Preparare il primogenito al parto (quando i nonni sono a 3000km di distanza)

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Serena: “senti dobbiamo parlare per decidere una strategia”
GG: “che strategia?”
Serena: “ormai mancano poche settimane e mi chiedevo se forse non dovremmo preparare il Vikingo all’evento.”
GG: “Ok”
Serena: “Voglio dire, che facciamo gli diciamo che potrebbe succedere anche nel mezzo della notte?”
GG: “boh, forse si è meglio dirglielo.”
Serena: “Si ma se noi gli diciamo che potrebbe succedere di notte, magari inizia a svegliarsi in continuazione preoccupato di non trovarci. Ho letto di una bambina che non voleva più addormentarsi per paura che i genitori andassero via.”
GG: “e allora non glielo diciamo”
Serena: “Si, però se avviene nel mezzo della notte, lo svegliamo e gli spieghiamo tutto. Cioè non possiamo andarcene alla chetichella”
GG: “E perchè no?”
Serena: “Povero! Potrebbe sentirsi abbandonato! E poi pensa se noi ce ne andiamo in ospedale alle 11 di sera. Con la fortuna che abbiamo si sveglia dopo mezzora, e allora tua madre che fa? Passeranno una notte d’inferno”
GG: “Ok, allora lo svegliamo prima di andare via e gli diciamo tutto. Tanto passeranno una notte d’inferno lo stesso.”
Serena: “E se succede prima dell’arrivo di tua madre?”
GG: “quello si che è un problema! Lo portiamo con noi?”
Serena: “Ma no, non si può. Se è notte chiamiamo P. e le diciamo di venire. Se è di giorno possiamo chiedere a M., così magari se lo porta a casa sua, e lui si distrae giocando con L.”
GG: “Ok, va bene. Non c’è altra soluzione. Ma comunque forse dobbiamo spiegargli che noi andiamo in ospedale e lui no”
Serena: “quello già lo sa, perchè quando gli ho letto la storia di Isak la cui mamma è incinta, e vanno in ospedale, e Isak lo va a prendere il nonno a scuola, mi ha subito chiesto e io?. E così gli ho detto che verrà nonna A. dall’Italia”
GG: “Ma avrà capito? Magari cerchiamo di dirglielo di nuovo”

Più tardi….
Vikingo: “mamma keffai?
Serena: “preparo la valigia con le cose che servono al bebè. Così quando dobbiamo andare in ospedale, è tutto pronto”
Vikingo: “ma non ora!”
Serena: “no, non ora. Mancano ancora un pò di giorni.”
Vikingo: “ppoi mamma e papà vanno ‘spedale. Io sto con Nonna A.”
Serena: “GG! SI RICORDAA!!”

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5 COMMENTI

  1. e si Fabiana, hai ragione. Troppo spesso li sottovalutiamo. Gli spianiamo un’autostrada, quando invece hanno solo bisogno solo del sostegno del nostro dito per trovarsi la strada da soli. Ed è proprio per questo che anche noi genitori abbiamo bisogno di crescere.

  2. Penso che noi sani e maturi genitori del 2000… siamo così attenti alla sensibilità dei nostri figli dal non lasciarli provare a “sentire” liberamente le loro emozioni…e a volte ad avere la presunzione di volergli attenuare tutto.
    Credetemi parlo anche per me!!…a volte dovremmo rilassarci a pensare che sono più svegli di quanto eravamo noi un tempo e probabilmente più complicati ma anche più forti di noi.
    Mia figlia me lo dimostra quotidianamente ed ha solo 19 mesi.
    Serena fa bene a testare il terreno…ma se per il piccolo Vikingo la nascita del fratellino sarà un piccolo trauma..poco di quello che dirà servirà per consolarlo.
    Ma a parte quest’ultima frase condivisibile o meno…ognuno di noi ha vissuto la nascita del proprio fratello come un piccolo e forzato spunto di crescita..e così sarà sempre per ogni piccolo uomo.
    Anche se io francamente neanche ricordo le emozioni che mi hanno causato la nascita dei fratelli..anche se ricordo le mani impigliate di mia sorella appena nata tra i miei capelli (avevo 3 anni), e la manina di mio fratello intorno al mio dito indice (ne avevo 6)..i dolori e le gelosie son venuti dopo….e anche il divertimento!!

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