Portare… un adolescente

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Quando si smette di portare i figli? Quando camminano? Quando sono troppo pesanti? No! Forse quando prendono la patente. Anche gli adolescenti vanno portati.

foto di FaceMePLS utilizzata con licenza Creative Commons
foto di FaceMePLS utilizzata con licenza Creative Commons

I figli, le mamme se li portano appresso.

Dentro la pancia, nella fascia, in braccio, nel passeggino. Il nostro corpo è ostaggio del loro, ci facciamo tirare i peli dell’avambraccio, arrotolare capelli, pizzicare, stropicciare.

Poi i figli crescono e uno pensa: è finita. Sono diventati grandi, possono rubarti gli spiccioli dal portafoglio e il maglione più bello dal tuo guardaroba, ma va bene così. Tutto, purché ci si possa riappropriare del corpo, riprendere la postura eretta e respirare – finalmente. Respirare.

Finché un giorno, tuo figlio ti chiede di accompagnarlo da qualche parte.
Innocua solo in apparenza, questa richiesta sta a significare che non avete smesso di portarvi addosso i figli: avete solo cambiato il mezzo per farlo.
E, da questo momento in poi, non importa quanto siate stati educatori, mentori, cuochi, confessori, cantastorie, insegnanti e coach motivazionali dei vostri figli. D’ora in avanti sarete solo chauffeur.

Quale mamma di tre, il consiglio che mi sento di dare è: non isolatevi, non rimanete soli.
Cercatevi degli alleati, dei genitori compiacenti – e altrettanto in difficoltà – con cui incastrare il puzzle degli impegni pomeridiani con la stessa attenzione con cui si gioca a tetris. Fatevi scivolare di dosso le antipatie, siate strateghi.
E meditate l’acquisto di un’auto più grande, ché da ora in poi la vostra auto verrà colonizzata da frotte di bambini, prima, e di adolescenti, poi.

“Ma non va più di moda il motorino?” ho chiesto esasperata alla sedicenne di mia pertinenza mentre la accompagnavo dal ragazzo.

Perché io sono stata adolescente negli anni Ottanta e ricordo bene come il motorino significasse indipendenza e che il divenirne proprietari non fosse affatto scontato:
prima infatti bisognava i intraprendere una lunga e complessa trattativa che necessitava di doti diplomatiche, resistenza allo stress, management by objectives e definizione delle risorse necessarie all’adempimento della mission.
E magari alla fine i genitori ti dicevano di no.
“Non perché non mi fidi di te, eh. Non mi fido degli altri” si giustificavano loro.

Così, per sfiducia verso gli altri, eravamo costretti a viaggiare in due su un motorino omologato per una sola persona, senza casco e possibilmente contromano, ché si arrivava prima.

“Il motorino non lo vuole più nessuno, fa microcriminalità di Secondigliano” ha risposto tranchant la ragazza “E no, non va più di moda”.

Ho fatto una piccola indagine tra conoscenti e questa pare essere un’opinione condivisa. Peccato, significa che ho davanti almeno due anni di accompagnamenti.

“Non dispiacerti” mi rasserena Cristina “Anche a Milano paiono essere praticamente scomparsi. Però ogni tanto incontro qualche padre nostalgico che minaccia il proprio figlio adolescente: se non la pianti, ti compro il motorino! E quello zitto….”

 

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4 COMMENTI

  1. Il punto, closethedoor, è che sono i sedicenni a non voler circolare col motorino.
    Oh, io la mia l’ho anche minacciata: “Adesso basta, non solo la tua tassista. Ti compro un motorino!”
    Niente. Non lo vogliono
    Prima di scrivere il post ho fatto una piccola indagine tra amici di figli adolescenti: motorino non pervenuto, non voluto, fortissimamente rifiutato. (Però mia figlia è felicissima di stringere tra le mani l’abbonamento ai mezzi pubblici. Valli a capire i ragazzi d’oggi)
    Qui Perugia. Passo la linea a Roma, dove magari la situazione è diversa

  2. Ci credo eh, credo a tutto ormai… ma la santa bicicletta nemmeno? Seriamente il traffico è diventato obiettivamente così pericoloso che non ci si fida a lasciar circolare un 16enne?

    • A Roma non manderei mai un sedicenne in bici, ma neanche un adulto. Mio marito ha provato ad andare a lavoro in bici, ma ha smesso perché ha avuto seriamente paura. Le poche ciclabili, che servono solo alcune zone, sono sporche e semiabbandonate. Purtroppo l’Italia ciclabile è solo quella a nord del Rubicone, temo

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