La Play Therapy: il gioco come comunicazione
Abbiamo conociuto (il dott.) Claudio Mochi al Momcamp di Roma ed il suo intervento ci ha colpito molto. Così, in questo mese dedicato al gioco, gli abbiamo chiesto di scrivere questo articolo per illustrarci cos’è la Play Therapy, della quale si occupa professionalmente con l’APTI – Associazione per la Play Therapy Italia, per farci capire le potenzialità del gioco come linguaggio dei bambini e come chiave per stabilire una comunicazione con loro, anche nelle situazioni più problematiche
INTRODUZIONE ALLA PLAY THERAPY
La Play Therapy è un ampio settore di intervento terapeutico ed educativo che si fonda sul gioco come mezzo per aiutare i propri clienti e gestire e/o risolvere i problemi e raggiungere i propri obiettivi.
Anche se non diffusa in maniera uniforme in tutto il mondo la Play Therapy è comunque una pratica conosciuta ed applicata in molti Paesi, in particolare in Nord America, Nord Europa, Corea del Sud e Giappone.
Il gioco, infatti, è da tempo utilizzato in ambito terapeutico. La prima persona ad utilizzare in maniera formale il gioco associandolo all’interazione verbale fu Hermine von Hug-Helmut, una studentessa di Freud. Hug-Helmut nel 1920 scrisse un articolo nel quale evidenziava come i bambini trovassero sollievo e aiuto non tanto nell’intuizione e apprendimento cosciente quanto nel gioco. Da quel momento in poi il ricorso al gioco nella pratica clinica con i bambini si è enormemente sviluppato. Attualmente esistono una varietà di approcci diversi tra cui la Play Therapy Psicoanalitica, Adleriana, Centrata sul Cliente, Cognitivo-Comportamentale, Ecosistemica, Filial (Genitore-bambino), Prescrittiva, etc. che utilizzano i principi terapeutici del gioco nella pratica clinica non solo con bambini anche al di sotto dei tre anni ma anche con adolescenti ed adulti.
Charles Schaefer, una delle figure di riferimento più importante nella Play Therapy, sostiene che la forza della Play Therapy risiede proprio in questa diversità e che questa sia un riflesso della moltitudine di meccanismi terapeutici di cambiamento inerenti al gioco.
LIVELLI DI PLAY THERAPY
L’aspetto comune a ciascun modello di Play Therapy è quello di utilizzare il gioco più che la parola come principale mezzo di comunicazione. Non tutte le attività ludiche che coinvolgono un adulto e un bambino possono considerarsi Play Therapy, anche se generano comunque effetti positivi.
Si parla di play around quando un adulto gioca semplicemente con uno o più bambini.
Nelle situazioni in cui il gioco è utilizzato come mezzo per favorire la realizzazione di un altro intervento si parla di play work. Un esempio di play work è l’adattamento del gioco a contesti come quelli medici nei quali si utilizzano delle attività ludiche per consentire al bambino di sottoporsi a procedure mediche con minor tensione e sofferenza. Un’attività classica è il gioco in cui il bambino assume il ruolo del dottore e sottopone personale ospedaliero, marionette e bambolotti ad una serie di visite ed interventi medici. Questo gioco non solo diverte e distende il bambino ma gli permette anche di sperimentare un’esperienza di controllo in una situazione in cui di solito non ne ha alcuno.
Diversamente dalle precedenti attività, la Play Therapy si realizza quando il gioco è utilizzato come processo terapeutico, nel senso che attraverso di esso si individuano prima difficoltà e obiettivi e poi si intraprende un processo attraverso il quale il cliente sarà aiutato a superare le proprie difficoltà e raggiungere uno sviluppo più pieno e positivo.
PERCHÉ UTILIZZARE LA PLAY THERAPY?
Il gioco è il linguaggio naturale dell’infanzia ed è anche il mezzo che consente lo sviluppo pieno delle abilità cognitive, motorie, emotive e sociali del bambino oltre ad essere la modalità intuitiva attraverso cui il bambino gestisce e si adatta ai cambiamenti.
Gli approcci basati sul gioco forniscono i seguenti benefici:
• Assicurano sicurezza e controllo.
• Permettono la libera esplorazione di se stessi.
• Promuovono padronanza e capacità nella risoluzione dei problemi.
• Sostengono una moltitudine di processi di sviluppo.
• Favoriscono il sollievo dallo stress.
• Contribuiscono allo sviluppo dei processi di autoregolazione.
• Consentono la costruzione di un attaccamento sicuro e delle relazioni.
Inoltre, rispetto ad un’ampia varietà di problematiche, la Play Therapy rappresenta una scelta ideale in quanto:
• Numerose ricerche ne sostengono l’efficacia sia in relazione ad un’ampia varietà di problemi che nell’acquisizione di comportamenti desiderati e specifiche abilità.
• Si basa su un ampio repertorio di approcci e attività che rendono gli interventi adattabili a contesti (scuola, asili, campi estivi, ospedali, studi privati, etc.) e situazioni diverse (in circostanze ordinarie o in situazioni di emergenza).
• Le attività espresse attraverso il gioco sono sempre appropriate e in sintonia rispetto al livello evolutivo dei clienti.
• Coinvolge e diverte consentendo inoltre di superare resistenze e difese.
CHE COSA SI FA PRATICAMENTE?
Le attività variano molto in base all’impostazione del Play Therapist e come sempre più spesso avviene in base alle esigenze del cliente.
Negli interventi che vengono ricondotti al settore denominato non direttivo, il Play Therapist seleziona con attenzione i giocattoli nella stanza dei giochi per aiutare i bambini ad esprimere una varietà di sentimenti e problemi. Sarà poi il bambino a scegliere quali giocattoli utilizzare ed anche il modo con cui intende giocarvi. Il Play Therapist segue empaticamente l’iniziativa del bambino unendosi a giochi di finzione e immaginazione quando invitato dal bambino e fornisce nei momenti opportuni i limiti per tutelarne l’integrità fisica e favorire l’esercizio e lo sviluppo dell’autocontrollo. L’intero lavoro del Play Therapist è rivolto a creare un’atmosfera sicura nel quale il bambino si senta libero di esprimere se stesso, provare cose nuove, apprendere regole e restrizioni sociali, affrontare ed elaborare i propri problemi.
Nell’ampio settore dei modelli direttivi è invece il Play Therapist a proporre, di volta in volta, le attività di gioco in base al piano terapeutico che ha formulato.
Un’altra forma di Play Therapy è quella Familiare. In questa tipologia di interventi è l’intera famiglia ad essere coinvolta in giochi e attività ludiche. Una forma particolare di intervento Familiare è la Filial Therapy. In questa modalità estremamente efficace, i genitori divengono gli agenti principali nel trattamento dei propri figli, in quanto vengono formati dal Play Therapist ad attuare delle sessioni di gioco non direttivo (centrate sul bambino) con i propri figli.
Ogni attività è comunque adattata al livello di sviluppo del bambino per cui con il crescere dell’età e l’ulteriore sviluppo del linguaggio e delle capacità cognitive si utilizzano modalità di Play Therapy adeguate, in cui il linguaggio assume progressivamente una proporzione maggiore rispetto al gioco.
STRUMENTI DEL MESTIERE
Anche gli strumenti del mestiere variano a seconda dell’approccio e del tipo di lavoro che si intende eseguire. Solitamente il Play Therapist adotta le seguenti considerazioni quando inserisce degli oggetti nella stanza dei giochi:
• L’articolo è sicuro per il bambino?
• Incoraggia l’espressione dei sentimenti dei bambini o dei temi?
• Permette l’utilizzo proiettivo o immaginativo da parte del bambino?
Tra gli articoli più comuni che si trovano nella stanza dei giochi troviamo:
Giochi relativi alla famiglia e all’accudimento (famiglia di bambole, marionette e pupazzi assortiti, casa delle bambole, etc.).
Giochi relativi all’aspetto aggressivo (pistole con freccette morbide dal chiaro aspetto di giocattolo, soldatini, animali spaventosi, etc.).
Giochi di costruzione.
Giochi espressivi (matite colorate, pennarelli con carta da disegno, argilla, play-doh o altre sostanze modellanti, vassoio per il gioco della sabbia, miniature e modellini).
Altri giochi multiuso (modellini, giochi da tavolo, etc.).
Contatti:
cmochi@apt-italia.org
www.apt-italia.org
Prova a leggere anche:
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- Bambini bilingue
- La Play Therapy applicata al Vikingo
- Tema del mese: il gioco


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[...] Therapy Scritto il 17 Nov 2011 da Serena No Comment Un nuovo post del nostro esperto di Play therapy, Claudio Mochi, dell’associazione per la Play Therapy Italia in cui parliamo di comportamento [...]
buongiorno! sono una laureanda in psicologia e sto trattando per la tesi un tema molto affascinante il mutismo selettivo. questi bambini trovano giovamento nella play therapy e vorrei da voi qualche bibliografia se possibile. grazie!
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