi: mia figlia Carolina aveva denominato il suo Nokia “LG Spirit” come il mio, di modo che io, vedendolo da remoto, tra i dispositivi connessi, lo abilitassi alla navigazione illimitata. L’ho beccata perché riguardando meglio, il suo device si chiamava “LG Sprint”: si era sbagliata a digitare.

Anche nei casi in cui la scuola permette di portare lo smartphone, forse questo potrebbe essere lasciato a casa. Certo, potrebbe capitare un ritardo, o un imprevisto per cui io potrei non essere avvisata per tempo. Ma non capita quasi mai. In genere cerchiamo di accordarci quando siamo fisicamente assieme, e a non demandare l’organizzazione a più tardi. In caso di cambi di programma improvvisi, le ragazze hanno sempre trovato qualcuno che permettesse loro di fare una chiamata o di mandarmi un messaggio per essere immediatamente richiamate. Non escono mai da sole.

Nonostante la mia vita sociale e sopratutto professionale, debba molto ai social, quando ho visto l’effetto che questo mondo virtuale e iperconnesso faceva alle mie ragazze, ho deciso di tornare a incoraggiare mezzi tradizionali, ad esempio leggiamo ancora i libri su carta per stare lontani dalla connessione forzata.
E sto valutando di staccare il wifi anche per me, alle 21. Che anche noi adulti siamo un po’ come i gattini con i croccantini.

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2 COMMENTI

  1. Ciao!
    La verità è che spegnere i telefoni e lasciarli in cucina sarebbe ottimo, ma io sono una persona molto distratta e loro trovano sempre il modo di fregarmi. Siccome non mi piace fare il carabiniere domestico, ho staccato il wifi e non mi devo più porre il problema. 😛

  2. Io e mio marito ci siamo messi la regola: niente telefonino nel letto, quindi se si vuole stare un po’ sul cellulare prima di andare a dormire lo si fa nel divano. Sembra una cazzata, ma sta cosa ha limitato notevolmente l’utilizzo serale del telefonino, visto che noi ci stendiamo molto più volentieri nel letto a vedere qualche film o a leggere (però sul kindle…una comodità assurda, in termini di spazio liberato dai libri e viaggiando) e poi di certo non ci si alza per andare a chattare!
    Per quanto riguarda i ragazzi non sarebbe più facile far spegnere il telefonino prima di andare a dormire e metterlo in un posto che non sia la camera? Che ne so, tipo la cucina. Io credo che farò un “angolo cellulari” dove metterli la notte e mentre si mangia.
    Ma da qui a quando avranno il cellualre i miei, chissà quanti cambiamenti!

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